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Ecco l’ultima versione del Dl fiscale dopo il cdm

Al suo interno, tra gli altri provvedimenti, la rottamazione Ter, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata

Arriva l’ultima versione del Dl fiscale messa a punto dal governo nel Consiglio dei ministri di lunedì. Il testo che Policy Maker ha visionato è datato 16 ottobre e prevede, tra le altre cose, la rottamazione Ter per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro nel periodo che va dal 2000 al 2010, l’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata e l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi.

Stralciata la norma per “consentire la conclusione ordinata della procedura di liquidazione coatta amministrativa dell’Ente strumentale alla Croce rossa italiana”. Spunta la sanatoria per le società e le associazioni sportive dilettantistiche non in regola con il versamento delle imposte. Infine, è prevista all’articolo 9 una “dichiarazione integrativa speciale”: fino “al 31 maggio 2019 i contribuenti possono correggere errori od omissioni ed integrare, con le modalità previste dal presente articolo, le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore degli immobili all’estero, dell’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto. L’integrazione degli imponibili è ammessa nel limite di 100.000 euro per singola imposta e per periodo di imposta e comunque non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato”.

Qui il testo completo.

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ccc Insider

Cosa c’è nell’ultima bozza di decreto fiscale

Dalla Cigs a Rfi passando per Lotteria degli Scontrini e Bcc. Tutte le misure (e il testo della bozza) che andranno lunedì in Consiglio dei ministri nella bozza dell’11 ottobre

Proroga di 12 mesi per la mobilità in deroga, lotteria degli scontrini, disciplina del gruppo Iva per il Gruppo Bcc, taglio delle sanzioni per chi emette in ritardo la e-fattura ma solo per i primi sei mesi del periodo d’imposta. Sono alcune delle novità della bozza di decreto fiscale che lunedì andrà in Consiglio dei ministri.

LE MISURE: DALLA CIGS A RFI PASSANDO PER LOTTERIA DEGLI SCONTRINI E BCC

Nella nuova bozza del dl fiscale trova spazio la proroga di 12 mesi per la mobilità in deroga nelle aree di crisi e scompare la soglia minima di 100 lavoratori per usufruire della Cigs. Dal 1 gennaio 2020 partirà inoltre la lotteria degli scontrini. Mentre viene stabilito esplicitamente che il Gruppo Bcc non potrà costituire un gruppo Iva: il rappresentante di gruppo dovrà essere la capogruppo e che la disciplina valga da gennaio 2019. Il decreto legge fiscale abbassa, poi, le sanzioni per chi emette tardi la e-fattura ma solo per i primi sei mesi del periodo d’imposta 2019 riducendole del 20% per chi slitta al mese o trimestre successivo.

Altra novità è la previsione di annullamento automatico – alla data del 31 dicembre 2018, dei debiti di importo residuo fino a mille euro calcolati alla data di entrata in vigore della legge e comprensivi di capitale interessi affidati agli agenti della riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2010

Inoltre viene previsto l’obbligo di comunicazione telematica dei corrispettivi Iva e vengono introdotte una serie di semplificazioni legate all’obbligo di fatturazione elettronica e a un credito d’imposta del 50% per ammodernare gli strumenti. In base ai calcoli dell’Agenzia delle Entrate i soggetti coinvolti sono oltre un milione. La relazione tecnica al decreto stima 300 milioni di entrate nel 2019.

Arrivano infine 540 milioni in totale per il contratto di programma di RFI con il Ministero delle Infrastrutture, 10 milioni nel 2018 per favorire la ristrutturazione dell’autotrasporto, l’intermodalità e il trasporto combinato, 15 milioni in più per il fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento del porto di Genova e 735 milioni per il Fondo di garanzia per le PMI nel 2018. (qui il testo completo della bozza)

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Cosa dice punto su punto la risoluzione sul Def della maggioranza

Flat tax, superamento della Fornero ma anche correzione dell’Unione bancaria e graduale azzeramento dei fondi per l’editoria

Misure di riduzione del cuneo fiscale correlate all’offerta di rapporti di lavoro stabili con i giovani più meritevoli. Dal 2019 graduale azzeramento del fondo per l’editoria e impegno a implementare al più presto una Banca per gli investimenti con Cdp-Bankitalia. E ancora: una cabina regia al Mef sulla spending review, flat tax al 15% per professionisti e artigiani, cedolare secca su affitti negozi, quota 100 per le pensioni e avvio del reddito di cittadinanza. Infine taglio delle spese militari e via libera a un nuovo modello per la difesa. Sono alcuni degli impegni messi nero su bianco nella risoluzione di maggioranza presentata al Senato in occasione dell’esame della nota di aggiornamento al Def. (qui il testo integrale)

LA PREMESSA È LA CRISI DEL 2008 E LE POLITICHE FALLIMENTARI DEGLI ULTIMI ANNI

La premessa parte dalla crisi del 2008, dall’aumento della quota di popolazione a rischio povertà e precarietà e dal “sostanziale fallimento delle politiche perseguite negli scorsi anni” testimoniate da “un vistoso scarto nel tasso di crescita del Pil e nelle più significative grandezze economiche rispetto ai maggiori partner dell’Ue”. Da qui, la necessità di “invertire le tendenze inerziali e realizzare una netta discontinuità” con il passato attraverso “riforme e diverse policy prospettate” in un quadro di interventi per “semplificare e ridurre il carico tributario”, cancellare l’Iva programmata per il 2019, contrastare la disoccupazione giovanile “promuovendo il ricambio generazionale”, modificare la legge Fornero, introdurre un reddito di cittadinanza accompagnato “dalla riforma e dal potenziamento dei centri per l’impiego e l’avvio del processo di cittadinanza digitale” e la pensione di cittadinanza.

GLI OBIETTIVI MACROECONOMICI

Il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 68,5 miliardi di euro nel 2019, 56,5 miliardi nel 2020 e 45,5 miliardi nel 2021. il corrispondente saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 147 miliardi di euro nel 2019, 119,5 nel 2020 e 96 nel 2021. Per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico lo scenario programmatico prevede una partenza dal 131,2 per cento nel 2017 fino ad arrivare al 126,7 del 2021.

GLI IMPEGNI DELLA MAGGIORANZA NELLA RISOLUZIONE

Si prevede una rimodulazione incisiva del sistema di tassazione alla imprese con la riduzione dell’aliquota IRES del 9% – dal 24 al 15% – sugli utili reinvestiti in acquisto di macchinari e attrezzature innovative e nuove assunzioni.

Si amplia la platea dell’aliquota flat tax al 15% a cui possono accedere liberi professionisti, artigiani, ditte individuali e si riduce il carico per le pmi che non potranno optare per il nuovo regime forfettario ampliato. Unito a un regime speciale per le nuove partite Iva e le startup innovative degli under 35. Si stende poi la cedolare secca agli affitti dei locali commerciali a partire dai cosiddetti “esercizi di vicinato”.

Da un punto di vista lavorativo la maggioranza si impegna a potenziare gli investimenti pubblici e privati nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie strettamente connesse ma anche a misure di riduzione del cuneo fiscale nei rapporti di lavoro dei giovani più meritevoli.

Per contrastare il fenomeno delle ‘culle vuote’ verranno pensate misure di incentivo per l’istruzione scolastica e la formazione universitaria. Mentre per le pensioni si conferma “quota 100” come somma di età anagrafica e anzianità contributiva nell’ottica del superamento della Fornero.

Prevista inoltre una revisione dell’attuale modello di difesa per ridurre le spese militari e razionalizzare i sistemi di difesa – ad esclusione dei settori di ricerca ad alto contenuto tecnologico e di utilizzo duale anche per scopi civili – salvaguardando i livelli occupazionali.

Nero su bianco anche la creazione di una cabina di regia unica presso il Mef in coordinamento con Palazzo Chigi per attuare la spending review. E la realizzazione di un’altra cabina di regia per monitorare lo stato di attuazione dei programmi di investimento infrastrutturali per prevenire ritardi e rimuovere criticità.

Infine, viene previsto un graduale azzeramento a partire dal 2019 del contributo del Fondo per il pluralismo presso il Dipartimento informazione ed editoria e il proseguimento del percorso di attuazione dell’articolo 116 della Costituzione che dà seguito ai referendum di Lombardia e Veneto.

I COLLEGATI ALLA MANOVRA

Tra i disegni di legge collegati alla manovra per il periodo 2019-2021 sono previsti un provvedimento di riforma e riordino della disciplina in materia di tutela e promozione dei diritti delle persone con disabilità, riassetto dell’avvocatura di Stato e della giustizia amministrativa e la riforma di alcuni istituti del Codice Civile.

IL GOVERNO SI IMPEGNA A CORREGGERE L’UNIONE BANCARIA, A INTERVENIRE SU TARANTO E A REALIZZARE IN TEMPI RAPIDI LA BANCA PER GLI INVESTIMENTI

Infine si impegna il governo a promuovere iniziative a livello Ue per correggere l’Unione bancaria e il processo di unificazione dei mercati dei capitali per assicurare maggiori garanzie ai risparmiatori italiani, a realizzare disposizioni per la riqualificazione economica, industriale e ambientale di Taranto, implementare in tempi rapidi la Banca per gli investimenti coinvolgendo Bankitalia e Cdp per gestire ed erogare direttamente incentivi e finanziamenti all’economia reale.

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La lotta all’evasione fiscale? Con lotteria e digitale (e funziona)

Solo il 5% dei sindaci collabora con il fisco per contrastare l’evasione. Al Sud quasi nessuno. A Napoli “recuperati” solo 150 euro

Sono lo scontrino elettronico e la lotteria, le novità anti-evasione contenute nel decreto fiscale collegato alla manovra messa a punto dal governo per debellare almeno in parte un fenomeno che in Italia non conosce crisi. E che in altri paesi ha dato prova di funzionare.

ADDIO VECCHIO SCONTRINO CARTACEO: DAL 2019-2020 ARRIVA QUELLO ELETTRONICO

Lo scontrino elettronico dovrebbe sostituire gradualmente quello cartaceo: tutti i dati comprovanti l’acquisto di un bene saranno trasmessi direttamente all’Agenzia delle Entrate, affiancando così l’entrata in vigore della fattura elettronica la cui entrata in vigore è stata confermata a partire dal 1° gennaio 2019. L’obbligatorietà del nuovo strumento è prevista, inizialmente e a partire dal 1° luglio 2019, solo per gli esercizi commerciali con un giro di affari superiore ai 400 milioni di euro l’anno. Per tutte le altre attività, l’entrata in vigore dell’obbligo è prevista per il 2020.

AL VIA LA LOTTERIA NAZIONALE ANTI-EVASIONE

Al suo fianco si colloca la vera novità del governo giallo-verde: una lotteria nazionale collegata all’emissione degli scontrini che consentirà, ad ogni acquisto effettuato, di ricevere un codice che, previa comunicazione del proprio codice fiscale, consentirà di partecipare ad una estrazione a premi. Recita la norma: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione”. Per questo, sempre all’interno del decreto fiscale, è previsto uno sconto del 50% per l’acquisto dei nuovi registratori di cassa predisposti alla connessione in remoto con l’Agenzia delle Entrate e dotati di ‘memoria’ degli scontrini e dei relativi codici per la partecipazione alla lotteria.

LE INIZIATIVE SIMILI IN ALTRI PAESI

Iniziative simile a quella della lotteria decisa dal governo italiano sono già in vigore in altri paesi: nel 2014 in Portogallo è stata avviata la “Fatura da Sorte”, una lotteria che inizialmente metteva in palio un’auto di lusso. Poi si è passati all’estrazione settimanale che consente di vincere 35mila euro in buoni del tesoro mentre due volte all’anno (giugno e dicembre) si tiene l’estrazione straordinaria che mette in palio buoni del tesoro da 50mila euro. Per giocare bisogna connettersi a un sito internet e inserire i codici degli scontrini fiscali. In Cina si è partiti addirittura nel 1998 ma attraverso gratta e vinci che mettono in palio denaro corrisposto direttamente dal negoziante. Questo esperimento ha permesso un incremento del gettito complessivo attorno al 10% in generale e del 20% per le sole imposte indirette. Discorso simile a Taiwan: sul retro di ogni scontrino fiscale è stato inserito un numero che partecipa alla lotteria istantanea “gratta e vinci” con vincite tra i 5 e i 200 dollari. In Slovacchia tutti gli scontrini di importo superiore a un euro danno diritto alla partecipazione di un’estrazione settimanale che permette di vincere denaro, auto o la partecipazione a un programma televisivo. Dal dicembre 2013 a Malta è attiva la “Vat Lottery” mensile che mette in palio somme di denaro per i possessori degli scontrini estratti. Stesso discorso in Albania dal 2015: per partecipare bisogna raccogliere almeno 50 scontrini di ammontare totale superiore a 36 euro. E in Romania dove le estrazioni dei numeri degli scontrini fiscali avvengono mensilmente.

LA LOTTA ALL’EVASIONE IN ITALIA

La lotta all’evasione fiscale ha prodotto nei primi cinque mesi del 2018 un aumento complessivo dei redditi accertati. In particolare, le entrate tributarie derivanti dalle attività di accertamento e controllo si sono attestate a 4,586 miliardi (+0,224 miliardi, pari a +5,1%). I dati, diffusi dal Tesoro, mostrano comunque come tale aumento sia dovuto interamente alla lotta all’evasione delle imposte indirette che ha determinato un maggior reddito accertato pari a 0,556 miliardi (+32,9%), mentre le imposte dirette hanno prodotto un minor reddito accertato di 0,332 miliardi di euro (–12,4%).

SOLO IL 5% DEI SINDACI COLLABORA CON IL FISCO PER CONTRASTARE L’EVASIONE. AL SUD QUASI NESSUNO. A NAPOLI “RECUPERATI” SOLO 150 EURO

Secondo uno studio della Cgia, tra i 7.978 Comuni presenti l’anno scorso in Italia, solo 435 (pari al 5,4 per cento del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’Amministrazione finanziaria o alla Guardia di Finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. In termini di gettito, invece, nel 2016 (ultimo dato disponibile) i Sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla. “Il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione – ha ammesso il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i Sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro ?”.

In termini assoluti, i dati per comune capoluogo di provincia riferiti al 2017 ci dicono che Milano è stata l’amministrazione più “virtuosa”.Sebbene l’importo recuperato sia comunque contenuto, dalle segnalazioni effettuate agli 007 del fisco il capoluogo lombardo ha recuperato 1,3 milioni di euro. Segue Genova con 967.577 euro, Prato con 751.620 euro, Torino con 517.952 euro, Bergamo con 505.448 euro e Reggio Emilia con 447.390 euro. Tra le grandi aree urbane del Sud, invece, Reggio Calabria ha incassato 250.566 euro, mentre tutte le altre hanno riscosso cifre risicatissime: Messina 16.095 euro, Palermo 6.646 euro, Siracusa 3.763 euro, Catania 3.447 euro, Benevento 2.478 euro, Cagliari 350 euro e Napoli 150 euro. Se, invece, si rapporta la quota recuperata sul numero di contribuenti Irpef, Bergamo è l’Amministrazione comunale che si colloca al primo posto con 5,85 euro: seguono Prato con 5,14 e Reggio Emilia con 3,71. Anche osservando i risultati riferiti al numero di accertamenti raggruppati per regione, emerge la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti: anche se al Sud questa evidenza appare più marcata che altrove. Le costruzioni, ricordano dalla Cgia, è il settore dove i Comuni hanno le maggiori opportunità di intervento.

semplificazione fiscale“L’anno scorso nelle 6 regioni del Mezzogiorno – ha commentato il segretario Renato Mason – secondo quanto emerge dall’allegato al Def 2018 che riporta gli indicatori di benessere equo e sostenibile, ogni 100 abitazioni costruite legalmente, 50 erano abusive. Nel Nordest, invece, la media era del 5,5. Orbene, come è possibile che su poco meno di 1.750 Comuni ubicati al Sud, solo 164 abbiano effettuato unasegnalazione qualificata all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza ?” Nel 2017, sottolinea la Cgia, gli accertamenti dei tributi erariali realizzati grazie all’ mbeccata” dei Sindaci sono stati complessivamente 1.172; in leggero aumento rispetto all’anno precedente, quando si era raggiunta la soglia di 1.156, anche se in deciso calo se la comparazione viene effettuata con il risultato ottenuto nel 2012, quando si era toccata la punta massima di 3.455 segnalazioni.

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ccc Italia

Banche, difesa, energia, fisco e concessioni. Ecco cosa c’è nel Def

Tutte le misure analizzate punto per punto della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo

Crescere per recuperare il terreno perso negli ultimi vent’anni, rendere pienamente effettivo il principio costituzionale di tutela del risparmio intervenendo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali. Il tutto senza trascurare il comparto della Difesa per la quale il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale, dell’energia attraverso una strategia di decarbonizzazione completa e sostegno alle rinnovabili entro il 2050, del fisco (si punta sulla riduzione delle tasse) e di rivisitazione di tutte le concessioni. Sono queste le novità della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo.

TUTTI I NUMERI ESSENZIALI CONTENUTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF APPROVATA DAL GOVERNO E INVIATA ALLE CAMERA

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”: un obiettivo che il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” al punto che i paletti fissati dal governo nella nota di aggiornamento al Def potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Nonostante le stime del Pil per quest’anno vengano riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse gialloverdi, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione “sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite”.

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

COSÌ IL GOVERNO CERCHERÀ DI MODIFICARE L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Il Governo si è posto come obiettivo primario quello di rendere pienamente effettivo il principio costituzionale della tutela del risparmio. Le misure che verranno introdotte nel corso della legislatura si ispireranno dunque a tale finalità. 

European flags in front of the Berlaymont building, headquarters of the European commission in Brussels.

L’Italia contribuirà fattivamente alla discussione in corso a livello europeo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali, per rafforzare l’UEM rivedendo nel contempo alcune delle modalità stabilite negli anni passati. A tal fine cercherà di stemperare gli elementi di rigidità nella riduzione e condivisione dei rischi, conciliando la necessità di evitare l’azzardo morale connesso all’aspettative di bail-out con i rischi per la stabilità finanziaria.

A livello nazionale è necessario proseguire con l’azione di rafforzamento del sistema e di riduzione dei crediti deteriorati intrapresa dal sistema bancario italiano. Nell’anno in corso è continuato il progressivo miglioramento della qualità del credito bancario. Nel primo trimestre del 2018 l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti ha continuato a diminuire, al netto delle rettifiche di valore, attestandosi al 5,1 per cento (da 5,9 per cento alla fine del 2017).

E’ necessario consolidare e rafforzare i miglioramenti sinora conseguiti. Sì valuterà la possibilità di introdurre una nuova normativa relativa alle GACS (quella vigente verrà a scadenza nel marzo 2019), verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili.

L’interlocuzione con la Commissione Europea inizierà nell’ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di stato. Si procederà inoltre al completamento della riforma delle cooperative e banche popolari.

Infine il Governo intende dedicare un’attenzione specifica all’utilizzo delle nuove tecnologie (cd. Fintech). Si tratta di settori nei quali i progressi richiedono cooperazione internazionale, per cui sarà assicurata una partecipazione attiva ai lavori dell’Unione Europea e degli organismi internazionali competenti per il miglioramento continuo degli standard internazionali in materia finanziaria.

LEONARDO-FINMECCANICA, DIFESA E SICUREZZA

Per la tutela degli interessi strategici nazionali e per fronteggiare la complessità del cambiamento e i suoi impatti sulla sicurezza collettiva, il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale che – oltre all’azione indispensabile svolta dalle Forze armate e dalla Difesa – preveda il coinvolgimento di tutte le componenti del Sistema Paese.

A tal fine, andrà ricercata a livello nazionale la massima sinergia con gli altri ministeri, l’industria, il mondo accademico nonché i settori della ricerca di base e avanzata, al fine di consolidare meccanismi stabili di collaborazione. A livello internazionale si continuerà a operare nell’alveo delle organizzazioni e delle alleanze di tradizionale ancoraggio per la proiezione estera, contribuendo agli interventi necessari e vitali per la tutela degli interessi anche nazionali, prestando la massima attenzione nella destinazione delle relative risorse, a fronte dei costi associati.

Il Governo intende procedere ad una graduale trasformazione dello strumento militare, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca e di utilizzo a scopi duali. A tal fine si procederà alla massima ottimizzazione delle risorse, eliminando sprechi ed inutili duplicazioni. L’obiettivo è evolvere verso uno strumento militare moderno, efficace, efficiente, economicamente sostenibile, da impiegare con oculatezza in relazione alle priorità strategiche dell’Italia.

Rimarranno quindi cruciali le cooperazioni, sia nell’ambito della struttura di difesa comune integrata della NATO, sia nel contesto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell’UE. In particolare, nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente (Permanent Structured Cooperation – PESCO), l’Italia intende sostenere e valorizzare le opportunità offerte dal Fondo Europeo della Difesa (European Defence Fund – EDF), che prevede finanziamenti sia per la ricerca tecnologica sia per lo sviluppo di capacità strategiche, nonché dal Programma Europeo di Sviluppo Industriale per la Difesa (European Defence Industrial Development Programme – EDIDP), finalizzato a supportare progetti di cooperazione industriale multilaterale tra aziende europee nel settore della Difesa.

Il Governo si impegnerà anche a sviluppare ulteriormente le politiche per l’innovazione e per la ricerca scientifica e tecnologica, con il contributo del mondo accademico, dell’Industria e del settore privato. In particolare, lavorerà per creare e integrare competenze specialistiche avanzate nel settore industriale, attraverso la formazione di centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da Università/Ricerca e Industria (grandi e piccole-medie imprese), al fine di favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, l’adozione e la diffusione delle tecnologie abilitanti. In linea con le esigenze di difesa, sicurezza e resilienza del Paese, verrà favorita l’adozione del paradigma ‘Multipurpose-by-design’ che, nel recepire le esigenze operative delle Forze armate, proceda allo sviluppo di tecnologie abilitanti e correlate capacità militari a molteplice scopo.

Relativamente alla minaccia cibernetica, alto fattore di rischio per il Paese da cogliere anche come un’opportunità di investimenti, il Governo intende sviluppare programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico, al fine di preservare la protezione e la resilienza dei sistemi e delle reti strategiche nazionali.

Parimenti, nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, il Governo intende altresì sviluppare un approccio volto a fornire nuove opportunità, favorendo da un lato la possibilità di nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine appartenenti al Dicastero (Arma dei Carabinieri), dall’altro elaborando e sviluppando un nuovo piano delle assunzioni. Queste ultime avverranno nell’area sia operativa sia tecnico-industriale, formando i giovani sul territorio in sinergia con le istituzioni locali ed il mondo delle imprese che ruota intorno alla Difesa, in cui arsenali, stabilimenti, poli di mantenimento ed enti militari a carattere industriale dovranno rappresentare un’opportunità di sviluppo.

Il Governo procederà, inoltre, alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse nelle spese militari, al fine di evitare sprechi e duplicazioni, anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare non più utile ai fini istituzionali. A tal riguardo, verrà assicurata l’ulteriore razionalizzazione delle strutture militari, eliminando quelle non più necessarie e accorpando, ove possibile, quelle che svolgono funzioni similari, in un’ottica di aggregazione interforze ed internazionale.

Infine si continuerà a sviluppare la cultura dell’efficacia, dell’efficienza e delle economie delle risorse, attraverso l’implementazione delle più moderne procedure di controllo di gestione.

AMBIENTE ED ENERGIA, ECCO LE PROSSIME RIFORME DEL GOVERNO SECONDO IL DEF

Le maggiori sfide che il Paese deve affrontare in tema ambientale sono l’inquinamento e i cambiamenti climatici, la desertificazione, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità.

Più in particolare, sono 6 le sfide principali alle quali il Governo intende dare riposta nei prossimi anni:

i) proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici riducendo progressivamente i fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;

ii) incrementare la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e assicurare una migliore e più coordinata gestione delle aree protette e del capitale naturale;

iii) limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico e valorizzare l’acqua come bene comune;

iv) mettere in sicurezza il territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali;

v) promuovere l’uso efficiente e sostenibile delle risorse, governare la transizione verso l’economia circolare e i ‘rifiuti zero’;

vi) diminuire progressivamente le infrazioni comminate all’Italia dall’Unione Europea in materia ambientale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi il Governo terrà conto degli impegni e degli accordi assunti in ambito europeo, regionale ed internazionale e, a livello nazionale, proseguirà nel percorso di attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

Con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, il Governo introdurrà norme per promuovere una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico oltre che iniziative riguardanti un regime fiscale di vantaggio a favore delle aziende che implementano strategie di riduzione dell’inquinamento.

Le misure attraverso cui conseguire questo obiettivo sono:

i) lo sviluppo del lavoro ecologico e la ‘decarbonizzazione’ e ‘defossilizzazione’ della produzione;

ii) l’attuazione di norme di semplificazione amministrativa in tema ambientale. Sarà, inoltre, favorito l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti e l’implementazione delle misure per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. A quest’ultimo riguardo, un’attenzione particolare sarà rivolta all’edilizia residenziale pubblica.

Il Governo si impegna a rendere operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e a sostenere presso tutte le sedi, anche internazionali, obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. Sono tutti temi che dovranno trovare un’effettiva applicazione nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in fase didefinizione e da presentare alla Commissione UE entro la fine del 2019.

Delle iniziative riguardanti la mobilità sostenibile si è detto nel paragrafo sulle infrastrutture. Con riferimento alla qualità dell’aria, l’obiettivo è, in cooperazione con le Regioni, il contenimento delle emissioni del particolato PM 10 e del biossido di azoto NO2.

Ai fini della salvaguardia della biodiversità si interverrà sulla ‘Legge-quadro sulle aree protette’, per natura’ valorizzando le realtà territoriali nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile. Si dovranno stabilire piante organiche per gli Enti parco e una loro nuova governance. La prevenzione degli incendi, il contrasto al bracconaggio e al commercio illegale di specie protette saranno realizzati attraverso azioni quali il rafforzamento della cooperazione con le Forze di Polizia, l’installazione di sistema di videosorveglianza e la modifica del codice penale.

E’ inoltre obiettivo del Governo promuovere un’efficace integrazione del Capitale Naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche, nei processi economici e nella pianificazione territoriale, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile.

Un’ulteriore linea di azione riguarderà la protezione del mare attraverso il rafforzamento della partecipazione ai processi internazionali di governance e a specifiche misure per limitare i rifiuti marini (marine litter) e per il recupero degli stessi e nuove procedure per l’autorizzazione alla raccolta della plastica, modificando il Codice dell’Ambiente.

È obiettivo del Governo garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche avvalendosi degli strumenti normativi europei. Sarà rafforzata la tutela quali-quantitativa della risorsa e si incentiverà l’uso di sistemi per ridurre gli sprechi e le dispersioni con l’introduzione e la diffusione di nuove tecnologie e si incrementeranno gli investimenti di natura pubblica sul servizio idrico integrato.

Saranno introdotte regole e misure, anche strutturali, per il contrasto e la prevenzione del consumo del suolo e del dissesto idrogeologico, anche tramite il potenziamento del Geoportale Nazionale.

Ciò avverrà attraverso: un’adeguata politica di sostegno agli interventi di prevenzione e di manutenzione del territorio; l’aggiornamento della pianificazione di settore; azioni per la responsabilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni sui rischi connessi; la rigenerazione urbana; la pianificazione e realizzazione di infrastrutture verdi; il rilancio del patrimonio edilizio esistente; l’introduzione del bilancio ecologico comunale; il rafforzamento della governance delle aree marinocostiere, anche in relazione alla conservazione del capitale naturale.

Per quanto attiene alla sicurezza del territorio e della prevenzione e contrasto dei danni ambientali, il Governo intende:

i) consolidare le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali con un

inasprimento delle sanzioni previste della L. n. 68 del 201538;

ii) implementare l’attività di contrasto alle ecomafie in base al principio del ‘chi inquina paga’.

Con riferimento all’economia circolare39, il Governo ha recentemente attribuito40 tale competenza al Ministero dell’Ambiente, fatte salve le competenzedel Ministero dello Sviluppo Economico, inserendolo nel più ampio contesto dell’uso efficiente delle risorse.

A seguito dell’adozione del cd. ‘pacchetto rifiuti – economia circolare’ della UE, il Governo modificherà la normativa nazionale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti41 al fine di risolvere le problematiche che non ne hanno consentito una uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. Ugualmente andranno incrementate, anche tramite l’adozione dei decreti ‘End of Waste’, le iniziative necessarie a costituire un ciclo virtuoso di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti, promuovendo l’economia circolare e la progettazione ambientalmente sostenibile dei prodotti, nonché l’adozione di specifiche norme per la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati, anche con l’eventuale introduzione di meccanismi fiscali premianti. La revisione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti mira a prevedere una forte riduzione del rifiuto prodotto, puntando in particolare alla drastica riduzione dell’utilizzo della plastica monouso. In tale ambito rientra anche il lancio della campagna di sensibilizzazione ‘plastic free’ e l’iniziativa di eliminare in tutte le amministrazioni pubbliche l’uso di plastica, specialmente monouso.

L’attività dei Consorzi nazionali per il riciclaggio dei rifiuti verrà modificata al fine di verificare gli obiettivi di riciclaggio raggiunti nonché coordinare azioni volte al contrasto dei fenomeni illeciti legati al traffico nazionale e internazionale dei rifiuti. Sarà creata una Cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’inquinamento da amianto con l’implementazione delle attività di rilevazione e bonifica, l’erogazione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e l’individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni.

Il Governo intende proseguire nello sforzo di ridurre il numero delle infrazioni applicate all’Italia dall’Unione Europea, passate dalle 117 del 2014 alle 59 di oggi. Il 22 per cento delle infrazioni riguarda l’ambiente ed, in particolare, le tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Il Governo metterà in campo specifiche azioni per seguire ogni procedura e valutare i passi da compiere.

Nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

AUTOSTRADE, ENERGIA E TLC. ECCO COME IL GOVERNO UTILIZZERÀ I CANONI MAGGIORATI DELLE CONCESSIONI PUBBLICHE

L’attuale panorama delle concessioni di beni e servizi è assai variegato a causa di una frammentazione delle competenze – tra amministrazioni centrali e territoriali – nonché di una regolazione inefficiente e obsoleta che investe le procedure di rilascio delle concessioni, i parametri di determinazione dei canoni concessori e i relativi meccanismi di riscossione. Con poche eccezioni, il denominatore comune è la scarsa redditività delle concessioni per l’Erario.

I canoni imposti non sono, in numerosi casi, correlati agli ingenti fatturati e profitti che i beni dati in concessione producono in capo ai concessionari. Inoltre, può accadere che questi ultimi godano, attraverso il sistema tariffario, di rendimenti garantiti e molto al di sopra di quelli di mercato, anche per effetto di limiti nelle capacità di controllo da parte dei soggetti pubblici competenti sui livelli degli investimenti previsti/effettuati.

Il MEF-Dipartimento del Tesoro, utilizzando una banca dati dedicata, sta conducendo alcuni studi conoscitivi sul sistema delle concessioni dai quali sono confermati i dubbi riguardo alla adeguata valorizzazione dei beni dati in concessione.

Il Governo si propone di allargare e sistematizzare tali analisi, coinvolgendo le amministrazioni competenti al rilascio e al controllo delle concessioni, le autorità di regolazione ed esperti indipendenti dei vari settori onde arrivare, entro la fine del 2019, all’avvio di una completa mappatura del fenomeno, finalizzata alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione dei regimi di concessione.

I maggiori introiti che potrebbero derivare dal prospettato riordino delle concessioni sono, allo stato attuale, difficilmente quantificabili. Tuttavia, i dati disponibili evidenziano importanti potenzialità per la finanza pubblica e per la riduzione del rapporto debito/PIL.

Il Governo studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate. Nell’ambito dello stesso processo, parte dei maggiori introiti riferibili alle concessioni rilasciate dalle amministrazioni locali potrebbero essere vincolati alla riduzione del loro indebitamento. Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico.

COME CAMBIERÀ IL FISCO SECONDO IL GOVERNO

L’obiettivo del Governo è di rafforzare la crescita in un quadro di coesione e inclusione sociale e all’interno di un percorso graduale di riduzione del rapporto debito/PIL nel corso della legislatura. La pressione fiscale, stimata al 42,2 per cento del Pil. semplificazione fiscale

Il Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e impreseIl Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e imprese e rendere la tassazione più favorevole alla crescita. Gli adempimenti fiscali saranno quindi semplificati e si punterà a ridurre drasticamente l’evasione ed elusione delle imposte.

Il Governo intende iniziare un percorso di riduzione graduale della pressione fiscale su famiglie e imprese, sostenendo nella prima fase le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi dal 2019 avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

La gradualità del percorso è principalmente volta a evitare eccessivi oneri per la finanza pubblica. Sarà esteso il regime forfetario, sostitutivo di Irpef e Irap, che assoggetta all’aliquota del 15% una base imponibile forfettizzata applicando ai ricavi coefficienti di redditività differenziati per attività economica. I soggetti che aderiscono a questo regime agevolato sono anche esentati dal versamento dell’Iva e da ogni adempimento.

Per incentivare gli investimenti e gli incrementi occupazionali, tutte le imprese beneficeranno di una riduzione dell’aliquota delle imposte applicata ai redditi corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e nuove assunzioni.

Il contrasto all’evasione che ha l’obiettivo di assicurare l’equità del prelievo e di tutelare la concorrenza tra le imprese sarà perseguito potenziando tutti gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria, in particolare sfruttando l’applicazione di nuove tecnologie per effettuare controlli mirati.

I dati che si renderanno disponibili a seguito dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria saranno integrati anche, a partire da luglio 2019, da quelli rilevati attraverso la trasmissione telematica dei corrispettivi relativi alle transazioni verso consumatori finali.

Le basi dati alimentate dai nuovi flussi informativi saranno utilizzate per potenziare tutte le attività dirette a incentivare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, attraverso le comunicazioni per la promozione della compliance inviate a cittadini, ai professionisti e alle imprese, e saranno incrociate con i dati delle dichiarazioni dei redditi per potenziare l’efficacia dei controlli.

L’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici sarà inoltre associato a misure di semplificazione fiscale e di riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti.

Il Governo intende anche varare un decreto-legge su ‘pace fiscale’. L’obiettivo di questo intervento è completare il percorso di chiusura delle posizioni debitorie ancora aperte per consentire che l’attività di riscossione ordinaria riprenda con sempre maggiore efficienza. Lo stesso obiettivo di efficienza sarà perseguito con riguardo al contenzioso, favorendo la chiusura delle liti pendenti.

Contestualmente all’introduzione di una flat tax generalizzata, saranno valutati gli spazi disponibili per la razionalizzazione delle cosiddette spese fiscali: la molteplicità delle agevolazioni, la difficoltà del loro coordinamento e le possibili sovrapposizioni con i trasferimenti diretti di risorse aventi carattere assistenziale possono impedire una corretta rappresentazione dei flussi redistributivi operati dal settore pubblico.

La scelta delle agevolazioni su cui intervenire sarà guidata da un’attenta valutazione, tenendo in considerazione aspetti legati al costo-efficacia delle agevolazioni stesse, ai risultati che hanno prodotto e ai loro impatti redistributivi.

Continua...