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Quirinale | Da Casellati a Belloni, passando per Nordio, Frattini e Tremonti: tutti i bruciati

Elezione Del Presidente Della Repubblica

Fumo nero si alza da Montecitorio: una chiama dopo l’altra i tanti nomi fatti dal centrodestra vengono tutti bruciati uno dopo l’altro, ma l’elenco continua ad allungarsi

L’ultima, impallinata sulla salita che porta al Colle da un buon numero di franchi tiratori del suo stesso partito (che hanno lasciato la firma, votando per Berlusconi o Tajani), esattamente come Romano Prodi, è stata Maria Elisabetta Alberti Casellati, che pare ci credesse realmente. Invece è stata portata sotto la linea di galleggiamento da una politica che annaspa e affoga nella palude dell’elezione del Capo dello Stato. Formalmente, sono tutti parte della medesima, ampissima, maggioranza; di fatto sono pochi i partiti che riescono davvero a controllare i propri Grandi elettori. E allora ecco che, più passano le ore, più si rincorrono le votazioni, più aumentano i bruciati, sacrificati sull’altare di Montecitorio, in nome di non si sa quale strategia, più riconducibile al mero psicodramma.

CHI SONO I BRUCIATI

Forse starà tirando un sospiro di sollievo Silvio Berlusconi per essersi ritirato esattamente una settimana fa, anche se avrebbe tanto voluto partecipare. Chi lo ha sostituito, Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio, non è nemmeno arrivato alla prova dell’aula, anche se di tanto in tanto i loro cognomi finiscono ugualmente nelle insalatiere, per marcare i confini e mandare segnali.

Sono poi sfilati e già dimenticati Sabino Cassese e Giampiero Massolo, fatti da un Matteo Salvini in piena foga da kingmaker, ma che finora ha fatto solo tanta confusione, irrigidendo PD e M5S, che continuano a stare alla finestra. Si sono rifatti vivi, virtualmente, in quell’aula pure Giulio Tremonti e Franco Frattini, quest’ultimo subito bocciato da PD e Italia Viva perché potrebbe rinverdire l’alleanza tra Conte e Salvini. Per lo stesso motivo è naufragata in poche ore pure l’ipotesi di Elisabetta Belloni, che pure piaceva un po’ a tutti. Non tramontano le opzioni Draghi e Mattarella bis, che stanno sfilacciando i 5 Stelle.

Sembrano lontanissimi i giorni in cui, tra mille schede bianche, comparivano solo i nomi di Paolo Maddalena e Nino Di Matteo, votati dai dissidenti grillini, espulsi dal partito. Riavvolgendo il film si arriva poi ad Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, fatto da un centrodestra che finora non ha avuto il coraggio di sottoporlo alla prova del voto. Mentre continua ad aleggiare la figura di Pier Ferdinando Casini.

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