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Negoziati, cosa chiede la Russia per ritirarsi dall’Ucraina

Italia

Putin ritirerà l’esercito solo col riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea e con la promessa della neutralità dell’Ucraina, che ancora ieri aveva chiesto di entrare in Europa: verso un secondo giorno di negoziati con la Russia

Che la guerra tra Russia e Ucraina non potesse concludersi in un solo giorno di negoziati, mentre peraltro le bombe di Mosca continuano a cadere e a esplodere su Kiev e Kharkiv, la seconda città del Paese, era chiaro a tutti. In pochi, comunque, si aspettavano che le due delegazioni, dopo i primi colloqui a Gomel, in Bielorussia, riprendessero il discorso con maggiore ottimismo. “Abbiamo individuato alcun punti su cui è possibile trovare terreno comune”, ha infatti detto, al termine del faccia-a-faccia con la delegazione ucraina, Vladimir Medinsky, capo negoziatore russo, consigliere presidenziale al Cremlino.

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NUOVO COLLOQUIO TRA POLONIA E BIELORUSSIA

I negoziati tra Russia e Ucraina proseguiranno al confine tra Polonia e Bielorussia, secondo quanto afferma l’agenzia di stampa russa Tass. Resterà segreta la località, mentre non è stata ancora decisa la data. Medinsky si è limitato a dire che i colloqui si terranno “nei prossimi giorni”. Mosca, che probabilmente si aspettava una conquista assai più rapida, di essere agevolata dallo scoppio della guerra civile nel Paese occupato ed è pure rimasta spiazzata dalla ferma risposta dell’Unione europea, non sarà certo disposta a ritirarsi in buon ordine senza almeno una parte del bottino. Non otterrà tutta l’Ucraina, che era il vero obiettivo della missione, come rivelato dal pronto assalto a Kiev, ma pretenderà di strapparle le regioni più a Est. E non solo.

NEGOZIATI, LA RUSSIA CHIEDE UN PEZZO DELL’UCRAINA

Nel corso della sua telefonata con il presidente francese, Emmanuel Macron, numero 1 pro-tempore del Consiglio europeo e dunque legittimato a parlare a nome dei 27, Vladimir Putin ha infatti chiesto “il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea” come una delle condizioni per lo stop alla guerra in Ucraina. Il presidente russo è tornato a chiedere la “smilitarizzazione e de-nazificazione” di Kiev, annunciando che l’esercito si ritirerà soltanto “quando avrà assunto uno status neutrale”.  Nella medesima telefonata con Macron, Putin si è impegnato  a “sospendere tutti gli attacchi contro i civili e le abitazioni” e ha dato “il suo accordo a restare in contatto nei prossimi giorni per prevenire l’aggravamento della situazione”.

FINISCE IL SOGNO EUROPEO DI ZELENSKY?

Se il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dovrebbe essere disposto a cedere la Crimea per salvare il resto della nazione, bisogna vedere cosa risponderà alla richiesta di neutralità del Paese: soltanto ieri, infatti, il suo governo aveva annunciato ancora di voler procedere con l’avvio dell’iter per entrare nell’Ue. Una opzione che, nonostante le parole pronunciate domenica dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ( “L’Ucraina è una di noi e la vogliamo nell’Unione”), ieri è stata accolta freddamente dagli europei.

L’adesione dell’Ucraina all’Ue nell’immediato “non è in agenda”, ha infatti tagliato corto l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, prima del consiglio straordinario sulla Difesa che si svolgerà in videoconferenza. “Dobbiamo dare una risposta per le prossime ore, non per i prossimi anni”, ha detto Mr. Pesc, aggiungendo che “l’Ucraina ha una chiara prospettiva europea”, ma ora è il momento di “lottare contro un’aggressione”.

Anche la stessa von der Leyen, per mezzo del proprio portavoce, è stata costretta a smorzare le frasi pronunciate soltanto poche ore prima, subito dopo aver varato il terzo pacchetto di sanzioni: “la presidente ha espresso una prospettiva largamente condivisa”, ma “ha anche ricordato il processo” di adesione degli Stati terzi all’Ue “e non ha accennato a deviazioni da tale processo, nonostante le richieste di una ‘corsia prioritaria’” dedicata a Kiev. Insomma, nessuna procedura accelerata. Lo ha dichiarato ieri pomeriggio Eric Mamer, portavoce della Commissione europea, nel briefing quotidiano con la stampa. “Le richieste di adesione non vengono mandate alla Commissione, ma al Consiglio” e “al momento non ci risulta che sia arrivata alcuna richiesta formale dall’Ucraina”, ha poi aggiunto Ana Pisonero, portavoce Ue in materia di allargamento.

Il rischio, difatti, è irritare ulteriormente Putin. Certo è che se l’Ucraina nell’ultimo periodo aveva chiesto con insistenza di essere accolta nella Ue o nella Nato perché temeva l’invasione della Russia, ciò che è successo negli ultimi giorni ha plasticamente dimostrato al mondo che le sue paure erano fondate e che l’indipendenza dello stato continuerà a essere a rischio fino a quando non sarà ammessa almeno a uno dei due club occidentali.

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