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Festa della Repubblica, Mattarella lascia fuori dal Quirinale gli ambasciatori russi e bielorussi

Rimpasto Di Governo

I Graffi di Damato

Probabilmente confortato dal ripensamento del presidente americano Joe Biden, che ha sbloccato una partita di missili di maggiore precisione da inviare a Zelensky, in cambio di quelli a lungo raggio negatigli il giorno prima per non farli lanciare troppo lontano contro la Russia, Sergio Mattarella ha colto al Quirinale l’occasione del concerto della festa della Repubblica perché la musica ostile arrivasse bene alle orecchie direttamente di Putin. Il cui ambasciatore non è stato neppure inviato al Quirinale, come il suo omologo e complice bielorusso.

La guerra condotta dal Cremlino contro l’Ucraina dovrà concludersi -ha detto Mattarella- col ritiro delle truppe russe dai territori occupati dopo essere stati praticamente distrutti dagli invasori. Musica gradita naturalmente alle orecchie di Mario Draghi, presente al concerto dopo il Consiglio Europeo straordinario di fine maggio, ma non a quelle del Fatto Quotidiano, che vi ha dedicato un titolo dal tono scandalizzato.

Marco Travaglio ha preferito consolarsi a suo modo, nell’editoriale di giornata, con il pur odiatissimo Matteo Salvini. Che rimane un “cazzaro verde”, con un insulto autorizzato in sede giudiziaria, ma “meno di chi finge di cadere dal pero” apprendendone i rapporti che da marzo il leader leghista si vanta di avere con l’ambasciatore di Putin a Roma, non sfociato per un pelo in una visita a Mosca per le reazioni negative anche all’interno del suo partito. Salvini a questo punto è diventato particolarmente ingombrante per Silvio Berlusconi, che intrattiene con lui rapporti privilegiati all’interno del centrodestra, contro l’atlantista tutta di un pezzo che si è rivelata Giorgia Meloni, ma deve pur mitigare la vecchia amicizia col capo del Cremlino. “La Russia ha già perso”, ha dovuto scrivere il Cavaliere in un messaggio inviato al vertice dei popolari europei a Rotterdam, dove all’ultimo momento egli ha evitato di recarsi, anche se “l’Occidente è isolato”, secondo la sintesi fatta in prima pagina, con tanto di virgolette, dal Giornale di famiglia. Isolato ma evidentemente vincente, questo misterioso Occidente, se Putin appunto “ha già perso”. Temo, per lui, che al Cavaliere siano riuscite meglio le feste sportive del calcio con lo scudetto del suo “emerito” Milan e l’arrivo in serie A del Monza davvero suo.

Fra gli inconvenienti politici del Salvini praticamente filoputinista, in sofferenza per la concorrenza che gli fa in Europa l’ungherese Orban secondo la felice vignetta di Stefano Rolli sul Secolo XIX, c’è la sua sostanziale distrazione dai referendum sulla giustizia del 12 giugno promossi con i radicali, già boicottati dalla unica e festiva giornata messa a disposizione delle urne dal governo. Ha deciso di supplire al sostanziale disimpegno di Salvini il collega di partito e vice presidente del Senato Roberto Calderoli, ricorso in questa coda della campagna referendaria anche ad un generoso sciopero della fame per protesta evidentemente anche contro lo stesso Salvini. Mamma mia, che confusione sul Carroccio, come del resto anche nel Pd, dove la posizione ufficiale è contraria ai referendum, e quindi favorevole all’ostilità dei magistrati, ma non passa giorno senza che aumentino gli annunci favorevoli di singoli esponenti del partito di Enrico Letta, messosi dal canto suo al sicuro riconoscendo la inevitabile libertà di coscienza. La corsa referendaria rimane comunque tutta in salita

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