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La Amazon tax è una buona idea per l’ambiente?

Sciopero Amazon

Fatti, numeri e critiche sulla Amazon Tax (che potrebbe rientrare nella Legge Bilancio)

É ormai conto alla rovescia per la prima bozza della manovra di Bilancio, la prima del nuovo Governo Meloni. Diverse le indiscrezioni su quello che rientrerà: dalle misure di carattere energetico all’innalzamento del tetto al contante, passando per la “Amazon Tax”. Una tassa, quest’ultima, però, che potrebbe non fare bene all’ambiente.

Andiamo per gradi.

Cosa è la Amazon Tax

Si tratta di una tassa, aggiuntiva, sulle consegne a domicilio. Saranno esclusi dai beni tassati beni di prima necessità e alimentari, almeno secondo le prime indiscrezioni.

L’obiettivo dell’esecutivo

La Amazon tax nasce con l’obiettivo, secondo quanto emerso da una riunione dei capigruppo il 18 novembre, di favorire il commercio di prossimità e di porre un freno alle consegne effettuate con mezzi non ecologici.

L’imposta andrebbe colpire un settore, secondo una ricerca condotta per Netcomm da The European House – Ambrosetti, il digital retail, che in Italia genera ricavi per circa 58,6 miliardi di euro e occupa il terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato. Secondo i dati del 2019, il giro d’affari dell’e-commerce contava su 678 mila imprese e 290 mila lavoratori.

Le critiche

L’idea della tassa non convince tutti. Ad esporre i primi dubbi è stata Netcomm, l’associazione del settore e-commerce. “La presunta ‘tassa verde’ sulla rete distributiva dell’eCommerce proposta dal governo all’interno della nuova legge di Bilancio non tiene conto del reale impatto economico e ambientale di questo settore sull’intera economia del nostro Paese”, aveva detto il presidente Roberto Liscia.

“Porre un freno a un settore strategico come quello del digitale, che già sta subendo un rallentamento a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi tecnologici e di gestione dell’intera rete, significherebbe minare la competitività dell’Italia sul piano internazionale. E a farne le spese sono in primis le piccole e medie imprese, che hanno trovato nel digitale, in questi ultimi anni, una risorsa strategica per lo sviluppo del loro export, raggiungendo consumatori in tutto il mondo grazie all’eCommerce”, aveva aggiunto Liscia.

Tassa e  (mancati)  benefici ambientali

La domanda da porsi è: ha senso parlare di benefici ambientali da una tassa simile? Per rispondere occorre fare un po’ chiarezza sui numeri. Partiamo da chi effettua le consegne: il cosiddetto “ultimo miglio” per gli ordini di cui si occupa ad esempio Amazon viene effettuata da vettori commerciali come Poste Italiane, GLS, DHL, Bartolini e UPS, attraverso la loro rete di consegna e da terze parti locali (corrieri), che operano indipendentemente da Amazon ma in genere anche dalle altre realtà del settore.

E ancora? Davvero l’acquisto online ha un impatto peggiore sull’ambiente rispetto a un acquisto tradizionale in un negozio fisico? No secondo uno studio di Oliver Wyman: in Italia, l’acquisto di un prodotto non alimentare in un negozio fisico emette da 1,5 a 2,9 volte più CO2 rispetto agli acquisti online. Inoltre, l’acquisto in un negozio fisico porta a emissioni pari a 2.000 gr. di CO2e, rispetto agli 800 gr. dilCO2e dell’acquisto online. Questa situazione tiene conto di una varietà di comportamenti dei consumatori (ad esempio, nel 50% dei casi recarsi in automobile in un negozio fisico, restituire alcuni prodotti e comperare più di un prodotto nello stesso viaggio) e di configurazioni della supply chain (ad esempio gli ordini internazionali). In generale, le consegne dell’e-commerce ai consumatori generano lo 0,5% del traffico totale nelle aree urbane mentre il retail fisico genera l’11%.

I rischi

Benefici mancati a parte, c’è poi la questione dei rischi. Non sono da trascurare, infatti, la possibile discriminazione tra le vendite online e offline –ormai sempre più realtà offrono un approccio ‘multicanale’ – e il fatto che un ulteriore carico fiscale potrebbe ripercuotersi sulle tasche dei consumatori rallentando, tra l’altro, il processo di digitalizzazione delle Pmi italiane.

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