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La riforma Nordio e i rischi nella lotta alla corruzione politica

Riforma Nordio

Riforma Nordio: dalla separazione delle carriere, all’alta corte per i magistrati alla cancellazione dell’abuso d’ufficio e la ricalibrazione dell’obbligatorietà dell’azione penale 

Separazione delle carriere dei magistrati e cancellazione dell’abuso d’ufficio. Questi sono gli ultimi due temi sui quali si è accesso lo scontro, che a volte si è affievolito ma non è mai cessato, tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’Associazione Nazionale Magistrati. E che rischia di mettere sul tappeto un altro tema, la lotta alla corruzione, al centro del dibattito pubblico dopo la pesante inchiesta che ha investito varie personalità delle istituzioni e dell’imprenditoria ligure, tra cui il governatore Giovanni Toti.

“Siamo stati in grado con questo assetto costituzionale di fare fronte a fenomeni criminali gravissimi, dal terrorismo alla corruzione di Mani Pulite, alla mafia. Lo abbiamo fatto con questo assetto costituzionale e io credo anche grazie ad esso. Con l’assetto costituzionale previsto dalla riforma annunciata non lo so se sarà lo stesso”. A parlare così, è stato presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia rispondendo in merito alla domanda sul rischio che la nuova riforma della Giustizia possa incidere sul sistema delle indagini in materia di corruzione politica.

L’ANM CONTRO A SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, DUE CSM, L’ALTA CORTE DISCIPLINARE

Il sindacato dei magistrati contesta su tutta la linea la riforma della giustizia elaborata dal Governo che prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, l’istituzione di due Csm, l’Alta corte disciplinare per tutte le toghe. “Dico che quando ho un buon assetto costituzionale non sento la necessità di cambiare – ha aggiunto Santalucia -. Non riesco a fare previsioni di questo tipo, prognostiche”.

RIFORMA NORDIO: LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

La separazione delle carriere dei magistrati è un vecchio progetto interno al centrodestra. L’ex premier Silvio Berlusconi ne aveva fatto una personale battaglia che non è riuscito a vincere. Il Guardasigilli, da ex magistrato da sempre favorevole alla separazione delle carriere, ora ci riprova. Nel nostro paese i pm, i magistrati requirenti che portano avanti le indagini, e i giudici, i magistrati giudicanti, appartengono al medesimo corpo e devono affrontare lo stesso concorso.

Possono, nel corso della carriera, decidere di cambiare funzione passando da giudice a pm o viceversa. Nel 2022 la Riforma Cartabia ridusse questa possibilità da quattro a una sola volta nel corso della carriera ed entro 10 anni dalla prima assegnazione delle funzioni. Oltre questo termine i giudici possono ancora decidere di fare i pm ma a patto che non abbiano mai svolto funzioni giudicanti penali. Il passaggio inverso, da pm a giudice, dopo i primi 10 anni di carriera, è possibile ma non in ambito penale, cioè il magistrato potrà dedicarsi solo a controversie in ambito civili o del lavoro.

I DUE CMS E LO SDOPPIAMENTO DELLE PRESIDENZE

La Costituzione, a cui il presidente Santalucia si appella, prevede che i magistrati siano un corpo unico, con una profonda condivisione di culturale. La riforma del ministro Nordio, invece, vorrebbe aprire a due concorsi in magistratura separati uno per i futuri giudici e uno per i futuri pm. Di conseguenza si sdoppierebbe anche il Csm, organo supremo di controllo della magistratura. Oggi la presidenza del Csm spetta al Capo dello Stato, lo sdoppiamento potrebbe portare ad assegnare la presidenza dei due nuovi Consigli al primo presidente della Corte di cassazione per quello dei giudici e al procuratore generale presso la Cassazione per quello dei pm. Inoltre, la riforma Nordio vorrebbe innalzare il numero dei membri laici del Csm, portandoli da un terzo a metà.

RIFORMA NORDIO: L’ALTA CORTE CHE GIUDICA I GIUDICI

Un’altra novità che ai giudici non piace riguarda l’istituzione di un’Alta Corte chiamata a giudicare le condotte dei magistrati. Questa nuova istituzioni, che dovrebbe essere composta da nove membri, assumerebbe la funzione disciplinare, ora in capo al Csm, nei confronti dei giudici ordinari e amministrativi e dei pm. L’idea dell’Alta Corte arriverebbe dalla cosiddetta ‘Bozza Boato’ messa a punto dall’on. Marco Boato durante la Bicamerale per le riforme di Massimo D’Alema. “Con l’’Alta Corte si esautora il Csm, svilendone il ruolo; con la separazione delle carriere si immiserisce la funzione del pm attraendolo fatalmente nell’orbita di influenza dell’esecutivo”, ha detto a Domani il segretario dell’Anm, Salvatore Casciaro.

LOTTA ALLA CORRUZIONE E RIFORMA NORDIO: LE PREOCCUPAZIONI DEI MAGISTRATI

Proprio in questo frangente, cioè nella conservazione della sua indipendenza, si inseriscono le preoccupazioni del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, in merito alla capacità della magistratura di riuscire a contrastare e perseguire i fenomeni corruttivi che affliggono il nostro paese. Ma non solo. Perché al vaglio del Parlamento c’è anche la riforma dell’obbligatorietà dell’azione penale e l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, previsto e punito ai sensi dell’art. 323 c.p.

Numerosi e autorevoli pareri contro l’abolitio criminis dell’abuso d’ufficio che, secondo l’ex presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, sarebbe un reato spia capace di far scoprire fenomeni corruttivi. “Il rischio è che l’Italia, considerata fino a poco tempo fa un paese con leggi all’avanguardia, sia annoverata tra quelli che non rispettano le indicazioni della Ue – ha detto Raffaele Cantone a Repubblica -. L’abuso è un reato spia di fattispecie molto più gravi. Eliminarlo renderà molto più difficili soprattutto le indagini sulla corruzione”. Se passasse l’ipotesi della discrezionalità dell’azione penale, invece, “verrà meno l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge – aggiunge il segretario Casciaro -: il pm perseguirà in futuro solo i reati che gli indicherà la politica che ne controllerà anche l’operato. Non vedo una riforma liberale, ma il desiderio di ammansire il potere giudiziario”.

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