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Chi vuole rendere Matteo Salvini insicuro

I Graffi di Damato

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Referendum propositivo, perchè Lega e M5S litigano sul quorum

Al via l’iter per l’introduzione del referendum propositivo, ma Lega e M5S sono divisi. Per i pentastellati non ci deve essere quorum, per il Carroccio deve essere al 33%

M5s e Lega aprono l’anno con la proposta di riforma costituzionale per l’istituzione del referendum propositivo, ma le due forze di maggioranza sono in realtà in disaccordo sulla proposta, al vaglio della commissione Affari costituzionali.

Il referendum propositivo secondo il M5S

La democrazia diretta è uno dei cavalli di battaglia dei pentastellati, quasi la ragione sociale, insieme ai tagli alla casta. Per questo la proposta presentata (primi firmatari i capogruppo grillino Michele D’Uva e leghista Riccardo Molinari) è particolarmente spinta. In pratica la proposta di legge andrebbe a modificare l’articolo 71 della costituzione, prevedendo il referendum propositivo accanto a quello abrogativo. Raccogliendo 500 mila firme, dunque, un comitato promotore potrà presentare in Parlamento una proposta di legge popolare. Se le Camere non legifereranno sulla materia entro 18 mesi, la proposta sarà sottoposta a un referendum senza quorum.

Perchè la Lega vuole il quorum per il referendum propositivo

E proprio qui sorge il problema. Perchè per la Lega (e non solo) un quorum deve essere previsto. “Altrimenti – spiegano fonti del Carroccio – il rischio è che passino leggi votate da una minoranza anche molto esigua o magari da gruppi di interesse“. Un altro punto critico è quello dei temi su cui potrebbero essere presentate le proposte di iniziativa popolare. Il testo arrivato in commissione pone paletti estremamente esigui: sarebbe possibile respingere un’istanza solo “se la proposta non rispetta i diritti e i principi fondamentali garantiti dalla Costituzione nonché i vincoli europei e internazionali, se non ha contenuto omogeneo e se non provvede ai mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri”.

A che punto siamo

Lunedì prossimo scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge di riforma costituzionale, che dovrebbe andare in Aula a Montecitorio il 16. E i leghisti hanno già pronto un pacchetto di proposte correttive sui punti più delicati, a partire proprio dalla questione del quorum che vorrebbero fissare al 33%. Trovando su questo anche il favore delle opposizioni, che temono l’esautorazione del Parlamento. Una convergenza che potrebbe mettere in seria difficoltà il percorso della proposta di legge, che in quanto di modifica costituzionale richiede una maggioranza qualificata per evitare il referendum finale, il cui esito è sempre incerto (come insegnano Matteo Renzi e il suo governo).

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Reddito di cittadinanza e quota 100: ecco il testo del decreto

Dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre arriva l’allarme: la metà della spesa per il reddito di cittadinanza, circa 3 su 6 miliardi di euro previsti, potrebbe finire nelle tasche di chi lavora in nero

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Taglio stipendi dei parlamentari. Tra gli onorevoli 5 Stelle molti sono contrari

Il taglio agli stipendi dei parlamentari, tanto caro a Luigi Di Maio, sembra essere un terreno scivoloso per il Vice Premier. Molti stra deputati e senatori a 5 Stelle sono contrari, nonostante le dichiarazioni ufficiali

Taglio agli stipendi dei parlamentari, “Occhio all’effetto boomerang”. La Camera è ancora chiusa, nei corridoi passano solo alcuni giornalisti e i commessi, il Transatlantico è deserto, ma anche a distanza le vecchie volpi di Montecitorio osservano le mosse di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista e sorridono. L’annuncio che il 2019 sarà l’anno del taglio degli stipendi dei Parlamentari ha aperto la campagna elettorale in vista delle Europee, il primo vero test elettorale per i pentastellati di governo. E un tema che può solleticare la pancia degli elettori, potrebbe però creare nuovi problemi all’interno di gruppi parlamentari già agitati da tensioni sempre più evidenti.

L’annuncia il taglio agli stipendi dei parlamentari lo stesso giorno delle espulsioni

“Non è un caso – riflette un parlamentare pentastellato – che siano arrivati nello stesso giorno i provvedimenti dei probiviri sulle espulsioni e l’annuncio di Di Maio e Di Battista. C’è bisogno di evitare nuove fughe e nuovi distinguo e il metodo scelto è quello del richiamo ai tagli alla casta e contemporaneamente della minaccia a chi non rispetta la disciplina, ma non è detto che funzioni”. “Il tema – riflette un parlamentare di lungo corso oggi all’opposizione – può pure funzionare in campagna elettorale, ma poi quando si tratta di votare siamo certi che deputati e senatori siano tutti compatti nella decisione di tagliarsi la paga? Questi sono arrivati qua dal niente, ma si vede che si sono già abituati alla nuova vita…”. Un rischio, dunque, a maggior ragione se dall’alleato leghista è arrivato un immediato stop a un provvedimento, per dirla con l’acida ironia del presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi, che porterebbe nelle aule “gli scappati di casa” e non “le eccellenze”.

Cosa dicono i vertici del M5S

Ai vertici del Movimento sono consapevoli del problema e per questo è stata attivata la “batteria comunicativa”.  “Privilegi e costi della politica devono essere tagliati. Dopo i vitalizi e le pensioni d’oro, siamo pronti a ridurre anche gli stipendi dei parlamentari”, affermano quasi all’unisono i vertici dei gruppi commentando l’annuncio del taglio agli stipendi dei parlamentari, mentre su Facebook Di Maio rilancia: “Secondo uno studio inglese i parlamentari italiani sono i più pagati al mondo. Indovinate chi gli taglierà lo stipendio?”. Un fuoco di fila che nasconde una pattuglia consistente di deputati e senatori grillini (almeno una ventina, secondo alcuni calcoli) che ha più di un dubbio sul provvedimento e su come fino a questo momento sono stati gestiti i parlamentari. E che in gran parte guarda al presidente della Camera Roberto Fico, che non a caso ha annunciato l’intenzione di presentare a breve “una serie di possibili interventi di riforma che incidono su organizzazione dei lavori, procedure, qualità legislativa”. A quanto pare, quindi, niente taglio agli stipendi dei parlamentari. Non risparmi “populisti”, dunque, ma aumento dell’efficienza e della produttività. Una impostazione del tutto differente da quella del capo politico e vicepremier, che potrebbe far esplodere il dualismo latente interno al Movimento.

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Cosa dice il dossier ISPI “Dieci domande sul mondo che verrà”

Ispi – l’istituto italiano per gli studi politici – ha dedicato un Dossier speciale sviluppato in dieci domande e dieci focus su trend, paesi, elezioni, crisi, conflitti, leader e innovazioni chiave

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Manovra. Tutte le mosse di Mattarella, Fico, Tria, Di Maio, Salvini e Tria

I Graffi di Damato su come le istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno affrontato la manovra del governo

E’ francamente difficile non riconoscersi in qualche modo nel gesto scaramantico delle corna attribuito da Emilio Giannelli, sulla prima pagina del Corriere della Sera, nel brindisi di Capodanno ai due uomini più rappresentativi del governo in carica. Che sovrastano e di parecchio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, specie dopo la sua prestazione -tra gaffe, errori e successive precisazioni o smentite- nella tradizionale conferenza stampa di fine anno.

I vice presidenti grillino e leghista del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in ordine rigorosamente alfabetico, avrebbero ottime ragioni per ricorrere a quel gesto delle corna pensando l’uno all’altro nell’incipiente 2019, quando verranno inesorabilmente al pettine su tutti i piani – politico, elettorale e personale – i nodi della legge di bilancio approvata in terza e bruciante lettura alla Camera con 247 deputati assenti su 630. E promulgata in modo altrettanto bruciante dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella guadagnandosi l’applauso del Fatto Quotidiano, con due righe di titolo sopra la testata, per non avere ceduto alla tentazione di assumere “la guida dell’opposizione”. Così avrebbe fatto il capo dello Stato se avesse raccolto ansie, timori, proteste e quant’altro. E così invece avrebbe fatto, nella logica di quel giornale, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano apprezzando pubblicamente nei giorni scorsi il duro discorso pronunciato al Senato da Emma Bonino, ed anche quello successivo -si deve ritenere- dell’ex presidente del Consiglio Mario Monti, sulle Camere “esautorate” con le procedure adottate per l’esame appunto del bilancio, e per la sua approvazione.

Anche a consolazione di Monti e Bonino, che pure ne avevano apprezzato originariamente l’annuncio della pur tardiva apertura di una trattativa con la Commissione Europea per ridurre il deficit dal 2,4 per cento del pil festeggiato da Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi e bocciato a Bruxelles, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha attribuito al bilancio così avventurosamente approvato dalle Camere il merito di avere risparmiato all’Italia, “un commissariamento dai cinque ai sette anni”. Ma contemporaneamente da Bruxelles e dintorni è stato annunciato che i conti italiani continuano ad essere “vigilati” e che l’intesa raggiunta per evitare la procedura d’infrazione ha riguardato numeri e saldi, non il contenuto delle misure che il governo deve peraltro ancora prendere per tradurre in “fatti”, pur già vantati da Di Maio, il cosiddetto reddito di cittadinanza e l’accesso anticipato alla pensione. La vicenda, quindi, è tutt’altro che chiara e conclusa.

Il presidente grillino della Camera, Roberto Fico, che ha avuto pietà, diciamo così, delle opposizioni difendendole almeno dall’attacco mosse loro dal blog del suo movimento di avere praticato del terrorismo politico contro il governo e la sua legge di bilancio, ha cercato di fornire un altro elemento di consolazione ai vari Monti e Bonino. A cose ormai fatte, mentre Mattarella già smaltiva al Quirinale la pratica della promulgazione del bilancio, Fico dal suo ufficio di Montecitorio, in barba scura e in maniche di camicia bianca, ha spiegato che era stato appena evitato il ricorso al cosiddetto esercizio provvisorio. Che pure è regolarmente previsto e regolato dalla Costituzione. E fior di costituzionalisti ed economisti, fra i quali il mancato presidente del Consiglio Carlo Cottarelli, prevedendolo della durata necessaria, e perciò limitata, ad un completo e vero esame del bilancio in Parlamento, avevano dichiarato di preferire a ciò che invece è accaduto.

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Corsa per la Manovra, non c’è tempo per correggere errori

Approvazione entro sabato per evitare esercizio provvisorio

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La retromarcia del governo sulle imposte per gli enti di volontariato

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Il 2019 del governo tra Riforme, Quota 100 e Reddito di cittadinanza

L’agenda del governo è fitta di impegni. Attesi anche i provvedimenti sulla legittima difesa, la chiusura domenicale e la decisione sulla Tav

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Che cosa succede in Parlamento alla manovra del popolo

I Graffi di Damato

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Cambia la Manovra, cosa c’è nel maxiemendamento

Arrivato oggi il maxiemendamento. Ecco cosa cambia in Manovra

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Manovra. Ecco il testo del maxi emendamento del Governo

Dopo giorni di annunci, rinvii, attese e polemiche, ecco il testo del maxi emendamento del Governo, che sarà presentato alle 14 di oggi al Senato, a meno di ulteriori rinvii. L’ipotesi più probabile è che venga posta la questione di fiducia, e che la stessa venga poi votata alle 20.30.

Il maxi emendamento recepisce l’accordo del Governo Conte con l’europa, dopo la bocciatura della precedente manovra ed il rischio della procedura di infrazione.

Il testo del maxi emendamento

Sono numerosi gli interventi previsti dal maxi emendamento, tra questi, i tagli al fondo per il reddito di cittadinanza, la web tax, maggiori introiti sulla gara per le frequenze 5G, la riproposizione delle clausole di salvaguardia sull’Iva per il 2020l’estensione del regime IVA agevolato fino a 65.000 euro annui, la modifica della deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali, un fondo destinato alla sicurezza urbana, la riduzione dei contributi pubblici all’editoria.

Altri provvedimenti riguardano la proroga (con rimodulazione) dell’iper ammortamento, il finanziamento di Radio Radicale, la sperimentazione in città dei monopattini elettrici, un fondo per la riqualificazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione, l’esclusione dei balneari dalla direttiva Bolkenstein, con una proroga di 15 anni alle loro concessioni, la stretta sugli Ncc (che avevano manifestato contro il Governo, in particolare contro il M5S, nei giorni scorsi) e l’aumento del prelievo sui giochi.

Ecco il testo completo del maxi emendamento del Governo.

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Manovra nel caos, rinviata conferenza stampa a fine anno

Decisione al termine di giornata convulsa: sarà dopo Natale con la fine della Manovra

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Come si agita Luigi Di Maio

I Graffi di Damato

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Manovra, polemica sul tetto degli appalti senza gara

Arriva la modifica, contenuta in legge di bilancio, alla soglia di affidamento diretto degli appalti per i Comuni. Analisi e dettagli nell’approfondimento di Policy Maker

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Che cosa sta succedendo fra Conte, Di Maio e Salvini?

I Graffi di Damato sui cambiamenti politici nel governo Conte intervenuti con i tagli alle spese

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