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Grilli a 5 stelle

5 stelle

I Graffi di Damato. Draghi prepara la lista dei ministri fra la polvere di stelle prodotta dai grillini

Davide Casaleggio, pur avendo tenuto ad annunciare di persona i risultati del referendum svoltosi sul nascente governo Draghi attraverso la piattaforma Rousseau di cui solo lui ha le chiavi, si è dimenticato di metterli ben visibili nella copertina del blog ufficiale delle Stelle. Dove per leggerli bisogna scorrere in basso la pagina e trovarli fra le righe senza un particolare risalto.

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Sbaglierò, ma temo – per lui – che il dato più sgradito a Casaleggio sia stato quello non della spaccatura del movimento, diviso fra il quasi 60 per cento dei sì e il quasi 40 dei no a Draghi in versione verde, come il vignettista Nico Pillinini sulla Gazzetta del Mezzogiorno si è divertito a definire il presidente del Consiglio scoperto e raccomandato da Beppe Grillo, ma del calo degli iscritti alla sua piattaforma. Che dai 160 mila e più vantati nei tempi non dico d’oro ma quasi sono scesi esattamente a 119.544. Di cui hanno partecipato alla “consultazione” digitale 74 mila e rotti. Né mi pare che Casaleggio, pur godendosi lo spettacolo di un “governo complicato”, come lo ha definito in una intervista al Corriere della Sera, possa sperare in una ripresa della sua piattaforma mentre Alessandro Di Battista, da lui peraltro già rimpianto, si sfila dalla lista per non partecipare alla festa di Grillo. Che Makkox sul Foglio ha imperdibilmente rappresentato col comico felice di avere “battuto i grillini in casa”. Formidabile battuta, quasi quanto “la cattiveria” di giornata dello sconsolatissimo, indignatissimo e quant’altro Fatto Quotidiano, secondo cui ormai l’unico quesito al quale i 5 Stelle risponderebbero no è: “Faresti un governo con il M5S?”.

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Il quesito, si sa, è tutto in un referendum. E da quello sfacciatamente filo-Draghi su cui si sono misurati i grillini, intestato da Casaleggio al “reggente” ma di fatto steso di pugno o comunque dettato da Grillo in persona al sottoposto Vito Crimi, hanno dissentito per primi i partecipanti alla consultazione. Uno dei quali, firmatosi Giuseppe Grillonr, non so cosa intendendo per r, ha scritto fra i cinquecento e più commenti che ho scorso: “Ora raccogliete i cocci, voi che avete detto sì, e cercate di farne un vaso di ferro. Ne avete bisogno in una palude tossica popolata da draghi, caimani e cazzari vivi e padani”. Ne sarà orgoglioso Marco Travaglio, vedendo quanto riesca bene a trasmettere ai suoi lettori concetti e parolacce, come un piromane con la benzina in una foresta da bruciare.

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Davide Casaleggio, come d’altronde Nicola Zingaretti nel Pd pensando alla partecipazione di Matteo Salvini alla maggioranza di unità o salvezza nazionale voluta personalmente dal presidente della Repubblica, o Silvio Berlusconi pensando alla partecipazione dei grillini, non ha forse torto a pensare, come dicevo, ad un governo “complicato”. Credo però che abbia torto a scommettere che uno come Draghi se ne lascerà travolgere, come è invece accaduto a Giuseppe Conte col suo secondo e anch’esso complicato governo, fatto di partiti impegnati sino al giorno prima a dirsene e darsene di tutti i colori. Eppure ancora oggi Marco Travaglio ha sentito il bisogno insopprimibile di tessergli l’elogio scrivendone come di quello “più sociale e lontano dalle lobby mai visto in Italia”. Manca la prece d’obbligo, politicamente parlando, s’intende.

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