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Nomine, tiro alla fune tra Lega e Fratelli d’Italia. E il Governo cerca l’equilibrio

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L’autogol firmato Anastasio impone rigore alla maggioranza sulla partita primaverile delle nomine. Le ultime

Ci siamo, cinque giorni e anche l’inverno 2022-2023 verrà lasciato alle spalle. Niente più emergenza freddo (semmai quella dell’assenza di piogge), niente più paura di rimanere a corto di gas nelle case. Si pensa ad altro. A cosa? Alle nomine, per esempio. A cui i pensieri sono rivolti già da settimane.

Il tempo scorre più veloce soprattutto in due situazioni: quando ci si diverte, come si suol dire, e quando si ha tanto da fare. E sulle scelte dei prossimi vertici delle società a partecipazione statale i tasselli da mettere nel giusto posto sono parecchi.

I protagonisti sono, ovviamente, i partiti della maggioranza di governo. Soprattutto Fratelli d’Italia e Lega. La dead-line è fissata tra un mese.

LA PRIMAVERA DELLE NOMINE

Su Policy Maker stiamo monitorando la questione da tempo. E abbiamo scritto che le società protagoniste sono su tutte Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna e ancora Rai e Fs.

LEGA PROTAGONISTA

La Lega vuole essere protagonista e in termini di partiti politici, ha scritto qui Maria Scopece, vuole farlo con l’esperienza e la posizione di Giancarlo Giorgetti, Giulio Centemero e Alberto Bagnai. Di più: “Il Ministero dell’economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, con la direttiva del 31 gennaio ha stabilito un nuovo metodo per individuare i profili più adatti ai vertici delle partecipate. L’indicazione dovrà avvenire su base politica e in sinergia con il gabinetto del Ministro. In passato era il dipartimento del Tesoro, ricevuti i profili dai cacciatori di teste, a valutarli e sottoporli al gabinetto del ministro”.

Così come alle infrastrutture, per Ferrovie, formalmente saranno l’ad Luigi Ferraris e il suo braccio destro Massimo Bruno, “a indicare i nomi ma a decidere saranno Matteo Salvini e Edoardo Rixi, (suo vice, ndr). Si sta vagliando l’ipotesi di una soluzione interna sia per l’ad che per la presidenza Rfi (del gruppo Fs). Tra i candidati ci sono Anna Masutti, Vera Fiorani, Vincenzo Macello, Umberto Lebruto e Gianpiero Strisciuglio”.

“Ma la scelta finale non dovrà essere, come chiede Salvini, basata solo sulle indicazioni dei selezionatori. La politica dovrà prendersi la responsabilità di scegliere”, scrive oggi Repubblica. Secondo cui la posizione di Claudio Descalzi in Eni è salda mentre Stefano Donnaruma passerebbe da Terna ad Enel, lasciando spazio a Giuseppe Lasco di Poste. Qui, invece, sarebbe mantenuto Matteo Del Fante.

IL TIRO ALLA FUNE ANCHE DENTRO FDI

Ma il tiro alla fune tra le richieste del Carroccio e la fermezza di Giorgia Meloni c’è eccome. “L’intento finale della premier è quello di affrontare le richieste di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, entrambi ridimensionati dopo elezioni politiche e regionali e affamati di posti, provando a respingere desiderata considerati a oggi inaccettabili”, scriveva ieri il quotidiano Domani. Lo schema Meloni è quindi questo: gli ad li sceglie lei, le presidenze Forza Italia e Lega, i cda si comporranno con le quote.

Oggi sul giornale diretto da Stefano Feltri si mette in luce anche un altro possibile faccia a faccia sulle nomine. Riguarda Leonardo: la premier vorrebbe puntare su Roberto Cingolani, ex ministro della transizione energetica e oggi consigliere di Pichetto Fratin. Il ministro della Difesa e co-fondatore di Fratelli d’Italia, invece, “spinge per soluzioni meno azzardate, come quella del dirigente interno Lorenzo Mariani, suo unico candidato. Una vita in Leonardo, oggi Mariani è a capo di Mbda Italia, parte del consorzio europeo che progetta missili e tecnologie per la difesa”.

LA LEZIONE DA IMPARARE SULLE NOMINE

In ogni caso, chiudendo il cerchio, come sottolinea Il Giornale oggi la questione di Claudio Anastasio – oltre a dar ragione a certi timori da sinistra – è “una lezione per lo stesso governo che dovrebbe prestare maggiore attenzione nelle selezione per le nomine, tutte, in settori chiave, destinati invece, a figure non soltanto di altissima professionalità e competenza ma di scarsa affidabilità e sapienza nelle relazioni pubbliche e private. Questo nell’interesse non soltanto della maggioranza governativa ma di tutto il sistema politico e nella tutela dei cittadini”. La partita, insomma, continua e la primavera s’avvicina.

 

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