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Chi guarda al centro, chi a Mosca: il nuovo Nazareno e le sintonie M5S-Lega sul gas russo

L’alba delle vecchie alleanze? Il M5S s’avvicina a Salvini sul gas russo, Forza Italia prova a sganciarsi dal sovranismo della destra per tornare al centro

È nei momenti di crisi internazionale che le mappe politiche si deformano e riscoprono una lingua comune apparentemente dimenticata. Vecchie geometrie, impensabili negli ultimi anni, tornano visibili nei punti di frizione del presente, dall’energia alla politica estera.

È quanto sta accadendo alle posizioni di Matteo Salvini e Giuseppe Conte, che tornano a sfiorarsi sul gas russo, mentre Forza Italia prova a sciogliersi dall’abbraccio coi sovranisti e torna a guardare al centro, sfruttando l’ala dentro e intorno ai dem che non si rassegna alla leadership di Elly Schlein.

IL NODO ENERGETICO E L’ASSE M5S-LEGA

Sospinti dagli inviti dell’Ad Eni Claudio Descalzi e del presidente di Confindustria Emanuele Orsini a rivalutare la sospensione del blocco, Matteo Salvini e Giuseppe Conte sono tornati alla carica per chiedere una riapertura delle importazioni di gas da Mosca. Per l’uno si tratta di “pragmatismo energetico”, per l’altro di “coerenza geopolitica”. Sul punto però si oppongono fermamente le due leader di maggioranza e opposizione: Giorgia Meloni a breve sarà in Azerbaigian per cercare nuove linee di rifornimento, mentre per Elly Schlein, a margine della Global Progressive Mobilisation a Barcellona, non ci sono le condizioni “per riprendere le importazioni di gas dalla Russia, poiché ne tratterebbe profitto Putin per alimentare la sua invasione criminale in questo momento”.

LA SVOLTA INTERNA A FORZA ITALIA

Intanto in Forza Italia s’è aperta una stagione di rinnovamento per volere degli eredi del fondatore. Il cambio ai vertici del partito – i capigruppo Gasparri e Barelli hanno ceduto rispettivamente il posto a Stefania Craxi ed Enrico Costa – ha innescato un braccio di ferro evidente tra l’ala liberal, in predicato di prendere il timone nel nuovo corso voluto dai Berlusconi, e l’area di Tajani, ora privo dei suoi due colonnelli. Lo scopo è quello di riorientare il partito, distanziandolo dai tratti intransigenti che caratterizzano gli alleati e che hanno appiattito gli azzurri su una linea dura sui diritti e sull’immigrazione e spesso in contrasto, anche se solo a parole, rispetto a Bruxelles.

Il dibattito nel frattempo s’è esteso anche a Mediaset, con le prese di posizione di Paolo Del Debbio, che contesta le ingerenze della famiglia Berlusconi, e Mario Giordano, che nel weekend è salito sul palco del Remigration Summit per inneggiare a politiche migratorie più coercitive.

TORNA IL PATTO DEL NAZARENO PD-FORZA ITALIA?

A Palazzo Marino intanto il capogruppo di Forza Italia Luca Bernardo si asteneva sull’ordine del giorno contro l’evento, marcando la distanza con gli alleati di FdI e coi salviniani. Una decisione legata solo in parte alle tensioni nel centrodestra per individuare il competitor di Sala per le amministrative. E che dimostra come su alcuni punti, qualora tra i dem prevalesse la linea centrista, potrebbe rinascere una sorta patto del Nazareno anche a livello nazionale, sulla scia di una rinnovata centralità dell’agenda europea.

L’operazione sarebbe benedetta ovviamente da Matteo Renzi, che infatti picchia duro su Tajani ogni volta che può. E, ipotizza Repubblica, potrebbe aderirvi anche una Lega meno sovranista e più federale a trazione Zaia-Fedriga. Ha altri programmi Schlein, per la quale si tratterebbe un abbraccio letale, e verso cui infatti spingono i suoi rivali interni, con Silvia Salis come testa d’ariete per scipparle la leadership del campo largo. Ma nell’ottica di un Pd più istituzionale, anche la segretaria dem deve iniziare a valutare un dialogo col centro.

UN SISTEMA IN RICOMPOSIZIONE, TRA BRUXELLES E MOSCA

Volendo semplificare, il nodo – sia nella maggioranza che nell’opposizione quanto internamente a ciascun partito – è la risposta di fronte al riassetto internazionale in corso, che vede la destra intransigente in una fase di difficoltà e la sinistra prepararsi a un eventuale cambio di guardia. Tra chi spinge per riallinearsi a Bruxelles, archiviando la linea dura sull’immigrazione e allontanando gli euroscettici, e chi verso Mosca, sull’onda di una crisi di Hormuz che costringe il nostro Paese a rivalutare le fonti d’approvvigionamento. Non è ancora il ritorno delle vecchie alleanze, ma il terreno su cui alcune convergenze potrebbero tornare ad avere senso.

 

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