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Chi è contrario alla liberalizzazione dei brevetti dei vaccini

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Il numero 1 dell’Aifa: «Se si toglie lo stimolo di un vaccino nella proprietà intellettuale, chi farà ricerca dopo?». Ferale il commento di una delle interessate, BioNTech: «la mancata liberalizzazione dei brevetti dei vaccini non è il fattore limitante nella produzione e fornitura». Farmindustria: «Non ci si improvvisa produttori di sieri anti Covid»

Soltanto qualche giorno fa avevamo fatto i conti in tasca ai colossi del farmaco per vedere quanto i vaccini anticovid li stiano arricchendo. E i risultati sono andati al di là di ogni aspettativa. Non per questo, però, le Big Pharma sono disposte a lasciarsi soffiare i brevetti senza lottare e, dopo l’iniziale sbigottimento per la presa di posizione dell’inquilino della Casa Bianca, hanno avviato un fuoco di fila contro ogni proposta li liberalizzazione. Anche qui in Italia.

La prima a schierarsi è stata l’Agenzia italiana del farmaco che, senza sorprendere nessuno, si è definita piuttosto scettica circa la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini anti-Covid. «Credo che sia giusto da un punto di vista etico ma vedo difficile che passi la proposta di Biden», ha infatti dichiarato il presidente di Aifa, Giorgio Palù.

«Ci sono aziende – ha argomentato Palù – che investono centinaia di milioni di dollari per un vaccino. E non lo possono fare i laboratori universitari. Se si toglie lo stimolo di un vaccino nella proprietà intellettuale, chi fa più ricerca dopo? Ripeto – ribadisce – io ritengo sia giusto dal punto di vista etico che l’industria dica che in questo caso tolgo la proprietà intellettuale. Questo lo reputo giusto. Non è detto però che Biden riesca ad imporsi».

Leggi anche: Brevetti vaccini, cosa rischiamo (tutti) se il Covid resterà nel terzo mondo

Nella serata di ieri è arrivata anche la replica di una Big Pharma interessata. BioNTech ha detto alle agenzie di stampa che la protezione del brevetto sui vaccini Covid «non è il fattore limitante nella produzione e fornitura». Per BioNTech, tale misura non avrebbe alcun effetto «a breve e medio termine». «Gli esperti hanno già sottolineato che di solito ci vuole un anno per allestire e convalidare nuovi siti di produzione» e inoltre la produzione di un vaccino, come quello sviluppato da BioNTech e Pfizer, «è un processo complesso sviluppato in più di un decennio. Tutti i passi devono essere definiti con precisione ed eseguiti da personale esperto». Se tutti i requisiti non sono soddisfatti, si potrebbe «mettere a rischio la salute dei vaccinati».

Sullo scacchiere internazionale si muove anche la pedina della Germania, che gioca la partita proprio attraverso BioNtech. Secondo una portavoce della cancelliera Angela Merkel, come si legge su vari media statunitensi, a partire da Bloomberg, il piano creerebbe “serie difficoltà” per la produzione di vaccini.

Scontato anche il “no” di Farmindustria, associazione che raccoglie i diretti interessati: «Non ci si può improvvisare produttori di vaccini contro il Covid». Le aziende del farmaco guidate da Massimo Scaccabarozzi si dicono «sorprese e sconcertate» per tali iniziative e sottolineano come «senza la spinta dei brevetti alla ricerca e alla produzione, oggi non potremmo beneficiare di questi strumenti, fondamentali per superare la crisi pandemica e ritornare a una vita normale». Per Farmindustria si rischierebbe persino «l’effetto opposto: dirottare risorse, materie prime verso siti di produzione meno efficienti. E potrebbe determinare l’aumento della contraffazione a livello globale».

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è invece di tutt’altro avviso e «plaude al sostegno senza precedenti degli Usa» alla revoca delle protezioni della proprietà intellettuale per i vaccini anti-covid. Ciò «offre ai produttori l’ opportunità di condividere sapere e tecnologia che consentiranno l’espansione dei vaccini prodotti localmente e di aumentare in modo significativo la fornitura al Covax». «Dobbiamo poi garantire che i Paesi dispongano dei materiali necessari a produrre i vaccini», ha aggiunto ribadendo che «nessuno sarà al sicuro dal virus finché non saremo tutti al sicuro».

Pare per la liberalizzazione anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che proprio ieri ha dichiarato: «I vaccini sono un bene comune globale. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali».

 

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