Prescrizione e Sicurezza: la partita a scacchi di Di Maio e Salvini continua

L’articolo di Alberto Ferrarese
Prima incassare, poi trattare. È la linea che Matteo Salvini ha dettato dal Ghana. Il ministro dell’Interno è rientrato dall’Africa e arriverà al Senato, dove questa mattina sarà votato il decreto legge sulla sicurezza, punto fondamentale delle politiche leghiste. Il governo ha posto la questione di fiducia, con l’inizio delle dichiarazioni di voto alle 9.30 e poi la chiama dei senatori. Il sì dell’aula pare scontato, nonostante le contrarietà dei ‘dissidenti’ del Movimento 5 stelle, ma il voto sarà anche l’occasione per misurare con i numeri la compattezza della maggioranza giallo-verde. “Dopo mesi di lavoro, arriva il voto finale al senato sul decreto sicurezza e immigrazione, con il quale vorrei regalare a questo paese un po’ di regole e un po’ di ordine”, ha scritto trionfante Salvini prima di partire.

IL NODO PRESCRIZIONE

Solo dopo aver marcato un punto importante a suo favore, Salvini potrà mettersi al tavolo per affrontare il nodo della prescrizione, su cui da ieri è braccio di ferro tra Lega e M5s. I pentastellati vogliono inserire nel ddl anticorruzione l’allungamento dei tempi di prescrizione, con una sospensione dei termini dopo la sentenza di primo grado. Per superare l’ammissibilità, ieri i relatori hanno ritirato l’emendamento, presentando uno identico, ma con l’aggiunta di inserire nel titolo “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione” la dizione “nonché in materia di prescrizione del reato”. Una mossa che ha fatto infuriare l’opposizione, ma anche irritare non poco la Lega. “Se è così non lo votiamo”, assicura un deputato di prima fascia del Carroccio. Oggi la seduta delle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali sono state rimandate più volte, per guadagnare tempo in attesa di una possibile soluzione. Salvini offre il suo ok alla riforma della prescrizione, ma in un ddl apposito. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (con il supporto di Di Maio) lo vuole subito, perchè un provvedimento ad hoc, nell’ingolfamento di fine anno del Parlamento, è il ragionamento del Guardasigilli, rischia di essere rimandato sine die. Conte cerca, come sempre, una mediazione, che però appare quanto mai difficile.

CHI PESA DI PIÙ SUL PIATTO DELLA BILANCIA DELL’ESECUTIVO

Questa volta, infatti, in ballo non c’è solo un provvedimento, per quanto importante. Ci sono i rapporti di forza all’interno dell’esecutivo. I sondaggi dei giorni scorsi che davano in calo i cinque stelle, infatti, hanno fatto scattare l’allarme nel Movimento. Di Maio è stretto tra la difficoltà nei rapporti con l’alleato e la crescente ‘fronda’ interna, che inizia a far sentire la propria voce. “Abbiamo subito troppo l’iniziativa e la comunicazione leghista – riflette un parlamentare M5s di prima fascia – e i risultati si vedono. Non possiamo più arretrare su questioni che per noi sono fondamentali come il tema della giustizia. Dobbiamo mostrare che il governo porta un cambiamento vero”. Per questo quell’emendamento sulla prescrizione è la linea Maginot dei cinque stelle, il limite che non può essere violato.

Concessioni, difficoltà dell’Anac a monitorare gli aeroporti

Particolarmente complessa è stata l’attività di monitoraggio dei Concessionari aeroportuali. È quanto si legge nell’atto di segnalazione inviato il 2 novembre a Governo e Parlamento in tema di affidamenti dei concessionari dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

In qualità di soggetto deputato a svolgere funzioni di monitoraggio e vigilanza, l’Anac presieduta da Raffaele Cantone, ha portato una serie di verifiche nel corso delle quali ha incrociato i dati forniti dagli enti pubblici concedenti e dalle società concessionarie su vari settori, dalle autostrade al gas, dai rifiuti agli aeroporti, ai sensi dell’art.177 del D.lgs. n. 50/2016.

Tuttavia, per i concessionari aeroportuali l’Autorità non è stata in grado di portare a termine l’attività di censimento.

CONCESSIONARI AEROPORTUALI NON PERVENUTI

Si legge infatti nell’atto che soltanto alcuni concessionari di servizi aeroportuali hanno inviato il modulo, anche se solo parzialmente compilato, pertanto non è stato possibile utilizzarne i dati indicati per l’attività di censimento di cui sopra.

LA GIUSTIFICAZIONE DI ASSAEROPORTI

Non erano tenuti. È stata questa la difesa mossa da Assaeroporti, l’Associazione rappresentante i concessionari degli Aeroporti italiani che ha precisato che i propri iscritti erano esentati dalla compilazione del Modulo giacché l’art.177 del D.lgs. n. 50/2016 non troverebbe loro applicazione in quanto ricadenti nei settori speciali.

LA PRECISAZIONE DELL’ANAC

A questo proposito l’Autorità presieduta da Cantone ha ribadito che i settori speciali non potevano essere considerati esonerati in quanto, in questa fattispecie, non si trattava di attività di vigilanza in senso proprio ma di un censimento, benché la stessa attività di vigilanza poteva essere comunque esercitata ai sensi dell’art. 213, comma 3, lett. a), del D.lgs. n. 50/2016.

RICORSO PUR DI NON RISPONDERE

Non c’è stato proprio verso. Come riportato nel documento dell’Anac, lo scorso 12 febbraio, i concessionari dei più grandi o importanti scali italiani, hanno fatto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’Autorità stessa per l’annullamento di due note di richiesta/sollecito di inoltro dei Moduli. Non è finita: il 4 giugno i concessionari aeroportuali hanno depositato al Consiglio di Stato una memoria in sede di esame delle linee guida n. 11 volt ad affermare l’inapplicabilità delle stesse ai gestori aeroportuali.
Tant’è che a oggi l’indagine sullo stato delle concessioni aeroportuali risulta non pervenuta per mancanza di dati.

LE LAMENTELE DI CANTONE

“Alcuni concessionari si sono rifiutati di collaborare e sono arrivati a impugnare il provvedimento con cui chiedevamo gli atti, in particolare i concessionari aeroportuali”. Lo ha raccontato lo stesso presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone in un’intervista al Fatto Quotidiano.

Tra i concessionari aeroportuali ad aver fatto ricorso contro il provvedimento dell’Anac anche Aeroporti di Roma, società che gestisce gli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino, controllata di Atlantia, la stessa holding che detiene il controllo di Autostrade per l’Italia. Proprio per Aspi, l’Authority presieduta da Cantone ha rilevato il massimo scollamento tra i dati economici comunicati dal Mit in quanto concedente e quelli comunicati invece dalle società concessionarie, che tendono a “sottostimare gli adempimenti a loro carico”.

“I concessionari sono soggetti che utilizzano beni pubblici – ha concluso il Presidente dell’Anac – Lo Stato decide di far gestire questi beni ai privati, ma alcuni si considerano ormai i veri proprietari. Abbiamo segnalato tutto a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti. Speriamo intervengano”.

Come si sta aggrovigliando la matassa della prescrizione

I graffi di Damato

Neppure la soddisfazione espressa, a torto o a ragione, per i risultati delle elezioni americane di medio termine, e sostanziale pareggio, dal presidente Donald Trump, da cui viene cordialmente chiamato Giuseppi, ha sollevato Conte a Palazzo Chigi dall’angoscia che, alla guida del governo italiano, e a dispetto della serenità che ostenta pubblicamente, gli sta procurando l’ultima lite fra i grillini e i leghisti. Che è notoriamente scoppiata sul tema della prescrizione, dopo che il guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede ha cercato di farne introdurre la sostanziale abolizione con un emendamento dei suoi colleghi di partito alla legge “spazzacorrotti” in esame alla Camera.

Questa volta è più nervoso del solito, pur con quegli “occhi placidi di cerbiatto” certificatigli da Bruno Vespa nel suo solito libro natalizio in uscita, anche il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio. Che, rientrato dalla Cina, non ha gradito l’indisponibilità ad un vertice immediato da parte dell’omologo Matteo Salvini, rientrato a sua volta dall’Africa ma interessato a chiudere prima la partita del “suo” decreto legge sulla sicurezza, giocata al Senato col calcio di rigore, chiamiamolo così, della votazione di fiducia. Cui si ricorre quando le acque sono agitate nella maggioranza e qualcuno -in questo caso sotto le cinque stelle- viene tentato di giocare sporco nelle votazioni a scrutinio segreto sugli emendamenti.

Salvini in questi giorni è alle prese anche con la delusione sentimentale procuratagli con foto e versi diffusi in rete dalla ormai ex fidanzata Elisa Isoardi. Cui il ministro dell’Interno ha risposto, sempre in rete, e tra fiori, con un messaggio a tutto il pubblico, maschile ma soprattutto femminile, solidale con lui. “Notte amici, vado a letto sicuramente triste, ma sereno”, ha scritto il Matteo padano. Sereno, però, prescrizione permettendo, vista la fretta che hanno gli alleati di governo di passare dalla “ragionevole durata dei processi”, garantita dall’articolo 111 della Costituzione, ai “processi eterni”, come lo stesso Salvini li ha giustamente definiti dissentendo dalla controriforma propostasi dal guardasigilli. Che vuole togliere ogni limite di tempo dopo la sentenza di primo grado per l’espletamento del secondo e terzo grado di giudizio. E già il ministro della Giustizia Bonafede è più generoso o garantista -pensate un po’- rispetto a quei magistrati come Piercamillo Davigo e Nino Di Matteo, per fortuna in dissenso da molti altri, che vorrebbero cestinare la prescrizione nel momento in cui il pubblico ministero comincia a indagare, o chiede il rinvio a giudizio, o l’ottiene.

Ecco perché l’Italia può recuperare l’Ici dalla Chiesa

Secondo le stime dell’Anci la cifra si aggirerebbe attorno ai 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

Lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa. Lo hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 sulla base delle quali veniva sancita “l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative” nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto, infatti, che tali circostanze costituiscano solo “difficoltà interne” dell’Italia.

COME NASCE LA DECISIONE

Con decisione del 19 dicembre 2012, la Commissione ha dichiarato che l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (“ICI”) concessa dall’Italia agli enti non commerciali (come gli istituti scolastici o religiosi) che svolgevano, negli immobili in loro possesso, determinate attività (quali le attività scolastiche o alberghiere) costituiva un aiuto di Stato illegale. La Commissione non ne ha tuttavia ordinato il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile. E ha affermato, che l’esenzione fiscale prevista dal nuovo regime italiano dell’imposta municipale unica (Imu), applicabile in Italia dal 1° gennaio 2012, non costituiva un aiuto di Stato. L’istituto d’insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori e Pietro Ferracci, proprietario di un “bed & breakfast”, avevano chiesto al Tribunale dell’Unione europea di annullare tale decisione lamentando, in particolare, una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali. Bruxelles, dal canto suo, ha obiettato che né la Scuola Montessori né Ferracci soddisfacevano le condizioni per rivolgersi ai giudici dell’Unione, previste dall’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Tanto che, con sentenze del 15 settembre 2016, il Tribunale aveva dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li aveva respinti in quanto infondati.

LA SENTENZA DI OGGI

Da qui nascono le impugnazioni della Scuola Montessori e della Commissione Ue. Con la sentenza di oggi, la Corte di giustizia ha di fatto esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità – sulla base dell’articolo 263, quarto comma, terza parte di frase, TFUE – dei ricorsi diretti proposti dai beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro la decisione dell’esecutivo Ue e dell’aiuto di Stato. Sul merito della causa, la Corte ha ricordato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale “è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità”. Ma che è altrettanto vero però che la Commissione “non può imporre il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto dell’Unione”, come quello secondo cui “ad impossibilia nemo tenetur” (“nessuno è tenuto all’impossibile”). Tuttavia, la Corte ha sottolineato che un recupero di aiuti illegali può essere considerato, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare unicamente quando la Commissione accerti, dopo un esame minuzioso, che sono soddisfatte due condizioni, vale a dire, da un lato, l’esistenza delle difficoltà addotte dallo Stato membro interessato e, dall’altro, l’assenza di modalità alternative di recupero. Nel caso di specie, quindi, la Commissione non poteva riscontrare l’impossibilità assoluta di recuperare gli aiuti illegali limitandosi a rilevare che era impossibile ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti attraverso le banche dati catastali e fiscali italiane, ma avrebbe dovuto anche esaminare se esistessero modalità alternative che ne consentissero un recupero, anche solo parziale. In mancanza di un’analisi siffatta, la Commissione non ha dimostrato l’impossibilità assoluta di recupero dell’ICI. Per tale ragione, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale nella parte in cui convalidava la decisione della Commissione di non ordinare il recupero dell’aiuto illegale concesso con l’esenzione dall’ICI e annulla, di conseguenza, la decisione della Commissione. La Corte ritiene, inoltre, che il Tribunale non abbia commesso errori di diritto dichiarando che l’esenzione dall’IMU, che non si estendeva ai servizi didattici forniti dietro remunerazione, non si applicava ad attività economiche e non poteva pertanto essere considerata un aiuto di Stato. A tale riguardo, la Corte richiama la propria giurisprudenza secondo cui le esenzioni fiscali in materia immobiliare possono costituire aiuti di Stato vietati se e nei limiti in cui le attività svolte nei locali in questione siano attività economiche.

LE STIME PARLANO DI 4-5 MILIARDI DA RECUPERARE

Nel 2010 anche l’Antitrust dell’Unione aveva aperto un’indagine a seguito di una serie di denunce, tra cui quella presentata dalla scuola Montessori. Affermando che il sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato, in quanto conferiva di fatto un vantaggio selettivo alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa. Nel 2012, il governo Monti decise di abbandonare l’Ici per l’Imu introducendo esenzioni per gli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche. In quell’occasione, la Commissione europea riconobbe all’Italia le ragioni sulla “assoluta impossibilità” di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell’Anci, sarebbe stato pari a circa 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

Ecco chi è Vecciarelli il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa

Ex pilota di Caccia il generale ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi tra cui rappresentante italiano presso l’Agenzia di difesa europea (Eda) e l’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (Occar)

Sfide e baruffe delle elezioni midterm

L’approfondimento di Marco Orioles

Tav, sabato a Torino in piazza categorie produttive a sostegno grandi opere

“Non siamo contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno”, le parole delle associazioni pro Tav

In piazza, sabato prossimo, senza etichette, bandiere e simboli a sostegno della Torino-Lione e di una nuova politica delle infrastrutture. Lo hanno deciso le associazioni d’impresa, dei lavoratori di categoria e degli ordini professionali di Torino e provincia che nel pomeriggio si sono per concordare una linea d’azione comune per la crescita e lo sviluppo del territorio.

“CONTRO UNA POLITICA CHE NON TIENE CONTO DELLA REALTÀ CHE TUTTI NOI CITTADINI VIVIAMO”

“Lavorare tutti insieme per lo sviluppo e la crescita di Torino, del suo territorio e dell’Italia. Con decisione: uniti per il bene della nostra comunità, per il suo benessere attuale e futuro in Europa. Senza etichette politiche ma con la forte consapevolezza dell’importanza del ruolo di cittadini che amano questo Paese. Non siamo – è stato sottolineato -, contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno, una politica che non dà futuro alle nostre imprese, attività, al lavoro e ai nostri figli”.

IL SISTEMA ECONOMICO CHE CHIEDE STRUMENTI PER LO SVILUPPO E NON PER LA DECRESCITA

Le associazioni produttive hanno stabilito quindi l’organizzazione di eventi che facciano sentire il peso e il significato della posizione di tutto il sistema economico che chiede strumenti per lo sviluppo e non per la decrescita. In particolare, nelle prossime settimane le organizzazioni d’impresa promuoveranno la convocazione a Torino dei loro Consigli generali nazionali sul tema delle infrastrutture e della Torino Lione. L’ordine degli Architetti insieme alle Associazioni d’impresa si è fatto promotore di un successivo incontro per condividere sintetici punti programmatici e tecnici da offrire all’Amministrazione.

CHI HA PARTECIPATO ALL’INCONTRO

All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Api Torino, Confapi Piemonte, Unione Industriale Torino, Amma, Federmeccanica, Confindustria Piemonte, Cna, Confartigianato, Ascom e Confesercenti Torino, Confagricoltura Piemonte, Cia, Ance Torino e Piemonte, Collegio Edile Confapi Torino, Federalberghi Torino e Piemonte, Cdo Piemonte, Legacoop Piemonte, Confcooperative Torino/Piemonte Nord, Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino, Unioncamere Piemonte, Ordine degli Architetti e dei Commercialisti Torino, Fim Torino, Fismic,Fillea Cgil Torino, Fillea Cgil Piemonte, Filca Cisl Torino, Feneal Uil Piemonte.

I due fuochi di Matteo Salvini

I graffi di Damato

Tria oggi a Bruxelles ma la maggioranza è ancora divisa

Il 13 novembre è la data ultima fissata nella lettera inviata dalla Commissione al nostro governo mentre il 21 novembre dovrebbe pubblicare il parere definitivo sulla legge di bilancio avviando la procedura di infrazione

Il trambusto sulla prescrizione

I graffi di Damato

Tutte le tensioni nel governo Conte fra M5s e Lega

I Graffi di Francesco Damato sulle tensioni interne al Governo Conte

Rinnovabili. Le reazioni al Decreto FER

Secondo ANIE Rinnovabili si tratta di un testo migliorato che però necessita ancora di interventi su idroelettrico e clausola di salvaguardia tecnologica nei registri

Prolungamento temporale delle procedure d’asta e incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A (eolico e fotovoltaico) e B (idroelettrico, geotermoelettrico, gas residuati da processi di depurazione e impianti a gas di discarica) per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Limitazioni al contingente di potenza del comparto idroelettrico a 190 MW rispetto ai 375 della bozza dello scorso febbraio. Incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico. Sono alcune delle novità della nuova bozza di DM FER 2018-2020 in corso di valutazione.

PER ANIE RINNOVABILI LA NUOVA BOZZA DEL DM È MIGLIORATA MA SONO ANCORA NECESSARI ALCUNI INTERVENTI

Positivi i primi commenti sulle modifiche apportate nella nuova bozza del DM FER “secondo quanto si apprende da testi pubblicati dalla stampa di settore sia per il prolungamento temporale delle procedure sia per l’incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A e B per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Attenzione però che, fatta eccezione per alcune tipologie, gli impianti che saranno commissionati presumibilmente dopo il 31 dicembre 2020 potrebbero non beneficiare del principio della priorità di dispacciamento in virtù del futuro regolamento europeo del market design incluso nel Clean Energy Package”, avverte l’associazione.

PINORI (ANIE): LE TEMPISTICHE SI STANNO ESTENDENDO ECCESSIVAMENTE E NON C’È ANCORA NESSUNA BOZZA DEL SECONDO DECRETO PER LE FER INNOVATIVE

Secondo il Presidente, Alberto Pinori, “le tempistiche si stanno estendendo eccessivamente visti i passaggi presso l’Autorità per l’Energia e la Conferenza Stato Regioni e soprattutto presso la Commissione Europea, cui la bozza di DM sarà sottoposta. C’è il rischio che la prima procedura possa slittare ulteriormente. Siamo inoltre perplessi per il fatto che non vi è ancora alcuna bozza del secondo decreto ministeriale per lo sviluppo delle FER Innovative”.

NESSUN PASSO AVANTI SUL COMPARTO IDROELETTRICO SECONDO ANIE

ANIE Rinnovabili considera, inoltre, che “non si siano fatti passi avanti sul comparto idroelettrico per il quale da un lato si limita il contingente di potenza che tra registri e aste cuba 190 MW (nella bozza dello scorso febbraio i MW erano 375, cioè -50%) e dall’altro limita le tipologie di impianto solo a quelle previste dall’art. 4 comma 3 lettere i e ii del DM 23.6.2016 (nella bozza dello scorso febbraio le tipologie di impianto erano anche quelle delle lettere iii e iv e anche quelle dell’art. 3 comma 5 lettera c) punto 2). Si accoglie favorevolmente il chiarimento che gli impianti idroelettrici costruiti su acquedotti siano ad acqua fluente, ma occorre annoverare tra gli impianti ad acqua fluente anche quelli realizzati su canali irrigui o a DMV per i quali il produttore di energia non dispone della autonoma possibilità di utilizzo della risorsa oggetto della concessione e della piena autonomia di modulazione del volume d’acqua utile ai fini della produzione di energia elettrica”.

BENE PER ANIE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA TECNOLOGICA INTRODOTTA PER LE ASTE

L’Associazione è “soddisfatta anche per l’introduzione della clausola di salvaguardia tecnologica all’interno dei gruppi A e B introdotta dal nuovo art. 20 per le aste, ma non comprende il motivo per il quale non possa essere adottata anche per i registri, dato che per questi ultimi la tariffa incentivante base della singola tecnologia differisce maggiormente rispetto a quella prevista nelle aste; a titolo esemplificativo nel gruppo A delle aste eolico e fotovoltaico partono entrambi da una tariffa base di 70 €/MWh, mentre nel medesimo gruppo A dei registri l’eolico parte da una tariffa base di 150 o di 90 €/MWh contro una tariffa del fotovoltaico pari a 110 o a 90 €/MWh. Si ritiene indispensabile che tale clausola di salvaguardia tecnologia sia introdotta anche per i registri”.

ANIE SODDISFATTA DELL’INCREMENTO DELLA DECURTAZIONE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE DAL 10% AL 20% PER GLI IMPIANTI CHE UTILIZZANO COMPONENTI RIGENERATE NEL COMPARTO EOLICO

Da ultimo ANIE Rinnovabili “apprezza l’incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico, ma confida che l’incremento della tariffa incentivante del 7% (da 140 a 150 €/MWh) vada a compensare l’incremento di decurtazione e quindi la decurtazione dev’essere ragionevolmente incrementata e non inferiore al 30%”.

Come la Lega sta sorpassando M5S

I Graffi di Francesco Damato sui sondaggi tra Lega e Cinque Stelle 

Elezioni midterm. Ecco tutte le sfide per l’America di Trump

L’articolo di Stefano Graziosi sulle elezioni midterm in Usa del prossimo 6 novembre

Il Veneto vuole tornare alla leva obbligatoria. E presenta una proposta di legge

Valorizzare le radici geografiche dei giovani senza mettere in secondo piano il percorso scolastico per otto mesi

Ripristinare un periodo di servizio civile o militare obbligatorio, “della durata di otto mesi”, a partire dal 2021 “con l’obiettivo di costruire una cultura della solidarietà” e di porre “i giovani in condizione di rispondere ad alcuni bisogni primari del loro territorio, soprattutto in situazioni in cui dovessero manifestarsi necessità particolari, dando modo a tutti di rendersi utili alla società nell’ambito per il quale ognuno si può sentire più portato: la difesa civile o quella militare”. Ci sta pensando seriamente il Consiglio Regionale del Veneto che ha presentato una proposta di legge in Parlamento in tal senso.

OBIETTIVO VALORIZZARE LE RADICI GEOGRAFICHE

Il punto di partenza della proposta regionale è quello di “valorizzare le proprie radici geografiche” dedicando al territorio di appartenenza “un periodo della propria vita durante il quale svolgere forme di servizio civile o militare”. Dopo la riforma della leva nei primi anni del duemila, rileva infatti la proposta veneta, “il senso di appartenenza al territorio che si percepiva” è “in parte venuto a scemare”.

PERCORSO SCOLASTICO MAI IN SECONDO PIANO

La scelta tra il servizio civile e quello militare, “prevista in maniera paritaria per gli uomini e le donne”, potrà essere fatta prima dello svolgimento del servizio, “che dovrà essere prestato nel periodo di tempo intercorrente tra il raggiungimento della maggiore età e il compimento di ventotto anni, compatibilmente con il percorso scolastico del cittadino, che non sarà in alcun modo posto in secondo piano”.

SERVIZIO CIVILE PRESSO ASSOCIAZIONI ACCREDITATE O SERVIZIO CIVILE

Se per la scelta del servizio militare si potranno valutare le diverse opportunità di ferma esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, spiega la proposta per quanto riguarda il servizio civile, “questo dovrà essere svolto presso le associazioni nazionali o locali di protezione civile accreditate”, secondo modalità che saranno disciplinate in successivi decreti di attuazione della delega. “Il servizio civile o militare sarà svolto da ciascun giovane nell’ambito della propria regione, così da dare forza al territorio di appartenenza”, chiarisce il testo.

QUANTO COSTA LA PROPOSTA

Gli oneri correnti sono quantificati nella proposta in 500.000 euro nell’esercizio finanziario 2018, in 4,5 milioni nel 2019 e in 2,5 milioni nel 2020. Quelli in conto capitale sono stimati in 4 milioni nel 2018, 25 milioni nel 2019 e altrettanti nel 2020.

Che cosa succede tra Quirinale e Palazzo Chigi?

Il commento di Francesco Damato sulle tensioni fra Governo Conte e Mattarella

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