L’asse tra Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord agevola Cateno De Luca nella raccolta firme. Ecco chi sono i tre parlamentari che formeranno la componente autonoma di ScN al Gruppo Misto della Camera
È stata una settimana di grandi annunci per Sud chiama Nord, la formazione nata e proliferata nel messinese e poi estesasi a tutta la Sicilia, sospinta dal carisma del suo vulcanico leader, il sindaco di Taormina Cateno De Luca.
Prima l’ufficialità dell’asse con il partito di Giorgia Meloni, che vale a De Luca lo sconto sul numero di firme da raccogliere per presentarsi alle prossime elezioni. Poi la notizia dell’apparentamento con Sindaci d’Italia, che colloca ScN nell’area dei civici di centrodestra. Una mossa speculare al Progetto Civico di Alessandro Onorato del campo largo, malgrado De Luca preferisca connotarla in chiave antivannacciana.
L’effetto più immediato è però un altro: l’operazione porta a 3 il conto dei deputati deluchiani al Gruppo Misto di Montecitorio e gli permette di formare una componente autonoma. A Francesco Gallo, già eletto nel 2022 nel collegio uninominale di Messina, si uniscono, almeno formalmente, due onorevoli che in che in qualche modo con la Sicilia hanno a che fare: il meloniano di ferro Luca Sbardella e l’ex golden boy di FdI sull’isola, poi fuoriuscito, Manlio Messina. Ecco chi sono
CHI È FRANCESCO GALLO
Gallo, dunque, è l’unico “vero” rappresentante di Sud chiama Nord attualmente in Parlamento (l’altra era la senatrice Dafne Mussolino, poi passata a Italia Viva). Ci è arrivato grazie alla quota maggioritaria nei seggi uninominali prevista dal Rosatellum, gli stessi che i suoi nuovi alleati hanno appena abolito. Nel 2022 infatti, ScN non raggiunse l’1% su base nazionale, ma nel collegio messinese Gallo superò di quasi 3 punti Matilde Siracusano, la candidata su cui puntava il centrodestra unito, prendendosi il seggio alla Camera con il 32% dei voti.
Messinese, classe ’66, Gallo è laureato in giurisprudenza, esercita come avvocato cassazionista ed è giornalista pubblicista. Come De Luca, muove i primi passi nella Democrazia Cristiana. Il suo percorso si è poi sviluppato attraverso il Partito Popolare Italiano, La Margherita, il Partito Democratico e diverse esperienze civiche. Nel 2005 il sindaco di centrosinistra Francantonio Genovese gli affida l’assessorato alla Cultura, allo Sport e al Turismo. Aderisce anche al Pd, prima che una condanna a suo carico – poi annullata – lo spinga a lasciare il partito. Consigliere di giurisdizione della Camera tra il 2013 e il 2016, nel 2020 torna a Palazzo Zanca con le stesse deleghe, ma stavolta con Cateno De Luca sindaco. Due anni dopo il debutto in Parlamento, per lui e per tutto il suo partito, e anche un posto in commissione Giustizia.
CHI È MANLIO MESSINA
Nato a Catania nel 1973, Manlio Messina era fino a poco tempo fa una delle stelle più luminose nel firmamento del centrodestra siciliano, protagonista di un’ascesa fulminante che lo aveva portato a diventare uno dei principali dirigenti dei partito di Meloni nell’isola.
Militante di Forza Italia e poi di Azione Giovani negli anni ’90, ottiene il primo seggio al Consiglio comunale di Catania nel 2008 tra le liste del Popolo delle libertà. Nel 2016 aderisce a Fratelli d’Italia diventandone prima coordinatore provinciale a Catania e successivamente coordinatore regionale per la Sicilia orientale dal 2017 fino al 2019. Nello stesso anno diventa Assessore Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo nella giunta di Nello Musumeci, poi, alla sua prima elezione da parlamentare nel 2022, gli viene subito affidata la vicepresidenza del gruppo FdI.
La luna di miele si interrompe però nel 2025, quando le tensioni interne al partito esplodono e il fedelissimo viene investito dal caso sulle ingenti spese della Regione per la promozione e la partecipazione istituzionale dell’isola al festival di Cannes. Da quel momento viene meno la fiducia da parte dei vertici nazionali, che lo spinge alle dimissioni da vicecapogruppo e, pochi mesi dopo, all’uscita definitiva dal partito.
A lungo è sembrato che fosse destinato a Forza Italia, anche in virtù dei buoni rapporti con la corrente liberal del partito. Ad aprile scorso Messina aveva addirittura prenotato una sala della Camera per raccontare tutti i retroscena sulla sua estromissione da FdI, paventando il redde rationem con via della Scrofa. Allarme poi puntualmente rientrato nel giro di qualche giorno. Anche perché c’era preparare l’operazione De Luca, a cui lo stesso Messina dichiara ora di lavorare da mesi.
CHI È LUCA SBARDELLA
L’onorevole Sbardella, romano, è invece il commissario estraneo alle logiche siciliane, inviato da via della Scrofa per fare pulizia sull’isola, dov’è arrivato l’anno scorso in seguito all’esplosione del caso Auteri (ma non solo), fedelissimo proprio di Manlio Messina
Vicino a Ignazio La Russa, suo riferimento già dentro AN, e all’organizzatore del partito Donzelli, fin qui anche lui sembra essersi impaludato nella difficile situazione politica locale. 53 anni, laurea in Scienze politiche alla Sapienza, dipendente dell’AGCOM ma anche imprenditore vitivinicolo – possiede un’azienda con sede nel frusinate che produce il Cesanese del Piglio -, Sbardella è cresciuto sotto l’ala dell’ex ministro Pietro Armani, di cui è stato capo segreteria tra il 2004 e il 2005. Negli anni ha ricoperto diversi incarichi di partito in Alleanza Nazionale, nel Popolo delle Libertà, confluendo infine dentro Fratelli d’Italia. Eletto deputato nel 2022 nel collegio plurinominale della Lombardia, è membro delle commissioni Affari costituzionali e Vigilanza Rai.
Da sinistra a destra nella foto: Francesco Gallo, Luca Sbardella, Manlio Messina

