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Il G7 mette al muro Cina e Russia: ora diritti e libertà

G7 Cina Russia

Il G7 non sembra più disposto ad accettare i comportamenti di Cina e Russia. Spionaggio informatico, fake news, repressione e violazione dei diritti umani tra le accuse mosse a Pechino e Mosca, alle quali si chiede un cambiamento repentino

Parole dure contro Cina e Russia nel documento redatto dai ministri degli Esteri del G7 che si sono incontrati a Londra il 5 e 6 maggio. Rispetto della democrazia e dei diritti fondamentali alla base della rinnovata alleanza tra i Paesi occidentali.

LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

“Lavorando insieme dissuaderemo coloro che prendono di mira le nostre istituzioni e i processi democratici, cercano di minare la fiducia dell’opinione pubblica nell’integrità delle nostre democrazie e cercano di interferire nel nostro spazio informativo”, si legge nella bozza della dichiarazione finale.

Così i ministri degli Esteri del G7 hanno confermato il loro impegno anche per il Meccanismo di Risposta Rapida (Rapid Response Mechanism) come “parte del nostro sforzo congiunto in corso per difendere i nostri sistemi democratici” delle minacce di disinformazione e fake news da parte di Mosca e Pechino.

COSA NON VA CON LA CINA

I Ministri hanno chiesto alla Cina di “rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali”. Hanno infatti espresso “grave preoccupazione” per gli abusi in Tibet e nello Xinjiang – in particolare ai danni dell’etnia uigura – ma anche sui membri di altre minoranze etniche e religiose. “Siamo estremamente preoccupati – si legge nella bozza – dall’esistenza su larga scala di campi di ‘rieducazione politica’, lavoro e sterilizzazioni forzate”.

Leggi anche: Eliminare gli uiguri. Il piano di Pechino

Inquieta anche l’erosione della democrazia a Hong Kong dopo la riforma del sistema elettorale varata da Pechino a marzo scorso.

I Sette hanno poi preso una posizione comune contro le pratiche e le politiche “arbitrarie e coercitive” messe in atto da Pechino e hanno chiesto una “soluzione pacifica” delle questioni dello Stretto di Taiwan, incoraggiando una “significativa partecipazione” dell’isola nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, osteggiata da Pechino che la considera una propria regione destinata alla riunificazione con la Repubblica Popolare Cinese.

Nel documento si promette anche un meccanismo contro le pratiche commerciali ed economiche scorrette da parte di Pechino.

COSA NON VA CON LA RUSSIA

A preoccupare i ministri degli Esteri del G7 sono però anche le attività della Russia, che da quanto scritto nella bozza, “minaccia l’ordine internazionale basato sul diritto, a causa del suo comportamento irresponsabile e destabilizzante”. Mosca viene infatti accusata di “minare i sistemi democratici di altri Paesi”, attraverso una “perniciosa attività di spionaggio informatico e l’uso della disinformazione”.

Nella bozza viene affrontata anche la questione Ucraina, dove si ribadisce che la Crimea è stata annessa illegalmente e che l’accumulo di truppe russe ai confini dell’Ucraina è sintomo di “attività maligne volte a minare i sistemi democratici di altri Paesi”, oltre che per il “deterioramento dei diritti umani in Russia e dal sistema di repressione”. Il G7 ha inoltre rinnovato la richiesta alla Russia di chiarire il presunto utilizzo di armi chimiche nell’avvelenamento dell’oppositore Alexei Navalny.

Leggi anche: Chi è Alexei Navalny, la mente della rivoluzione russa contro Putin

LE AZIONI

Come fa notare Repubblica, l’assenza di misure punitive, è in realtà un serio avvertimento per Russia e Cina, perché secondo una fonte negoziale riportata dal quotidiano, “il multilateralismo è davvero tornato” e “il blocco è pronto ad annunciare sanzioni severe se Pechino e Mosca non facessero un passo conciliante verso i Sette. Insomma, il dialogo è sempre aperto, ma a certe condizioni”.

Leggi anche: Fake news, G7 contro Cina e Russia. Quali notizie?

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