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Tutti gli ultimi travagli dei grillini alla Camera. I Graffi di Damato

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Perché l’emergenza della prescrizione è più percepita che reale nei tribunali

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Non solo monnezza, tutti i roghi politici da spegnere. I Graffi di Damato

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Perché Mattarella non sbanda su Tav. I graffi di Damato

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Tutte le tensioni nel governo gialloverde. I Graffi di Damato

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I pugni chiusi e le parole in libertà sul decreto Genova in Parlamento. I Graffi di Damato

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Politici e giornalisti? Fratelli coltelli. Cronaca e storia

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Le tensioni a 5 stelle in Senato sul condono

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Fatti, baruffe e vignette nei palazzi della politica

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Le poche gioie e i molti dolori di Giovanni Tria

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Durerà il compromesso sulla prescrizione?

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Vi racconto il pasticcio della prescrizione

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Come si sta aggrovigliando la matassa della prescrizione

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Neppure la soddisfazione espressa, a torto o a ragione, per i risultati delle elezioni americane di medio termine, e sostanziale pareggio, dal presidente Donald Trump, da cui viene cordialmente chiamato Giuseppi, ha sollevato Conte a Palazzo Chigi dall’angoscia che, alla guida del governo italiano, e a dispetto della serenità che ostenta pubblicamente, gli sta procurando l’ultima lite fra i grillini e i leghisti. Che è notoriamente scoppiata sul tema della prescrizione, dopo che il guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede ha cercato di farne introdurre la sostanziale abolizione con un emendamento dei suoi colleghi di partito alla legge “spazzacorrotti” in esame alla Camera.

Questa volta è più nervoso del solito, pur con quegli “occhi placidi di cerbiatto” certificatigli da Bruno Vespa nel suo solito libro natalizio in uscita, anche il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio. Che, rientrato dalla Cina, non ha gradito l’indisponibilità ad un vertice immediato da parte dell’omologo Matteo Salvini, rientrato a sua volta dall’Africa ma interessato a chiudere prima la partita del “suo” decreto legge sulla sicurezza, giocata al Senato col calcio di rigore, chiamiamolo così, della votazione di fiducia. Cui si ricorre quando le acque sono agitate nella maggioranza e qualcuno -in questo caso sotto le cinque stelle- viene tentato di giocare sporco nelle votazioni a scrutinio segreto sugli emendamenti.

Salvini in questi giorni è alle prese anche con la delusione sentimentale procuratagli con foto e versi diffusi in rete dalla ormai ex fidanzata Elisa Isoardi. Cui il ministro dell’Interno ha risposto, sempre in rete, e tra fiori, con un messaggio a tutto il pubblico, maschile ma soprattutto femminile, solidale con lui. “Notte amici, vado a letto sicuramente triste, ma sereno”, ha scritto il Matteo padano. Sereno, però, prescrizione permettendo, vista la fretta che hanno gli alleati di governo di passare dalla “ragionevole durata dei processi”, garantita dall’articolo 111 della Costituzione, ai “processi eterni”, come lo stesso Salvini li ha giustamente definiti dissentendo dalla controriforma propostasi dal guardasigilli. Che vuole togliere ogni limite di tempo dopo la sentenza di primo grado per l’espletamento del secondo e terzo grado di giudizio. E già il ministro della Giustizia Bonafede è più generoso o garantista -pensate un po’- rispetto a quei magistrati come Piercamillo Davigo e Nino Di Matteo, per fortuna in dissenso da molti altri, che vorrebbero cestinare la prescrizione nel momento in cui il pubblico ministero comincia a indagare, o chiede il rinvio a giudizio, o l’ottiene.

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I due fuochi di Matteo Salvini

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