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Ecco l’ultima bozza della Manovra

Sono 115 gli articoli nell’ultimo testo della Manovra che Policy Maker ha visionato e che dovrebbe approdare in Parlamento al massimo entro mercoledì. Molte le novità

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Vi racconto le stelle cadenti dei grillini a Roma e a Melendugno

I graffi di Damato sulle stelle cadenti grilline da Roma a Melendugno

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ccc Insider, Italia

In Manovra uno Sport Bonus potenziato per il 2019

Credito di imposta “del 65%” per le “erogazioni liberali in denaro effettuate da privati” nel corso del prossimo anno secondo quanto riporta la prima bozza della Legge di Bilancio di cui Policy Maker ha preso visione

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Che succede al settimo piano di Viale Mazzini? Insider dal cda Rai

In tre mesi una sola assise per nominare un interim alla Tgr. Salini è imbufalito. Orfeo gongola. La Coletti si sposa. E la Paterniti sta sulla graticola del Tg1. Il commento di Gianluca Vacchio, curatore del blog LoSpecialista.tv

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Nel prossimo Cdm la ratifica dell’accordo Italia-Ue sui rifiuti radioattivi

Il testo riguarda i “principi governanti le responsabilità di gestione del sito del Centro comune di ricerca di Ispra” stipulato a Bruxelles il 27 novembre del 2009. Il testo dello schema di disegno di legge

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Manovra, ecco la bozza del provvedimento

Sterilizzazione clausole salvaguardia Iva e accise, sterilizzazione aumento accise carburanti, modifica al regime forfettario (Minimi) ‐ Estensione del “regime forfetario”. E ancora: Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale, Proroga incentivo occupazione Mezzogiorno per le annualità 2019 e 2020, risorse per la riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, misure per accelerare gli investimenti pubblici, disposizioni in materia di giochi ‐ Prelievo erariale unico sugli apparecchi da divertimento (PREU); disposizioni in materia di tassazione dei tabacchi lavorati; disposizioni in materia di tabacchi lavorati, uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G (Banda larga). Sono alcune delle norme contenute nella bozza della Manovra che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente (qui il testo integrale)

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Tutte le pene a 5 stelle della sinistra

I graffi di Damato.

Dalla sinistra “antipatica” di Luca Ricolfi, che ne ha scritto e ne scrive con rammarico per i voti che essa ha perso dall’alto della sua presunzione, o senso di superiorità, siamo passati alla sinistra “barbosa” di Beppe Grillo. Che ne ha parlato, di certo senza rammarico, nel comizio-spettacolo con cui ha chiuso al Circo Massimo il raduno annuale di Italia 5 Stelle. Egli ha attribuito alla noia procurata dalla “vecchia” sinistra, anche quando a indossarne i panni sono i giovani della Leopolda riuniti a Firenze dall”ebetino” Matteo Renzi, il segreto del successo travolgente del proprio movimento, cresciuto con l’allegria dei suoi discorsi.

I grillini in effetti si divertono molto agli spettacoli peraltro gratuiti del comico genovese, anche se poi, tornando a casa e andando all’occorrenza alle urne, riescono a tradurre l’allegria in risentimento, odio e quant’altro verso quelli che hanno imparato a scambiare per i nemici quasi personali, sommersi dagli insulti e dalle solite parolacce del loro garante, elevato e quant’altro . Si va dai “gufi” operosi nei giornali, da mangiare giusto per avere poi il gusto di vomitarli , ai “malati di mente” delle agenzie di rating, che aiutano gli speculatori a giocare coi titoli di Stato italiani come se fossero birilli; dai preoccupati dell’effetto Serra, che non sanno quanto sia bello poter fare i bagni a Genova anche fuori stagione, al “maggiordomo” messo dalle correnti del Nazareno alla segreteria del Pd, e ai “bambini violentati dagli anziani”, che crescendo conquistano anche l’Eliseo, con tanto di citazione di Macron. Col quale comunque i conti li fa adesso l’affidabile Salvini. E pazienza se la madre del Matteo padano quella volta non preferì la pillola, come Grillo allegramente le rimproverò al telefonino passatogli dal figlio nel primo, occasionale incontro avuto col leader leghista in un aeroporto. Dove magari un giorno si metterà una targa commemorativa dell’evento inconsapevolmente storico.

IL NODO MATTARELLA

L’unica cosa che sembra sfuggita incresciosamente al fondatore del movimento delle 5 Stelle sul palco del Circo Massimo è stata la disapprovazione dei troppi poteri che avrebbe il capo dello Stato in Italia. Pertanto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’ex “professorino”, come apparve a Grillo quando glielo presentarono, cresciuto moltissimo nei primi 143 giorni del suo governo, si è affrettato a telefonare a Sergio Mattarella per scusarsi. E il suo vice Di Maio, una vera “macchina da guerra”, l’ha definito Grillo, ha tenuto a certificare che una riforma dell’istituto presidenziale non è -per fortuna, aggiungo io- nel “contratto” del governo gialloverde.

QUALE OPPOSIZIONE

Passata la festa del Circo Massimo e superato in qualche modo anche il pasticcio politico e istituzionale del decreto sull’innominabile condono fiscale, torna di attualità il problema dei problemi di questa incipiente terza Repubblica. Che è quello della praticabilità di una vera opposizione, la cui sostanziale assenza é paradossalmente avvertita e lamentata spesso dallo stesso presidente del Consiglio con battute più o meno riuscite quando parla con i giornalisti e avverte, diversamente dal livore che mostra nei loro riguardi Grillo, che neppure loro hanno una grande voglia di rompergli tanto le scatole.

Viste le difficoltà quasi insormontabili del centrodestra, dove Salvini ha ottenuto dopo le elezioni di marzo dallo stesso Berlusconi la licenza di fare il governo con i grillini per evitare un ricorso anticipato alle urne destinato, come si sta vedendo nelle elezioni locali, a segnare un vantaggio sempre più grande della Lega su Forza Italia, la scommessa di un’alternativa si può giocare per ora solo a sinistra. Ma qui francamente sembra avere ragione Grillo, almeno dal suo punto di vista, a indicarne la barbosità, aggravata da perduranti, anzi crescenti conflittualità interne per una nuova leadership, prima ancora che essa possa prendere corpo davvero.

Viene voglia di chiedersi, paradossalmente ma sino ad un certo punto, anche a costo di inorridire il mio amico e saggio Emanuele Macaluso, se anche la sinistra in questo bailamme politico non abbia bisogno di essere guidata da un comico, visto ciò che Grillo è riuscito a fare nel suo indefinibile campo in una decina d’anni soltanto.

SOTTO A CHI TOCCA

È davvero nel Pd il momento di Nicola Zingaretti, di Marco Minniti, di Matteo Richetti, di Teresa Bellanova o non di Roberto Begnini? O di Maurizio Crozza, che con la sua fantasia nelle elezioni del 2013 contribuì a far perdere a Pier Luigi Bersani la vittoria piena che l’allora segretario del Pd sentiva di avere già in tasca, e a bagnare le polveri pur modeste, sempre a sinistra, del magistrato allora tra i più famosi e temuti d’Italia. Che era Antonio Ingroia, uscito come uno straccio dalle urne dove era entrato come aspirante addirittura a Palazzo Chigi.

Passatevi la mano sulla coscienza, cari Benigni e Crozza, e chiedetevi se non sia il caso di offrirvi alla buona causa della sinistra che piange tra le risate di Grillo.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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Decreto fiscale. Pace armata tra Lega e M5S

Dopo lo scontro sul Decreto Fiscale, le accuse di “manine” e manipolazioni, il Consiglio dei Ministri sancisce una “pace armata” tra Lega e M5S. Ma il Decreto fiscale andrà rivisto in sede di conversione
Sabato pomeriggio di ottobre, interno Palazzo Chigi. A fine conferenza stampa Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si alzano in piedi nella saletta al piano terra per la foto della “pace”, che poco dopo lo staff social del premier posterà su Instagram. E’ l’immagine sorridente di una ritrovata concordia che i tre leader dell’esecutivo giallo-verde vogliono diffondere, ma che certo non basta a cancellare le ferite lasciate da due giorni ad alta tensione tra i vicepremier sul decreto fiscale.

Polemica a distanza tra Di Maio e Salvini sul Decreto fiscale

Per tutta la mattinata i due continuano a punzecchiarsi a distanza. “Stavolta voglio il testo del decreto”, comincia Salvini. “Gliene faremo due copie, così non sbaglia”, gli replica Di Maio. Alle 13 è in programma il Consiglio dei Ministri. Di Maio e Conte sono a Palazzo Chigi fin dalla mattina, Salvini invece è a Cernobbio, al Forum Coldiretti, e fa sapere di non voler partecipare a nessun vertice prima della seduta. Tant’è che quando arriva, intorno alle una, ognuno resta chiuso nella sua stanza: separati in casa. Ma Conte, nel suo ruolo di instancabile mediatore, riesce alla fine a metterli intorno a un tavolo, prima dell’inizio della seduta, che comincia alle 15. “Sarà breve”, preannuncia fiduciosa una fonte di governo. Ma non è così. E allora in sala stampa c’è tempo per vedere la partita della nazionale di volley femminile, poi anche quella della Roma, prima della fumata bianca. “C’è l’accordo”, fanno sapere fonti Lega e M5s. “C’è un accordo pieno”, ribadisce il presidente del Consiglio aprendo la conferenza stampa.

Lo scontro sulle norme del Decreto Fiscale

Dal dl escono lo scudo fiscale per i patrimoni all’estero e il condono penale. La nuova formulazione dell’articolo 9, spiega Conte, introduce una “modesta definizione agevolata, è tecnicamente un ravvedimento operoso delle dichiarazioni tardive” e “probabilmente non consente la piena attuazione di tutte le previsioni del contratto di governo e allora c’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge noi troveremo una formulazione tecnica adeguata per offrire una definizione agevolata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di oggettiva difficoltà economica”.

La pace armata tra Di Maio e Salvini

Tutto a posto dunque? Assolutamente no. O meglio, lo si vedrà nelle prossime settimane. Innanzitutto nel confronto con l’Unione europea: entro domani alle 12 l’Italia dovrà rispondere alla lettera con i rilievi della Commissione Ue alla manovra. Conte punta a spiegare che il 2,4% del rapporto deficit/Pil è quasi una scelta obbligata per l'”eredità” raccolta e soprattutto che gli investimenti e le riforme spingeranno in alto la crescita. Ma pochi credono che Bruxelles si faccia convincere. E poi c’è il percorso parlamentare del dl fisco e della manovra (sempre accidentati) e di altre partite fondamentali, su cui i nervi sono scoperti e la Lega punterà i piedi: la legittima difesa e soprattutto il decreto sicurezza e immigrazione. Salvini non ha affatto digerito gli 81 emendamenti M5s che annacquerebbero il testo sui migranti. “Si troverà un accordo”, ha assicurato Di Maio, con un ottimismo che però non tiene in debito conto delle sensibilità dell’ala “sinistra” del Movimento (quella che fa capo a Roberto Fico) che inizia a mostrare la propria insofferenza per la strada presa dal governo. Insomma, da qui a Natale sarà un percorso a ostacoli.

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Il Governo, la metamorfosi di Conte e il fiato sul collo di Moody’s

Le tensioni politiche nella maggioranza, in particolare tra i vice presidenti Di Maio e Salvini, costringono il premier Conte a scendere dal pero, anzi, ad arrampicarsi sugli specchi. I Graffi di Damato

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Manovra e condono, come si è mosso il Quirinale su Palazzo Chigi

I graffi di Damato su quello che sta succedendo al Quirinale per colpa di Palazzo Chigi

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Pd. Una riunione di under 35 potrebbe lanciare una nuova candidatura

Pd. All’associazione Centofiori una riunione di under 35  del partito potrebbe dare del filo da torcere ai big che hanno già annunciato la loro candidatura

In principio fu il solo governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Poi si aggiunsero l’affascinante renziano a fasi alterne Matteo Richetti, il pugliese Francesco Boccia in quota Michele Emiliano, e Dario Corallo, candidatosi a sorpresa con un selfie – i millennials fanno così, dice lui – scattato alla Marcia della Pace, in onore dei bei tempi della sinistra movimentista. E infine aleggia un convitato di pietra: l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, ancora indeciso sullo sciogliere o meno la riserva.

LA RIUNIONE DEGLI UNDER 35 ALL’ASSOCIAZIONE CENTOFIORI

Ma domenica pomeriggio – quando si stava già smontando Piazza Grande, il “villaggio” romano in cui Zingaretti ha lanciato la corsa alla leadership (sia mai che il Governatore del Lazio si spostasse oltre le Mura Aureliane) – nella sede dell’Associazione Centofiori di via Goito si incontrava qualche decina di giovani dirigenti e amministratori del Partito Democratico che a quanto pare di arrendersi all’assetto esistente non ne vogliono proprio sapere.

AUTOCONVOCAZIONE SUI SOCIAL PER I MILLENIALS DEL PD

“Un’autoconvocazione in piena regola, partita con un tam-tam di chiamate, messaggi WhatsApp, contatti personali. Alla fine, siamo oltre 70”, dicono alcuni partecipanti alla riunione all’associazione Centofiori. “Giovani amministratori eletti a suon di voti, dirigenti nazionali del Pd e della giovanile, militanti, esponenti di storiche associazioni del centrosinistra. L’unico denominatore comune è quello generazionale: tutti under 35, molti ventenni, di ogni sensibilità e provenienza, da chi ha seguito l’avventura di Renzi a chi si colloca nella sinistra dem, cattolici e laici, lavoratori, studenti e ricercatori”.

I VOLTI NOTI TRA GLI AUTOCONVOCATI

Alcune presenze di rilievo tra i ragazzi di Centofiori: l’eurodeputato spezzino Brando Benifei, l’outsider alle primarie per la candidatura a sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, il giovane consigliere regionale lombardo Jacopo Scandella. Tanto nord, ma anche il Sud di Marco Schirripa, da Reggio Calabria in Direzione Nazionale, il Segretario della Giovanile barese Davide Montanaro e dirigenti nazionali dei Giovani Democratici come il Presidente Michele Masulli e Vittorio Pecoraro, responsabile dell’organizzazione. Tra i più giovani Margherita Colonnello, 26 anni, consigliere comunale di Padova, Vittorio Ivis, 27, Segretario Provinciale a Padova, e Giacomo Fisco, che a soli 23 anni è già consigliere comunale a Varese.

LE PREOCCUPAZIONI PER LO STATO DEL PARTITO

Gli invitati all’assemblea del Centofiori, preoccupati dello stato del partito, ora sembrano voler muoversi sul serio, portandosi un bel pezzo che sui territori chiede iniziative forti, radicali e unitarie. Una questione di sopravvivenza, insomma: assieme alle diverse proposte sulla democrazia interna del partito (qualcuno sembra esserci rimasto male per come siano state stilate quelle sfortunate liste elettorali di marzo…), pare sia stata anche ventilata la possibilità di una ulteriore candidatura, all’insegna della cosiddetta “autonomia generazionale”. I riferimenti concreti? L’esperienza di Padova, dove il Pd riesce a governare con Coalizione Civica, così come quella di Milano, dove il partito è sempre in dialogo con movimenti civici di ogni natura.

LA NASCITA DI UNA NUOVA CANDIDATURA

E dopo questa riunione? Ci sarà a breve una nuova “chiamata alle armi”, un evento pubblico dove i “ragazzi del Centofiori” puntano a fare il pieno, con almeno 300 partecipanti. Da segnare in calendario il weekend del 10 e 11 novembre, data in cui il Segretario Maurizio Martina dovrebbe anche convocare l’Assemblea Nazionale. L’intenzione dichiarata per ora sembra solo quella di lanciare un documento radicale per i candidati già in campo. Ma in una fase in cui ancora nulla è deciso, nessuno può dire se da quella stessa assemblea non possa anche partire una candidatura che sparigli le carte. La porta insomma non è ancora chiusa: avremo un quinto o sesto candidato al congresso del Partito Democratico? Intanto qualche big incomincia a informarsi e a far squillare i telefoni.

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Perché Di Maio strepita sulla manovra? I Graffi di Damato

Il vice presidente del Consiglio Di Maio denuncia la manovra “manipolata” alla Procura. Parte la caccia alla streghe grillina. I graffi di Damato

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Ecco l’ultima versione del Dl fiscale dopo il cdm

Al suo interno, tra gli altri provvedimenti, la rottamazione Ter, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata

Arriva l’ultima versione del Dl fiscale messa a punto dal governo nel Consiglio dei ministri di lunedì. Il testo che Policy Maker ha visionato è datato 16 ottobre e prevede, tra le altre cose, la rottamazione Ter per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro nel periodo che va dal 2000 al 2010, l’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata e l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi.

Stralciata la norma per “consentire la conclusione ordinata della procedura di liquidazione coatta amministrativa dell’Ente strumentale alla Croce rossa italiana”. Spunta la sanatoria per le società e le associazioni sportive dilettantistiche non in regola con il versamento delle imposte. Infine, è prevista all’articolo 9 una “dichiarazione integrativa speciale”: fino “al 31 maggio 2019 i contribuenti possono correggere errori od omissioni ed integrare, con le modalità previste dal presente articolo, le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore degli immobili all’estero, dell’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto. L’integrazione degli imponibili è ammessa nel limite di 100.000 euro per singola imposta e per periodo di imposta e comunque non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato”.

Qui il testo completo.

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Archiviata la manovra, riprende l’assedio grillino al ministro Tria

Archiviato il varo della manovra in Consiglio dei Ministri parte, o sarebbe meglio dire riparte, l’assedio al ministro dell’Economia Giovanni Tria. Nei confronti del titolare di via XX settembre c’è una crescente insofferenza da parte della maggioranza, in particolare del M5S.

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Che cosa è successo fra Salvini e Di Maio sulla manovra

I Graffi di Damato sulla manovra approvata ieri dal consiglio dei ministri con le misure pensioni, condono fiscale e flat tax

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ccc Insider, Italia

La pace fiscale fa esplodere la guerra tra Lega e grillini

La pace fiscale fa scoppiare la guerra tra Lega e M5S, la più dura da quando è nato il governo giallo-verde.

A poche ore dal Consiglio dei Ministri che dovrebbe dare il via libera alla manovra e al decreto legge fiscale, i leader dei due principali partiti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, neanche si parlano. Un gelo che va avanti ormai da ore, con i due che hanno disertato i vertici, ieri sera e stamani, che di fatto sono andati a vuoto.

Al centro del braccio di ferro c’è la cosiddetta pace fiscale sulle pendenze con il fisco. Nell’ultima bozza, quella di sabato, era presente il colpo di spugna sulle “mini-cartelle”, quelle al di sotto dei mille euro, ma niente era stato ancora deciso sui grandi importi, quelli che nei giorni scorsi avevano fatto gridare al “condono” da parte delle opposizioni. E che anche nel Movimento 5 stelle creano grande imbarazzo. “Una cosa – sottolinea un esponente pentastellato di primo piano – è chiudere i conti con il fisco su piccoli importi, un altro è fare un favore agli evasori. È  contro la nostra storia, il nostro elettorato non lo capirebbe”. Per questo Di Maio vuol tenere il punto, anche mostrando apertamente il suo disappunto.

Questa mattina il ministro dello Sviluppo economico ha annullato tutti gli impegni e si è presentato a Palazzo Chigi, ma al vertice alle 10.30 non è andato, facendo sapere attraverso il suo entourage che la sua assenza era un segno di dissenso. Per i pentastellati c’erano il ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e la viceministra al Mef Laura Castelli. Anche Salvini non si è fatto vedere: per lui c’era un impegno istituzionale a Monza e ha mandato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, “con pieno mandato da parte del segretario della Lega”, ha fatto sapere il ministro dell’Interno.

Ma il problema, come è stato subito evidente, può essere sbloccato solo dai due capi, che torneranno a vedersi oggi nel vertice e poi nel Consiglio dei Ministri, che si preannunciano lunghi e assai tesi. Salvini assicura che sulla pace fiscale “andremo fino in fondo” ricordando che è nel contratto di governo. Ma anche Di Maio non vuole né può mollare e chiede di inserire dei paletti: un ‘tetto’ alla possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola e la limitazione del provvedimento a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma che hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco. “Niente spazio per la regolarizzazione dell’evasione”, è il mantra di Di Maio. Consapevole del fatto che un cedimento su questo terreno porterebbe a uno snaturamento della storia del M5S. Con conseguenze che potrebbero essere gravi.

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