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Riforme istituzionali: cosa propongono Fratelli d’Italia, Lega, Pd e non solo

Riforme

Cosa c’è scritto nei programmi di Fratelli d’Italia, Lega, Pd e non solo sulle riforme istituzionali

Tra crisi energetica e crisi economiche, le riforme non saranno una priorità del prossimo governo, ma accendono sempre lo scontro e gli animi tra le varie forze politiche. Centrodestra e centrosinistra, a partire dagli albori della Seconda Repubblica hanno provato sempre a cercare un accordo, ma ogni tentativo si è arenato di fronte alle notevoli divergenze reciproche.

Ecco cosa propongono i diversi partiti.

Il presidenzialismo è al primo punto per il centrodestra

Uno dei cavalli di battaglia del centrodestra è senza dubbio il presidenzialismo, ossia l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Per la Lega e per la lista ‘Noi Moderati’ il punto di riferimento, però, è il semi-presidenzialismo alla francese, un sistema che tiene distinto il ruolo del Capo dello Stato da quello di primo ministro. Forza Italia e Fratelli d’Italia, invece, non indicano quale dei due modelli preferiscano, ma per Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni è cruciale che siano gli italiani a scegliere il successore di Sergio Mattarella. Un’altra battaglia storica del centrodestra, soprattutto della Lega, è il raggiungimento dell’autonomia differenziata e il rispetto dell’esito del referendum tenutosi in Lombardia e Veneto nel 2017. Il Carroccio e Forza Italia puntano a ritornare all’elezione diretta del presidente della provincia. Gli azzurri, poi, vorrebbero contrastare il fenomeno dei ‘voltagabbana’ introducendo il vincolo di mandato, ma si prefiggono anche l’obiettivo di consentire ai fuorisede di votare nel luogo del proprio domicilio. Forza Italia, inoltre, per modificare la seconda parte della Costituzione, intende promuovere la nascita di una convenzione costituzionale, composta da 150 membri eletti che si occupi esclusivamente di questo. Il partito di Berlusconi, così come FdI, ritiene infine indispensabile dare a Roma maggiori poteri e maggiori risorse.

Le proposte del centrosinistra

Il Partito Democratico di Enrico Letta, invece, considera preminente difendere la Costituzione antifascista, ma è favorevole a introdurre la sfiducia costruttiva e ad abbassare il diritto di voto a 16 anni. Si propone, inoltre, di incentivare la democrazia interna ai partiti, attuando quanto prescritto dall’articolo 49 della Costituzione. Il Pd, infine, vuole approvare una nuova legge elettorale che superi “la frammentazione e il trasformismo”. Per +Europa, benché la Repubblica italiana sia “una e indivisibile”, è necessario aggiornare il Titolo V della Costituzione. In primis, secondo il partito di Emma Bonino e Benedetto della Vedova, si deve modificare l’articolo 119 della Carta per dare una vera autonomia alle Città metropolitane e ai Comuni in materia fiscale. In secondo luogo, +Europa intende chiudere “la stagione degli sprechi pagati da tutti i contribuenti attraverso le coperture statali”. Infine, vuole adottare un’autonomia differenziata che abbia come medello quello della sanità “per cui le risorse per la spesa fornite dallo Stato sono distribuite alle regioni sulla base di un criterio oggettivo di ripartizione, ma sono gestite dalle regioni sotto il vincolo di livelli essenziali di qualità dei servizi prestati”.

Il M5S vuole il limite al doppio mandato per tutti

Il Movimento Cinque Stelle vuole dare il diritto di voto ai 16enne e obbligare anche gli altri partiti a rispettare il limite dei due mandati per i parlamentari. È favorevole all’introduzione della sfiducia costruttiva e intende concedere al premier la possibilità di revocare i propri ministri. I pentastellati promettono, infine, di porre un limite alla decretazione d’urgenza e puntano a rendere un diritto costituzionale l’accesso dei cittadini alla rete internet.

Il Terzo polo punta sul sindaco d’Italia

La lista Italia Viva-Azione, guidata da Carlo Calenda, intende superare il bicameralismo paritario e attuare un federalismo responsabile, relegando alle province il ruolo di “centri servizi” dei Comuni. Gli altri tre enti, Comuni, Regioni e Stato, devono avere strumenti fiscali propri e ogni cittadino deve sapere a chi e per che cosa paga le tasse. Infine, una battaglia storica, soprattutto di Italia Viva, è quella del ‘sindaco d’Italia’, ossia l’elezione diretta del presidente del Consiglio che sarebbe, ovviamente, accompagnata da una nuova legge elettorale.

 

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