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«Il M5s si sta biodegradando?» Come i sacchetti bio. Ora i grillini amano Bastioli e Novamont

m5s novamont

Al super ministero grillino della Transizione ecologica potrebbe finire Catia Bastioli di Novamont, azienda che M5S attaccò aspramente nel 2018 per la polemica dei sacchetti biodegradabili. Tutto dimenticato? Sì, ma non da oggi…

Forse non saranno politici irreprensibili, ma sicuramente i grillini sono ballerini provetti. Di giri di valzer, in queste ultime ore, ne hanno fatti a iosa: allo “psiconano”, alias Silvio Berlusconi nel dizionario degli insulti di Beppe Grillo; alla Lega, a Mario Draghi, alle banche e ai banchieri; a una Europa più unita che mai. E pure a Catia Bastioli, che con Enrico Giovannini pare tra le personalità più quotate perquel Ministero per la Transizione Ecologica chiesto proprio dai pentastellati. C’è però un problema: Catia Bastioli, è anche l’amministratrice delegata di Novamont, azienda che fabbrica i “famigerati” sacchetti di plastica riciclabile (fatti con un materiale vegetale noto come Mater-Bi) che da gennaio 2018 sono diventati obbligatori per la frutta sfusa venduta nei supermercati. L’obbligo di acquistarli infiammò la Rete e i 5 Stelle partirono all’attacco: dato che Bastioli aveva presenziato alla Leopolda, la nuova legge era un regalo di Renzi a Novamont.

M5S VS NOVAMONT, BATTAGLIA BIODEGRADABILE

E poco importa se in quella occasione Matteo Renzi non c’entrava davvero nulla e una volta tanto l’uomo del Giglio magico non aveva provato a favorire i suoi amici, perché la legge italiana era un recepimento della Direttiva comunitaria 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015 sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, perché il M5S prese di mira Novamont e Catia Bastioli, dipingendola come amica della “kasta”.

 


Di tweet in post, Catia Bastioli passò da essere presenzialista della Leopolda ad amica e infine cugina e persino sorella di Matteo Renzi. E M5S cavalcò la crociata contro Novamont. Per intere settimane su Twitter dominarono solo tre hashtag: #sacchetti, #2018VaffaRENZI e #Novamont.

 


Oggi, in piena pandemia e dopo aver fatto nuovo debito per 140 miliardi in neppure un anno, si ripensa a quel periodo con un pizzico di nostalgia, perché dovevamo essere proprio il Paese del bengodi se potevamo permetterci il lusso di parlare per giorni e giorni esclusivamente di sacchetti ecologici dal valore di 2-3 centesimi di euro.

 

Immancabile, M5S si tuffò a pesce nella polemica contro Novamont. “La Novamont, azienda leader nella produzione di materiale per i sacchetti bio, deterrebbe l’80% del mercato”, illustrava la grillina Paola Taverna, il cui raffinato ragionamento era il seguente: “Con un consumo di 20 miliardi di sacchetti l’anno, al costo di 2centesimi l’uno, si prevede un business da 400milioni di euro l’anno”, quindi: “chi pagherà la campagna elettorale del PD?”, si chiedeva retoricamente, in modo da indirizzare fin dalla domanda la risposta (del resto modus operandi consueto su Rousseau).

 

CHI PAGHERÀ LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL PD?
La Novamont, azienda leader nella produzione di materiale per i sacchetti…

Pubblicato da Paola Taverna su Venerdì 5 gennaio 2018

 

IL RIAVVICINAMENTO M5S – NOVAMONT

Se Catia Bastioli sarà davvero ministra della Transizione Ecologica, i grillini potranno comunque dire che si erano ravveduti da tempo. Mentre a gennaio 2018 Novamont era il male, azionista occulto delle Leopolde e delle campagne elettorali del PD, a novembre dello stesso anno per il guru di M5S era già diventata la punta di diamante della green economy italiana: “La scorsa settimana ho fatto visita all’impianto della Mater-Biotech, un eccellente esempio di economia circolare che deve essere valorizzato e conosciuto da tutti”. Cinguettava così Grillo, naturalmente evitando di fare il nome di Novamont, troppo scomodo.

 

Fu comunque smascherato. Scriveva Franco Bechis su Libero: “In otto minuti di video, accompagnato dalla proprietaria che riempe di lodi, Grillo guida il pubblico dentro le meraviglie della chimica verde, che da sostanze naturali fermentate ottiene la plastica senza fare uso di petrolio. Una storia davvero a cinque stelle. Ma quel che più sorprende nel video che grazie all’ entusiasmo di Grillo si trasforma in un sostanziale spottone, è il beneficiario di tanto entusiasmo. Già perché la signora manager-imprenditrice-neoamica di Grillo si chiama Catia Bastioli. E il nome dovrebbe esserlo al M5S, perché fino a non molte settimane fa l’ avevano bersagliata di critiche violente e perfino insulti”.

 

Vi ricordate la storia dei sacchetti di plastica? Quella per cui io avrei favorito un’azienda amica? Quella squallida…

Pubblicato da Matteo Renzi su Mercoledì 14 novembre 2018

 

Questo “Perché la Bastioli la chimica verde l’ ha raccontata per anni in un posto molto particolare: la Leopolda del suo amico Matteo Renzi. E ai grillini non era andato giù che l’ allora premier avesse scelto l’ ospite delle sue convention per una nomina pubblica: la presidenza di Terna, incarico che la Bastioli anche oggi ricopre. A gennaio poi la manager-imprenditrice e Renzi erano stati bersagliati di ogni contumelia da leader e militanti pentastellati, che oggi sembrano del tutto immemori dell’ accaduto. Lo stabilimento visitato da Grillo infatti appartiene a un gruppo più grande il cui nome dovrebbe dire qualcosa a quella platea: la Novamont, di cui è titolare sempre la Bastioli”.

DI MAIO: “NOVAMONT AZIENDA MODELLO”

Fu allora più onesto e trasparente Luigi Di Maio, che quando fu ospite di Novamont ebbe il coraggio di chiamarla col suo nome, anche perché ormai era l’ottobre 2019 e la polemica dei sacchetti era stata ampiamente dimenticata dalla base: “Sono alla Novamont di Terni, un’azienda modello nel settore della bioeconomia specializzata in bioplastiche e bioprodotti”.

 

 

Sono alla Novamont di Terni insieme a Vincenzo Bianconi. Un’azienda modello nel settore della bioeconomia specializzata in bioplastiche e bioprodotti.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Domenica 6 ottobre 2019

 

GRILLO: “M5S SI STA BIODEGRADANDO”

Tornando nel luglio 2019 proprio da Novamont, riporta Giornalettismo, Grillo scherzò così sui vecchi screzi con l’azienda: “Il M5s si sta biodegradando? Sì, la natura della biodegradazione è un processo inevitabile per qualsiasi materiale o essere: tutti si biodegrada. Non vuol dire sparire ma entrare in un circolo, in un altro circolo”. Una affermazione che, dopo l’addio di Alessandro Di Battista e i venti di scissione interna risulta quanto mai attuale.

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