Dal mondo

L’amara e sonora sconfitta di Trump e dei trumpiani

trump

Cosa si nasconde dietro l’assalto al Congresso da parte dei seguaci di Trump? Che i democratici vincono il ballottaggio in Georgia e si prendono il Congresso, umiliando Trump, che perde tutto: presidenza, Camera e adesso anche il Senato

Dietro l’assalto dei seguaci di Donald Trump al Congresso si nasconde la vittoria dei democratici nei ballottaggi in Georgia, che sposta verso Joe Biden gli equilibri di potere al Congresso e rende ancora più amara la sconfitta trumpiana.

In Georgia, infatti, la vittoria dei candidati democratici Raphael Warnock e del giovane Jon Ossoff consegna due seggi in Senato ai democratici, che ottengono così la maggioranza e prendono in sostanza il controllo del Congresso, mentre i trumpiani non ci stanno e lo assaltano.

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Come ha scritto il New York Times, anche se i democratici avranno un piccolo vantaggio alla Camera e al Senato, dove il vicepresidente eletto Kamala Harris potrà rompere l’equilibrio perfetto di 50-50, controlleranno i comitati, la legislazione e le nomine. Insomma, Biden potrà anche essere un candidato debole, anziano e con molti difetti, ma ha battuto su tutti i fronti Trump e i trumpiani.

biden trump

TRUMP PERDE TUTTO

Il risultato ha spinto alcuni repubblicani ad accusare Trump di aver “dissuaso” gli elettori con le sue affermazioni sulle elezioni in Georgia – ovvero che erano state truccate. Il mandato di Trump alla Casa Bianca si concluderà con i repubblicani che hanno perso la presidenza, la Camera e il Senato. Una sonora sconfitta, che brucia.

I disordini a Washington si sono estesi anche ad Atlanta, dove un raduno di manifestanti ha portato all’evacuazione del Segretario di Stato Brad Raffensperger (quello della telefonata in cui Trump chiedeva di trovare i voti necessari a sovvertire la vittoria di Biden) e di alcuni membri del suo staff. Raffensperger era stato pesantemente criticato dai sostenitori di Trump, ricevendo minacce contro di lui e sua moglie, per aver certificato i risultati delle elezioni presidenziali della Georgia, consegnando i 16 voti elettorali dello Stato a Biden.

Trump

TRUMP IL LOSER

“La giornata più nera nella storia recente della democrazia americana” ha scritto il professor Vittorio Emanuele Parsi sul Messaggero. “L’assalto dei sostenitori di Donald Trump al Senato degli Stati Uniti è riuscito a interrompere la procedura di ratifica dell’elezione di Joe Biden da parte delle Camere riunite in seduta congiunta. Quella che doveva essere una mera presa d’atto formale di quanto verificatosi il 3 novembre è stata trasformata nell’ultimo prodotto del trumpismo più estremista per volontà dello stesso presidente uscente”, ha commentato il professore dell’Università Cattolica di Milano e direttore di Aseri.

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“Non contento di aver tentato senza fortuna ogni possibile carta per ribaltare la realtà dei fatti – spiega il Professore – il più ingombrante di tutti i ‘losers’ della storia americana aveva prima attaccato per l’ennesima volta il suo vice Mike Pence, che presiedeva la seduta, e infine arringato la folla dei suoi sostenitori, assiepati tra la Casa Bianca e il Congresso”. Il risultato è stato purtroppo quello che tutto il mondo ha visto: “immagini che rimandano a Minsk e a Lukashenko e non alla capitale degli Stati Uniti”, dice Parsi.

LE COLPE DI TRUMP

Nel suo eversivo comizio, racconta il professore, “Trump ha evocato come al solito la bufala delle elezioni ‘rubate’ e soprattutto ha fatto ricorso al più classico tra gli arnesi dell’armamentario populista: la contrapposizione tra l’establishment e ‘il popolo’, invitando quest’ultimo a riprendersi il partito”.

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E non solo, conclude Parsi: “Il popolo cui Trump ha alluso è chiaramente il ‘suo’: cioè una fazione nella fazione, che lui rappresenterebbe per una sorta di investitura carismatica, e i cui ‘diritti’ – le cui pretese, in realtà – dovrebbero prevalere nei confronti di quelle del popolo inteso come ‘insieme dei cittadini’: quel ‘We, the People’ con cui si apre la Dichiarazione di indipendenza”.

Trump

L’IMPORTANZA DEL VOTO IN GEORGIA

“La Georgia e gli Stati Uniti sono diventati, nel pieno di una pandemia senza freni, il campo di battaglia dove si combatte il futuro di quella che è ancora la superpotenza mondiale”, ha scritto Alberto Negri poco prima del voto nel conteso Stato americano.

“Il voto in Georgia è un passaggio cruciale. I due seggi decideranno gli equilibri del senato. Al momento i repubblicani, che in Georgia sono dati sulla carta in vantaggio, hanno 50 parlamentari su 100, i democratici 48. Ai conservatori basta vincere anche una solo seggio per raggiungere la soglia di 51 che garantisce il controllo della Camera alta. I progressisti, invece, devono conquistare l’intera posta in gioco per arrivare a 50: in quel caso la parità verrebbe spezzata a favore dei democratici da Kamala Harris, numero due di Biden e anche presidente del Senato“.

E così è andata. I democratici, non senza difficoltà, ce l’hanno fatta. E Trump ha perso tutto.

elezioni americane

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