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Il lavoro nel futuro digitale? Uno studio Ue anticipa rischi per sicurezza e salute

In una nuova relazione, l’EU-OSHA pubblica i risultati di un importante progetto biennale per anticipare gli effetti della digitalizzazione, il potenziale impatto, le sfide e le opportunità nel mondo del lavoro

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Una Brexit senza accordo un danno per il Regno Unito

Bank of England, il ministero del Tesoro britannico, ma anche Moody’s nel rapporto, “UK Brexit Monitor” lanciano l’allarme a pochi giorni dal voto del Parlamento londinese

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Con i gilet gialli in Francia la fine della favola Macron

L’analisi di Federico Rossi per Atlantico Quotidiano sulla protesta dei “gilet gialli” in Francia, punta dell’iceberg di un’insofferenza diffusa contro l’inquilino dell’Eliseo

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Canone Tv: la Gran Bretagna sta per rivedere soglia esenzione per over 75

L’esenzione Rai per 350 mila anziani vale in totale 20,9 milioni nel 2018; quella della BBC per 4 milioni 640 anziani vale invece 745 milioni di sterline. Ma qualcosa Oltremanica sta per cambiare… L’articolo di Gianluca Vacchio per lo Specialista.tv

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Cyber-Security, le mosse Ue per rafforzare la difesa continentale

Individuati sei settori prioritari nella cyber-security: dallo sviluppo delle capacità di difesa informatica, alla protezione delle reti di comunicazione e di informazione. Intanto il Cisr italiano dopo l’attacco alle Pec accelera dà il via a fase esecutiva

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A Oxford gli studenti non partecipano alla conferenza di Bannon. Ecco perché

Steve Bannon è stato ospite dell’Oxford Union. La reazione degli studenti dell’Università di Oxford nell’articolo di Mattia Sisti per Atlantico Quotidiano

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Da maggio telefonare in Europa costerà meno

Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo al pacchetto telecomunicazioni che oltre a fissare un tetto per le chiamate, rende possibili le reti 5G per il 2020 e crea un sistema per le emergenze.

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Paradise Papers: Ue interviene su agevolazioni fiscali per yacht e aerei di Italia e Gb

Secondo Bruxelles, misure di questo tipo “possono creare gravi distorsioni della concorrenza”

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Sfide e baruffe delle elezioni midterm

L’approfondimento di Marco Orioles

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Elezioni midterm. Ecco tutte le sfide per l’America di Trump

L’articolo di Stefano Graziosi sulle elezioni midterm in Usa del prossimo 6 novembre

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Tutti i dettagli della visita di Matteo Salvini in Qatar

Ecco alcuni dei temi al centro della visita del vicepremier Matteo Salvini in Qatar che supera le recenti posizioni della Lega critiche con il regime di Doha. L’approfondimento di Marco Orioles

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Tutti i dossier al centro della visita di Conte in Russia

L’approfondimento di Marco Orioles sulla visita del premier Conte a Mosca

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Europa, non è scontata la vittoria dei sovranisti secondo Eurobarometro

Per Eurobarometro nella maggior parte degli Stati membri la popolazione è soddisfatta di Ue e moneta unica. In Italia la percentuale più bassa di chi considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea

Sovranisti e populisti travolgeranno l’Europa a maggio? Prenderanno la guida delle istituzioni europee per cambiare da dentro la struttura dell’Unione? Le cose non sembrano così facili almeno a giudicare dai sondaggi.

FORZE ANTIEUROPEISTE ANCORA LONTANE DALLA STANZA DEI BOTTONI?

Se secondo un recente sondaggio della Reuters, alle prossime elezioni le forze antieuropeiste, cioè Lega, M5s e i loro alleati continentali non riusciranno a superare quota 17 per cento dei seggi, il sondaggio di Eurobarometro evidenzia una crescita dell’apprezzamento per l’Unione europea nella maggior parte degli Stati membri con il 65% degli italiani che si dichiara favorevole all’euro, anche se gli intervistati sono i meno entusiasti dell’appartenenza all’Ue rispetto al passato.

IL SONDAGGIO EUROBAROMETRO

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro il 68% degli europei ritiene che il proprio paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’Ue. Inoltre, il 62% degli intervistati considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea (62%). Queste percentuali sono le più alte registrate negli ultimi 25 anni. Fanno eccezione solo pochi Paesi, tra cui l’Italia. Il 43% degli italiani intervistati, difatti, pensa che l’Italia abbia tratto beneficio dall’essere membro Ue, il dato più basso di tutti i paesi europei. Questo dato è comunque in crescita di 4 punti percentuali rispetto a settembre 2017, e mostra un trend positivo negli ultimi anni. La grande maggioranza degli italiani (65%) dichiara, inoltre, di essere favorevole all’euro, con una crescita di quattro punti rispetto a marzo 2018 e con una percentuale superiore alla media Ue (61%).

TAJANI: IN ALCUNI STATI MEMBRI, TRA CUI L’ITALIA, LA PERCENTUALE DI CHI PENSA CHE L’APPARTENENZA ALL’UE SIA POSITIVA È ANCORA TROPPO BASSA

“In quasi tutta Europa cresce l’apprezzamento per l’appartenenza all’Unione e per i benefici che ne derivano, con livelli record dal 1983. Anche la moneta unica piace alla grande maggioranza dei cittadini. In Italia il gradimento per l’Euro supera la media europea – 65% contro il 61% -, ed è cresciuto del 4% rispetto a marzo 2018 – ha commentato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani -. Ma non possiamo certo cullarci sugli allori. In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per dimostrare che l’Unione sa dare risposte davvero efficaci ai principali problemi degli europei, come immigrazione, sicurezza e disoccupazione”.

BREXIT: IN CASO DI NUOVO REFERENDUM 66% VOTEREBBE PER RESTARE

Quasi tutti i dati che misurano il sostegno per l’Ue mostrano una significativa ripresa dopo il referendum nel Regno Unito nel 2016, con una percentuale crescente di europei che si dimostra preoccupata per gli effetti della Brexit. In caso di referendum nel proprio Paese, il 66% degli intervistati voterebbe per restare nell’Ue, e solo il 17% per l’uscita. In crescita anche gli europei che si dicono soddisfatti del funzionamento democratico dell’Ue (49%, +3% rispetto ad aprile), mentre il 48% ritiene che la propria voce sia importante nell’Unione Europea.

IL 48% DEGLI INTERVISTATI VORREBBE CHE L’UE SVOLGESSE UN RUOLO PIÙ SIGNIFICATIVO IN FUTURO

Per quanto riguarda l’immagine del Parlamento, un terzo (32%) ha un’opinione positiva, un quinto (21%) esprime un parere negativo e una maggioranza relativa (43%) rimane neutrale. Il 48% degli intervistati vorrebbe che l’Ue svolgesse un ruolo più significativo in futuro, mentre il 27% preferirebbe fosse ridimensionato. Cresce la consapevolezza delle elezioni europee del prossimo anno, con il 41% che identifica correttamente la data nel Maggio 2019 – un aumento di nove punti percentuale rispetto ad un’indagine analoga di sei mesi fa, e il 51% degli intervistati si dichiara interessato alla tornata elettorale europea. Tuttavia, il 44% ancora non sa dire quando si voterà.

IMMIGRAZIONE AL PRIMO POSTO NELL’AGENDA DEI TEMI PRIORITARI

L’immigrazione è al primo posto nell’agenda dei temi prioritari per l’imminente campagna elettorale (50%), seguita dall’economia (47%) e dalla disoccupazione giovanile (47%), mentre la lotta al terrorismo scende al quarto posto con il 44%. Priorità simili anche per i cittadini italiani, anche se l’immigrazione è percepita come tema chiave da ben il 71% degli intervistati. Seguono l’economia con il 62% e la disoccupazione giovanile al 59%.

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Come i Palazzi europei si dividono sulla web tax

Sulla web tax la confusione regna sovrana anche nell’Unione europea. L’ultima novità? Il Consiglio europeo contro la Commissione di Bruxelles.

Strano ma vero: l’ufficio legale del Consiglio l’8 ottobre ha fatto le bucce all’impostazione dettata dal governo europeo sulla digital tax.

Eppure – si nota in ambienti governativi che seguono il dossier – se non si escogita una tassazione europea del mondo digitale, i singoli Stati membri dell’Unione difficilmente resisteranno alla tentazione di far da sé, magari per punire o agevolare i grandi gruppi.

Certo, la concorrenza fiscale può essere utile anche in questo settore, ma su queste materie meglio andare in ordine sparso o con regole comuni?

Ma vediamo che cosa è successo.

COS’È LA DIGITAL TAX

La Commissione di Bruxelles ha proposto l’introduzione di una digital tax, una tassa che vada a colpire i profitti dei colossi del web. In sostanza, si tratta di imporre a Google, Amazon, Apple (ma anche a qualunque azienda che operi online) un balzello sui profitti, nello Stato in cui essi vengono generati. Attualmente non è così, e i colossi dell’IT pagano le tasse soltanto nei Paesi in cui hanno la sede legale. Per esempio, nel caso di Google e Apple, in Irlanda (che pur di accaparrarsi la sede europea di Mountain View ha adottato un regime fiscale decisamente favorevole ai giganti della Silicon Valley).

IL CAOS LEGISLATIVO EUROPEO

Attualmente in Europa regna il caos: ciascuno Stato regolamenta il regime fiscale delle imprese digitali per conto proprio. Dieci hanno già legiferato, altri si apprestano a farlo e Bruxelles pare decisa a introdurre una regola comune per tutti i Ventisette, per non compromettere la concorrenza e per evitare distorsioni, come ad esempio quella irlandese. L’introduzione di una digital tax rischia di scontentare i big del web. L’esecutivo europeo ha proposto un misura per cui le imprese digitali paghino il 3% delle entrate agli Stati in cui si generano gli utili. La palla è passata quindi al Consiglio dell’Unione Europea, e qui la questione pare essersi arenata su una questione giuridica.

IL PARERE DELL’UFFICIO LEGALE DEL CONSIGLIO

L’ufficio legale del Consiglio negli scorsi giorni ha espresso un parere sulle basi giuridiche della proposta della Commissione e sulla legittimità del provvedimento stesso. Il Consiglio (costituito dai rappresentanti dei governi degli Stati membri) non ha sollevato obiezioni rispetto agli intenti della misura, riconoscendo che essa introdurrebbe “un sistema armonizzato” e rimpiazzerebbe “misure divergenti assunte unilateralmente dai singoli stati” che potrebbero compromettere il regime di concorrenza. Tuttavia, il Consiglio non concorda con le Commissione sugli strumenti messi in atto per introdurre la digital tax.

I principali nodi da sciogliere sono due: la configurazione come “imposta indiretta” della digital tax e potenziali contrasti con i trattati internazionali in merito alla doppia tassazione. Ovvero il fatto che le aziende vedrebbero i propri utili tassati due volte: nel paese dove si generano i profitti e nei paesi in cui le compagnie hanno la sede. La Commissione considera la tassa digitale un’imposta indiretta e dunque ne ha inquadrato l’ordinamento sotto l’articolo 113 del Trattato dell’Unione Europea, quello che regola specificamente accise e tasse dirette o indirette.

(per gli approfondimenti tecnici, si può leggere l’articolo di Start Magazine)

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Riduzione plastica, tutti gli emendamenti dei grillini alla proposta di direttiva UE

Pedicini (M5S): Abbiamo migliorato la proposta della Commissione per la riduzione della plastica. Resta un po’ di amarezza per il mancato inserimento di target chiari e vincolanti per tutti gli Stati Membri

Addio alla plastica monouso come piatti, posate, bicchieri e cotton fioc dal 2021. La Commissione Ue ha deciso di bandire i prodotti considerati altamente inquinanti. Per questo la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha esaminato e modificato la direttiva di Bruxelles (qui il testo delle proposta) per il cui via libera definitivo occorrerà aspettare però l’Assemblea plenaria del 22-25 ottobre in programma a Strasburgo. (qui l’allegato alla direttiva)

OLTRE L’80% DEI RIFIUTI MARINI È COSTITUITO DA PLASTICA

Secondo la Commissione europea, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Insieme costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini. A causa della sua lenta decomposizione, la plastica si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge dell’Ue e del mondo. I residui di plastica si trovano in specie marine – come tartarughe marine, foche, balene e uccelli -, ma anche in pesci e crostacei, e quindi nella catena alimentare umana.

PROIBIRE, RIDURRE, TASSARE, MA ANCHE SOSTITUIRE, AVVERTIRE; GLI STATI MEMBRI HANNO MOLTE OPZIONI DA SCEGLIERE

Nella relazione redatta da Frédérique Ries (ALDE, BE), adottata con 51 voti favorevoli, 10 contrari e 3 astensioni, i deputati europei hanno aggiunto all’elenco dei prodotti monouso anche sacchetti di plastica leggeri, prodotti in plastica ossidodegradabile e contenitori per fast-food in polistirene espanso. “L’Europa è responsabile solo di una piccola parte della plastica che inquina i nostri oceani – ha detto il relatore -. Essa può e deve tuttavia svolgere un ruolo chiave nella ricerca di una soluzione, diventando leader a livello globale come ha fatto in passato nella lotta contro il cambiamento climatico. Proibire, ridurre, tassare, ma anche sostituire e avvertire; gli Stati membri hanno molte opzioni tra cui scegliere. Sta a loro decidere con saggezza e a noi continuare a spingere per ottenere di più”.

OBIETTIVI NAZIONALI DI RIDUZIONE

Plastiche monouso a parte, il consumo degli altri imballaggi, per i quali non esistono alternative, dovrà essere comunque ridotto dagli Stati membri in modo “ambizioso e sostenuto” entro il 2025. Ciò comprende scatole per hamburger monouso, scatole per panini o contenitori per alimenti per frutta, verdura, dessert o gelati. Gli Stati membri elaboreranno piani nazionali per incoraggiare l’uso di prodotti adatti ad un uso multiplo, nonché il riutilizzo e il riciclaggio. Altre materie plastiche, come le bottiglie per bevande, dovranno essere raccolte separatamente e riciclate al 90% entro il 2025.

MOZZICONI DI SIGARETTE E ATTREZZI DA PESCA

Gli eurodeputati hanno deciso inoltre, che le misure di riduzione dovrebbero riguardare anche i rifiuti dei prodotti del tabacco, in particolare i filtri per sigarette contenenti plastica. La proposta prevede una riduzione del 50 per cento entro il 2025 e dell’80 per cento entro il 2030. Un mozzicone di sigaretta può inquinare tra i 500 e i 1000 litri d’acqua, e gettato sulla strada può richiedere fino a dodici anni per disintegrarsi. Gli Stati membri dovrebbero poi garantire che almeno il 50% degli attrezzi da pesca persi o abbandonati contenenti plastica venga raccolto ogni anno, con un obiettivo di riciclaggio di almeno il 15% entro il 2025. Questi prodotti rappresentano addirittura il 27% dei rifiuti che si trovano sulle spiagge europee.

RESPONSABILITÀ ESTESA DEL PRODUTTORE

Gli Stati membri dovrebbero garantire che i produttori di tabacco si facciano carico dei costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti, compresi il trasporto, il trattamento e la raccolta. Lo stesso vale per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, che dovranno contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio.

LE PROPOSTE DEL M5S

Tra le proposte di modifica accolte – anche se non integralmente – quelle presentate dal M5s europeo e in particolare da Piernicola Pedicini. I pentastellati proponevano una riduzione “significativa” del consumo di prodotti di plastica usa-e-getta (come proposto dalla Commissione europea), ma con obiettivi di riduzione concreti, del – 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 per i contenitori per alimenti e le tazze per bevande; e del – 30% entro il 2025 e 50% entro il 2030 per le bottiglie per bevande. Inoltre proponevano come misure da adottare da parte degli Stati membri una Iva modulata sulla riutilizzabilità e riciclabilità del prodotto; incentivi all’installazione di distributori gratuiti di acqua nei luoghi pubblici; incentivi all’installazione di filtri per l’acqua nelle abitazioni; obbligo di utilizzo di stoviglie riutilizzabili in bar e ristoranti. Ma anche di assicurare che i produttori indichino sull’etichetta, a caratteri grandi, chiaramente leggili e indelebili, la disponibilità di alternative riutilizzabili e la presenza di agenti chimici preoccupanti; che i contenitori per bevande contegano almeno il 25% di contenuto minimo riciclato entro il 2025 e il 50% entro il 2030. Infine, il divieto di utilizzo delle buste di plastica ultraleggere, che hanno un elevato rischio di dispersione nell’ambiente, ad eccezione di casi in cui sia necessario per ragioni igieniche.

PEDICINI (M5S): AMAREZZA PER IL MANCATO INSERIMENTO DI TARGET CHIARI E VINCOLANTI PER TUTTI GLI STATI MEMBRI

Grazie ai nostri emendamenti abbiamo migliorato la proposta di direttiva della Commissione europea sulla riduzione di alcuni tipi di plastica. Abbiamo respinto l’assalto di Forza Italia che voleva azzerare tutto, resta un po’ di amarezza per il mancato inserimento di target chiari e vincolanti per tutti gli Stati Membri – ha dichiarato in una nota l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Piernicola Pedicini –. Questo voto è un primo, timido, passo avanti perché interviene contro l’inquinamento dei prodotti in plastica monouso come i mozziconi delle sigarette che impiegano tra i 10 e i 12 anni per decomporsi. Fra gli obiettivi approvati c’è anche la riduzione per i filtri in plastica dei prodotti del tabacco del 50% entro il 2025 e 80% entro il 2030. Inoltre, entro il 2025 le bottiglie per bevande in plastica devono contenere almeno il 35% di materiale riciclato ed essere riciclabili – ha aggiunto il pentastellato -. Siamo soddisfatti per l’approvazione del nostro emendamento che vieta l’utilizzo di contenitori per cibi e bevande composti da polistirolo espanso, molto usati nei fast food. Gli altri gruppi politici hanno provato ostinatamente a salvare gli interessi dell’industria, noi crediamo che la salute e la tutela ambientale vengano prima di ogni altra cosa”, ha concluso Pedicini.

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Giro di vite Ue sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata

Secondo uno studio di Europol del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali.

Termini più rigorosi per il congelamento e la confisca transfrontaliera dei beni alla Criminalità organizzata e priorità all’indennizzo delle vittime. Sono queste alcune delle novità adottate dall’Europarlamento per accelerare le procedure nell’ambito di alcuni reati, in tutta l’Unione europea. Le nuove norme, già concordate in via informale tra il Parlamento e i ministri dell’Ue in giugno, renderanno più rapido e semplice per gli Stati membri il congelamento e la confisca transfrontalieri dei proventi di reato.

ECCO QUALI SONO LE NUOVE MISURE

Le nuove misure prevedono innanzitutto l’introduzione di scadenze: un Paese Ue che riceve un ordine di confisca da un altro Paese Ue disporrà di 45 giorni di tempo per eseguire l’ordine; i provvedimenti di congelamento transfrontalieri devono essere eseguiti con la stessa rapidità e priorità di quelli nazionali. Le autorità, infine, avranno quattro giorni di tempo per congelare i beni se la richiesta di confisca è urgente. Altra novità è rappresentata dai documenti standardizzati: saranno utilizzati certificati e moduli standard per garantire che i Paesi Ue agiscano più rapidamente e comunichino in modo più efficiente. Inoltre è previsto un ambito di applicazione più ampio: ove richiesto, i Paesi europei potranno confiscare beni ad altre persone legate all’organizzazione criminale in questione e potranno anche agire nei casi in cui non vi sia una condanna (ad esempio, se l’indagato è fuggito). Infine, sono previsti nuovi diritti per le vittime: saranno le prime, infatti, a ricevere un risarcimento quando i beni confiscati saranno distribuiti.

LA RELATRICE: IL PROVVEDIMENTO RAFFORZA LA GIUSTIZIA EUROPEA

“Questo strumento di riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e confisca rafforza la giustizia europea – ha detto la relatrice Nathalien Griesbeck (ALDE, FR) -. È più equo per le vittime e consolida la nostra lotta contro il finanziamento del terrorismo. Il Parlamento vigilerà attentamente per garantire che le nuove norme siano attuate rapidamente ed efficacemente”.

EUROPOL: NELL’UE VIENE CONFISCATO SOLO L’1,1% DEI PROFITTI CRIMINALI CIRCA 1,2 MILIARDI DI EURO

Privare i criminali dei loro beni è, infatti, uno strumento importante per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Tuttavia, secondo uno studio di Europol (qui lo studio) del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali. L’analisi riporta alcuni dati dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) secondo cui i proventi illeciti a livello globale rappresentano il 3,6% del pil mondiale del 2009 circa 1,9 trilioni di euro e solo lo 0,2% viene effettivamente sequestrato o confiscato. Sulla base delle stime di Project OCP, i mercati illeciti generano circa 109.900 milioni di euro a livello di Ue, pari allo 0,9% del Pil dell’Ue del 2010. Sempre secondo lo studio Europol, il valore dei beni provvisoriamente sequestrati/congelati nell’Ue è pari a circa 2,4 miliardi di euro di cui circa 1,2 miliardi risultano confiscati.

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