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Come va la scuola?

La scuola è ripartita, bene o male, ma più male che bene, se permettete…

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Manovra, ecco la lettera di Giovanni Tria all’Europa

“Il Governo italiano è cosciente di aver scelto una impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e crescita”. E’ questo il punto centrale della lettera che il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato alla Commissione Europea, per rispondere alla critiche di quest’ultima alla manovra economica del Governo Lega – M5S.

“E’ stata una scelta difficile ma necessaria – prosegue il Ministro Giovanni Tria – alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livell di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”.

 

Ecco il testo completo della lettera di Giovanni Tria all’Europa

Gentile Vice Presidente, Gentile Commissario,
in relazione alla vostra lettera indirizzatami il 18 ottobre 2018 nella quale chiedete chiarimenti in merito al Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato dal Governo all’inizio della scorsa settimana osservo quanto segue.
Nella vostra lettera sollevate tre questioni: la deviazione del saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal Patto di Stabilità e Crescita, la possibile necessità di una revisione delle conclusioni del vostro più recente Rapporto ai sensi dell’articolo 126(3) del TFUE relativo alla regola di riduzione del debito pubblico e la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana. Il Governo intende inoltre attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il PIL dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro.
Quanto sopra esposto rileva anche in merito alla regola del debito”. Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi e reputa necessario imprimere un’accelerazione alla crescita. La dinamica del PIL è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/PIL. Inoltre, va sottolineato il calo significativo di tale rapporto previsto per il prossimo triennio, a differenza di quanto sperimentato dalle finanze pubbliche italiane nell’ultimo decennio. Tale evoluzione è frutto delle misure a favore della crescita che verranno introdotte con la prossima legge di bilancio. Tra queste il rilancio degli investimenti pubblici che godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi.
Infine, in merito alle previsioni macroeconomiche programmatiche e alla mancata validazione da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), va ricordato che la legislazione italiana (Articolo 18, comma 3, Legge n. 243/2012) prevede che in caso di non validazione del quadro macroeconomico da parte dell’UPB il Governo sia tenuto ad adeguarsi alle previsioni dell’UPB o a spiegare le ragioni che lo inducono a confermare le proprie previsioni (conformità o spiegazione). A seguito della mancata validazione da parte dell’UPB il Governo ha quindi spiegato in Parlamento i motivi per cui si è ritenuto opportuno confermare le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento. Va ricordato, in ogni caso, che la Commissione europea, con il Rapporto del 22 febbraio 2017, non sembra aver contestato la correttezza di questa procedura.
Venendo al merito delle previsioni, in primo luogo va evidenziato che le previsioni a legislazione vigente sono state validate dall’UPB. Il dissenso è circoscritto, pertanto, alla valutazione dell’impatto della manovra di bilancio sulla crescita. In termini aggregati, a fronte di una legge di bilancio che fa aumentare il deficit di 1,2 punti percentuali un impatto sulla crescita pari a 0,6 punti percentuali è del tutto in linea con le stime usuali dei moltiplicatori di bilancio. In questo contesto si evidenziano due elementi cruciali sollevati dall’UPB: gli investimenti pubblici e i rendimenti sui titoli pubblici.
Con riferimento agli investimenti pubblici il DPB prevede che questi aumentino di 0,2 punti percentuali di PIL nel 2019 e di 0,3 punti percentuali all’anno a partire dal 2020. E questo un tratto qualificante della manovra di bilancio che verrà attuato con misure concrete in grado di superare i limiti che finora hanno frenato gli investimenti, quali l’istituzione di una centrale di supporto alla progettazione, operativa a livello nazionale, e la semplificazione del codice degli appalti. La “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” offrirà, sia alle amministrazioni centrali sia a quelle locali, servizi e assistenza tecnica, mentre la riforma del codice degli appalti permetterà di realizzare le opere pubbliche nel rispetto delle regole e in tempi più rapidi e certi. Il Governo ritiene che tali innovazioni consentiranno alle imprese pubbliche e private, che investono nelle infrastrutture, di procedere più speditamente e di incrementare i loro piani di investimento. Più in generale il rilancio degli investimenti pubblici e la modernizzazione delle infrastrutture determineranno un aumento dei rendimenti degli investimenti privati e dunque del loro ammontare.
Per quanto riguarda i rendimenti sui titoli pubblici, lo scenario programmatico del DPB assume tassi di rendimento sui titoli di Stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime. Nello scenario programmatico sono stati infatti indicati livelli di rendimento lievemente più elevati rispetto allo scenario tendenziale per tener conto degli sviluppi di mercato che sono nel frattempo intervenuti.
Il Governo è dunque fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del PIL e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio.
Da ultimo si rileva che le grandezze del quadro di finanza pubblica programmatico sono calcolate applicando gli effetti della manovra alle proiezioni dello scenario tendenziale e, poiché non si includono effetti di retroazione, non sono direttamente influenzate dalle stime di maggiore crescita del PIL. Pertanto, le valutazioni riguardanti gli effetti della manovra di bilancio non comportano una sottostima del livello dell’indebitamento netto programmatico, che comunque è il limite superiore autorizzato dal Parlamento.
Ad oggi il dibattito pubblico sulla legge di bilancio si è limitato alla consistenza dei numeri e degli indicatori e non ha ancora fatto emergere le riforme strutturali che formeranno parte integrante della legge di bilancio e dei disegni di legge ad essa collegati e che avranno un impatto significativo sulla percezione e sui comportamenti dei cittadini, delle imprese e degli investitori. In particolare verranno approvate misure volte a creare un ambiente favorevole agli investimenti quali: la semplificazione dei procedimenti amministrativi e in particolare di quelli rilevanti per le iniziative economiche delle imprese, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la rivisitazione del codice dei contratti pubblici, la riforma del codice civile e in particolare del diritto contrattuale, lo snellimento della procedura civile e la riduzione dei tempi dei processi. Gli interventi già posti in essere in tema di semplificazione fiscale, di anticorruzione e di trasparenza nel finanziamento ai partiti e agli enti collegati, e le misure in tema di fatturazione elettronica e trasmissione elettronica dei corrispettivi, oltre ad aumentare il tasso di legalità, ridurranno in maniera significativa l’evasione fiscale. Il Governo è convinto che l’insieme di queste misure permetterà il rilancio della crescita, assicurando al contempo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e la programmata riduzione del rapporto debito/PIL.
Al riguardo, qualora i rapporti debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati.
Il Governo è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione della manovra di bilancio e che quest’ultima non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia, né degli altri paesi membri dell’Unione Europea. Riteniamo, infatti, che il
rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea.
Pur riconoscendo la differenza delle rispettive valutazioni, il Governo italiano continuerà nel dialogo costruttivo e leale così come disciplinato dalle regole istituzionali che governano l’Area Euro. Il posto dell’Italia è in Europa e nell’area Euro.
Cordiali saluti, Giovanni Tria

La lettera del Ministro Giovanni Tria all’UE

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Alitalia, le Fondazioni di Cdp premono su Tria per azzoppare il piano di Di Maio

Perchè Cdp non può entrare in Alitalia? Nelle ultime ore c’è subbuglio tra coloro che detengono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti che premono sul titolare del Mef, affinché il piano del vicepremier non decolli

Nelle ultime ore, dopo l’intervista di Luigi Di Maio, a Il Sole 24 ore – che esponeva il piano per il salvataggio, o rilancio come ha detto il leader grillino, di Alitalia – le fondazioni bancarie che compongono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti sono in un vero e proprio subbuglio.

LO STATUTO CDP VIETA DI ENTRARE IN OPERAZIONI RIGUARDANTI SOCIETÀ CHE NON GODONO DI BUONA SALUTE

Le fondazioni bancarie non se la sentono di prendere in mano un dossier che è destinato a fallire sicuramente. Anche perché, come spesso ricordato, lo Statuto di Cassa Depositi e Prestiti prevede espressamente che la Cassa non possa entrare in operazioni riguardanti società che non godono di buona salute. Recita infatti l’articolo 3 punto D dello Statuto di Cassa Depositi e Prestiti sull’oggetto sociale di Cdp, che l’ente può assumere partecipazioni anche indirette “in società di rilevante interesse nazionale – che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività – che possiedono i requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 5, comma 8 bis, del decreto legge”.

LE FONDAZIONI BANCARIE SONO RILUTTANTI ALL’IPOTESI ALITALIA

Il nervosismo di Tria è causato non solo dal contropiede di Di Maio che ha annunciato urbi et orbi il suo piano di “rilancio” ponendo il MEF come attore principale ma anche dal fatto che gli azionisti che compongono quasi il 16% di CDP, le fondazioni bancarie sono riluttanti a questa ipotesi e premono sul titolare di Via XX Settembre perché il piano della newco di Alitalia non veda la luce. Quanto meno a queste condizioni. Se poi aggiungiamo che ogni qualvolta si crea motivo di tensione tra Tria e il Movimento 5 Stelle parte la serie di dichiarazioni dei grillini che invitano Tria a dimettersi se non segue la linea, si capisce bene che lo scontro su Alitalia, Cdp e ruolo di quest’ultima può lasciare il segno.

DIMISSIONI DI TRIA SUL CASO ALITALIA?

Non è stato così sulla Manovra – sulla quale Tria ha spinto senza successo per tenere l’argine del rapporto deficit/pil all’1,6% -, non è stato così sulla nomina degli stessi vertici di CDP (Tria preferiva a Palermo, l’attuale vice presidente della Bei, Dario Scannapieco), ma questa volta si potrebbe oltrepassare il confine e potremmo assistere alle dimissioni di Tria che si è detto sfiduciato e stanco secondo i bene informati, che lo hanno incontrato a Bali in occasione del meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale.

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Ecco gli articoli pro-Europa della neo portavoce di Tria

Adriana Cerretelli, corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore, nominata portavoce del ministro Tria. Ecco cosa scriveva nelle vesti di giornalista economica (molto apprezzata)

Nell’era del governo giallo-verde, anche la nomina di un portavoce può diventare un segnale politico. E’ il caso di Adriana Cerretelli, da ieri portavoce del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Chi è Adriana Cerretelli

Giornalista del ‘Sole 24 Ore‘, come si legge nella nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze, “ha costruito a Bruxelles la sua carriera giornalistica, seguendo da vicino le dinamiche dell’integrazione europea: dalla nascita del mercato unico a quelle della moneta unica, dalla grande crisi finanziaria e debitoria scoppiata nel 2008 alle riforme del fiscal compact e dell’unione bancaria fino alle nuove riforme in cantiere per rafforzare l’euro e renderlo più resiliente agli shock esterni”. Editorialista, per oltre vent’anni corrispondente da Bruxelles a capo dell’ufficio europeo del quotidiano della Confindustria, è stata insignita della Legion d’onore da François Hollande, ha ricevuto a marzo il premio Biagio Agnes nella categoria Giornalista per l’Europa “per la capacità di raccontare la politica dell’Unione Europea” e insegna all’università cattolica del Sacro cuore di Milano.

La nomina di Adriana Cerretelli  (e le gaffe della comunicazione di Palazzo Chigi)

Una europeista convinta, sicuramente, che Giovanni Tria ha nominato dopo essere rimasto per 5 mesi uno dei pochi ministri senza un “comunicatore” di fiducia, affidandosi all’Ufficio stampa di via XX settembre. E forse non è un caso che la decisione sia arrivata poco dopo l'”incidente” della conferenza stampa del 3 ottobre a Palazzo Chigi. Un incontro, presenti il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e lo stesso Tria, per presentare la nota di aggiornamento al Def, ma senza domande per i giornalisti convocati via whatsapp in fretta e furia. Un format evidentemente non gradito dal titolare dell’Economia, che si era soffermato a rispondere ad alcune domande, prima di venire portato via quasi di peso dalla portavoce del ministro dell’Interno Iva Garibaldi.

Un episodio che ha suscitato critiche (oltre che una parodia di Maurizio Crozza che ha avuto un boom di visualizzazioni sui social) e che, forse, potrebbe aver accelerato la nomina della Cerretelli, che ha davanti un compito non facile: comunicare la linea politica del Mef, cercando anche di arginare le intemperanze verbali degli alleati di governo in una fase delicatissima nei rapporti con l’Ue.

Cosa Scriveva Adrianna Cerretelli sul Sole 24 Ore

E lei è ben consapevole che il lavoro da fare è fondamentale, se appena il 2 ottobre scorso, sul Sole, in un articolo dal titolo “I rischi delle fughe in avanti”, sottolineava “l’estrema volatilità e l’intempestività quasi patologica delle disordinate frasi in libertà con cui si esprime la coalizione al governo fragilizzando la credibilità della propria posizione“. “O verrà posto fine al più presto al ballo dell’incertezza e dei messaggi politici contraddittori sulla manovra, o l’Italia finirà davvero risucchiata in una spirale di instabilità finanziaria che non si sa quanto costerà al paese e quale ne sarà la possibile via di uscita finale”, scriveva la Cerretelli nel suo articolo, lanciando un allarme per il Paese. “Il problema – sosteneva l’attuale portavoce di Tria – è che le fughe in avanti dell’Italia nazional-populista creano diffidenza perché fanno temere derive nel segno dell’irresponsabilità finanziaria con danni collaterali individuali e collettivi. Nell’Europa dei populismi plurali dove si scontrano gli opposti nazionalismi Nord-Sud Est-Ovest, basta una goccia di benzina per scatenare incendi fuori controllo. Attenta Italia, meglio evitare di esserne vittima“.

Allarme ripreso in un altro editoriale del 6 ottobre, in cui prevedeva che “l’Italia si muoverà in un ambiente ostile anche perché sfide, provocazioni quando non strafottenza dei suoi nuovi leader non le attirano simpatie e in più alimentano il nervosismo dei mercati con inevitabile aumento degli spread, quindi del costo del debito e danni alla stabilità del sistema bancario“. “L’Italia – avvertiva – oggi si muove sulla lama di un rasoio, ma sono i mercati molto più dell’Europa i veri sovrani del suo futuro: i primi prosperano sulla sua instabilità, l’Europa la teme per gli inevitabili contraccolpi sulla tenuta propria e dell’euro. Per questo alla fine l’Europa probabilmente farà qualche concessione per evitare altre traumatiche rotture post-Brexit e non soffiare vento nelle vele del vittimismo populista con le elezioni europee alle porte. Ammesso che con gli ultimi ritocchi il nuovo bilancio alla fine passi l’esame a Bruxelles, perché solo crescendo si sostiene il debito, per l’Italia del cambiamento sarà solo il principio di nuove prove: rilancio effettivo dello sviluppo con riforme strutturali oltre che investimenti, recupero di efficienza e competitività dell’economia e non di assistenzialismo nel rispetto dei nuovi impegni europei. In caso contrario le vere sanzioni non le arriveranno dal patto di stabilità, ma dai mercati. E saranno pesantissime”.

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L’Ufficio di Bilancio boccia Def e manovra

Previsioni di crescita “troppo ottimistiche” e “forti rischi al ribasso” per la congiuntura debole e le “turbolenze finanziarie”. Negata la validazione del documento finanziario

Dopo le critiche di Bankitalia e Corte dei Conti arriva la prima bocciatura ufficiale per la Nota di aggiornamento al Def presentata dal governo giallo-verde. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) le previsioni di crescita alla base della manovra sono “troppo ottimistiche”, e ci sono “forti rischi al ribasso” per la congiuntura debole e le “turbolenze finanziarie”. Per questo l’Authority istituita dopo l’introduzione nel nostro ordinamento del Fiscal Compact, ha negato la “validazione” al documento finanziario durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato (qui il testo dell’audizione).

POSSIBILE L’ATTIVAZIONE DEL “COMPLY OR EXPLAIN”

Il meccanismo prevede ora che, nel caso un terzo dei componenti della commissione lo chieda, si possa attivare il meccanismo del “comply or explain” secondo il quale il ministro dell’Economia può scegliere o di rivedere al ribasso le stime contenute nel documento – ripensando di fatto tutto l’impianto della manovra – oppure di spiegare le ragioni che lo hanno portato a mettere nero su bianco quei numeri.

TROPPO OTTIMISTICHE LE STIME DI PIL REALE E NOMINALE

Più nel dettaglio l’UPB ritiene che “non sia possibile validare le previsioni macroeconomiche sul 2019” del quadro programmatico della NADEF 2018 giudicando che “i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento nel 2019), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”. I disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, “la dimensione – ma non il segno – dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico. Inoltre, vanno ricordati i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 alla luce di diversi fattori: a) le deboli tendenze congiunturali di breve termine, che rendono poco realistici forti trend al rialzo rispetto allo scenario tendenziale del prossimo anno; b) la possibilità che nelle attese degli operatori di mercato lo stimolo di domanda ingenerato dall’espansione dell’indebitamento venga limitato dal contestuale aumento delle turbolenze finanziarie”.

IL NUOVO DEFICIT INCORPORA UNA MAGGIORE SPESA PER INTERESSI DOVUTA ALL’AUMENTO DELLO SPREAD

Non solo. Il contenuto della Nota di aggiornamento, osserva Upb, consente di osservare che “il nuovo deficit programmatico della NADEF 2018 incorpora una maggiore spesa per interessi rispetto alle previsioni tendenziali dovuta all’aumento dello spread rispetto agli altri paesi della Ue registrato nei mesi recenti che, tra il 2018 e il 2021, raggiunge complessivamente almeno 17 miliardi (0,9 punti percentuali di PIL)”. Il saldo nominale e quello strutturale programmatici, inoltre, “risentono della neutralizzazione totale della clausola di salvaguardia su Iva e accise nel 2019 e di una parziale disattivazione nei due anni successivi; a differenza dei precedenti documenti di programmazione, il mantenimento delle clausole nel 2020 e 2021 non è utilizzato per raggiungere nell’arco del periodo di programmazione l’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale, ma per mantenere stabile il deficit strutturale al livello del 2019, finanziando pertanto misure permanenti di maggiore spesa e minore entrata; senza clausole il deficit nominale salirebbe al 2,8 per cento del PIL nel 2020 per poi posizionarsi al 2,6 per cento nel 2021 (il deficit strutturale programmatico salirebbe dall’1,7 per cento del 2019 al 2,4 per cento del 2020 e al 2,5 per cento nel 2021)”. Infine, l’incidenza sul Pil degli investimenti “dovrebbe aumentarne dall’1,9 per cento del 2018 al 2,3 per cento nel 2021, obiettivo certamente auspicabile ma che appare particolarmente ambizioso in confronto con l’andamento recente (gli investimenti presentano tassi di variazione negativi dal 2010 al 2017 e nel 2018 dovrebbero registrare una riduzione del 2,2 per cento a fronte di un incremento previsto nel Def del 2,5 per cento), dal momento che si programmano aumenti degli investimenti del 16 per cento nel 2019, 10,7 per cento nel 2020 e 7,1 per cento nel 2021”.

LA COMMISSIONE UE “POTREBBE CONSIDERARE COME ‘PARTICOLARMENTE GRAVE’ IL MANCATO RISPETTO DELLE REGOLE DEL PATTO”

Lo scenario programmatico della NADEF 2018 si distingue da quello delineato nel DEF 2018 di aprile per l’allontanamento nel 2019 e l’arresto nel 2020-21 del percorso di avvicinamento verso l’Obiettivo di medio termine (OMT). I cambiamenti ipotizzati si riflettono sul rispetto delle regole di bilancio In particolare per il 2019 il deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di Pil, a fronte dello stesso aggiustamento richiesto (0,6 punti percentuali) comporta una deviazione significativa della regola sul saldo strutturale in termini sia annuali sia in media su due anni. Analogamente, le previsioni implicano una deviazione significativa anche per la regola della spesa”. In questo senso la Commissione europea “potrebbe considerare come ‘particolarmente grave’ il mancato rispetto delle regole del Patto”.

MANCA L’ANALISI DEL GOVERNO SULLA DEVIAZIONE DAGLI OBIETTIVI DI RISANAMENTO

Infine, rileva l’Upb, “sembrerebbe mancare una compiuta analisi delle condizioni cicliche che hanno portato alla proposta del Governo di deviare dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine, nonché la scansione temporale del piano di rientro. Dall’esame dell’interlocuzione con la Commissione europea si evincono perplessità delle istituzioni sovranazionali sul quadro programmatico proposto con la NADEF. La mancanza di un quadro di condivisione degli spazi aggiuntivi di flessibilità sembrerebbe essere l’elemento di differenza maggiore rispetto alle Relazioni al Parlamento presentate negli esercizi precedenti”.

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Def: ecco cosa hanno detto Tria, Bankitalia e Istat sulla prossima manovra

Nelle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato si sono aperte le discussioni sulla Nota di aggiornamento al Def.

Nel giorno in cui il Fondo monetario internazionale ha rivisto le stime della crescita italiano al ribasso rispetto ad aprile – il Pil salirà dell’1,2% nel 2018 e dell’1% nel 2019, dopo il +1,5% del 2017 – si aprono in Parlamento le audizioni sulla nota di aggiornamento del Def e la futura manovra con un invito da parte del ministro Giovanni Tria ad abbassare i toni e aprire un confronto costruttivo con l’Europa. E il monito di Bankitalia a non toccare le pensioni, fermo restando che sulla base dell’attuale Def e considerando l’andamento macroeconomico attuale, il tempo necessario per raggiungere un livello di debito/Pil sotto il 100% si allungherà di altri sette o otto anni” rispetto ai 10 precedentemente ipotizzati, secondo il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini.

TRIA: MANOVRA CORAGGIOSA, ABBASSIAMO I TONI CON UE

DefCome è noto la Commissione europea ha espresso preoccupazione” sul Def per il quale “si apre adesso un confronto costruttivo con l’Europa che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata nella Manovra. E in questo confronto desidero esprimere il mio accordo con il presidente della Camera sulla necessità di abbassare i toni – ha detto Tria illustrando la Nadef alla Camera (qui il testo dell’intervento) -. Per il 2020 e il 2021 gli obiettivi di deficit/Pil sono del 2,1% e dell’1,8 per cento. Troverà spazio la riduzione degli aumenti dell’Iva per 5,5 miliardi e 4 miliardi”, rispettivamente nei due anni mentre il deficit strutturale “sarà all’1,7% del Pil nel 2019 con un peggioramento del saldo di 0,8 punti” rispetto a quanto previsto precedentemente in accordo con la Commissione europea. Una volta raggiunti i livelli di Pil e occupazione prossimi ai livelli pre-crisi che ci aspettiamo a fine triennio “la ripresa del percorso potrà essere anticipata”. 

Sulle critiche al Def riguardanti una sovrastima della crescita Tria ha risposto che le stime “si basano su un impatto della Manovra su un tendenziale stimato allo 0,9%” del Pil “per arrivare all’1,5% c’è lo 0,6. La Manovra espansiva ci da un impatto nel 2019 della spesa sociale e delle riduzioni di imposta di oltre 0,3%, 0,34 punti percentuali, la neutralizzazione dell’Iva di 0,2 punti e i maggiori investimenti di 0,2, ecco che si arriva rapidamente al numero, non mi pare una misura così strana della previsione”.

Nessun pericolo invece dallo spread (“Una volta che il programma di politica economica sarà approvato dal Parlamento si dissolverà l’incertezza che ha gravato sul mercato dei titoli di Stato negli ultimi mesi”) o da misure come il reddito di cittadinanza (“un investimento sulle componenti più vulnerabili della cittadinanza”). “Una rilevazione interna presso un campione rappresentativo di grandi aziende delle infrastrutture e dell’energia indica che l’attuazione delle misure di sostegno agli investimenti che abbiamo in programma porterebbe ad aumentare il loro livello di investimenti di oltre il 10%”, ha ammesso il ministro aggiungendo sulle pensioni che “la temporanea ridefinizione delle condizioni, la creazione di finestre specifiche per consentire alle imprese di assumere nuove persone, con nuovi profili professionali deve essere intesa come un mezzo per affrontare le sfide dell’economia di oggi e di domani. L’attuale regime – ha aggiunto – pur garantendo la stabilità finanziaria del sistema previdenziale nel lungo periodo, nel breve e medio periodo frena il fisiologico turn over delle risorse umane impiegate dalle imprese”. E’ infine intenzione del governo “chiedere il riconoscimento della flessibilità’ alla Commissione europea per un piano di investimenti straordinario di messa in sicurezza e manutenzione della rete infrastrutturale italiana che, con il crollo del Ponte Morandi a Genova, ha tragicamente dimostrato deve essere affrontata con urgenza”, ha concluso Tria

SIGNORINI (BANKITALIA): AI TASSI ATTUALI DEBITO/PIL SOTTO IL 100% TRA 18 ANNI Bankitalia

Prendendo in considerazione i tassi di oggi e ipotizzando una ripresa del consolidamento posticipata al 2022, come annunciato nella Nota di aggiornamento al Def, il tempo necessario per raggiungere un livello di debito/Pil sotto il 100% “si allunga di altri sette o otto anni” rispetto ai 10 precedentemente ipotizzati. Lo ha detto il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini (qui il testo dell’intervento completo) ascoltato presso le Commissioni riunite V della Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e 5a del Senato della Repubblica (Programmazione economica e bilancio) per il quale il Pil italiano “seppure ancora inferiore a quello di prima della crisi, è cresciuto di oltre 5 punti dal minimo del 2013”. Lo stesso dicasi per gli investimenti (“cresciuti di circa 15 punti”) e il numero di occupati (“salito di oltre un milione di unità raggiungendo un massimo storico”). A giugno, inoltre, la posizione debitoria netta del paese era pari al 3,4 per cento del Pil, quasi 20 punti percentuali in meno rispetto al 2013. “Sebbene i momenti drammatici della passata crisi siano ormai da anni alle nostre spalle, c’è ancora molto da fare per porre l’economia italiana su un sentiero stabile di maggiore crescita. Creare più ricchezza e più lavoro è essenziale anche per aiutare chi è più vulnerabile – ha ricordato Signorini -. Resta da piegare con decisione verso il basso l’incidenza del debito sul prodotto. Il debito è, per l’Italia, il grande moltiplicatore delle turbolenze. Data la sua mole e la necessità di finanziarne ogni anno un ammontare non indifferente (circa 400 miliardi), la minaccia di innescare un circolo vizioso tra costo e incidenza del debito, con ripercussioni sull’economia reale, è sempre presente”. Per questo, ha chiarito il vicedirettore di Bankitalia “la possibilità dell’insorgere, anche improvviso, di turbolenze finanziarie richiede che si dia chiarezza e certezza al percorso di rientro. Consolidando la fiducia di risparmiatori e investitori, si fa scendere il premio al rischio sul debito della Repubblica, si agevola il percorso e lo si mette in sicurezza”. In aggiunta, nel precisare le coperture, “sarà opportuno evitare che a misure espansive permanenti facciano fronte anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione”. Per questo, ha concluso Signorini, occorre “non tornare indietro sulle pensioni” oppure “qualora si desideri intervenire” sulla Legge Fornero “lo si faccia tendo presente il bisogno di assicurare la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo e lunghissimo periodo”.

ISTAT: PROSPETTIVE A BREVE NON FAVOREVOLI, CRESCITA CONTENUTA

Le prospettive a breve termine dell’economia in base ai segnali forniti dall’indicatore anticipatore Istat non risultano favorevoli e lasciano prevedere il prolungamento della fase di crescita contenuta – ha ammesso il presidente Istat, Maurizio Franzini in audizione (qui il testo dell’intervento) -. Questi elementi risultano compatibili con l’ipotesi, contenuta nella Nota, di una crescita nel secondo semestre su ritmi analoghi al secondo trimestre dell’anno”. In definitiva, ha poi aggiunto, in Italia vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell’intera popolazione). Il fenomeno interessa il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349 mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609 mila individui). (qui l’allegato statistico al Nadef di Istat)

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