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Chi è Giovanni Russo, nuovo capo del Dap

Renoldi Via Dal Dap

Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, ha sollevato dalla guida del Dipartimento di amministrazione penitenziaria Carlo Renoldi, scelto dall’ex capo di via Arenula Marta Cartabia

 

Come volevano Lega e Fratelli d’Italia. Carlo Nordio ha fatto fuori Carlo Renoldi dalla guida della Polizia penitenziaria e ha scelto Giovanni Russo. Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, il Dap, cambia dunque guida come da tempo volevano i partiti più a destra della coalizione attualmente al governo.

FUORI RENOLDI

Lo scorzo marzo, Marta Cartabia – primo inquilino del dicastero di via Arenula del governo Draghi – aveva nominato Carlo Renoldi alla guida del Dap. Magistrato ordinario, già giudice della prima sezione penale della Cassazione, Consigliere della stessa, Renoldi era subentrato al magistrato dell’antimafia Bernardo Petralia, nominato sotto il governo Conte II. Con lo scopo di aderire alla sfida di Cartabia di allargare le maglie dei diritti, “sono per un carcere costituzionalmente compatibile. Un carcere dei diritti, in cui però siano garantite le condizioni di sicurezza” aveva scritto lo stesso Renoldi.

Elementi, invece, incompatibili con la linea del centrodestra sul mondo delle carceri, al netto della presenza di Carlo Nordio al ministero della Giustizia.

DENTRO RUSSO

E allora ecco il nuovo cambio di guardia. L’ormai ex magistrato antimafia batte la concorrenza che negli ultimi giorni aveva messo al suo fianco, tra i papabili, anche Nicola Gratteri e Luigi Riello.

Giovanni Russo entra in magistratura nel 1985 dopo studi giuridici compiuti all’Università di Napoli. Dal 1994 al 2002 è stato componente della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Poi ha ricoperto il ruolo di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare. Nel 2009 diventaSostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, nel 2016 diventa Procuratore Aggiunto.

IL COMMENTO DI DE FAZIO (UILPA)

“Non è certamente un caso se gli ultimi tre Capi del DAP, seppur per ragioni diverse, hanno interrotto anticipatamente il loro mandato e indipendentemente da meriti e demeriti personali. Lo stesso Carlo Renoldi, rimasto in carica solo nove mesi, di cui gli ultimi due con un Governo diverso da quello che lo aveva nominato, al di là dell’altissimo profilo e valore umano, non ha avuto il tempo, né il sostegno, per esprimere una progettualità compiuta”, ha commentato il Segretario della UILPA Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio.

“Nel salutare Carlo Renoldi, cui ci sentiamo di rivolgere anche il nostro ringraziamento per la costante disponibilità al dialogo, e in attesa di poter presto indirizzare i nostri auguri di buon lavoro a Giovanni Russo e di avviare con lui un confronto programmatico, rivolgiamo un ennesimo appello al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Governo e al Parlamento affinché si affronti concretamente la perdurante emergenza penitenziaria con il varo di un decreto-legge per l’adozione delle misure più urgenti e si approvi una legge delega per la reingegnerizzazione del sistema d’esecuzione penale, la rifondazione del DAP e la riorganizzazione del Corpo di polizia penitenziaria, senza peraltro dimenticare il percorso della legge di bilancio in cui si auspica si possano correggere i tagli e, al contrario, prevedere congrui investimenti per il settore”.

IL PROBLEMA DELLE CARCERI

La sfida delle carceri sarà al centro delle problematiche di cui occuparsi per Russo. Pochi, infatti, sono stati i miglioramenti dopo due anni di pandemia da Covid 19. Il 2022, per citare una delle questioni più spinose della detenzione in Italia, si chiuderà con il più alto tasso di suicidi dietro le sbarre. Sono 80 tra i detenuti e 5 tra gli agenti di polizia.

Ma sul tavolo ci sono anche i problemi legati ai tagli delle risorse, al sovraffollamento, al carcere duro. Lato Polizia penitenziaria, sono 18mila le unità mancanti da tempo.

E l’ultima legge di Bilancio non aiuta in tal senso: dieci milioni nel 2023, quindici nel 2024, undici dal 2025, in tutto 36 milioni di euro che mancheranno nei prossimi anni. Interventi spiegati con la formula “riorganizzazione e l’incremento dell’efficienza dei servizi degli istituti penitenziari”.

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