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Confindustria Toscana, rinviare designazione presidente prevista il 16 aprile

Mariotti Confindustria DL agosto

La Toscana chiede un rinvio anche alla luce dell’iter che prevede prima la designazione del futuro presidente di Confindustria (16 aprile) ed in un secondo momento l’elezione in assemblea (20 maggio).

L’emergenza coronavirus travolge (e stravolge) anche l’elezione del nuovo presidente di Confindustria. La Toscana ha chiesto di rinviare la designazione del nuovo presidente di Confindustria nazionale, prevista con il Consiglio generale del 16 aprile.

LA LETTERA DI CONFINDUSTRIA TOSCANA

“Nell’emergenza determinata dal coronavirus, e dai suoi effetti nefasti sul sistema economico, meglio rinviare la designazione del nuovo presidente di Confindustria nazionale”. È questo l’oggetto della lettera firmata dal presidente di Confindustria Toscana Alessio Ranaldo inviata al presidente nazionale uscente Vincenzo Boccia, riportata da Toscana 24.

Ranaldo chiede di «valutare un possibile rinvio», visto che «siamo impegnati in tutt’altre emergenze e dobbiamo dedicare ogni nostro minuto e pensiero alle imprese e al futuro del nostro sistema produttivo, soprattutto nelle settimane a venire, fondamentali per gettare le basi per superare questo difficile periodo».

La Toscana chiede dunque un rinvio anche alla luce dell’iter che prevede prima la designazione del futuro presidente (16 aprile) ed in un secondo momento l’elezione in assemblea (20 maggio). «Crediamo sia prudente — spiega Ranaldo — supporre forti limitazioni per la nostra assemblea di maggio il che potrebbe portare ad avere una “coabitazione” più lunga del previsto tra il presidente effettivo e quello designato, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire».

DESIGNAZIONE SPOSTATA DAL 26 MARZO AL 16 APRILE

Prevista inizialmente il 26 marzo la designazione da parte del Consiglio generale di Viale dell’Astronomia, composto da 178 votanti, di chi avrebbe guidato della confederazione dopo il quadriennio dell’imprenditore campano Vincenzo Boccia.

Come era prevedibile, il presidente Boccia ha spostato dal 26 marzo al 16 aprile la riunione del Consiglio generale a causa dell’emergenza coronavirus. Uno slittamento che comunque consente, come chiarito dallo stesso Boccia nella lettera inviata ai membri del Consiglio e resa nota dall’Ansa, di eleggere il nuovo presidente nell’assemblea in programma il 20 maggio.

Per il 16 aprile era già previsto un incontro del Consiglio generale nella sede della confederazione per approvare la squadra dei vicepresidenti che sarebbe stata proposta da Carlo Bonomi o da Licia Mattioli, i due contendenti rimasti in lizza.

CHI SONO I CONTENDENTI RIMASTI IN LIZZA

Dopo il ritiro del numero uno degli industriali bresciani, Giuseppe Pasini, i candidati alla corsa per la presidenza sono rimasti due: Carlo Bonomi e Licia Mattioli.

Carlo Bonomi

Presidente di Assolombarda dal giugno del 2017, Bonomi è nato a Crema 53 anni fa e presiede il consiglio di amministrazione di Synopo, gruppo attivo nel settore della strumentazione per neurologia. Riveste cariche anche in altre società ed è stato in passato pure vicepresidente di Assolombarda. A Viale dell’Astronomia ha già fatto qualcosa: è presidente del gruppo tecnico per il fisco, membro del Consiglio generale di Confindustria e del Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia. Infine, fa parte del cda della Bocconi. La sua candidatura è piuttosto forte. La sua elezione sarebbe in discontinuità con la precedente gestione Boccia. Da notare che Bonomi per la sua campagna elettorale ha scelto un profilo piuttosto basso e lontano dai riflettori.

Licia Mattioli

In linea di continuità, invece, sarebbe la presidenza di Licia Mattioli, che infatti è appoggiata da Boccia di cui è stata grande elettrice nel 2016. Piemontese, nata nel 1967, Licia Mattioli è amministratore delegato della Mattioli Spa, l’azienda di famiglia che produce gioielli. È anche presidente di Exclusive Brands Torino la prima rete orizzontale nel mondo lusso che ha fondato nel 2011. Un anno prima ha ricevuto la Mela d’oro, riconoscimento della Fondazione Bellisario. In una recente intervista al Foglio si è definita “una combattente con un sogno” quello di “lasciare il segno” perché “gli imprenditori che ogni giorno rischiano in prima persona per portare avanti l’azienda possono cambiare il Paese”.

Secondo Mattioli, poi, “l’Italia deve essere un Paese normale: servono sburocratizzazione e giustizia efficiente. Sono riforme di lungo periodo ma i governi durano poco e la politica sembra badare solo al consenso immediato”. Inoltre, “le politiche per l’industria devono farle chi l’industria la conosce” e invece “oggi c’è troppa improvvisazione, anche al governo”.

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