L’educazione finanziaria? Fondamentale per evitare manipolazioni

Ottobre è il mese dedicato all’informazione del risparmio. Decine le iniziative in tutta Italia. Centemero (Lega): “Il Fintech e l’educazione finanziaria sono strategici”

L’economia che cambia, i pagamenti digitali e le nuove frontiere del Fintech. All’interno del mondo del risparmio, dell’investimento e della finanza in generale ci sono regole e soggetti che occorre conoscere per essere consapevoli e informati sul modo in cui investiamo i nostri soldi. Per questo ottobre è il “Mese dell’educazione finanziaria” con oltre 200 appuntamenti gratuiti in tutta Italia per informarsi, discutere e capire come gestire e programmare le risorse finanziarie personali e quelle della propria famiglia, approfondendo i temi del risparmio, degli investimenti, delle assicurazioni e della previdenza. Il calendario è disponibile sul sito www.quellocheconta.gov.it. L’iniziativa è stata promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (cui contribuisce anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze).

CENTEMERO: FINTECH STRATEGICO COME L’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Il Fintech è un settore strategico. Da Poste Pay a Tinaba passando da Prestiamoci in Italia e a Milano in particolare la scena è più che mai vivace. Personalmente sto tirando le somme insieme al gruppo della Lega per un confronto con le realtà del Fintech italiano e non solo. Lo sviluppo del settore non prescinde dall’educazione finanziaria nelle scuole, contemplata in un pdl che l’onorevole Capitanio ed io abbiamo depositato alla Camera”, ha detto a PolicyMaker Giulio Centemero (Lega), componente della commissione Finanze della Camera. E in effetti è importante essere informati visto che ancora la gran parte dei pagamenti in Italia avviene in contanti ma il digitale – e tutte le novità che porta con esso – avanza con rapidità e ha raggiunto i 6 miliardi di operazioni all’anno per un controvalore che è di 3,2 volte il Pil.

PERCHÉ È DIFFICILE DIVULGARE LE COSE ECONOMICHE

Per capire l’importanza dell’educazione finanziaria e perché sia fondamentale, basta riferirsi alle parole del direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, che ha parlato di questo concetto nel corso di una lectio magistralis tenuta in settimana all’Università di Venezia. “Divulgare è difficilissimo, anche nelle cose economiche. Perché ragionamenti e fatti di natura economica non sono mai esatti e puramente obiettivi. L’economia studia i comportamenti umani, dunque non è una scienza esatta. Le teorie economiche, anche le migliori, anche quelle elaborate da studiosi di chiara fama della cui buona fede non si può dubitare, possono essere contaminate da pregiudizi, distorte da convincimenti extra-economici. I fatti economici – sia quelli micro, che riguardano singoli soggetti, sia quelli macro, che riguardano grandi aggregati di soggetti – pongono formidabili problemi d’identificazione e misurazione. Ancora più complesso è misurare sentimenti e attese di una collettività, locale, nazionale, internazionale – ha proseguito Rossi -: climi di fiducia, aspettative d’inflazione, intenzioni di consumo o d’investimento. Noi cittadini non siamo abituati a far caso alle fonti delle notizie che ci piovono addosso quotidianamente quando sfogliamo un giornale, consultiamo i dispositivi digitali di cui siamo più o meno tutti dotati, guardiamo la cara vecchia tv. Ancora di peggio accade quando veniamo posti di fronte non a fatti inesistenti o mal misurati bensì a teorie sbagliate o mal rappresentate. Insomma siamo tutti estremamente vulnerabili, esposti a ogni sorta di errore o di manipolazione, anche quando riteniamo di essere evoluti abbastanza da non correre questo rischio”.

LA NECESSITÀ DI UNA BUONA DIVULGAZIONE

Che cosa si può fare per arrestare questa deriva? Per difendersi da chi ci vuole manipolare o da chi semplicemente propala ingenuità o falsità per pura ignoranza, rischiando di contagiarci? A tre tipi di soggetti possiamo fare appello per contrastare le informazioni distorte o false: i cittadini comuni, cioè i fruitori delle informazioni; i media, che le diffondono; gli artefici seri di informazioni, studiosi singoli, centri di ricerca, organismi statistici – ha osservato Rossi -. Cominciamo dalla prima categoria: i cittadini/consumatori d’informazioni. Essi devono alzare la guardia, non c’è dubbio su questo. Devono diventare più avvertiti della necessità di valutare bene la qualità dell’informazione economica che li raggiunge, innanzitutto soppesando la reputazione delle diverse fonti e imparando a diffidare di quelle sconosciute o di cattiva reputazione. Si tratta tuttavia di un’impresa difficile e lunga, affidata alla buona volontà di ciascuno di noi, quindi non surrogabile da nessun potere pubblico. I media dovrebbero essere i primi a eseguire questa selezione delle fonti sulla base della qualità”.  L’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, ha sottolineato Rossi, ha confermato di recente che televisione e radio raccolgono insieme il 56,6 per cento delle dichiarazioni d’uso principale, internet il 26,3, i quotidiani il 17,1. “Televisione e radio, proprio per la preferenza loro accordata dalla popolazione quali canali d’informazione, soprattutto politica, sono da molti anni particolarmente esposti all’influenza di partiti e movimenti politici, che ne riducono la capacità di filtrare le notizie sulla base di criteri di pura attendibilità scientifica”. E gli altri mezzi sono influenzati i modi analoghi, secondo il direttore generale di Bankitalia per il quale però non si può fare affidamento però nemmeno su chi “cerca di mettere insieme teorie e fatti nel modo migliore possibile, nel solo interesse dell’avanzamento della conoscenza: gli autori con pretesa di serietà”. “Insomma, ciò che nei tempi passati era solo raccomandabile – cioè che gli economisti facciano più e miglior divulgazione delle teorie e dei dati economici buoni, validati – diviene imperativo e urgente in tempi, come gli attuali, di onnipresente cattiva o imprecisa informazione economica, usata a fini politici. Ne va non solo del buon nome della professione economica, ma del corretto funzionamento delle nostre società democratiche”, ha concluso Rossi.

IL COMITATO

Da tempo per insegnare e divulgare i temi finanziari opera il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria che ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione. Il Comitato è composto da undici membri ed è presieduto da un direttore, la professoressa Annamaria Lusardi, economista specializzata nel campo dell’educazione finanziaria, che ha fondato e dirige il Global Financial Literacy Excellence Center alla George Washington University nominato dal Ministro dell’economia e delle finanze d’intesa con il Ministro dell’istruzione, università e ricerca scientifica tra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore. La partecipazione al Comitato non dà titolo ad alcun emolumento o compenso o gettone di presenza. Il Comitato opera attraverso riunioni periodiche collegiali e il lavoro di specifici gruppi cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia.

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EVENTI IN PROGRAMMA PER IL MESE DELL’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Gli eventi in programma nel “Mese dell’Educazione finanziaria” si rivolgono a tutti: bambini in età pre-scolare, studenti delle scuole primarie e secondarie, adulti, donne, anziani, famiglie, insegnanti, piccoli imprenditori, studenti universitari, rappresentanti del mondo accademico impegnati sui temi dell’educazione finanziaria. Promotori delle iniziative sono le 10 istituzioni che compongono il Comitato, tra le quali anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha coordinato le attività di questa prima edizione del “Mese”. Moltissimi sono gli eventi organizzati da soggetti terzi: associazioni di vario genere (da quelle dei consumatori a quelle professionali fino a quelle teatrali), fondazioni (incluse quelle impegnate contro l’usura), scuole di diverso ordine e grado, università, imprese del settore bancario e finanziario e non solo. L’Associazione bancaria italiana, ad esempio, da circa 15 anni promuove attività e progetti di educazione finanziaria su tutto il territorio nazionale, un impegno inserito anche all’interno del proprio statuto, che è stato valorizzato nell’ambito del monitoraggio condotto dalla Banca d’Italia per conto del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria in vista del “Mese dell’educazione finanziaria”, sulle iniziative realizzate dal 2015 ad oggi. In particolare, l’Associazione bancaria ha mappato 13 iniziative riconducibili a 6 diversi filoni di attività, in relazione alle quali sono stati realizzati dall’ABI numerosi appuntamenti e strumenti divulgativi.

I problemi dell’Italia? Per Bankitalia non si risolvono con più debito

Cosa ha detto il DG di Bankitalia Salvatore Rossi in occasione di una Lectio Magistralis all’Università di Venezia. Ecco un estratto del suo intervento

Secondo Bankitalia l’Italia spende molto e non produce in modo efficiente ma i problemi non si risolvono creando debito. Il richiamo è del direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, nel corso di una lectio magistralis tenuta in settimana all’Università di Venezia, che sembra chiamare in causa, nemmeno troppo velatamente, le recenti misure della maggioranza e quel 2,4% di deficit con il quale il governo giallo-verde sta pensando di finanziare una fetta consistente della prossima manovra.

IL PROBLEMA NON SI RISOLVE INDUCENDO LO STATO A INDEBITARSI

Bankitalia“Un’economia che cresce poco per un periodo così lungo, dove i redditi familiari sono in termini pro capite sui livelli della fine degli anni Ottanta, è un’economia che offre poche opportunità ai suoi cittadini, soprattutto a quelli più giovani – è il pensiero di Rossi -. Non sorprende che due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni si attendano che chi oggi studia o inizia a lavorare occuperà in futuro una posizione sociale ed economica peggiore di quella della generazione che li ha preceduti. Le cause di questa situazione sono molteplici e non le discutiamo qui. Una cosa è certa: il problema non si risolve inducendo lo Stato a indebitarsi. Lo Stato può far molto in questo campo spendendo meglio e fissando norme che incentivino l’efficienza”.

PERDERE DENARO PER IL DEFAULT DI UNO STATO “NON PUÒ CHE FARE PAURA”

Rossi è intervenuto poi, ancora più direttamente, sui timori dei mercati in vista della finanziaria. I mercati, ha precisato sono “i risparmiatori”, quindi persone che “investono il loro denaro e che, per questa ragione osservano attentamente l’andamento del debito pubblico e le scelte economiche degli esecutivi”. Tutto ciò avviene perché a nessuno piace perdere soldi, spiega in sostanza il direttore generale di Bankitalia aggiungendo che l’eventualità di non guadagnare o, perdere denaro per default di uno Stato “non può che fare paura”.

SE LO STATO ITALIANO DOVESSE FALLIRE PER CERCARE DI RISALIRE LA CHINA DOVREBBE AUMENTARE LE TASSEBankitalia

Non solo. Rincara ancora la dose Rossi: “Se mercati vuole dire essenzialmente risparmiatori, quelli nazionali sono diversi da quelli esteri? In altri termini, io che sono italiano tengo molto più volentieri nel mio portafoglio un BTP (un titolo dello Stato italiano) di un risparmiatore francese o tedesco, per ragioni patriottiche? Può darsi, ma è molto improbabile – ha ammesso il dg di Bankitalia -. I soldi sono soldi, a nessuno fa piacere perderli per amor di patria, salvo che in circostanze eccezionali, come ad esempio una guerra. Una differenza economica potrebbe essere che se lo Stato italiano, mettiamo, dovesse fallire, cioè non rimborsare a scadenza i propri titoli o farlo solo in parte, per cercare di risalire la china dovrebbe aumentare le tasse, colpendo quindi i propri cittadini ma non anche quelli francesi o tedeschi. Gli italiani potrebbero essere allora più restii a liberarsi di titoli pubblici nazionali, quando s’infittiscono notizie negative sulle finanze del loro Stato, nel tentativo di salvarlo e di non essere tassati”.

BANKITALIA: FARE ATTENZIONE AL MODO IN CUI LE NOTIZIE ECONOMICHE SI DIVULGANO

Secondo Rossi, bisogna quindi fare attenzione al modo in cui le notizie economiche si divulgano, e in questo i media e gli studiosi del settore hanno delle responsabilità. “Il luogo comune recita che l’economia italiana potrebbe essere prospera e felice se solo l’Europa, per stolidità teutonica, e i mercati, per occasionali antipatie politiche, non le imponessero una camicia di forza finanziaria. In questo modo ipersemplificato di raccontare le cose vi sono grandi di verità e tonnellate di falsità. Le cose sono molto più intrecciate e complicate e il compito di chi ha a lungo studiato questi problemi è di farlo capire bene”. Insomma, conclude Rossi “ciò che nei tempi passati era solo raccomandabile – cioè che gli economisti facciano più e miglior divulgazione delle teorie e dei dati economici buoni, validati – diviene imperativo e urgente in tempi, come gli attuali, di onnipresente cattiva o imprecisa informazione economica, usata a fini politici. Ne va non solo del buon nome della professione economica, ma del corretto funzionamento delle nostre società democratiche”, ha concluso il dg di Bankitalia.

Ponte Morandi, ecco cosa ha detto Castellucci (Autostrade) alla Camera

L’ad: Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi. Con noi “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi” per i lavori

In nove massimo 16 mesi si sarebbe potuto ricostruire Ponte Morandi ma ancora non abbiamo un’idea chiara di quello che è successo. Lo ha detto l’a.d. di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, in audizione alla Camera sul crollo del ponte Morandi, aggiungendo che sui ricorsi del governo è iniziato l’esame del decreto Genova su cui il cda darà le sue valutazioni.

PAGHEREMO RICOSTRUZIONE MA SU RICORSI VALUTA CDA

“Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi, mi sembra chiaro. Ricorsi? Non è nostra intenzione aggravare la situazione per la città di Genova, già molto colpita; ma la decisione definitiva non spetta a me, quanto al consiglio di amministrazione, che valuterà il testo definitivo del decreto”.

CON NOI RICOSTRUZIONE IN 9-16 MESI

Autostrade per l’Italia ha presentato possibili soluzioni per la ricostruzione del Ponte Morandi che vanno “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi – ha ammesso Castellucci -. Abbiamo una capacità tecnica, abbiamo 800 ingegneri. Pensiamo di poter dare contributi e i tempi che abbiamo comunicato sono assolutamente mantenibili. Non è una promessa ma un impegno”.

ANCORA NON CHIARE LE CAUSE DEL CROLLO

“Ancora non siamo in grado avere un’idea chiara di quello che è successo e non c’è ad oggi una ricostruzione completa e attendibile di ciò che è successo. C’è un incidente probatorio ancora in fase iniziale – ha proseguito – e non siamo in grado di avere una visione su quello che è successo, ma posso assicurarvi che l’attenzione dell’azienda è al livello massimo, più alto non potrebbe essere”. Ciò che si può dire, ha proseguito l’ad di Aspi è che “dopo la privatizzazione, Autostrade per l’Italia ha dato un forte impatto sull’aumento della sicurezza della rete che non aveva mai dato prima”, ha detto ricordando che dall’anno prima della privatizzazione ad oggi il tasso di mortalità è sceso del 77% e che i numeri assoluti delle vittime sono passate da 440 nel 99 alle 119 del 2017”.

EROGATI 837 CONTROBUTI PER PERSONE E IMPRESE TOCCATE DAL CROLLO

Fino a oggi Autostrade per l’Italia ha erogato “circa 800 e passa contributi alle persone e alle imprese toccate” dal crollo del ponte di Genova. La società ha erogato esattamente 837 contributi, di cui 532 per gli sfollati (286 per i primi interventi e l’acquisto di mobili, 112 per rimborso delle scuole, 94 per le rate dei mutui e gli affitti, 40 per i danni a cose e persone e per le spese urgenti) e 305 per le aziende, i commercianti e gli artigiani.

La lotta all’evasione fiscale? Con lotteria e digitale (e funziona)

Solo il 5% dei sindaci collabora con il fisco per contrastare l’evasione. Al Sud quasi nessuno. A Napoli “recuperati” solo 150 euro

Sono lo scontrino elettronico e la lotteria, le novità anti-evasione contenute nel decreto fiscale collegato alla manovra messa a punto dal governo per debellare almeno in parte un fenomeno che in Italia non conosce crisi. E che in altri paesi ha dato prova di funzionare.

ADDIO VECCHIO SCONTRINO CARTACEO: DAL 2019-2020 ARRIVA QUELLO ELETTRONICO

Lo scontrino elettronico dovrebbe sostituire gradualmente quello cartaceo: tutti i dati comprovanti l’acquisto di un bene saranno trasmessi direttamente all’Agenzia delle Entrate, affiancando così l’entrata in vigore della fattura elettronica la cui entrata in vigore è stata confermata a partire dal 1° gennaio 2019. L’obbligatorietà del nuovo strumento è prevista, inizialmente e a partire dal 1° luglio 2019, solo per gli esercizi commerciali con un giro di affari superiore ai 400 milioni di euro l’anno. Per tutte le altre attività, l’entrata in vigore dell’obbligo è prevista per il 2020.

AL VIA LA LOTTERIA NAZIONALE ANTI-EVASIONE

Al suo fianco si colloca la vera novità del governo giallo-verde: una lotteria nazionale collegata all’emissione degli scontrini che consentirà, ad ogni acquisto effettuato, di ricevere un codice che, previa comunicazione del proprio codice fiscale, consentirà di partecipare ad una estrazione a premi. Recita la norma: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione”. Per questo, sempre all’interno del decreto fiscale, è previsto uno sconto del 50% per l’acquisto dei nuovi registratori di cassa predisposti alla connessione in remoto con l’Agenzia delle Entrate e dotati di ‘memoria’ degli scontrini e dei relativi codici per la partecipazione alla lotteria.

LE INIZIATIVE SIMILI IN ALTRI PAESI

Iniziative simile a quella della lotteria decisa dal governo italiano sono già in vigore in altri paesi: nel 2014 in Portogallo è stata avviata la “Fatura da Sorte”, una lotteria che inizialmente metteva in palio un’auto di lusso. Poi si è passati all’estrazione settimanale che consente di vincere 35mila euro in buoni del tesoro mentre due volte all’anno (giugno e dicembre) si tiene l’estrazione straordinaria che mette in palio buoni del tesoro da 50mila euro. Per giocare bisogna connettersi a un sito internet e inserire i codici degli scontrini fiscali. In Cina si è partiti addirittura nel 1998 ma attraverso gratta e vinci che mettono in palio denaro corrisposto direttamente dal negoziante. Questo esperimento ha permesso un incremento del gettito complessivo attorno al 10% in generale e del 20% per le sole imposte indirette. Discorso simile a Taiwan: sul retro di ogni scontrino fiscale è stato inserito un numero che partecipa alla lotteria istantanea “gratta e vinci” con vincite tra i 5 e i 200 dollari. In Slovacchia tutti gli scontrini di importo superiore a un euro danno diritto alla partecipazione di un’estrazione settimanale che permette di vincere denaro, auto o la partecipazione a un programma televisivo. Dal dicembre 2013 a Malta è attiva la “Vat Lottery” mensile che mette in palio somme di denaro per i possessori degli scontrini estratti. Stesso discorso in Albania dal 2015: per partecipare bisogna raccogliere almeno 50 scontrini di ammontare totale superiore a 36 euro. E in Romania dove le estrazioni dei numeri degli scontrini fiscali avvengono mensilmente.

LA LOTTA ALL’EVASIONE IN ITALIA

La lotta all’evasione fiscale ha prodotto nei primi cinque mesi del 2018 un aumento complessivo dei redditi accertati. In particolare, le entrate tributarie derivanti dalle attività di accertamento e controllo si sono attestate a 4,586 miliardi (+0,224 miliardi, pari a +5,1%). I dati, diffusi dal Tesoro, mostrano comunque come tale aumento sia dovuto interamente alla lotta all’evasione delle imposte indirette che ha determinato un maggior reddito accertato pari a 0,556 miliardi (+32,9%), mentre le imposte dirette hanno prodotto un minor reddito accertato di 0,332 miliardi di euro (–12,4%).

SOLO IL 5% DEI SINDACI COLLABORA CON IL FISCO PER CONTRASTARE L’EVASIONE. AL SUD QUASI NESSUNO. A NAPOLI “RECUPERATI” SOLO 150 EURO

Secondo uno studio della Cgia, tra i 7.978 Comuni presenti l’anno scorso in Italia, solo 435 (pari al 5,4 per cento del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’Amministrazione finanziaria o alla Guardia di Finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. In termini di gettito, invece, nel 2016 (ultimo dato disponibile) i Sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla. “Il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione – ha ammesso il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i Sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro ?”.

In termini assoluti, i dati per comune capoluogo di provincia riferiti al 2017 ci dicono che Milano è stata l’amministrazione più “virtuosa”.Sebbene l’importo recuperato sia comunque contenuto, dalle segnalazioni effettuate agli 007 del fisco il capoluogo lombardo ha recuperato 1,3 milioni di euro. Segue Genova con 967.577 euro, Prato con 751.620 euro, Torino con 517.952 euro, Bergamo con 505.448 euro e Reggio Emilia con 447.390 euro. Tra le grandi aree urbane del Sud, invece, Reggio Calabria ha incassato 250.566 euro, mentre tutte le altre hanno riscosso cifre risicatissime: Messina 16.095 euro, Palermo 6.646 euro, Siracusa 3.763 euro, Catania 3.447 euro, Benevento 2.478 euro, Cagliari 350 euro e Napoli 150 euro. Se, invece, si rapporta la quota recuperata sul numero di contribuenti Irpef, Bergamo è l’Amministrazione comunale che si colloca al primo posto con 5,85 euro: seguono Prato con 5,14 e Reggio Emilia con 3,71. Anche osservando i risultati riferiti al numero di accertamenti raggruppati per regione, emerge la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti: anche se al Sud questa evidenza appare più marcata che altrove. Le costruzioni, ricordano dalla Cgia, è il settore dove i Comuni hanno le maggiori opportunità di intervento.

semplificazione fiscale“L’anno scorso nelle 6 regioni del Mezzogiorno – ha commentato il segretario Renato Mason – secondo quanto emerge dall’allegato al Def 2018 che riporta gli indicatori di benessere equo e sostenibile, ogni 100 abitazioni costruite legalmente, 50 erano abusive. Nel Nordest, invece, la media era del 5,5. Orbene, come è possibile che su poco meno di 1.750 Comuni ubicati al Sud, solo 164 abbiano effettuato unasegnalazione qualificata all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza ?” Nel 2017, sottolinea la Cgia, gli accertamenti dei tributi erariali realizzati grazie all’ mbeccata” dei Sindaci sono stati complessivamente 1.172; in leggero aumento rispetto all’anno precedente, quando si era raggiunta la soglia di 1.156, anche se in deciso calo se la comparazione viene effettuata con il risultato ottenuto nel 2012, quando si era toccata la punta massima di 3.455 segnalazioni.

Banche, difesa, energia, fisco e concessioni. Ecco cosa c’è nel Def

Tutte le misure analizzate punto per punto della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo

Crescere per recuperare il terreno perso negli ultimi vent’anni, rendere pienamente effettivo il principio costituzionale di tutela del risparmio intervenendo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali. Il tutto senza trascurare il comparto della Difesa per la quale il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale, dell’energia attraverso una strategia di decarbonizzazione completa e sostegno alle rinnovabili entro il 2050, del fisco (si punta sulla riduzione delle tasse) e di rivisitazione di tutte le concessioni. Sono queste le novità della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo.

TUTTI I NUMERI ESSENZIALI CONTENUTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF APPROVATA DAL GOVERNO E INVIATA ALLE CAMERA

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”: un obiettivo che il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” al punto che i paletti fissati dal governo nella nota di aggiornamento al Def potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Nonostante le stime del Pil per quest’anno vengano riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse gialloverdi, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione “sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite”.

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

COSÌ IL GOVERNO CERCHERÀ DI MODIFICARE L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Il Governo si è posto come obiettivo primario quello di rendere pienamente effettivo il principio costituzionale della tutela del risparmio. Le misure che verranno introdotte nel corso della legislatura si ispireranno dunque a tale finalità. 

European flags in front of the Berlaymont building, headquarters of the European commission in Brussels.

L’Italia contribuirà fattivamente alla discussione in corso a livello europeo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali, per rafforzare l’UEM rivedendo nel contempo alcune delle modalità stabilite negli anni passati. A tal fine cercherà di stemperare gli elementi di rigidità nella riduzione e condivisione dei rischi, conciliando la necessità di evitare l’azzardo morale connesso all’aspettative di bail-out con i rischi per la stabilità finanziaria.

A livello nazionale è necessario proseguire con l’azione di rafforzamento del sistema e di riduzione dei crediti deteriorati intrapresa dal sistema bancario italiano. Nell’anno in corso è continuato il progressivo miglioramento della qualità del credito bancario. Nel primo trimestre del 2018 l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti ha continuato a diminuire, al netto delle rettifiche di valore, attestandosi al 5,1 per cento (da 5,9 per cento alla fine del 2017).

E’ necessario consolidare e rafforzare i miglioramenti sinora conseguiti. Sì valuterà la possibilità di introdurre una nuova normativa relativa alle GACS (quella vigente verrà a scadenza nel marzo 2019), verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili.

L’interlocuzione con la Commissione Europea inizierà nell’ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di stato. Si procederà inoltre al completamento della riforma delle cooperative e banche popolari.

Infine il Governo intende dedicare un’attenzione specifica all’utilizzo delle nuove tecnologie (cd. Fintech). Si tratta di settori nei quali i progressi richiedono cooperazione internazionale, per cui sarà assicurata una partecipazione attiva ai lavori dell’Unione Europea e degli organismi internazionali competenti per il miglioramento continuo degli standard internazionali in materia finanziaria.

LEONARDO-FINMECCANICA, DIFESA E SICUREZZA

Per la tutela degli interessi strategici nazionali e per fronteggiare la complessità del cambiamento e i suoi impatti sulla sicurezza collettiva, il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale che – oltre all’azione indispensabile svolta dalle Forze armate e dalla Difesa – preveda il coinvolgimento di tutte le componenti del Sistema Paese.

A tal fine, andrà ricercata a livello nazionale la massima sinergia con gli altri ministeri, l’industria, il mondo accademico nonché i settori della ricerca di base e avanzata, al fine di consolidare meccanismi stabili di collaborazione. A livello internazionale si continuerà a operare nell’alveo delle organizzazioni e delle alleanze di tradizionale ancoraggio per la proiezione estera, contribuendo agli interventi necessari e vitali per la tutela degli interessi anche nazionali, prestando la massima attenzione nella destinazione delle relative risorse, a fronte dei costi associati.

Il Governo intende procedere ad una graduale trasformazione dello strumento militare, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca e di utilizzo a scopi duali. A tal fine si procederà alla massima ottimizzazione delle risorse, eliminando sprechi ed inutili duplicazioni. L’obiettivo è evolvere verso uno strumento militare moderno, efficace, efficiente, economicamente sostenibile, da impiegare con oculatezza in relazione alle priorità strategiche dell’Italia.

Rimarranno quindi cruciali le cooperazioni, sia nell’ambito della struttura di difesa comune integrata della NATO, sia nel contesto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell’UE. In particolare, nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente (Permanent Structured Cooperation – PESCO), l’Italia intende sostenere e valorizzare le opportunità offerte dal Fondo Europeo della Difesa (European Defence Fund – EDF), che prevede finanziamenti sia per la ricerca tecnologica sia per lo sviluppo di capacità strategiche, nonché dal Programma Europeo di Sviluppo Industriale per la Difesa (European Defence Industrial Development Programme – EDIDP), finalizzato a supportare progetti di cooperazione industriale multilaterale tra aziende europee nel settore della Difesa.

Il Governo si impegnerà anche a sviluppare ulteriormente le politiche per l’innovazione e per la ricerca scientifica e tecnologica, con il contributo del mondo accademico, dell’Industria e del settore privato. In particolare, lavorerà per creare e integrare competenze specialistiche avanzate nel settore industriale, attraverso la formazione di centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da Università/Ricerca e Industria (grandi e piccole-medie imprese), al fine di favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, l’adozione e la diffusione delle tecnologie abilitanti. In linea con le esigenze di difesa, sicurezza e resilienza del Paese, verrà favorita l’adozione del paradigma ‘Multipurpose-by-design’ che, nel recepire le esigenze operative delle Forze armate, proceda allo sviluppo di tecnologie abilitanti e correlate capacità militari a molteplice scopo.

Relativamente alla minaccia cibernetica, alto fattore di rischio per il Paese da cogliere anche come un’opportunità di investimenti, il Governo intende sviluppare programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico, al fine di preservare la protezione e la resilienza dei sistemi e delle reti strategiche nazionali.

Parimenti, nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, il Governo intende altresì sviluppare un approccio volto a fornire nuove opportunità, favorendo da un lato la possibilità di nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine appartenenti al Dicastero (Arma dei Carabinieri), dall’altro elaborando e sviluppando un nuovo piano delle assunzioni. Queste ultime avverranno nell’area sia operativa sia tecnico-industriale, formando i giovani sul territorio in sinergia con le istituzioni locali ed il mondo delle imprese che ruota intorno alla Difesa, in cui arsenali, stabilimenti, poli di mantenimento ed enti militari a carattere industriale dovranno rappresentare un’opportunità di sviluppo.

Il Governo procederà, inoltre, alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse nelle spese militari, al fine di evitare sprechi e duplicazioni, anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare non più utile ai fini istituzionali. A tal riguardo, verrà assicurata l’ulteriore razionalizzazione delle strutture militari, eliminando quelle non più necessarie e accorpando, ove possibile, quelle che svolgono funzioni similari, in un’ottica di aggregazione interforze ed internazionale.

Infine si continuerà a sviluppare la cultura dell’efficacia, dell’efficienza e delle economie delle risorse, attraverso l’implementazione delle più moderne procedure di controllo di gestione.

AMBIENTE ED ENERGIA, ECCO LE PROSSIME RIFORME DEL GOVERNO SECONDO IL DEF

Le maggiori sfide che il Paese deve affrontare in tema ambientale sono l’inquinamento e i cambiamenti climatici, la desertificazione, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità.

Più in particolare, sono 6 le sfide principali alle quali il Governo intende dare riposta nei prossimi anni:

i) proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici riducendo progressivamente i fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;

ii) incrementare la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e assicurare una migliore e più coordinata gestione delle aree protette e del capitale naturale;

iii) limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico e valorizzare l’acqua come bene comune;

iv) mettere in sicurezza il territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali;

v) promuovere l’uso efficiente e sostenibile delle risorse, governare la transizione verso l’economia circolare e i ‘rifiuti zero’;

vi) diminuire progressivamente le infrazioni comminate all’Italia dall’Unione Europea in materia ambientale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi il Governo terrà conto degli impegni e degli accordi assunti in ambito europeo, regionale ed internazionale e, a livello nazionale, proseguirà nel percorso di attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

Con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, il Governo introdurrà norme per promuovere una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico oltre che iniziative riguardanti un regime fiscale di vantaggio a favore delle aziende che implementano strategie di riduzione dell’inquinamento.

Le misure attraverso cui conseguire questo obiettivo sono:

i) lo sviluppo del lavoro ecologico e la ‘decarbonizzazione’ e ‘defossilizzazione’ della produzione;

ii) l’attuazione di norme di semplificazione amministrativa in tema ambientale. Sarà, inoltre, favorito l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti e l’implementazione delle misure per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. A quest’ultimo riguardo, un’attenzione particolare sarà rivolta all’edilizia residenziale pubblica.

Il Governo si impegna a rendere operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e a sostenere presso tutte le sedi, anche internazionali, obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. Sono tutti temi che dovranno trovare un’effettiva applicazione nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in fase didefinizione e da presentare alla Commissione UE entro la fine del 2019.

Delle iniziative riguardanti la mobilità sostenibile si è detto nel paragrafo sulle infrastrutture. Con riferimento alla qualità dell’aria, l’obiettivo è, in cooperazione con le Regioni, il contenimento delle emissioni del particolato PM 10 e del biossido di azoto NO2.

Ai fini della salvaguardia della biodiversità si interverrà sulla ‘Legge-quadro sulle aree protette’, per natura’ valorizzando le realtà territoriali nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile. Si dovranno stabilire piante organiche per gli Enti parco e una loro nuova governance. La prevenzione degli incendi, il contrasto al bracconaggio e al commercio illegale di specie protette saranno realizzati attraverso azioni quali il rafforzamento della cooperazione con le Forze di Polizia, l’installazione di sistema di videosorveglianza e la modifica del codice penale.

E’ inoltre obiettivo del Governo promuovere un’efficace integrazione del Capitale Naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche, nei processi economici e nella pianificazione territoriale, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile.

Un’ulteriore linea di azione riguarderà la protezione del mare attraverso il rafforzamento della partecipazione ai processi internazionali di governance e a specifiche misure per limitare i rifiuti marini (marine litter) e per il recupero degli stessi e nuove procedure per l’autorizzazione alla raccolta della plastica, modificando il Codice dell’Ambiente.

È obiettivo del Governo garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche avvalendosi degli strumenti normativi europei. Sarà rafforzata la tutela quali-quantitativa della risorsa e si incentiverà l’uso di sistemi per ridurre gli sprechi e le dispersioni con l’introduzione e la diffusione di nuove tecnologie e si incrementeranno gli investimenti di natura pubblica sul servizio idrico integrato.

Saranno introdotte regole e misure, anche strutturali, per il contrasto e la prevenzione del consumo del suolo e del dissesto idrogeologico, anche tramite il potenziamento del Geoportale Nazionale.

Ciò avverrà attraverso: un’adeguata politica di sostegno agli interventi di prevenzione e di manutenzione del territorio; l’aggiornamento della pianificazione di settore; azioni per la responsabilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni sui rischi connessi; la rigenerazione urbana; la pianificazione e realizzazione di infrastrutture verdi; il rilancio del patrimonio edilizio esistente; l’introduzione del bilancio ecologico comunale; il rafforzamento della governance delle aree marinocostiere, anche in relazione alla conservazione del capitale naturale.

Per quanto attiene alla sicurezza del territorio e della prevenzione e contrasto dei danni ambientali, il Governo intende:

i) consolidare le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali con un

inasprimento delle sanzioni previste della L. n. 68 del 201538;

ii) implementare l’attività di contrasto alle ecomafie in base al principio del ‘chi inquina paga’.

Con riferimento all’economia circolare39, il Governo ha recentemente attribuito40 tale competenza al Ministero dell’Ambiente, fatte salve le competenzedel Ministero dello Sviluppo Economico, inserendolo nel più ampio contesto dell’uso efficiente delle risorse.

A seguito dell’adozione del cd. ‘pacchetto rifiuti – economia circolare’ della UE, il Governo modificherà la normativa nazionale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti41 al fine di risolvere le problematiche che non ne hanno consentito una uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. Ugualmente andranno incrementate, anche tramite l’adozione dei decreti ‘End of Waste’, le iniziative necessarie a costituire un ciclo virtuoso di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti, promuovendo l’economia circolare e la progettazione ambientalmente sostenibile dei prodotti, nonché l’adozione di specifiche norme per la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati, anche con l’eventuale introduzione di meccanismi fiscali premianti. La revisione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti mira a prevedere una forte riduzione del rifiuto prodotto, puntando in particolare alla drastica riduzione dell’utilizzo della plastica monouso. In tale ambito rientra anche il lancio della campagna di sensibilizzazione ‘plastic free’ e l’iniziativa di eliminare in tutte le amministrazioni pubbliche l’uso di plastica, specialmente monouso.

L’attività dei Consorzi nazionali per il riciclaggio dei rifiuti verrà modificata al fine di verificare gli obiettivi di riciclaggio raggiunti nonché coordinare azioni volte al contrasto dei fenomeni illeciti legati al traffico nazionale e internazionale dei rifiuti. Sarà creata una Cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’inquinamento da amianto con l’implementazione delle attività di rilevazione e bonifica, l’erogazione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e l’individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni.

Il Governo intende proseguire nello sforzo di ridurre il numero delle infrazioni applicate all’Italia dall’Unione Europea, passate dalle 117 del 2014 alle 59 di oggi. Il 22 per cento delle infrazioni riguarda l’ambiente ed, in particolare, le tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Il Governo metterà in campo specifiche azioni per seguire ogni procedura e valutare i passi da compiere.

Nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

AUTOSTRADE, ENERGIA E TLC. ECCO COME IL GOVERNO UTILIZZERÀ I CANONI MAGGIORATI DELLE CONCESSIONI PUBBLICHE

L’attuale panorama delle concessioni di beni e servizi è assai variegato a causa di una frammentazione delle competenze – tra amministrazioni centrali e territoriali – nonché di una regolazione inefficiente e obsoleta che investe le procedure di rilascio delle concessioni, i parametri di determinazione dei canoni concessori e i relativi meccanismi di riscossione. Con poche eccezioni, il denominatore comune è la scarsa redditività delle concessioni per l’Erario.

I canoni imposti non sono, in numerosi casi, correlati agli ingenti fatturati e profitti che i beni dati in concessione producono in capo ai concessionari. Inoltre, può accadere che questi ultimi godano, attraverso il sistema tariffario, di rendimenti garantiti e molto al di sopra di quelli di mercato, anche per effetto di limiti nelle capacità di controllo da parte dei soggetti pubblici competenti sui livelli degli investimenti previsti/effettuati.

Il MEF-Dipartimento del Tesoro, utilizzando una banca dati dedicata, sta conducendo alcuni studi conoscitivi sul sistema delle concessioni dai quali sono confermati i dubbi riguardo alla adeguata valorizzazione dei beni dati in concessione.

Il Governo si propone di allargare e sistematizzare tali analisi, coinvolgendo le amministrazioni competenti al rilascio e al controllo delle concessioni, le autorità di regolazione ed esperti indipendenti dei vari settori onde arrivare, entro la fine del 2019, all’avvio di una completa mappatura del fenomeno, finalizzata alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione dei regimi di concessione.

I maggiori introiti che potrebbero derivare dal prospettato riordino delle concessioni sono, allo stato attuale, difficilmente quantificabili. Tuttavia, i dati disponibili evidenziano importanti potenzialità per la finanza pubblica e per la riduzione del rapporto debito/PIL.

Il Governo studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate. Nell’ambito dello stesso processo, parte dei maggiori introiti riferibili alle concessioni rilasciate dalle amministrazioni locali potrebbero essere vincolati alla riduzione del loro indebitamento. Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico.

COME CAMBIERÀ IL FISCO SECONDO IL GOVERNO

L’obiettivo del Governo è di rafforzare la crescita in un quadro di coesione e inclusione sociale e all’interno di un percorso graduale di riduzione del rapporto debito/PIL nel corso della legislatura. La pressione fiscale, stimata al 42,2 per cento del Pil. semplificazione fiscale

Il Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e impreseIl Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e imprese e rendere la tassazione più favorevole alla crescita. Gli adempimenti fiscali saranno quindi semplificati e si punterà a ridurre drasticamente l’evasione ed elusione delle imposte.

Il Governo intende iniziare un percorso di riduzione graduale della pressione fiscale su famiglie e imprese, sostenendo nella prima fase le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi dal 2019 avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

La gradualità del percorso è principalmente volta a evitare eccessivi oneri per la finanza pubblica. Sarà esteso il regime forfetario, sostitutivo di Irpef e Irap, che assoggetta all’aliquota del 15% una base imponibile forfettizzata applicando ai ricavi coefficienti di redditività differenziati per attività economica. I soggetti che aderiscono a questo regime agevolato sono anche esentati dal versamento dell’Iva e da ogni adempimento.

Per incentivare gli investimenti e gli incrementi occupazionali, tutte le imprese beneficeranno di una riduzione dell’aliquota delle imposte applicata ai redditi corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e nuove assunzioni.

Il contrasto all’evasione che ha l’obiettivo di assicurare l’equità del prelievo e di tutelare la concorrenza tra le imprese sarà perseguito potenziando tutti gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria, in particolare sfruttando l’applicazione di nuove tecnologie per effettuare controlli mirati.

I dati che si renderanno disponibili a seguito dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria saranno integrati anche, a partire da luglio 2019, da quelli rilevati attraverso la trasmissione telematica dei corrispettivi relativi alle transazioni verso consumatori finali.

Le basi dati alimentate dai nuovi flussi informativi saranno utilizzate per potenziare tutte le attività dirette a incentivare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, attraverso le comunicazioni per la promozione della compliance inviate a cittadini, ai professionisti e alle imprese, e saranno incrociate con i dati delle dichiarazioni dei redditi per potenziare l’efficacia dei controlli.

L’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici sarà inoltre associato a misure di semplificazione fiscale e di riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti.

Il Governo intende anche varare un decreto-legge su ‘pace fiscale’. L’obiettivo di questo intervento è completare il percorso di chiusura delle posizioni debitorie ancora aperte per consentire che l’attività di riscossione ordinaria riprenda con sempre maggiore efficienza. Lo stesso obiettivo di efficienza sarà perseguito con riguardo al contenzioso, favorendo la chiusura delle liti pendenti.

Contestualmente all’introduzione di una flat tax generalizzata, saranno valutati gli spazi disponibili per la razionalizzazione delle cosiddette spese fiscali: la molteplicità delle agevolazioni, la difficoltà del loro coordinamento e le possibili sovrapposizioni con i trasferimenti diretti di risorse aventi carattere assistenziale possono impedire una corretta rappresentazione dei flussi redistributivi operati dal settore pubblico.

La scelta delle agevolazioni su cui intervenire sarà guidata da un’attenta valutazione, tenendo in considerazione aspetti legati al costo-efficacia delle agevolazioni stesse, ai risultati che hanno prodotto e ai loro impatti redistributivi.

Giro di vite Ue sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata

Secondo uno studio di Europol del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali.

Termini più rigorosi per il congelamento e la confisca transfrontaliera dei beni alla Criminalità organizzata e priorità all’indennizzo delle vittime. Sono queste alcune delle novità adottate dall’Europarlamento per accelerare le procedure nell’ambito di alcuni reati, in tutta l’Unione europea. Le nuove norme, già concordate in via informale tra il Parlamento e i ministri dell’Ue in giugno, renderanno più rapido e semplice per gli Stati membri il congelamento e la confisca transfrontalieri dei proventi di reato.

ECCO QUALI SONO LE NUOVE MISURE

Le nuove misure prevedono innanzitutto l’introduzione di scadenze: un Paese Ue che riceve un ordine di confisca da un altro Paese Ue disporrà di 45 giorni di tempo per eseguire l’ordine; i provvedimenti di congelamento transfrontalieri devono essere eseguiti con la stessa rapidità e priorità di quelli nazionali. Le autorità, infine, avranno quattro giorni di tempo per congelare i beni se la richiesta di confisca è urgente. Altra novità è rappresentata dai documenti standardizzati: saranno utilizzati certificati e moduli standard per garantire che i Paesi Ue agiscano più rapidamente e comunichino in modo più efficiente. Inoltre è previsto un ambito di applicazione più ampio: ove richiesto, i Paesi europei potranno confiscare beni ad altre persone legate all’organizzazione criminale in questione e potranno anche agire nei casi in cui non vi sia una condanna (ad esempio, se l’indagato è fuggito). Infine, sono previsti nuovi diritti per le vittime: saranno le prime, infatti, a ricevere un risarcimento quando i beni confiscati saranno distribuiti.

LA RELATRICE: IL PROVVEDIMENTO RAFFORZA LA GIUSTIZIA EUROPEA

“Questo strumento di riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e confisca rafforza la giustizia europea – ha detto la relatrice Nathalien Griesbeck (ALDE, FR) -. È più equo per le vittime e consolida la nostra lotta contro il finanziamento del terrorismo. Il Parlamento vigilerà attentamente per garantire che le nuove norme siano attuate rapidamente ed efficacemente”.

EUROPOL: NELL’UE VIENE CONFISCATO SOLO L’1,1% DEI PROFITTI CRIMINALI CIRCA 1,2 MILIARDI DI EURO

Privare i criminali dei loro beni è, infatti, uno strumento importante per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Tuttavia, secondo uno studio di Europol (qui lo studio) del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali. L’analisi riporta alcuni dati dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) secondo cui i proventi illeciti a livello globale rappresentano il 3,6% del pil mondiale del 2009 circa 1,9 trilioni di euro e solo lo 0,2% viene effettivamente sequestrato o confiscato. Sulla base delle stime di Project OCP, i mercati illeciti generano circa 109.900 milioni di euro a livello di Ue, pari allo 0,9% del Pil dell’Ue del 2010. Sempre secondo lo studio Europol, il valore dei beni provvisoriamente sequestrati/congelati nell’Ue è pari a circa 2,4 miliardi di euro di cui circa 1,2 miliardi risultano confiscati.

Alitalia. Il governo Conte conferma la cassa integrazione

Il governo Conte si appresta a confermare la cassa integrazione straordinaria (Cigs) per i lavoratori di Alitalia. Ecco tutti i dettagli sulla richiesta della compagnia e sulle attese dei lavoratori, con le intenzioni del governo.

LA RICHIESTA DI ALITALIA E I DIPENDENTI INTERESSATI

Tutto nasce dalla mossa di Alitalia: la compagnia aerea ha rinnovato la richiesta di cassa integrazione straordinaria in vista della scadenza dell’attuale Cigs fissata al 31 ottobre prossimo. La nuova richiesta avanzata ai sindacati riguarda 1.570 lavoratori, meno dei 1.680 della Cigs in corso. Nello specifico, la richiesta di nuova Cigs riguarda 950 dipendenti su terra, 100 piloti, 100 comandanti e 420 assistenti di volo.

LA TEMPISTICA DELLA PROCEDURA

La nuova Cigs dovrebbe quindi partire il primo novembre fino al 23 marzo del 2019. Al momento non è stata ancora fissata nessuna convocazione al ministero del Lavoro sull’avvio della procedura della nuova Cigs.

LA NOTIZIA DEL SOLE SULLA PROROGA DELLA CIGS

Per Alitalia è in arrivo la proroga fino al 23 marzo 2019 della casa integrazione straordinaria in scadenza il 31 ottobre, scrive oggi il Sole 24 Ore.

IL PROSSIMO INCONTRO CON I SINDACATI

Sulla richiesta dell’azienda partirà a breve il confronto con i sindacati e le associazioni professionali. Che, ha annunciato il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, saranno convocati il 12 ottobre al ministero.

LE RICHIESTE SINDACALI

«Speriamo sia la positiva risposta al grido d’allarme che abbiamo lanciato – dice Stefano De Carlo (Fnta) – e che arrivino risposte concrete dal governo per dare una prospettiva futura ad Alitalia e consolidare i miglioramenti effettuati sul fronte dei conti». Secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria, ci sarebbe preoccupazione in vista della scadenza di fine mese per la vendita di Alitalia e del termine del 15 dicembre per la restituzione del prestito ponte da 900 milioni (circa un miliardo con gli interessi), anche se il ministro Danilo Toninelli (Mit) è fiducioso che il dossier «verrà chiuso entro ottobre».

Manovra, ecco le misure del dl fiscale

Rottamazione delle cartelle, definizione agevolata delle controversie tributarie, lotteria degli scontrini e modifiche alle accise. Queste alcune delle novità della bozza di decreto visionata da Policy Maker

Arriva la prima bozza del dl fiscale a cui sta lavorando il governo che Policy Maker è in grado di anticipare. Il titolo I si occupa di Rottamazione delle cartelle e della nuova disciplina del discarico di riscossione; di Definizione agevolata delle controversie tributarie; di Flat tax – dichiarazione integrativa; della trasmissione telematica dei corrispettivi e della lotteria degli scontrini; di cogenerazione; di Sterilizzazione degli aumenti delle accise dei prodotti energetici (RGS); dell’estensione dell’Istituto del gruppo Uva ai gruppo bancari cooperativi. Il Titolo II “Altre disposizioni urgenti” di Missioni di pace, pulizia Bilancio 2018, transazioni PayBack, commissari Calabria Molise per i piani di rientro, di una norma sulla giustizia riguardante Equitalia, della proroga del prestito Alitalia, dell’anticipo delle FF.SS., del Fondo di Garanzia e FSC, del Fondo 300 milioni e del Fondo ristoro risparmiatori. Quest’ultima parte, tuttavia, è ancora da scrivere.

LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE

Pace fiscale, Flat tax, Startup. Ecco il pacchetto tributario della Lega in vista della manovraInnanzitutto prevede una nuova definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione. Il debitore potrà beneficiare dell’abbattimento delle sanzioni comprese nel carico e degli interessi di mora, come nelle due precedenti “rottamazioni” ma, rispetto ad esse, fruirà di condizioni più favorevoli, poiché potrà effettuare il pagamento delle somme dovute in un arco di tempo particolarmente ampio (cinque anni); potrà utilizzare in compensazione, per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della PA; se eseguirà il pagamento in forma rateale, sarà assoggettato ad un tasso di interesse molto ridotto, pari allo 0,3%, anziché a quello del 4,5%; provvedendo al versamento della prima o unica rata delle somme dovute potrà ottenere l’estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla definizione.

In termini generali, si prevede che i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 possano essere estinti con il pagamento del capitale e degli interessi iscritti a ruolo (nonché dell’aggio, dei diritti di notifica della cartella di pagamento e delle spese esecutive eventualmente maturate), senza versare le sanzioni incluse negli stessi carichi, gli interessi di mora e le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale. Viene consentito il pagamento dilazionato delle somme dovute, in unica soluzione entro il 31 luglio 2019, ovvero in un numero massimo di dieci rate consecutive e di pari importo. E tali rate scadranno il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019. In caso di pagamento rateale gli interessi da corrispondere sono calcolati al tasso dello 0,3% annuo

Si pongono a carico dell’agente della riscossione l’onere di fornire i dati necessari ad individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in apposita area del suo sito internet. Il debitore, per aderire alla definizione, deve presentare, entro il 30 aprile 2019, una dichiarazione all’agente della riscossione, con le modalità e in conformità alla modulistica pubblicate dallo stesso agente sul proprio sito internet entro quindici giorni dall’entrata in vigore del decreto legge; nella dichiarazione dovrà essere indicato anche il numero di rate prescelto per l’eventuale pagamento dilazionato. In questa dichiarazione il debitore dovrà inoltre assumere l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi che intende definire. Tali giudizi verranno sospesi dal giudice, fino al pagamento di quanto dovuto. Successivamente, il giudizio si estinguerà a seguito della produzione, a cura di una delle parti, della documentazione attestante i versamenti eseguiti per perfezionare la definizione. Se, invece, le somme dovute non saranno integralmente pagate la sospensione del giudizio sarà revocata dal giudice su istanza di una delle predette parti.

La dichiarazione all’agente della riscossione può essere integrata entro il 30 aprile 2019. Per determinare l’ammontare delle somme da versare si considerano unicamente gli importi già pagati allo stesso titolo e che il debitore, se ha già interamente versato le medesime somme con precedenti pagamenti parziali, deve comunque dichiarare la sua volontà di aderire alla definizione per beneficiare degli effetti di quest’ultima. Restano, comunque, definitivamente acquisite e non sono rimborsabili le somme versate a qualunque titolo, relativamente ai debiti definibili, anche anteriormente alla definizione.

Cosa succede una volta presentata la dichiarazione di adesione ? Gli effetti sono l’inibizione all’iscrizione di nuovi fermi amministrativi e ipoteche, salvando quelli già iscritti; divieto di avviare nuove procedure esecutive e di proseguire quelle già avviate in precedenza, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo; la condizione di “non inadempienza” del debitore nell’ambito della procedura di erogazione dei rimborsi d’imposta nonché ai fini della verifica della morosità da ruolo, per un importo superiore a 5.000,00 euro, all’atto del pagamento, da parte delle Pubbliche Amministrazioni e delle società a totale partecipazione pubblica, di somme di ammontare pari almeno allo stesso importo.

In caso di omesso ovvero insufficiente o tardivo versamento di una sola rata, la definizione è inefficace e i versamenti effettuati sono considerati semplici acconti delle somme complessivamente dovute a seguito dell’iscrizione a ruolo. Sono esclusi dalla procedura di definizione agevolata le risorse proprie dell’Unione europea; i recuperi degli aiuti di Stato considerati illegittimi dalla stessa Ue; i crediti derivanti da condanne pronunciate dalla Corte dei conti; le multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna; le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

I debitori che hanno aderito alla definizione agevolata e che effettuano entro il 30 novembre 2018 il pagamento delle rate dovute in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 possono fruire del differimento automatico del versamento delle restanti somme in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, con interessi calcolati al tasso dello 0,3% annuo a partire dal 1° agosto 2019. Nessun adempimento è previsto a carico di tali debitori, cui l’agente della riscossione trasmetterà, entro il 30 giugno 2019, apposita comunicazione, nonché i bollettini precompilati per eseguire il versamento delle rate rideterminate. Si consente comunque di procedere al pagamento in unica soluzione, entro il 31 luglio 2019 (e, quindi, senza interessi), delle rate differite automaticamente.

I soggetti colpiti da sisma dell’Italia centrale negli anni 2016 e 2017 possono effettuare il pagamento delle somme dovute a titolo di definizione agevolata in dieci rate a partire dal 31 luglio 2019 ovvero, entro tale data, in unica soluzione. Infine, si ammette alla nuova procedura di “rottamazione” anche i soggetti che non hanno perfezionato la definizione prevista dall’art. 6 del DL n. 193/2016, nonché coloro che, dopo aver aderito a quella di cui all’art. 1 del DL n. 148/2017, non hanno provveduto al pagamento, entro il 31 luglio 2018, di tutte le rate dei vecchi piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016 scadute al 31 dicembre 2016.

GLI ARTICOLI DELLA BOZZA DI DL

Disposizioni in materia fiscale

ART.

(Definizione dei debiti relativi ai carichi affidati all’agente della riscossione)

1. I debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 possono essere estinti, senza corrispondere le sanzioni comprese in tali carichi, gli interessi di mora di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, versando integralmente, in unica soluzione entro il 31 luglio 2019, o nel numero massimo di dieci rate consecutive di pari importo le somme:

  • a) affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e interessi;

  • b) maturate a favore dell’agente della riscossione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, a titolo di aggio sulle somme di cui alla lettera a) e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.

2. Le rate previste dal comma 1 scadono il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019.

3. In caso di pagamento rateale ai sensi del comma 1 del presente articolo, sono dovuti, a decorrere dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo e non si applicano le disposizioni dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

4. L’agente della riscossione fornisce ai debitori i dati necessari a individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in apposita area del proprio sito internet.

5. Il debitore manifesta all’agente della riscossione la sua volontà di procedere alla definizione di cui al comma 1 rendendo, entro il 30 aprile 2019, apposita dichiarazione, con le modalità e in conformità alla modulistica che lo stesso agente pubblica sul proprio sito internet nel termine massimo di 15 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in tale dichiarazione il debitore sceglie altresì il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, entro il limite massimo previsto dal comma 1.

6. Nella dichiarazione di cui al comma 5 il debitore indica l’eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi in essa ricompresi e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi, che, dietro presentazione di copia della dichiarazione e nelle more del pagamento delle somme dovute, sono sospesi dal giudice. L’estinzione del giudizio è subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione e alla produzione, nello stesso giudizio, della documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso contrario, il giudice revoca la sospensione su istanza di una delle parti.

7. Entro il 30 aprile 2019 il debitore può integrare, con le modalità previste dal comma 5, la dichiarazione presentata anteriormente a tale data.

8. Ai fini della determinazione dell’ammontare delle somme da versare ai sensi del comma 1, lettere a) e b), del presente articolo, si tiene conto esclusivamente degli importi già versati a titolo di capitale e interessi compresi nei carichi affidati, nonché, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. Il debitore se, per effetto di precedenti pagamenti parziali, ha già integralmente corrisposto quanto dovuto ai sensi del comma 1, per beneficiare degli effetti della definizione deve comunque manifestare la sua volontà di aderirvi con le modalità previse dal comma 5.

9. Le somme relative ai debiti definibili, versate a qualsiasi titolo, anche anteriormente alla definizione restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili.

10. A seguito della presentazione della dichiarazione, relativamente ai carichi definibili che ne costituiscono oggetto:

a) sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;

b) sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di presentazione;

c) non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi quelli già iscritti alla data di presentazione;

d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive;

e) non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo;

f) il debitore non è considerato inadempiente ai fini di cui agli articoli 28-ter e 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

11. Entro il 30 giugno 2019, l’agente della riscossione comunica ai debitori che hanno presentato la dichiarazione di cui al comma 5 l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse.

12. Il pagamento delle somme dovute per la definizione può essere effettuato:

a) mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente indicato dal debitore nella dichiarazione resa ai sensi del comma 5;

b) mediante bollettini precompilati, che l’agente della riscossione è tenuto ad allegare alla comunicazione di cui al comma 11, se il debitore non ha richiesto di eseguire il versamento con le modalità previste dalla lettera a) del presente comma;

c) presso gli sportelli dell’agente della riscossione. In tal caso, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 12, comma 7-bis, del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, con le modalità previste dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2014, con riferimento a tutti i carichi definiti.

13. Limitatamente ai debiti definibili per i quali è stata presentata la dichiarazione di cui al comma 5:

a) alla data del 31 luglio 2019 le dilazioni sospese ai sensi del comma 10, lettera b), sono automaticamente revocate e non possono essere accordate nuove dilazioni ai sensi dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;

b) il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo.

14. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme di cui al comma 1, lettere a) e b), la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto di dichiarazione. In tal caso, relativamente ai debiti per i quali la definizione non ha prodotto effetti:

a) i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’affidamento del carico e non determinano l’estinzione del debito residuo, di cui l’agente della riscossione prosegue l’attività di recupero;

b) il pagamento non può essere rateizzato ai sensi dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

15. Possono essere ricompresi nella definizione agevolata di cui al comma 1 anche i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione che rientrano nei procedimenti instaurati a seguito di istanza presentata dai debitori ai sensi del capo II, sezione prima, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, con la possibilità di effettuare il pagamento del debito, anche falcidiato, con le modalità e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di omologazione dell’accordo o del piano del consumatore.

16. Sono esclusi dalla definizione di cui al comma 1 i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015;

c) i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;

d) le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

e) le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

17. Per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le disposizioni del presente articolo si applicano limitatamente agli interessi, compresi quelli di cui all’articolo 27, sesto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689.

18. Alle somme occorrenti per aderire alla definizione di cui al comma 1, che sono oggetto di procedura concorsuale, nonché in tutte le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, si applica la disciplina dei crediti prededucibili di cui agli articoli 111 e 111-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

19. A seguito del pagamento delle somme di cui ai commi 1, 21, 22 e 24, l’agente della riscossione è automaticamente discaricato dell’importo residuo. Al fine di consentire agli enti creditori di eliminare dalle proprie scritture patrimoniali i crediti corrispondenti alle quote discaricate, lo stesso agente della riscossione trasmette, anche in via telematica, a ciascun ente interessato, entro il 31 dicembre 2024, l’elenco dei debitori che si sono avvalsi delle disposizioni di cui al presente articolo, e dei codici tributo per i quali è stato effettuato il versamento. All’articolo 6, comma 12 del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, le parole “30 giugno 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2024”.

20. All’articolo 1, comma 684, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Le comunicazioni di inesigibilità relative alle quote affidate agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, anche da soggetti creditori che hanno cessato o cessano di avvalersi delle società del Gruppo Equitalia ovvero dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, sono presentate, per i ruoli consegnati negli anni 2016 e 2017, entro il 31 dicembre 2026 e, per quelli consegnati fino al 31 dicembre 2015, per singole annualità di consegna partendo dalla più recente, entro il 31 dicembre di ciascun anno successivo al 2026».

21. L’integrale pagamento, entro il 30 novembre 2018, delle residue somme dovute ai sensi dell’articolo 1, commi 6 e 8, lettera b), n. 2, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, determina, per i debitori che vi provvedono, il differimento automatico del versamento delle restanti somme, che è effettuato in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, sulle quali sono dovuti, dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019, senza alcun adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della riscossione invia a questi ultimi apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze. Si applicano le disposizioni di cui al comma 12, lettera c), del presente articolo; si applicano altresì, a seguito del pagamento della prima delle predette rate differite, le disposizioni di cui al comma 13, lettera b).

22. Resta salva la facoltà, per il debitore, di effettuare, entro il 31 luglio 2019, in unica soluzione, il pagamento delle rate differite ai sensi del comma 21.

23. I debiti relativi ai carichi per i quali non è stato effettuato l’integrale pagamento, entro il 30 novembre 2018, delle somme da versare nello stesso termine in conformità alle previsioni del comma 21 non possono essere definiti secondo le disposizioni del presente articolo e la dichiarazione eventualmente presentata per tali debiti ai sensi del comma 5 è improcedibile.

24. Relativamente ai debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre 2017, i soggetti di cui all’articolo 6, comma 13-ter, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, effettuano il pagamento delle residue somme dovute ai fini delle definizioni agevolate previste dallo stesso articolo 6 del decreto legge n. 193 del 2016 e dall’articolo 1, comma 4, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n.172, in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, sulle quali sono dovuti, dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019, senza alcun adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della riscossione invia a questi ultimi apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze. Si applicano le disposizioni di cui al comma 12, lettera c), del presente articolo; si applicano altresì, a seguito del pagamento della prima delle predette rate, le disposizioni di cui al comma 13, lettera b). Resta salva la facoltà, per il debitore, di effettuare il pagamento di tali rate in unica soluzione entro il 31 luglio 2019.

25. Possono essere definiti, secondo le disposizioni del presente articolo, anche i debiti relativi ai carichi già oggetto di precedenti dichiarazioni rese ai sensi: a) dell’articolo 6, comma 2, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, per le quali il debitore non ha perfezionato la definizione con l’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute a tal fine;

b) dell’articolo 1, comma 5, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n.172, per le quali il debitore non ha provveduto all’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute in conformità al comma 8, lettera b), n. 1, dello stesso articolo 1 del decreto legge n. 148 del 2017.

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA DELLE CONTROVERSIE TRIBUTARIE

Per quanto riguarda la definizione agevolata delle controversie tributarie le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’agenzia delle entrate, aventi ad oggetto “atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia”. In deroga le controversie possono essere definite con il pagamento: a) della metà del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado; b) di un terzo del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado. Le controversie relative esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del quindici per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell’agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia.

Per stimare le entrate conseguenti alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti la bozza di decreto utilizza i dati risultanti dal sistema informativo dell’agenzia delle entrate. La base di partenza è il DL n. 50 del 2017 individuò, come tasso di adesione prevalente di riferimento, una percentuale del 2,5% del totale della maggiore imposta accertata in contestazione: considerato fra l’altro la stima del 2,5% è stata nei fatti poi ampiamente confermata e superata in sede di applicazione, non si ipotizza un tasso superiore per via del fatto che interviene poco dopo la rottamazione del 2017, per il fatto che attualmente esiste un ampio ventaglio di strumenti deflattivi del contenzioso. Si considera le imposte accertate in contestazione ammontano attualmente a oltre 25 miliardi di euro. Applicando il tasso del 2,5% si può stimare un incasso di 625 milioni, dal quale vanno detratte IRAP e addizionali all’IRPEF spettanti a regioni e comuni che nel complesso incidono mediamente dell’8%. Le entrate erariali prevedibili ammontano quindi a 575 milioni, che si possono arrotondare per difetto a 500 milioni di euro. Il gettito stimato va ripartito sugli anni di dilazione previsti dalla nuova norma, che prevede la possibilità di pagare in unica soluzione o in 5 rate trimestrali di pari importo, di cui tre da corrispondere nel 2019 e due nel 2020. La bozza di dl stima che i pagamenti avverranno in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione; conseguentemente nel 2019 saranno effettuati versamenti in misura pari a 300 milioni di euro (60% del gettito complessivo stimabile); la restante parte (40% del gettito complessivo stimabile), in misura pari a 200 milioni, si può ritenere che sarà versata nel 2020.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Definizione agevolata delle controversie tributarie).

1. Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte [l’agenzia delle entrate], aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, [con il pagamento di un importo pari al valore della controversia]. Il valore della controversia è stabilito ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre1992, n. 546.

2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, in caso di soccombenza dell’agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 1, le controversie possono essere definite con il pagamento:

a) della [metà] del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;

b) di [un terzo] del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.

3. Le controversie relative esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del [quindici] per cento del valore della controversia in caso di soccombenza [dell’agenzia delle entrate] nell’ultima o unica pronuncia

giurisdizionale non cautelare sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, resa alla medesima data, e con il pagamento del quaranta per cento negli altri casi.

4. Il presente articolo si applica alle controversie in cui il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro il [30 settembre 2018] e per le quali alla data della presentazione della domanda di cui al comma 1 il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

5. Sono escluse dalla definizione le controversie concernenti anche solo in parte:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.

6. Al versamento degli importi dovuti si applicano le disposizioni previste dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, [con riduzione a cinque del numero massimo di rate trimestrali]. E’ esclusa la compensazione prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, [e non è ammesso il pagamento rateale se gli importi dovuti non superano duemila euro]. Il termine per il pagamento delle somme dovute ai sensi del presente articolo o della prima rata scade [il 16 maggio 2019]. Sulle rate successive alla prima, da versare entro l’ultimo giorno del trimestre di scadenza, si applicano gli interessi legali calcolati dal 17 maggio 2019 alla data del versamento. La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti ai sensi del presente articolo o della prima rata. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

7. Entro il [16 maggio 2019], per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo ed effettuato un distinto versamento. Per controversia autonoma si intende quella relativa a ciascun atto impugnato.

8. Dagli importi dovuti ai sensi del presente articolo si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione. Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima dell’entrata in vigore del presente articolo.

9. Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al [10 giugno 2019]. Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al [31 dicembre 2019].

10. Per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore del presente articolo fino al [16 maggio 2019].

11. L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il [31 ottobre 2019] con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine. Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il [31 dicembre 2019] dalla parte che ne ha interesse. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la

controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

12. La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente, fatte salve le disposizioni del secondo periodo del comma 8.

13. Con uno o più provvedimenti del direttore dell’agenzia delle entrate sono stabilite le modalità di attuazione del presente articolo.

14. [Ciascun ente territoriale può stabilire, entro il 31 marzo 2019, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti, l’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte il medesimo ente.]

LOTTERIA

A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Lotteria dei corrispettivi)

1. All’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 540, è sostituito dal seguente: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione secondo le modalità di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127”;

b) il comma 544 è sostituito dal seguente: “Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, d’intesa con l’Agenzia delle entrate, sono disciplinante le modalità tecniche relative alle operazioni di estrazione, l’entità e il numero dei premi messi a disposizione, nonché ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione della lotteria. Il divieto di pubblicità per giochi e scommesse, previsto dall’articolo 9, comma1, del decreto legge 12 luglio 2018, n.87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, non si applica alla lotteria di cui al comma 540.”

ACCISE

A decorrere dal 1°dicembre 2018, al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, le parole da: “In caso di produzione combinata” fino a: “quinquennio di riferimento” sono sostituite dal seguente periodo: “In caso di generazione combinata di energia elettrica e calore utile, i quantitativi di combustibili impiegati nella produzione di energia elettrica sono determinati utilizzando i seguenti consumi specifici convenzionali: a) oli vegetali non modificati chimicamente – 0,194 kg per kWh; b) gas naturale – 0,220 mc per kWh; gas di petrolio liquefatti – 0,173 kg per kWh; gasolio – 0,186 kg per kWh; olio combustibile e oli minerali greggi, naturali – 0,194 kg per kWh; carbone, lignite e coke – 0,312 kg per kWh.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Disposizioni in materia di accisa)

1. A decorrere dal 1°dicembre 2018, al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, nella Tabella A, al punto 11, nella colonna “Impieghi”, le parole da: “In caso di produzione combinata” fino a: “quinquennio di riferimento” sono sostituite dal seguente periodo: “In caso di generazione combinata di energia elettrica e calore utile, i quantitativi di combustibili impiegati nella produzione di energia elettrica sono determinati utilizzando i seguenti consumi specifici convenzionali:

a) oli vegetali non modificati chimicamente – 0,194 kg per kWh; b) gas naturale – 0,220 mc per kWh; gas di petrolio liquefatti – 0,173 kg per kWh; gasolio – 0,186 kg per kWh; olio combustibile e oli minerali greggi, naturali – 0,194 kg per kWh; carbone, lignite e coke – 0,312 kg per kWh.

2. All’articolo 3-bis del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) a decorrere dal 1°dicembre 2018, il comma 1 è abrogato;

b) nel comma 2, le parole “31 dicembre 2017” sono sostituite dalle seguenti: “30 novembre 2018”.

Manovra, la Ue boccia il Def. Ecco la lettera della commissione

Per Dombrovskis e Moscovici la “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue è motivo di seria preoccupazione”

L’Europa risponde al Def italiano per voce del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e del titolare agli Affari economici Pierre Moscovici. E i toni sono tutt’altro che piacevoli. Si tratta di una bocciatura, i numeri contenuti nel documento del governo non vanno: finanziare le misure della manovra con il deficit costituisce una “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue, il che è motivo di seria preoccupazione”. “Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”, aggiungono i due.

Ecco il testo della lettera di risposta al ministro dell’Economia Giovanni Tria, tradotto in italiano:

Caro ministro,

grazie per la lettera di ieri 4 ottobre, che comunica alla Commissione la presentazione al Parlamento italiano dei nuovi obiettivi di bilancio contenuti nelll’aggiornamento al documento di economia e finanza (Def) previsto dalla legislazione italiana.

Come sa, le raccomandazioni inviate all’Italia circa le richieste del Patto di stabilità e crescita, come per tutti gli Stati membri, sono state approvate all’unanimità dal Consiglio europeo del 28 giugno 2018 e adottate dal Consiglio dei ministri dell’Unione il 13 luglio 2018, Italia compresa.

La verifica da parte della Commissione del rispetto delle raccomandazioni del Consiglio da parte dell’Italia inizierà quando la bozza di bilancio sarà trasmessa alla Commissione, il che dovrà avvenire il 15 ottobre. Qualunque passo formale nell’ambito di questa procedura avverrà dopo quella data e entro le scadenze stabilite dalle leggi dell’Unione.

In attesa della bozza, prendiamo atto dell’intenzione del governo contenuta nell’aggiornamento al Def di rivedere gli obiettivi fiscali per il 2019-2021 (toccare un tetto del deficit rispettivamente del 2,4%, 2,1% e 1,8% del pil) e di deviare dall’annunciato percorso di convergenza verso l’obiettivo di medio termine di un equilibrio di bilancio in termini strutturali.

Prendiamo atto inoltre che, secondo le previsioni del governo italiano, i nuovi obiettivi corrisponderebbero a un deterioramento strutturale dello 0,8% del pil nel 2019 e a un equilibrio strutturale stabile nel 2020-2021. Le suddette raccomandazioni del Consiglio chiedono all’Italia di assicurare che il tasso nominale di crescita della spesa pubblica al netto degli interessi non superi lo 0,1% nel 2019, che corrisponde a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del pil per il 2019. Tutto ciò considerato, gli obiettivi di bilancio rivisti dell’Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. Questo è pertanto fonte di seria preoccupazione.

Chiediamo alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni e attendiamo di vedere nel dettaglio le misure che conterrà. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi trascorsi, restiamo a disposizione per un dialogo costruttivo.

Sinceramente suoi,

Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici

Netflix, Amazon, Youtube e gli altri big devono comprare più made in Europe. Parola dell’Europarlamento

Con la direttiva sugli audiovisivi approvata ieri dal Parlamento europeo, l’Ue imporrà nuove regole alle emittenti e alle piattaforme digitali, più tutele per i minori e una quota del 30% di contenuti europei nelle piattaforme di video-on-demand. Ecco gli effetti per Amazon Prime, Netflix, Youtube e non solo

Più made in Europe per Netlifx&co. Le emittenti televisive e le piattaforme di video-on-demand dovranno garantire che almeno il 30% dei loro cataloghi sia costituito da contenuti di produzione europea. Lo ha stabilito il Parlamento europeo, che ieri ha votato a favore della nuova normativa sui servizi media e audiovisivi.

UNA QUOTA UE DEL 30%

Con la nuova legislazione, le piattaforme di video-on-demand come Netflix, Amazon Prime Video e YouTube saranno obbligate a offrire nel proprio catalogo una quota minima del 30% di contenuti europei. L’obiettivo è sostenere la diversità culturale del sistema audiovisivo europeo. Inoltre, i Paesi membri potranno richiedere a queste piattaforme di contribuire economicamente allo sviluppo di produzioni audiovisive “made in Ue”, investendo direttamente nel contenuto o contribuendo ai fondi nazionali. Questi contributi dovranno essere proporzionali al reddito raccolto nel Paese in cui è richiesta la commissione.

VIDEO-PROTEZIONISMO

Le piattaforme di video-streaming più famose come Netflix e Amazon offrono già in catalogo una grande quantità di contenuti europei, ma dovranno potenziarla per soddisfare le nuove regole e rientrare nella quota del 30% obbligatoria. Inoltre, ai contenuti locali dovranno essere garantiti visibilità e buon posizionamento sulle piattaforme sempre in ottemperanza alla nuova normativa.

CHE FA GIOCO AD AMAZON, NETFLIX &CO

Come sottolinea Bloomberg, il contenuto locale è strategico per le piattaforme di video-on-demand che stanno cercando di espandersi a livello internazionale. Già da tempo Netflix ha investito in produzioni locali: in Francia con Marsiglia, un dramma politico con Gérard Depardieu, in Italia con la serie crime Suburra e in Spagna con la serie di successo La Casa di carta. Se la rivale Amazon Prime Video aveva una serie soltanto di produzione europea nel 2014, presto inserirà in catalogo almeno una dozzina di serie originali made in Europe.

PIÙ TUTELE PER I PIÙ PICCOLI

Con la nuova direttiva, i legislatori europei hanno pensato anche ai minori. Saranno infatti vietate alcune pubblicità nei programmi per bambini ed è prevista una maggiore tutela dei loro dati personali.  YouTube e Facebook per esempio, dovranno adottare misure contro i contenuti che incitano “alla violenza, all’odio e al terrorismo”.

Se la legislazione non include alcun filtro automatico dei contenuti caricati, le piattaforme digitali dovranno però creare un meccanismo trasparente e facile da usare per consentire agli utenti di segnalare o contrassegnare i contenuti ritenuti illeciti.

Inoltre, in caso di segnalazioni di contenuti pericolosi, sia le piattaforme digitali sia le emittenti tradizionali saranno obbligate a reagire immediatamente.

SPAZIO ALLA PUBBLICITÀ

Réclame limitata con le nuove regole: gli spazi pubblicitari saranno limitati al 20% del tempo di trasmissione giornaliera nella fascia oraria 6-18. Anche una seconda fascia oraria, quella del “prime time” tra le 18 e le 24, potrà contenere al massimo un 20% di pubblicità.

E ADESSO?

La normativa approvata ieri deve ricevere l’approvazione formale anche dal Consiglio dei ministri dell’Ue prima che possa entrare in vigore. Gli Stati membri avranno poi 21 mesi di tempo dopo la sua entrata in vigore per recepire le nuove regole.

Nuova fumata nera al Gse. Tutto rinviato a lunedì

Alla base del nulla di fatto i dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e la speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia

Nuova fumata nera per la nomina del presidente del Gse. Malgrado i richiami in settimana del sottosegretario al Mise Davide Crippa, non si è trovata la quadra sul nome del nuovo vertice del Gestore dei servizi energetici, rinviando la questione a lunedì 8 ottobre.

LE RAGIONI DEL RINVIO

Le ragioni del rinvio sarebbero da attribuire ai dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e alla speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia che sia in grado di guidare l’ente negli importanti compiti che svolge soprattutto nel settore delle rinnovabili viste anche le vicende giudiziarie in corso sui certificati bianchi.

GSELA RAGIONI DELLE FUMATE NERE SU MONETA

Il nome più accreditato negli ultimi tempi per la carica di presidente è quello di Roberto Moneta, attuale Direttore del Dipartimento Unità Tecnica Efficienza Energetica di Enea. Alcuni fonti vicine al dossier raccontano però di dubbi da parte del Mef sulla figura di Moneta per l’incarico in Agenzia che svolge sui Titoli di Efficienza energetica (TEE) di competenza diretta del Gse, sul ruolo che Enea potrebbe ricoprire sulla promozione delle rinnovabili che chiede da tempo e che oggi è in capo al Gse. Ma anche sull’incarico all’interno del Comitato di Gestione di Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) che a sua volta eroga fondi al Gse e sul fatto che in qualità di esperto Enea ha svolto consulenze per numerosi operatori. In queste ore circola, comunque, anche il nome di Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato, caldeggiato dal ministro Giovanni Tria, che qualche giorno fa, a chi gli chiedeva lumi sul Gse rispondeva: “Abbiamo bisogno di un nome di alto profilo”.

CADE NEL VUOTO L’APPELLO DEL SOTTOSEGRETARIO CRIPPA

Non sono valse a nulla, insomma, i richiami del sottosegretario Crippa alla vigilia dell’ennesimo buco nell’acqua: “Vorrei ricordare che il GSE è una figura chiave della governance dell’energia. Oltre a gestire le principali forme di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sovrintende e coordina i due principali meccanismi di promozione dell’efficienza energetica: i Certificati bianchi ed il Conto termico. Inoltre, controlla due società pubbliche che svolgono servizi fondamentali per i clienti finali dell’energia quali l’Acquirente Unico ed il Gestore del Mercato Elettrico oltre all’RSE che è l’ente che gestisce la Ricerca di Sistema del Settore Elettrico. Tutto questo lo fa con i fondi che provengono dalla bolletta energetica pagata dai cittadini i quali sono i principali finanziatori dei 16 miliardi di euro gestiti dal GSE”, le parole di Crippa.

Dopo 50 giorni Genova ha il suo commissario. E Bologna il suo raccordo

Il sindaco Bucci nominato dopo la mediazione di M5S e Lega e con il gradimento del governatore Toti. Ma nello stesso lasso di tempo, grazie all’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, in Emilia Romagna si è chiusa la partita del ponte di Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto

A distanza di poco più di un mese e mezzo dal crollo del Ponte Morandi, Genova ha finalmente il suo commissario alla ricostruzione, il sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci. Genovese di nascita è stato soprannominato fin dalla sua elezione “l’uomo dei miracoli” per aver posto fine a decenni di governo di centrosinistra nella Lanterna. Un vero e proprio manager con tanto di esperienza internazionale in varie aziende statunitensi e svizzere.

L’UOMO DEL COMPROMESSO PER M5S E LEGA, CON LA BENEDIZIONE DI TOTI

Una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, ha posto fine alla serie di nomi che si erano avvicendati per la poltrona come quello di Claudio Gemme, poco gradito ai Cinque Stelle facendo pendere l’ago delle bilancia – e la concordia giallo-verde – sul nome di Bucci, con il gradimento del governatore Giovanni Toti. Una scelta per la quale sono serviti più o meno cinquanta giorni, tanto quanto è bastato ad Autostrade per l’Italia per ricostruire a Bologna il ponte a Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto in cui morirono due persone: un automobilista e un anziano travolto dall’onda d’urto mentre era nella sua abitazione.

LE DIFFERENZE TRA LE DUE TRAGEDIE NON POSSONO NASCONDERE I RITARDI

Le differenze tra le due tragedie, naturalmente, ci sono tutte: in Liguria le vittime sono state 43, si è aperta un’inchiesta per determinare le cause del crollo del ponte e le divisioni politiche sono state chiare ed evidenti fin da subito. Mentre a Borgo Panigale è stata sì aperta un’inchiesta contro ignoti ma le dinamiche dell’incidente hanno permesso una maggiore linearità di azione e il procuratore di Bologna Giuseppe Amato non ha disposto alcun sequestro – al contrario di Genova – consentendo di avviare quasi subito al lavoro. Fatto sta, però, che a distanza di soli 53 giorni, il Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud di Bologna distrutta dopo lo scontro tra una cisterna di gpl e un autotreno è stato ricostruito e Autostrade per l’Italia ha riaperto la viabilità in anticipo rispetto ai 5 mesi inizialmente stimati, grazie al reperimento immediato delle travi necessarie per l’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, come l’ha definita la stessa azienda in una nota. Mentre a Genova è tutto fermo e si è arrivati solo ora alla designazione di Bucci come Commissario nell’attesa di trovare un Consorzio al quale affidare i lavori di ricostruzione per evitare di affidarli ad Atlantia del gruppo Benetton che controlla Autostrade per l’Italia.

L’ALLUSIONE DEL SINDACO DI BOLOGNA

Un aspetto sottolineato, senza troppi giri di parole, dal sindaco di Bologna Virginio Merola che inaugurando il nuovo tratto accanto all’ad di Autostrade Giovanni Castellucci, ha fatto un chiaro riferimento a quanto sta accadendo più a nord: “Se tutti collaborano e si danno da fare il nostro paese i problemi li sa e li può risolvere: questo è il messaggio che arriva da Bologna”.

Def. Il testo ed i numeri della manovra Lega – M5S

Reddito di cittadinanza, stime del PIL viste al ribasso, riforma della legge Fornero. Ecco tutti i numeri (e le incognite) del DEF. Il testo integrale della nota di aggiornamento inviato alle Camere

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”:il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” l’obiettivo dichiarato della manovra, al punto che i paletti fissati ieri dal governo nella nota di aggiornamento al DEF potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Il documento è stato pubblicato e trasmesso alle Camere ieri, dopo esattamente una settimana (e tre conferenze stampa) dal Consiglio dei ministri che ha approvato la nota di aggiornamento al DEF (documento di economia e finanza)

Le stime del Pil per quest’anno vengono riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse della maggioranza M5S – Lega, dal reddito di cittadinanza alla riforma della legge Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

«Auspico che il dialogo rimanga aperto e costruttivo», afferma però Tria. «A questo dialogo – chiude il ministro forse anche per allontanare le voci di sue dimissioni che continuano a circolare nei palazzi – il Governo si presenta compatto e fiducioso».

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione «sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite».

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

Sul piano delle misure la NaDef arrivata in tarda serata conferma le priorità su reddito di cittadinanza, affidato a un Ddl collegato alla manovra insieme alla riforma dei centri per l’impiego, tasse e pensioni.

IL TESTO INTEGRALE DEL INVIATO ALLE CAMERE

Lo spread e la crisi della legittimità politica

L’analisi di Lorenzo Castellani, Ricercatore presso la Luiss.

Ci sono alcune domande scomode che nessuno vuole porsi. Ad esempio, da anni viene ripetuto da Commissione Europea e organizzazione internazionali che servono “riforme strutturali”, formula vaga e generalista (nel senso che ogni paese disegna riforme sulla base dei propri problemi e delle proprie tradizioni), ma queste riforme vengono rigettate parzialmente o totalmente da tutti i partiti che sono andati al governo negli ultimi anni. Quelle realizzate in Italia, come la riforma Fornero delle pensioni, sono state minate da tutti i partiti (ha iniziato il Pd con l’ape social e poi via tutti gli altri in campagna elettorale). Le elezioni sono state vinte da chi ha promesso di abolirla. Il jobs act, riforma plaudita da stampa e organizzazioni internazionali, è una policy controversa i cui risultati di lungo periodo non sono ancora chiari. Infatti, il mercato del lavoro è iperflessibile (aumentano i determinati), ma il jobs act mirava a stabilizzare dopo i tre anni di tutele crescenti. Quindi tecnicamente non ha raggiunto il suo obiettivo.

L’ELETTORATO RIGETTA LE RIFORME PRESCRITTE A LIVELLO INTERNAZIONALE

Al di là dei dettagli sulle policy esiste, comunque, un problema di fondo che in troppi non vogliono vedere, soprattutto tra chi scrive, analizza o segue la politica e l’economia: l’elettorato rigetta le riforme prescritte a livello internazionale, la loro parziale realizzazione non ha rimesso il paese sulla via della crescita, non ha ridotto il debito pubblico che da Monti ad oggi è costantemente aumentato. Le riforme del governo tecnico hanno placato lo spread in quella fase e momentaneamente “salvato” i conti pubblici per qualche anno. Poi i vecchi partiti si sono rimessi sul sentiero precedente, costitutivo della tradizione politica italiana, e quelli “nuovi” lo hanno estremizzato. L’elettorato è andato (e va) nel senso contrario a quelle riforme e, di fatto, a quella cultura di fondo incentrata sulla disciplina dei conti pubblici e sull’apertura economica globale. Gran parte del paese ha perso la sfida della globalizzazione e la rigetta, con sempre maggior foga. Nel frattempo si è diffusa l’impressione di una politica “con le mani legate”, cioè incapace di risolvere i due problemi fondamentali: la sicurezza dei conti pubblici/riduzione del debito, il miglioramento delle condizioni economiche (crescita). Nessuno vuole sacrificarsi per i conti pubblici (dopo Monti) poiché la stragrande maggioranza degli italiani non crede che questo possa produrre crescita. A livello elettorale la sottovalutata emergenza immigrazione ha fatto il resto. Ora ci troviamo con un governo che cerca di fare quello per cui è stato votato e lo spread che torna a salire. L’aumento del costo del debito, se prolungato, potrà forse ricondurre a più miti politiche il governo (non ci credo molto), ma restano grandi problemi di fondo (e non per il “golpe degli incompetenti” come molti credono: quello è un sintomo, non la malattia).

STIAMO VIVENDO UNA GIGANTESCA CRISI DI LEGITTIMITÀ DELLE ISTITUZIONI NAZIONALI E, IN PARTICOLARE, SOVRANAZIONALI

La domanda centrale mi pare sia si possono conciliare i vincoli della finanza internazionale, le regole europee, la politica delle mani legate, le riforme chieste dalle istituzioni sovranazionali con la riottosità e i desideri dell’opinione pubblica e con un consenso crescente nella direzione opposta alle riforme prescritte? Ecco, questo è il quesito evaso da gran parte dei partecipanti al dibattito pubblico. Certamente non si può ignorare lo spread, ma nemmeno dove si collocano le domande politiche e, di conseguenza, la infattibilità di certe riforme. Tutti tacciono su un fatto sempre più evidente: stiamo vivendo una gigantesca crisi di legittimità delle istituzioni nazionali e, in particolare, sovranazionali. Tradotto nella lingua popolare, fino a quindici anni fa il “ce lo chiede l’Europa” era un “proviamo a fare meglio”, fino a sette anni fa era un “sacrifichiamoci per salvarci”, oggi è un “…nulla è cambiato”. Le riforme del vecchio establishment europeo sono non azionabili in un paese come l’Italia e nemmeno l’intervento della Troika riuscirebbe a farle passare poiché il Parlamento le respingerebbe/smonterebbe. Per farle andrebbe sospesa la democrazia e ripristinato l’uso della violenza pubblica, due opzioni difficili da percorrere nel ventunesimo secolo. Lo stesso discorso vale per le istituzioni internazionali e persino per la finanza.

IL LIBERALISMO POLITICO PUÒ ESSERE LA VITTIMA SACRIFICALE DELL’ATTRITO TRA RISPARMIATORI E FINANZA

Il “risparmiatore” non è una categoria politica, ma economica e questo la classe dirigente farebbe bene a capirlo in fretta. Risparmiatori siamo tutti, ma ciò non conta a livello politico. Infatti i “risparmiatori”, nonostante mesi di terrorismo psicologico, se ne sono allegramente infischiati di Brexit, di Trump, dell’Unione Europea (Grecia, Italia). Allo stesso modo l’organizzazione finanziaria del mondo se ne frega che governi un tecnocrate o un populista, l’importante è che ci sia un rischio considerato sostenibile. Questo attrito tra le due sfere è potenzialmente mortale: perché stanno tornando i nazionalismi? Perché la credibilità di certe istituzioni è sempre più compromessa? Perché la mentalità del complotto si è così diffusa? Perché in nome di una comunità nazionale posso chiedere (forse) un grande sacrificio ed avere la forza necessaria per fregarsene dei mercati e delle istituzioni sovranazionali. Il liberalismo politico può essere la vittima sacrificale di questo attrito, sia che vincano ancora di più i populisti sia che arrivi la troika. Un regime politico ha molte difficoltà a sopravvivere quando le due forze più potenti, consenso politico da un lato e capitalismo finanziario dall’altro, vanno in direzioni opposte. Questo è lo scenario da affrontare nei prossimi anni, a cui si aggiunge quello geopolitico, senza scadere nella tifoseria, indipendentemente da come la si pensi: risolvere la crisi di legittimità politica prima che questa ci travolga tutti.

Iva. L’Europa vuole regola nuova, l’Italia combatte con l’evasione

L’Europarlamento ha proposto alcuni adeguamenti come la fissazione di un’aliquota massima al 25%. L’Italia al top per mancata imposta riscossa

Aliquota massima al 25% in Europa, introduzione di un meccanismo di risoluzione delle controversie, un sistema di notifica automatica delle modifiche alle norme Iva fra i diversi Stati membri e un portale informativo, attraverso il quale ottenere rapidamente informazioni accurate sulle aliquote in tutta l’Ue. Sono queste le principali novità della riforma targata Commissione Ue e sostenuta dal Parlamento europeo che ha approvato le proposte e segnalato alcuni adeguamenti.

SISTEMA PIÙ CHIARO PER LE ALIQUOTE IVA E GIRO DI VITE SULLE FRODI

Le novità sono costituite da due provvedimenti: il primo stabilisce un sistema più chiaro di aliquote Iva mentre il secondo mira a facilitare gli scambi, soprattutto per le PMI, nel mercato unico e a ridurre le frodi sull’Iva. In sostanza l’imposta sarà applicata agli scambi transfrontalieri tra le imprese visto che l’attuale esenzione per questi scambi costituisce una facile scappatoia che consente ad imprese senza scrupoli di riscuotere l’Iva e poi scomparire senza versarla allo Stato. Con lo sportello unico sarà, invece, più semplice per le imprese che operano a livello transfrontaliero adempiere agli obblighi in materia di Iva. Gli operatori saranno in grado di effettuare dichiarazioni e versamenti utilizzando un unico portale online nella loro lingua, seguendo le stesse norme e utilizzando gli stessi modelli amministrativi del paese di origine. Gli Stati membri verseranno direttamente l’Iva gli uni agli altri, come già avviene per la vendita di servizi elettronici. Si passerà inoltre al principio della “destinazione”, secondo il quale l’importo finale dell’Iva è sempre versato allo Stato membro del consumatore finale ed è determinato in base all’aliquota vigente in tale Stato membro. Infine saranno semplificatele norme in materia di fatturazione per consentire ai venditori di redigere le fatture in base alle norme del proprio paese anche quando operano a livello transfrontaliero. Le imprese non saranno più tenute a preparare un elenco di operazioni transfrontaliere per la loro autorità fiscale. E si introduce il concetto di “soggetto passivo certificato”, ossia una categoria di imprese fidate che beneficerà di norme molto più semplici ed efficaci in termini di risparmio di tempo. L’intero pacchetto con le proposte di miglioramento saranno ora trasmesse al Consiglio, che avrà il compito di adottare la legislazione, poiché il Parlamento è solo consultato in materia di fiscalità.

IN UE SCAPPATOIE E BUCHI PORTANO PERDITE GETTITO IVA

Durante il dibattito che ha preceduto la votazione, il relatore Jeppe Kofod (S&D, DK) ha sottolineato che “attualmente in Europa esiste un mosaico di sistemi Iva pieni di scappatoie e buchi. Ciò ha portato a una crescente perdita di entrate di imposta (divario Iva, vale a dire la differenza tra il gettito Iva previsto e l’Iva effettivamente riscossa, stimando le perdite di gettito dovute a frodi fiscali, evasione ed elusione fiscale, ma anche a fallimenti, insolvenze finanziarie o errori di calcolo). Con le riforme in discussione possiamo ridurre il divario dell’Iva di 41 miliardi di euro all’anno e ridurre i costi amministrativi per le imprese di 1 miliardo di euro all’anno”. L’altro relatore, Tibor Szanyi (S&D, HU), ha affermato che “completare la riforma del sistema Iva è fondamentale per sostenere le imprese dell’Ue. Il sistema attuale, semplicemente, non è adatto al mondo globalizzato di oggi. Le riforme riducono la discriminazione tra gli Stati membri pur mantenendo la flessibilità e sostengono le PMI e la dimensione sociale e ambientale”.

SI STIMA PERDITA DI 50 MLD DI GETTITO SOLO PER LE FRODI TRANSFRONTALIERE

Secondo uno studio europeo (Study and Reports on the VAT gap in the EU-28 Member States: 2018 Final Report), ogni anno i Paesi europei perdono fino a 50 miliardi di euro solo a causa di frodi transfrontaliere in materia di imposta sul valore aggiunto, risorse che dovrebbero essere utilizzate per investimenti pubblici in ospedali, scuole e strade. Sulla base delle cifre disponibili, l’importo totale dell’Imposta di valore aggiunto persa nell’Unione europea è stimata in 147,1 miliardi di euro nel 2016, che rappresenta una perdita del 12,3% del gettito totale previsto. Nel corso del 2016, il carico fiscale complessivo dell’Iva per gli Stati membri dell’Ue è rimasto pressoché invariato, mentre le entrate riscosse sono aumentate dell’1,1%. Di conseguenza, il divario complessivo dell’Imposta sul valore aggiunto negli Stati membri dell’Ue ha registrato una diminuzione in valore assoluto di circa 10,5 miliardi di euro, scendendo appunto alla cifra di 147,1 miliardi di euro. In percentuale, il divario complessivo in materia di IVA è diminuito dello 0,9%. I divari Iva stimati dagli Stati membri variavano dallo 0,85% in Lussemburgo, al 35,88% in Romania. Nel complesso, il divario Iva è diminuito nella maggior parte degli Stati membri, con i miglioramenti più importanti in Bulgaria, Lettonia, Cipro e Paesi Bassi, mentre è aumentato in sei Stati membri (Romania, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Francia). Per quanto riguarda l’Italia, secondo le correzioni delle stime relative allo stock di crediti Iva, il divario nel 2016 era di circa 1 miliardo di euro, il 27% circa. In termini nominali, il divario italiano è il più grande tra tutti i paesi dell’Ue.

NEL 2015 RACCOLTI 1000 MILIARDI DI EURO IN TUTTA LA UE

Il sistema comune d’imposta sul valore aggiunto svolge un ruolo importante nel mercato unico europeo. La prima direttiva in materia di Iva risale al 1967 e fu originariamente introdotta per eliminare le imposte sulla cifra d’affari che falsavano la concorrenza e ostacolavano la libera circolazione dei beni, e per rimuovere le formalità’ e i controlli fiscali alle frontiere interne. L’Iva è una fonte di entrate importante e in crescita nell’Unione, che ha raccolto più di mille miliardi di euro nel 2015, pari al 7% del pil della Ue. Anche una delle risorse proprie dell’Unione si basa sull’Iva e, ricorda la Commissione, “trattandosi di un’imposta sui consumi, è una delle forme di tassazione che favorisce maggiormente la crescita”.

Gse, i rumor in vista delle nomine 

Domani l’ennesima assemblea dei soci per dare il via libera alla nomina del numero uno del Gestore dei servizi energetici. Chi sono i nomi in corsa, ma soprattutto perche questa poltrona è così importante?

Il 5 Ottobre si riunisce per la settima volta l’assemblea dei soci del GSE per la nomina dei vertici che si attende da prima dell’estate e sembra essere ancora al palo, tra voci che si rincorrono, curricula bruciati e dichiarazioni in seno alla maggioranza di Governo che chiedono a gran voce di chiudere una volta per tutte una partita da non poco conto.

GSE, UN COLOSSO DI STATO TRA ENERGIA E MERCATO

Il Gse, Gestore dei servizi energetici, è una società per azioni posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e Finanza rappresenta una realtà fondamentale nel mondo dell’energia. Istituito nel 1999 con decreto legislativo che ne prevede ruolo e funzioni tra cui quelle “in materia di promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, comprese le attività di carattere regolamentare e le altre competenze, diritti e poteri ad esse inerenti”, come previsto dallo Statuto della Società. Nel 2016 il GSE ha fatturato ben 29,3 miliardi di euro e si è posizionato al terzo posto tra le maggiori aziende italiane (dopo Enel ed Eni e prima di Fca, rimasta orfana di Exor, dopo il trasferimento in Olanda). Siamo di fronte ad un colosso di Stato che gestisce una serie di interessi, di regole e di funzioni che spaziano dalle rinnovabili ai titoli di efficienza energetica, passando per la Borsa del Gas: infatti del gruppo GSE fanno parte Acquirente unico (che si occupa di regolazione del Mercato di maggior tutela), GME (Gestore del Mercato elettrico), RSE (Ricerca sul Sistema energetico).

GSE, A CHI SPETTA LA NOMINA. IL M5S DICE CHE IL TEMPO E’ SCADUTO

Davide CrippaLa nomina del presidente del Consiglio e amministratore delegato (cariche che coincidono in un’unica persona) spetta al Movimento 5 Stelle – accordo previsto nella designazione del vertice di ARERA a favore di un uomo vicino alla Lega, Stefano Besseghini. E proprio tra i 5 Stelle il nervosismo sale. Qualche ora fa il Sottosegretario allo Sviluppo economico del Movimento guidato da Luigi Di Maio, Davide Crippa, ha scritto un post su Facebook con un titolo che non lascia spazio ad interpretazioni “GSE, basta attese: il MEF indichi all’assemblea il nome del Presidente!“. Nel post Crippa non le manda a dire: “Mancano pochi giorni alla settima assemblea degli azionisti del #GSE che dovrebbe finalmente nominare il presidente e amministratore delegato della Società ed approvarne il bilancio. Una decisione, questa, attesa da tempo sia dalle istituzioni pubbliche che dal mondo delle imprese, oltre che dall’intero comparto energetico ma, fra gli addetti ai lavori, comincia a serpeggiare il timore che anche questa ennesima riunione possa concludersi con una fumata nera.

Capisco che in questo momento la Legge di Bilancio stia catalizzando l’attenzione del Ministero dell’Economia – dichiara l’on. Davide Crippa, Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’energia – ma mi sfuggono i motivi per cui il MEF stia rimandando una decisione così importante che non solo sta rallentando la definizione e l’attuazione delle nostre politiche energetiche ma immobilizza interi settori della nostra economia che aspettano chiarezza su regole ed incentivi per poter programmare i propri investimenti.
Vorrei ricordare – continua il Sottosegretario – che il GSE è una figura chiave della governance dell’energia. Oltre a gestire le principali forme di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sovrintende e coordina i due principali meccanismi di promozione dell’efficienza energetica: i Certificati bianchi ed il Conto termico. Inoltre, controlla due società pubbliche che svolgono servizi fondamentali per i clienti finali dell’energia quali l’Acquirente Unico ed il Gestore del Mercato Elettrico oltre all’RSE che è l’ente che gestisce la Ricerca di Sistema del Settore Elettrico. Tutto questo lo fa con i fondi che provengono dalla bolletta energetica pagata dai cittadini i quali sono i principali finanziatori dei 16 miliardi di euro gestiti dal GSE.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fatto la propria parte, sottoponendo al MEF le candidature di esperti di grande competenza e, sopratutto, estrema responsabilità, serietà e senso del dovere. Ci aspettiamo che il 5 ottobre l’assemblea del GSE ne scelga uno fra questi e che si cominci a lavorare. Non possiamo più aspettare!”

I NOMI CHE CIRCOLANO, SPUNTA IPOTESI SANTORO (CONSIGLIO DI STATO)

Tra i nomi che sono circolati in queste settimane – dopo la rinuncia di Luca Dal Fabbro – ci sono quello di Roberto Moneta (sostenuto, dicono i bene informati da Sara Romano, direttore generale del Mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica del Ministero dello Sviluppo economico), Luca Di Carlo, Carlo Maria Medaglia. Ma in queste ore circola insistentemente anche il nome di Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato, che corrisponderebbe a quanto confidato dal ministro Giovanni Tria, qualche giorno fa, a chi gli chiedeva lumi sul Gse: “abbiamo bisogno di un nome di alto profilo”, ha detto il titolare di Via XX Settembre. Si spiegherebbe solo così la serie numerosa di rinvii per il vertice di Viale Pilsudski.

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