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Come esulta Manfredi lo juventino per lo scudetto del Napoli

Sindaco Napoli

Perché e come divergono le tante versioni date dal sindaco partenopeo sulla sua fede calcistica

Dai gobbi ai ciucci. Se il trasformismo è la vera arte nascosta della politica (non solo italiana), vero denominatore comune tra i partiti, difficilmente può essere adottata in altri ambiti. Come il calcio, ad esempio. Dove la fede sportiva è sacra, significa appartenenza e identità. Eppure, a volte, proprio per l’incrocio con la strada dell’ars politica (che non è scienza, come diceva Bismarck) tutto può cambiare anche qui. E si finisce per tradire la squadra del cuore, quella tifata da bambino.

LA SCELTA DI COMODO DEL SINDACO

Una scelta di comodo che ha visto protagonista nelle ultimissime ore Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. La città che ieri sera grazie all’undici azzurro e al pareggio di Udine si è ufficialmente laureata campione d’Italia, rompendo un dominio torinese e meneghino che durava dal 2002. Il titolo ai partenopei mancava, invece, da ben 33 anni. C’era Maradona, c’era la lira, c’erano i Mondiali in Italia, l’Urss era agli sgoccioli, come la Prima Repubblica.

Manfredi ha giustamente atteso con tutta la comunità partenopea il taglio del traguardo, andando prontamente a celebrare il successo allo Stadio Maradona insieme al presidente del club Aurelio De Laurentiis. “Mi avete sempre detto che volevate vincere. E abbiamo vinto, tutti insieme”, ha urlato al microfono arringando come un vero capo popolo. Il primo cittadino di Napoli ha invece affidato a Repubblica le sue parole sul successo. “È la vittoria di una grande comunità. A pensarci, questo finale un po’ sofferto somiglia di più alla storia di Napoli e alla fatica che deve fare”, confessa a Conchita Sannino. Alla quale smonta gli stereotipi sulla città, promette nuovi investimenti attorno allo stadio e soprattutto…rinnega la sua fede juventina.

“Confessi, ora, davanti al titolo: il suo cuore di juventino ne è trafitto?”, gli chiede la giornalista in chiusura di chiacchierata. E Manfredi, ridendo: “No, lo ero da giovane. Ora Napoli, e il Napoli, vengono prima. E ce l’ho messa proprio tutta, non solo io ma il Comune, perché la città fosse all’altezza di una splendida squadra”.

LE VERSIONI DEL PASSATO

Insomma, un dietrofront di fede calcistica. Non una questione esistenziale, certo. Ma seria nell’ambito dello sport, dove appunto valgono le appartenenze, i simboli, gli idoli.

Manfredi, insomma, da juventino è diventato tifoso del Napoli? Sembra di sì. Compiendo un percorso inverso rispetto a quello fatto, per esempio, da Gonzalo Higuain anni fa. ‘O traditore, è diventato dopo il suo trasferimento in bianconero.

Eppure, in tante occasioni passate e anche recenti, Manfredi aveva sempre messo su due piani diversi l’amore per Napoli e la sua vera fede bianconera. Al Corriere della Sera, conversando con Tommaso Labate nel novembre 2021 dopo la sua elezione, disse che “Juventus-Napoli e Napoli-Juventus non le guardo mai, neanche in televisione”. E ancora: “Sono felicissimo di essere diventato sindaco col Napoli primo in classifica”. A giugno di due anni fa aveva, invece, parlato così: “Non vado allo stadio da 30 anni ma da ragazzino tifavo per la Juventus. Lo sanno tutti perché io dico sempre la verità, dico anche cose che non mi convengono perché le persone non si prendono in giro. Ma io sono un grande tifoso di Napoli”.

“Premetto di essere stato sempre tifoso moderato. Vivendo a Nola, città appena fuori Napoli, sostenevo quella squadra che aveva i colori bianconeri, da qui un trasferimento di simpatia. Ma niente più”, ha detto a marzo al Fatto Quotidiano. Tre giorni fa, infine, a Sportitalia Manfredi ha aggiunto un altro elemento ancora: “Da bambino ero tifoso della Juventus ma non seguivo molto il calcio”.

“Io sono il Sindaco dei Napoletani e mai come in questo momento sono tifoso del Napoli e vicino alla Squadra. Ho il piacere e dovere di tifare Napoli e la città che rappresento”. Più il dovere o più il piacere?

CHI E’ GAETANO MANFREDI, SINDACO DI NAPOLI

Eletto a novembre 2021 con il 62,9% dei voti, Gaetano Manfredi è diventato sindaco di Napoli grazie all’alleanza Pd-M5S. Vittoriosa come in altre rarissime volte è capitato sui territori, nella messa in atto del cosiddetto campo largo.

Di seguito, la scheda realizzata su Policy Maker dopo la sua vittoria.

Nato in provincia di Napoli nel 1964. Sognava di fare il giornalista ma si è laureato in ingegneria all’Università Federico II di Napoli e nello stesso ateneo è stato prima docente e poi rettore – incarico che ha ricoperto dal 2014 fino alla nomina a Ministro all’inizio del gennaio 2020 durante il governo Conte bis. Nel 2015 è diventato presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui).

Quello di Ministro è stato il suo primo incarico politico, suo fratello Massimiliano Manfredi, invece, è stato eletto alla Camera con il Pd dal 2013 al 2018.

“Varerò una giunta tecnico-politica di alto livello, serve competenza e politica […] perché serve il progetto ma anche buoni esecutori”, prometteva Manfredi durante la campagna elettorale.

“In giunta ci sarà una significativa presenza di donne che sono molto concrete. Ma ci saranno – ha aggiunto l’ex Ministro – oltre agli assessori anche delegati su temi specifici, tecnici di livello per progettare lo sviluppo integrato di periferie e Città Metropolitana”.

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