Ponte Morandi: ecco chi vuole che a ricostruirlo sia Autostrade

A lanciarla facendo proseliti Grazia Torrielli, che vende surgelati a Certosa. Perché Autostrade per il viadotto: “Lo sanno fare e fino a qui sono stati gli unici a dare una mano a Genova”.

Dl fiscale: GdF avrà 10 anni per controllare i conti correnti

Le Fiamme gialle potranno accedere a saldo a inizio anno, saldo a fine anno, importo totale di addebiti e accrediti, giacenza media annua e agli altri rapporti finanziari già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Che cosa succede a Palazzo Chigi dopo la ritirata da Bruxelles

I Graffi di Damato

Maxi sconto per sanare le liti con il fisco. Torna scudo anti-spread per le Bcc

Un maxi sconto per chi vuole sanare le liti con il fisco. E’ quanto prevede un emendamento al decreto fiscale, approvato oggi dalla Commissione Finanze del Senato.

Secondo l’emendamento, lo sconto per chi ha vinto in primo grado passa dal 50% al 60% della somma dovuta. In questo modo sarà sufficiente pagare il 40%, senza interessi e sanzioni. Per chi ha vinto in secondo grado dopo aver perso nel primo grado di giudizio lo sconto sale dall’80% all’85% e, di conseguenza, sarà sufficiente versare il 15% dell’importo chiesto dall’erario. Chi ha vinto entrambi i primi due gradi di giudizio e attende la Cassazione potrà chiudere la partita versando solo il 5% della somma. Anche chi non è ancora arrivato in Tribunale potrà aderire alla sanatoria, versando il 90% di quanto dovuto, quindi con uno sconto del 10%. Sanzioni e interessi sono cancellati in tutti i casi.

Sempre dal punto di vista fiscale, il governo, ha annunciato il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, lavora a un ddl che conterrà tutte le norme sulla semplificazione contabile, fiscale, controbutiva e altri adempimenti di varia natura.

Nel dl fisco ci sono novità in vista anche per le Banche di credito cooperativo. Con un emendamento della Lega al dl Fiscale, riformulato dal relatore Emiliano Fenu (M5s), si punta ad ampliare la protezione già prevista per le assicurazioni anche per le banche di credito cooperativo. La norma era già stata proposta alla Camera, durante la messa a punto degli emendamenti alla manovra. La norma non fa un chiaro ed esplicito riferimento alla disciplina della sospensione temporanea delle minusvalenze nei titoli non durevoli, ma permette alle Bcc di utilizzare i principi contabili previsti dal dl Fisco, cioè quelli nazionali. Questa soluzione normativa – riferiscono fonti parlamentari – permetterà alle piccole banche di poter utilizzare lo ‘scudo’, a cui al momento possono accedere tutti i “soggetti che non adottano i principi contabili internazionali”.

Nel frattempo, la Ragioneria dello Stato stima un gettito di 1,3 miliardi di euro in arrivo dall’allargamento della pace fiscale alle irregolarità formali. I periodi d’imposta su cui si basa il calcolo sono tre, mentre i soggetti che potrebbero usufruire della sanatoria sono 2.250.000. Le entrate probabilmente si distribuiranno per il 60% nel 2019 (circa 810 milioni di euro) e il 40% nel 2020 (circa 540 milioni).

Costi aggiuntivi per l’uso della carta di credito? È vietato, lo stabilisce l’Antitrust

Antitrust chiarisce che si tratta di una violazione del Codice del Consumo, il quale stabilisce che i venditori di beni e servizi ai consumatori finali “non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”.

Con i gilet gialli in Francia la fine della favola Macron

L’analisi di Federico Rossi per Atlantico Quotidiano sulla protesta dei “gilet gialli” in Francia, punta dell’iceberg di un’insofferenza diffusa contro l’inquilino dell’Eliseo

Salvini vara la Lega 2.0. Niente più Padania ma Italia federale

Cancellata la stagione “bossiana”. Ora il Carroccio “promuove e sostiene la libertà e la sovranità dei popoli a livello europeo”

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Come va l’eGovernment in Europa (e in Italia). Rapporto Capgemini

Arriva la 15esima edizione dell’eGovernment Benchmark 2018 della Commissione Europea, studio guidato da Capgemini, Sogeti, IDC e Politecnico di Milano

5g, partita calda tra gli operatori tlc per le assegnazioni delle frequenze

Il settore delle Tlc continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica per diverse vicende che interessano gli operatori. Mentre Tim si trova ad affrontare la delicata partita del “ribaltone” al vertice e delle schermaglie tra gli americani di Elliott e i francesi di Vivendi, tutti sono coinvolti nel processo di avvicinamento al 5G.

L’ASSEGNAZIONE DELLE MULTIBANDA

Un tema che solleva diverse polemiche è l’assegnazione delle frequenze multibanda, appunto, per lo sviluppo del 5G. Conclusa l’asta per l’aggiudicazione della banda 3,6-3,8 con un esborso record da parte dei big di settore (6,5 miliardi), il dibattito si è anche rivolto ad un altro pacchetto di frequenze considerate “pioniere” per le connessioni del futuro, il 3,4-3,6. Uno spazio che da anni è stato dato in concessione ad operatori come Linkem, GO Internet, Mandarin e Aria, considerati i protagonisti (e i creatori) del mercato italiano del Fixed Wireless Access. Per intenderci, l’Internet “senza fili” che copre l’ultimo miglio dalla fibra con ponti radio basati su frequenze licenziate. Un ambito che ha visto una crescita costante e che conta ad oggi più di 1 milione 200 mila clienti sparsi in tutta Italia. Tassello fondamentale di un processo di digitalizzazione della penisola, che ha tenuto insieme lo sviluppo delle aree più periferiche (soprattutto al Sud) e la copertura delle principali città con soluzioni flessibili e convenienti. Per questo pacchetto di frequenze il Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Luigi Di Maio, ha deciso, con il parere favorevole dell’Agcom, una proroga della concessione a partire dal 2023 fino al 2029. La scelta di Mise e Agcom ha avuto un forte valore pro-competitivo perché stimola la pluralità di soggetti eterogenei. Solo offrendo una prospettiva di medio periodo a queste aziende si può completare la loro conversione tecnologica al 5G.

SPINTA VERSO IL 5G

Un passaggio, che oltre a garantire la presenza di una ottima tecnologia di accesso ad Internet in aree dove i grandi operatori non hanno interesse a fare investimenti, è cruciale per stimolare i grandi gruppi ad accelerare il deployment del 5G. E questo in coerenza con il criterio già adottato in altre epoche di transizione tecnologica per garantire neutralità tecnologica e vitalità competitiva: le frequenze sono sempre state prorogate nel settore delle Tlc in Italia e la prassi delle proroghe potrebbe riguardare anche il rinnovo delle frequenze assegnate a tutti i principali operatori che saranno in scadenza nel 2022 (si tratta delle frequenze sulle bande 2100 Mhz e 26 Ghz, unanimemente ritenute fondamentali per lo sviluppo del 5G).

QUESTIONE PROROGHE

Molte polemiche, alimentate dagli operatori vincitori dell’asta (e da Iliad, che pure è potuto entrare nel mercato nel mercato italiano senza una procedura competitiva) si incentrano sul valore delle proroghe delle frequenze 3,4-3,6 che i Big del mercato vorrebbero collegate ai valori finali dell’asta. Collegare tuttavia la decisione sulla proroga all’esito della gara 5G vuole dire dimenticare i tempi con i quali si sono svolti i due percorsi: la proroga è infatti antecedente e autonoma rispetto alla gara record sulle ambitissime frequenze 3,6-3,8. Due iter che riguardano peraltro due spettri diversi per caratteristiche e orizzonte temporale: mentre le 3,6-3,8 vengono date in concessione per un ventennio, le 3,4-3,6 sono state prorogate per soli sei anni, dal 2023 al 2029. Inoltre lo spettro assegnato con asta è collegato ad uno sviluppo tecnologico multifrequenziale (l’asta ha infatti assegnato altre Bande – e con valori tra loro molto diversi – che avranno applicazioni nello sviluppo del 5G mobile e proprio uno degli aggiudicatari delle frequenze destinate al Mobile ha beneficiato di un lotto “riservato” in quanto “nuovo entrante”) e con una prospettiva nazionale di sviluppo di nuovi servizi.

Mettere sullo stesso piano il rinnovo delle 3,4-3,6 con la concessione delle frequenze assegnate con l’Asta multibanda vorrebbe dire evidentemente scaricare un peso eccessivo e ingiustificato sui player che da anni operano su quello spettro rispetto ai big che acquisiscono una nuova banda. Quelle frequenze vennero infatti conquistate a seguito di una gara svoltasi nel 2008 e gli operatori che ne sono risultati aggiudicatari hanno negli anni investito in modo continuativo sul loro sviluppo e sull’evoluzione tecnologica delle reti e quindi della qualità delle connessioni e dei servizi. Ingenti investimenti di centinaia di milioni di euro, impiegati inizialmente per portare in Italia la tecnologia WiMax e poi per migrare verso il sistema LTE, considerato l’unico “a prova di futuro” in ambito radio. A rimetterci sarebbero inoltre le persone, specie al Sud, che devono il proprio impiego a questo dinamico comparto: per fare qualche numero, Linkem ha oltre 700 persone occupate nelle sole Bari e Taranto, mentre Tiscali è uno degli storici datori di lavoro dell’area cagliaritana.

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