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Vaccini, tutti gli inciampi del sistema lombardo

Vaccini Sistema Lombardo

Tutti gli errori del sistema lombardo nella campagna vaccini: dagli anziani dimenticati all’appuntamento ai morti

Ne ha parlato per ultimo ieri il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo, arrivato in Lombardia per verificare i problemi negli hub regionali. Ma la lunga lista di errori nella gestione del Covid prima e nella campagna di vaccini poi da parte del sistema lombardo vanno avanti da mesi, tanto che sono anche stati scritti libri sulle falle del sistema sanitario lombardo nel 2020.

Da inizio 2021, sugli errori nella campagna di vaccinazione hanno scritto i quotidiani locali. Hanno poi denunciato la situazione le agenzie di stampa e i quotidiani nazionali, mettendo in fila tutti gli inciampi del sistema lombardo. Dalle falle nell’approvvigionamento dei vaccini, fino al caos nella campagna di vaccinazioni.

Qui una lista degli errori che si concentra soltanto negli ultimi tre mesi.

SITI INTERNET IN TILT

Il primo grave problema degli ultimi mesi ha riguardato il portale dell’agenzia regionale Aria per l’iscrizione alla campagna vaccinale. Il 15 di febbraio viene avviato il portale ma salta subito: centinaia di migliaia di persone cercano di entrare nel sito. Lunghe attese e utenti respinti perché il sistema non riconosce i numeri di telefono fissi. Nei giorni successivi la situazione si normalizza, ma gli sms di risposta per la maggior parte degli anziani non arrivano.

Leggi anche: Vaccini, perché la Lombardia non riesce a partire

CAOS SMS

Il sistema informatico di Aria registra quasi 100 mila anziani al giorno nella prima settimana, ma dopo due settimane solo il 15-20 per cento di chi si è iscritto ha ricevuto risposta. Alla fine di febbraio, con 597 mila over 80 prenotati, l’assessora al Welfare e vicepresidente della Regione Letizia Moratti riconosce i ritardi e manda 450 mila sms di scuse agli anziani rimasti senza risposte e viene rimosso il direttore generale del Welfare, Marco Trivelli.

Al suo posto arriva il manager veneto Giovanni Pavesi. Dal 18 di febbraio cominciano le vaccinazioni degli over 80: nella prima settimana vengono convocati in 50 mila, ma spesso gli appuntamenti sono a chilometri di distanza dal domicilio.

CENTRI VACCINALI VUOTI

Nel weekend del 20 e 21 marzo il sistema collassa e i sindaci si attivano personalmente, come nel caso del primo cittadino di San Bassano che con un furgone va a prendere i suoi pensionati a casa per portarli a fare il vaccino. Vengono notificati problemi analoghi anche a Como, Varese, Codogno, Milano, Iseo.

ANZIANI AMMASSATI

È l’11 marzo quando Guido Bertolaso, consulente di Moratti per la campagna vaccinale, arriva fuori da un ospedale e su Facebook denuncia: “La coda degli anziani fuori dal centro vaccinale di Niguarda per gli errori di Aria che manda 900 convocazioni al posto delle 600 previste è una vergogna”.

Moratti con un tweet promette di risolvere i disguidi: “Le cose che non funzionano vanno cambiate, occorrono decisioni drastiche e rapide su Aria. I cittadini non devono pagare le inefficienze della burocrazia”. Il giorno dopo il presidente Attilio Fontana azzera i vertici della società regionale e promette il passaggio delle prenotazioni a Poste Italiane.

GLI OVER 100 DIMENTICATI

Continuano poi ad arrivare segnalazioni di ultra novantenni e ultra centenari mai convocati a fare il vaccino. Centinaia di segnalazioni arrivano ai giornali. La Regione promette a 115 mila anziani una telefonata con appuntamento entro il 2 aprile dal call center regionale con verifica degli elenchi da parte di Ats e ad altri 205 mila nonni entro l’11 aprile, termine ultimo per la prima dose a tutti.

APPUNTAMENTI A PERSONE DECEDUTE

“Mio padre è morto di Covid a 91 anni, in una settimana. Era prenotato sul portale dal 15 febbraio, non aveva ricevuto mai l’appuntamento. Ci hanno chiamati il giorno dopo il suo funerale”, denuncia su Repubblica Paolo Bortolussi, insieme ad altre decine di segnalazioni simili che arrivano nelle ultime ore.

MALAGESTIONE IN CONTINUITÀ

Prima dell’arrivo di Moratti le cose non andavano certo meglio. Giulio Gallera, ex assessore al Welfare della Regione Lombardia, aveva già mostrato tutte le problematiche della sanità lombarda.

Le sue gaffe sono diventate tristemente celebri. Gallera aveva provato a giustificare il ritardo lombardo nelle vaccinazioni: “Abbiamo medici e infermieri che hanno 50 giorni di ferie arretrate”, aveva detto alla Stampa, aggiungendo: “Non li faccio rientrare in servizio per un vaccino nei giorni di festa”.

La più nota gaffe dell’assessore fece intuire come non avesse compreso nemmeno cosa indicasse l’indice R0: “Siamo a un indice di contagio dello 0,51 che cosa vuol dire? che per infettare me bisogna trovare due persone infette nello stesso momento. Non è così semplice”.

Poi l’altra sua dichiarazione che elogiava le strutture ospedaliere private per avere, in piena pandemia, “aperto le loro stanze lussuose a pazienti ordinari, che venivano trasferiti dal pubblico”.

Gallera si era reso protagonista anche di un’altra gaffe da record, senza nemmeno il bisogno di proferir parola: erano bastate infatti due foto su Instagram che lo ritraevano mentre faceva jogging che testimoniavano che avesse violato le limitazioni della sua stessa giunta sulle uscite dal territorio comunale. “Ero sovrappensiero”, provò a giustificarsi imbarazzato.

Un sistema, quello lombardo, che può certamente imputare la sua inefficienza a una governance che ha lasciato, e continua a lasciare, molto a desiderare.

Leggi anche: Gallera, assessore alle gaffe. Tutte le sparate che rischiano di costargli il posto

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