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Ecotassa per promuovere la green economy, il programma di Europa Verde

Europa Verde

Europa federale e più potere al parlamento Ue (ma a Bruxelles). Ecco il programma di Europa Verde per le europee 2019

Una politica fiscale “verde” comune, con ecotasse e incentivi, per finanziare il passaggio alla green economy. È il fulcro del programma di Europa Verde alle prossime elezioni Ue.

In tema di istituzioni europee, l’obiettivo di Europa Verde è quello di una Europa federale, con il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, la cui sede deve essere centralizzata a Bruxelles. Inoltre va rimosso il diritto di veto nel Consiglio dei Ministri e nel Consiglio europeo, “a causa del quale ogni stato può bloccare l’azione comune”.

INVESTIMENTI PUBBLICI IN CULTURA, SCUOLA E RICERCA

In materia economica servono “forti investimenti pubblici nella cultura, nella scuola, nella ricerca che garantiscano ai giovani pari opportunità di studio, formazione e accesso al lavoro”, la “drastica riduzione delle spese militari, a favore degli investimenti per la trasformazione ecologica, il benessere sociale e la cultura”, la “riconversione delle industrie belliche creando alternative di lavoro per gli addetti, al disarmo sia europeo che internazionale e allo stop immediato all’esportazione di armi prodotte in Europa verso Paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani”.

CUORE DELLA PROPOSTA: L’AMBIENTE

Il cuore della proposta del movimento è però, naturalmente, la parte relativa all’ambiente. “Per limitare l’aumento globale della temperatura a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali – si legge nel programma – ci vuole una legge-quadro sul clima, con bilanci di carbonio vincolanti per i Paesi membri che riducano le emissioni climalteranti di almeno il 55% entro il 2030 e che aprano la strada ad un’economia a impatto climatico zero entro il 2050”. Europa Verde chiede anche che la Ue elimini l’uso del carbone entro il 2030 e, in successione, gli altri combustibili fossili, cessando immediatamente l’erogazione di sussidi pubblici alle fonti fossili (che assorbono solo in Italia 18,8 miliardi di euro) per favorire invece gli investimenti, sia privati che pubblici, verso sistemi di produzione energetica e industriale sostenibili. L’Unione europea deve poi dotarsi di un nuovo programma d’azione ambientale e non sostenere finanziariamente opere che danneggiano l’ambiente.

TRANSIZIONE VERSO IL VEICOLO ELETTRICO

Un altro degli obiettivi prioritari è rendere sostenibile il settore dei trasporti. Su questo fronte “è necessario agire il più rapidamente possibile per favorire la svolta verso il veicolo elettrico con scadenze certe per l’uscita dai veicoli inquinanti e sostegno alla ricerca; per spostare le merci dalla strada alla ferrovia, con misure europee che agiscono sul fronte fiscale, con un sistema di disincentivi-incentivi, maggiore sicurezza e controlli; per collegare Paesi e regioni con treni rapidi, notturni e regionali, scoraggiando la costruzione di nuove autostrade; per diffondere sistemi di mobilità condivisa; per mettere un freno al crescente inquinamento legato al traffico aereo tramite la leva fiscale e la ricerca; per investire nella mobilità ciclistica urbana ed extraurbana”. Per fare tutto questo serve un piano straordinario di investimenti e normative più “ambiziose”.

Per finanziare i programmi di passaggio all’economia verde, serve una politica fiscale verde comune con ecotasse, eco-incentivi e disincentivi. Un esempio è quello di una legge che introduca un prezzo minimo sulle emissioni di CO2: 40€ per tonnellata di CO2 a partire dal 2020, per arrivare a 100€ entro il 2030.

RIGUARDO L’IMMIGRAZIONE

Per l’immigrazione, Europa Verde propone una “politica di asilo basata sulla solidarietà e l’introduzione di un meccanismo di ricollocazione dei richiedenti asilo che sia permanente, vincolante ed equo, così come espresso nella riforma del Regolamento di Dublino adottata nel 2017 dal Parlamento europeo. La stessa che i governi nazionali si sono rifiutati di discutere”. Inoltre occorre aprire “canali di migrazione legale per motivi di lavoro e regole comuni per la mobilità e l’ingresso dei lavoratori e delle loro famiglie nella UE, nel quadro di una gestione comune dei confini che assicuri al tempo stesso sicurezza, libera circolazione per le persone residenti nella UE e risorse adeguate per gestire l’accoglienza”.

DIRETTIVA PER RETRIBUZIONI TRASPARENTI

In tema di diritti, per promuovere la parità di genere Europa verde sostiene la definizione di una nuova Direttiva europea che renda trasparenti le retribuzioni, “in modo da esporre il divario di genere che esiste nei salari e negli accessi agli appalti pubblici“. Inoltre il principio d’inviolabilità del corpo femminile e dell’autodeterminazione della donna deve essere incluso nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

 

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