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Tutte le reazioni al bando del Mef per i consulenti gratuiti

I commenti di associazioni e politici all’avviso pubblico del Mef di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito

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Il Mef cerca consulenti di alto livello. Gratis.

Per aggiornare norme su mercati e intermediari finanziari, il Mef cerca professionisti… a titolo gratuito

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Dl Carige arriva domani “blindato” in Senato

 Il testo del decreto Carige del governo per il salvataggio dell’istituto di credito arriva domani all’esame dell’Aula del Senato, dopo il primo via libera alla Camera. 

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Alitalia, governo pronto a intervenire con il Mef

Pronta la “Nuova Alitalia”. Cda delle Fs, Delta-Easyjet possibile partner

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La Corte dei Conti promuove Sace ma chiede nuova convenzione con Mef

La magistratura contabile ha presentato alle Camere la relazione sulla gestione finanziaria per il 2017 della società controllata da Cassa depositi e prestiti

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Luigi Carbone verso la nomina a capo di gabinetto del Mef

Per domani è atteso il parere del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa

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Invimit, chi è il neo presidente Altieri (quota Lega) e quali sfide lo attendono

Laureato in scienze politiche con una passione per la geopolitica, giornalista pubblicista, già assessore provinciale di Bari a cultura, sport e turismo, sassofonista per hobby, ma soprattutto ex deputato centrista folgorato dal salvinismo. Nuccio (all’anagrafe Trifone) Altieri arriva in quota Lega alla guida di Invimit, la struttura del Ministero dell’Economia che dovrà dismettere ampie quote del patrimonio immobiliare dello Stato, senza avere nel curriculum particolari esperienze nel settore. 
Altieri prende il posto di Massimo Ferrarese, imprenditore titolare di diverse società operanti nell’ambito delle costruzioni, già presidente di Confindustria Brindisi e componente della giunta nazionale dell’associazione industriali sotto la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo. 

Alla guida di Invimit dopo una lunga carriera politica e la società di coltivazione di funghi

Il neo presidente, barese, classe 1975, si è laureato in Scienze politiche alla Luiss con una tesi sulla Turchia, prima di iniziare la sua avventura politica con Forza Italia che lo ha portato fino alla vicepresidenza della provincia di Bari, con le deleghe a cultura, turismo e sport. Socio di una azienda attiva nella produzione e commercializzazione di funghi coltivati, dal 2000 al 2006 è stato capo ufficio stampa del sottosegretario alla Difesa. Per lo stesso Ministero ha fatto parte dell’Ufficio studi internazionali. Nel 2013 arriva alla Camera, eletto nelle liste del Popolo della libertà, per trasmigrare poi dopo appena un anno nella compagine “Direzione Italia” di Raffaele Fitto. Una solida carriera da centrista, da cui però si stacca sul finire della scorsa legislatura per aderire alla Lega. Nel nuovo Parlamento non entra, ma per lui c’è un nuovo ruolo, prestigioso e importante quanto non certo semplice.  

Le sfide che attendono Altieri alla guida di Invimit

Alla guida di Invimit, società partecipapata al 100% dal Mef, dovrà infatti gestire la valorizzazione e la vendita di pezzi importanti del patrimonio immobiliare dello Stato. Proprio per questo in manovra sono state inserite alcune rilevanti norme, come quella che permette il cambio di destinazione degli immboli per renderli più “appetibili” sul mercato. Il governo da questa operazione si attende di ricavare una cifra intorno al miliardo di euro. Un obiettivo, apparso a molti troppo ambizioso, che toccherà ad Altieri cercare di raggiungere.     

 

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Ecco quante e quali sono le partecipate pubbliche in Italia

Il dossier del Tesoro conta oltre 59mila partecipazioni concentrate soprattutto nelle amministrazioni locali

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Perché il Parlamento sbuffa sul maxi-ritardamento

I Graffi di Damato

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Mef, Roberto Garofoli lascia l’incarico di capo di Gabinetto

Tra i possibili successori in pole Fortunato Lambiase e Luigi Carbone. Dissidi con Conte e gli M5s e il caso Croce Rossa all’origine delle dimissioni. La lettera di Garofoli a Tria

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Per far tornare la Manovra il governo usa la statistica. Pensioni e reddito? Non tutti aderiranno….

La quadratura del cerchio sulla Manovra si chiama “aggiustamento tecnico/statistico”. È la formula che Palazzo Chigi e i tecnici del Mef hanno trovato per far digerire ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e ai loro elettori la riduzione del rapporto deficit/Pil dal 2,4% al 2,04%.

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Fs interessata ad Alitalia. Ma sul ruolo del Mef Tria taglia corto

Se l’operazione andasse in porto si potrebbe creare un polo integrato nel trasporto attivo su gomma, rotaia e aria

Le Ferrovie scendono in pista per l’Alitalia. Malgrado nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, avesse smorzato i toni e parlato di focus sul core business, il trasporto ferroviario, escludendo l’intervento in Alitalia a distanza di poche ore è arrivato il cambio di programma dopo le affermazioni dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

LA MANIFESTAZIONE DI INTERESSE DI FS

Fs ha presentato, infatti, la manifestazione di interesse con una breve nota precisando che “tale manifestazione, necessaria per analizzare al meglio il dossier relativo all’azienda, non è in questa fase vincolante”. Una mossa di natura evidentemente politica, visto che dal punto di vista industriale la società di trasporto deve assimilare l’incorporazione di Anas voluta dal governo Renzi e che invece l’attuale esecutivo parrebbe non voler portare avanti

LO STATO CON UN RUOLO NON SUPERIORE AL 15-20%

Ma che ruolo avrà Fs nel capitale di Alitalia, vettore in crisi da decenni? “Non immaginiamo uno Stato con una quota superiore al 15-20%: staremo in linea con le partecipazioni che hanno altri Stati europei”, ha dichiarato il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri interpellato dall’agenzia di stampa Ansa, escludendo l’idea di arrivare al 51% come indicato in passato dal ministro Toninelli. “Potremo stare tra il 15-20%, l’importante è che ci sia un piano industriale sostenibile che dia prospettive per il futuro: non vogliamo soluzioni posticce, ma una soluzione seria e industriale”.

TRIA TAGLIA CORTO SU UN EVENTUALE RUOLO DEL MEF

Il progetto complessivo del governo, impostato in prima battuta dal vicepremier Di Maio, vedrebbe anche il Mef entrare direttamente in scena per salvare la compagnia di bandiera. Ma questa mattina il titolare del dicastero delle Finanze, Giovanni Tria, ha preso le distanze tagliando corto sulla questione. “Penso che delle cose che fa il Tesoro ne debba parlare il ministro dell’Economia e io non ne ho parlato”.Def

DI MAIO: IL PIANO PER ALITALIA È SOSTENUTO DAL CAPO DEL GOVERNO E DA TUTTE E DUE LE FORZE POLITICHE DI MAGGIORANZA

In post su Facebook Di Maio ha invece ribadito che “adesso inizia il percorso che può portarci al 31 ottobre con altri partner industriali che faranno di nuovo grande Alitalia, senza sprechi e senza sperpero di soldi degli italiani, e lo Stato ci sarà con parte del prestito ponte”. Ma soprattutto, Di Maio ha sottolineato che questa è la linea del governo e della maggioranza gialloverde. “Il piano per Alitalia – ha scritto nel post – è sostenuto dal capo del Governo e da tutte e due le forze politiche di maggioranza che lavorano ad un atto di indirizzo al Governo per rafforzare la linea del contratto per il Governo del cambiamento”. “Da oggi potrebbe nascere il primo gruppo al mondo di trasporto integrato gomma-ferro-aria. Su Alitalia l’Esecutivo ha le idee chiare. Il nostro obiettivo non è di “salvare” la compagnia ma di rilanciarla “affinché torni ad essere grande. Salvaguarderemo i livelli occupazionali ma, soprattutto, realizzeremo una politica turistica integrata per l’Italia. Ci sono milioni di turisti in ogni parte del globo che aspettano solo di conoscere il paese più bello del mondo. Andiamo a prenderceli!”, ha sottolineato.

CONTE: DI MAIO STA FACENDO UN OTTIMO LAVORO PER IL RILANCIO DI ALITALIA

Linea che era stata confermata anche dallo stesso premier in mattinata. “So che il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico – ha detto Conte – sta facendo un ottimo lavoro per il rilancio di Alitalia: creare una partnership tra Fs e uno o più aziende partecipate dello Stato va in questa direzione”.

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Manovra, la Ue boccia il Def. Ecco la lettera della commissione

Per Dombrovskis e Moscovici la “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue è motivo di seria preoccupazione”

L’Europa risponde al Def italiano per voce del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e del titolare agli Affari economici Pierre Moscovici. E i toni sono tutt’altro che piacevoli. Si tratta di una bocciatura, i numeri contenuti nel documento del governo non vanno: finanziare le misure della manovra con il deficit costituisce una “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue, il che è motivo di seria preoccupazione”. “Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”, aggiungono i due.

Ecco il testo della lettera di risposta al ministro dell’Economia Giovanni Tria, tradotto in italiano:

Caro ministro,

grazie per la lettera di ieri 4 ottobre, che comunica alla Commissione la presentazione al Parlamento italiano dei nuovi obiettivi di bilancio contenuti nelll’aggiornamento al documento di economia e finanza (Def) previsto dalla legislazione italiana.

Come sa, le raccomandazioni inviate all’Italia circa le richieste del Patto di stabilità e crescita, come per tutti gli Stati membri, sono state approvate all’unanimità dal Consiglio europeo del 28 giugno 2018 e adottate dal Consiglio dei ministri dell’Unione il 13 luglio 2018, Italia compresa.

La verifica da parte della Commissione del rispetto delle raccomandazioni del Consiglio da parte dell’Italia inizierà quando la bozza di bilancio sarà trasmessa alla Commissione, il che dovrà avvenire il 15 ottobre. Qualunque passo formale nell’ambito di questa procedura avverrà dopo quella data e entro le scadenze stabilite dalle leggi dell’Unione.

In attesa della bozza, prendiamo atto dell’intenzione del governo contenuta nell’aggiornamento al Def di rivedere gli obiettivi fiscali per il 2019-2021 (toccare un tetto del deficit rispettivamente del 2,4%, 2,1% e 1,8% del pil) e di deviare dall’annunciato percorso di convergenza verso l’obiettivo di medio termine di un equilibrio di bilancio in termini strutturali.

Prendiamo atto inoltre che, secondo le previsioni del governo italiano, i nuovi obiettivi corrisponderebbero a un deterioramento strutturale dello 0,8% del pil nel 2019 e a un equilibrio strutturale stabile nel 2020-2021. Le suddette raccomandazioni del Consiglio chiedono all’Italia di assicurare che il tasso nominale di crescita della spesa pubblica al netto degli interessi non superi lo 0,1% nel 2019, che corrisponde a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del pil per il 2019. Tutto ciò considerato, gli obiettivi di bilancio rivisti dell’Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. Questo è pertanto fonte di seria preoccupazione.

Chiediamo alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni e attendiamo di vedere nel dettaglio le misure che conterrà. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi trascorsi, restiamo a disposizione per un dialogo costruttivo.

Sinceramente suoi,

Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici

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Nuova fumata nera al Gse. Tutto rinviato a lunedì

Alla base del nulla di fatto i dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e la speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia

Nuova fumata nera per la nomina del presidente del Gse. Malgrado i richiami in settimana del sottosegretario al Mise Davide Crippa, non si è trovata la quadra sul nome del nuovo vertice del Gestore dei servizi energetici, rinviando la questione a lunedì 8 ottobre.

LE RAGIONI DEL RINVIO

Le ragioni del rinvio sarebbero da attribuire ai dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e alla speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia che sia in grado di guidare l’ente negli importanti compiti che svolge soprattutto nel settore delle rinnovabili viste anche le vicende giudiziarie in corso sui certificati bianchi.

GSELA RAGIONI DELLE FUMATE NERE SU MONETA

Il nome più accreditato negli ultimi tempi per la carica di presidente è quello di Roberto Moneta, attuale Direttore del Dipartimento Unità Tecnica Efficienza Energetica di Enea. Alcuni fonti vicine al dossier raccontano però di dubbi da parte del Mef sulla figura di Moneta per l’incarico in Agenzia che svolge sui Titoli di Efficienza energetica (TEE) di competenza diretta del Gse, sul ruolo che Enea potrebbe ricoprire sulla promozione delle rinnovabili che chiede da tempo e che oggi è in capo al Gse. Ma anche sull’incarico all’interno del Comitato di Gestione di Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) che a sua volta eroga fondi al Gse e sul fatto che in qualità di esperto Enea ha svolto consulenze per numerosi operatori. In queste ore circola, comunque, anche il nome di Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato, caldeggiato dal ministro Giovanni Tria, che qualche giorno fa, a chi gli chiedeva lumi sul Gse rispondeva: “Abbiamo bisogno di un nome di alto profilo”.

CADE NEL VUOTO L’APPELLO DEL SOTTOSEGRETARIO CRIPPA

Non sono valse a nulla, insomma, i richiami del sottosegretario Crippa alla vigilia dell’ennesimo buco nell’acqua: “Vorrei ricordare che il GSE è una figura chiave della governance dell’energia. Oltre a gestire le principali forme di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sovrintende e coordina i due principali meccanismi di promozione dell’efficienza energetica: i Certificati bianchi ed il Conto termico. Inoltre, controlla due società pubbliche che svolgono servizi fondamentali per i clienti finali dell’energia quali l’Acquirente Unico ed il Gestore del Mercato Elettrico oltre all’RSE che è l’ente che gestisce la Ricerca di Sistema del Settore Elettrico. Tutto questo lo fa con i fondi che provengono dalla bolletta energetica pagata dai cittadini i quali sono i principali finanziatori dei 16 miliardi di euro gestiti dal GSE”, le parole di Crippa.

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