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Vigilanza Rai

Vigilanza Rai, cosa succede adesso: il piano per sbloccare la Commissione

La maggioranza studia le mosse per sbloccare la Commissione di Vigilanza Rai, azzerata dopo il passo indietro di tutti i consiglieri

Dopo le dimissioni in blocco dei componenti della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, prima dell’opposizione e poi anche della maggioranza, il centrodestra valuta il da farsi.

VIGILANZA RAI: COSA SUCCEDE ADESSO

Come ricorda Avvenire, “i presidenti di Senato e Camera dovranno prendere atto delle dimissioni in massa dei commissari e chiederanno ai capigruppo di indicare nuovi membri”. Ma l’ex presidente Barbara Floridia ha già annunciato che l’opposizione non risponderà.

A quel punto le strade sono due: o il centrodestra rinuncia alla nomina di Simona Agnes per la presidenza e la commissione viene ricostituita, o, come paventa Giovanna Vitale su Repubblica, “verrà adottato lo schema seguito per la bicamerale Covid: i presidenti delle Camere agiranno d’imperio per consentire il regolare funzionamento dell’organismo di garanzia”. In quel caso furono indicati d’ufficio i capigruppo delle minoranze, che dopo un lungo braccio di ferro protrattosi per quasi 5 mesi, cedettero indicando i nuovi componenti.

Secondo Il Messaggero s’inizierebbe dalla nomina del nuovo presidente che “potrebbe avere un profilo politicamente meno divisivo” rispetto alla dimissionaria Floridia” per evitare nuove barricate da parte delle opposizioni.

LA RIFORMA DEL SERVIZIO RADIOTELEVISIVO SBLOCCA LA NOMINA DI AGNES?

Scelta che però potrebbe essere rischiosa nel clima di campagna elettorale: l’opposizione avrebbe gioco facile nell’accusare la maggioranza di voler forzare la mano sull’emittente pubblica e potrebbe anche decidere di alzare il livello dello scontro, forzando le dimissioni anche dei consiglieri del cda Rai.

E allora la soluzione potrebbe arrivare dalla riforma del servizio radiotelevisivo già in esame al Senato, con l’obiettivo di accelerarne l’approvazione: entro la pausa estiva al Senato e in via definitiva alla Camera entro la fine dell’anno.

IL NODO DEL QUORUM

Lo stallo, del resto, si deve proprio all’attuale norma che regola i lavori della Commissione di Vigilanza, varata durante il Governo Renzi. Allo stato attuale, per eleggere il presidente della Rai serve un quorum di due terzi della Commissione, che rimane invariato anche in caso di impasse, costringendo i due fronti ad accordarsi su un unico nome.

La riforma depositata a Palazzo Madama interverrebbe proprio su questo punto: il quorum dei due terzi cadrebbe dopo il secondo scrutinio, e  a quel punto la maggioranza potrebbe finalmente procedere all’incoronazione di Agnes, forse già “nei primi mesi del 2027”.

LA PROPOSTA DI MEDIAZIONE DI LA RUSSA PER LA PRESIDENZA

Ma di fronte alla prospettiva di procedere fino a fine legislatura senza una Commissione di Vigilanza – scenario prospettato dalla stessa Floridia nell’intervista rilasciata a Domani – l’impressione è che le posizioni del centrodestra potrebbero ammorbidirsi, quantomeno sul nodo della presidenza.

Peraltro, sulla riforma in esame al Senato pende già una procedura d’infrazione europea in quanto non recepirebbe i principi ispiratori dell’European Media Freedom Act, in vigore già da un pezzo (trattandosi di un regolamento, non è necessario un passaggio parlamentare).

Giovedì, interpellato sull’azzeramento della commissione, il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva lanciato una proposta di mediazione:  “Io ho detto all’opposizione di predisporre tutta una serie di nomi di garanzia da sottoporre alla maggioranza (…)  a quel punto lo si nomina nel Consiglio di amministrazione, lo si elegge presidente se c’è l’accordo. Al posto di chi? Di uno della parte che l’ha proposto, cioè dell’opposizione. Ce ne sono due dell’opposizione in Cda, se vogliono un presidente di garanzia visto che non hanno trovato un accordo la mia proposta era scegliete insieme uno di garanzia proposto dall’opposizione al posto di uno dell’opposizione. È chiaro che così si otterrebbe un presidente di garanzia e all’interno del consiglio d’amministrazione gli equilibri non sarebbero spostati numericamente”.

 

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