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Fintech, la Lega deposita un Ddl per far crescere il settore

Fintech, in arrivo un comitato interministeriale per l’economia digitale con il Ddl presentato dal deputato Centemero per individuare “obiettivi, programmi e azioni dell’attività amministrativa e regolamentare” per lo sviluppo del settore 

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Iva, patrimoniale, Tav, nomine, appalti: ecco il “metodo Conte”

Il presidente del Consiglio intervistato da “Sole 24 Ore”: facciamo correre l’Italia con il “metodo Conte”

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Def: ecco cosa hanno detto Tria, Bankitalia e Istat sulla prossima manovra

Nelle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato si sono aperte le discussioni sulla Nota di aggiornamento al Def.

Nel giorno in cui il Fondo monetario internazionale ha rivisto le stime della crescita italiano al ribasso rispetto ad aprile – il Pil salirà dell’1,2% nel 2018 e dell’1% nel 2019, dopo il +1,5% del 2017 – si aprono in Parlamento le audizioni sulla nota di aggiornamento del Def e la futura manovra con un invito da parte del ministro Giovanni Tria ad abbassare i toni e aprire un confronto costruttivo con l’Europa. E il monito di Bankitalia a non toccare le pensioni, fermo restando che sulla base dell’attuale Def e considerando l’andamento macroeconomico attuale, il tempo necessario per raggiungere un livello di debito/Pil sotto il 100% si allungherà di altri sette o otto anni” rispetto ai 10 precedentemente ipotizzati, secondo il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini.

TRIA: MANOVRA CORAGGIOSA, ABBASSIAMO I TONI CON UE

DefCome è noto la Commissione europea ha espresso preoccupazione” sul Def per il quale “si apre adesso un confronto costruttivo con l’Europa che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata nella Manovra. E in questo confronto desidero esprimere il mio accordo con il presidente della Camera sulla necessità di abbassare i toni – ha detto Tria illustrando la Nadef alla Camera (qui il testo dell’intervento) -. Per il 2020 e il 2021 gli obiettivi di deficit/Pil sono del 2,1% e dell’1,8 per cento. Troverà spazio la riduzione degli aumenti dell’Iva per 5,5 miliardi e 4 miliardi”, rispettivamente nei due anni mentre il deficit strutturale “sarà all’1,7% del Pil nel 2019 con un peggioramento del saldo di 0,8 punti” rispetto a quanto previsto precedentemente in accordo con la Commissione europea. Una volta raggiunti i livelli di Pil e occupazione prossimi ai livelli pre-crisi che ci aspettiamo a fine triennio “la ripresa del percorso potrà essere anticipata”. 

Sulle critiche al Def riguardanti una sovrastima della crescita Tria ha risposto che le stime “si basano su un impatto della Manovra su un tendenziale stimato allo 0,9%” del Pil “per arrivare all’1,5% c’è lo 0,6. La Manovra espansiva ci da un impatto nel 2019 della spesa sociale e delle riduzioni di imposta di oltre 0,3%, 0,34 punti percentuali, la neutralizzazione dell’Iva di 0,2 punti e i maggiori investimenti di 0,2, ecco che si arriva rapidamente al numero, non mi pare una misura così strana della previsione”.

Nessun pericolo invece dallo spread (“Una volta che il programma di politica economica sarà approvato dal Parlamento si dissolverà l’incertezza che ha gravato sul mercato dei titoli di Stato negli ultimi mesi”) o da misure come il reddito di cittadinanza (“un investimento sulle componenti più vulnerabili della cittadinanza”). “Una rilevazione interna presso un campione rappresentativo di grandi aziende delle infrastrutture e dell’energia indica che l’attuazione delle misure di sostegno agli investimenti che abbiamo in programma porterebbe ad aumentare il loro livello di investimenti di oltre il 10%”, ha ammesso il ministro aggiungendo sulle pensioni che “la temporanea ridefinizione delle condizioni, la creazione di finestre specifiche per consentire alle imprese di assumere nuove persone, con nuovi profili professionali deve essere intesa come un mezzo per affrontare le sfide dell’economia di oggi e di domani. L’attuale regime – ha aggiunto – pur garantendo la stabilità finanziaria del sistema previdenziale nel lungo periodo, nel breve e medio periodo frena il fisiologico turn over delle risorse umane impiegate dalle imprese”. E’ infine intenzione del governo “chiedere il riconoscimento della flessibilità’ alla Commissione europea per un piano di investimenti straordinario di messa in sicurezza e manutenzione della rete infrastrutturale italiana che, con il crollo del Ponte Morandi a Genova, ha tragicamente dimostrato deve essere affrontata con urgenza”, ha concluso Tria

SIGNORINI (BANKITALIA): AI TASSI ATTUALI DEBITO/PIL SOTTO IL 100% TRA 18 ANNI Bankitalia

Prendendo in considerazione i tassi di oggi e ipotizzando una ripresa del consolidamento posticipata al 2022, come annunciato nella Nota di aggiornamento al Def, il tempo necessario per raggiungere un livello di debito/Pil sotto il 100% “si allunga di altri sette o otto anni” rispetto ai 10 precedentemente ipotizzati. Lo ha detto il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini (qui il testo dell’intervento completo) ascoltato presso le Commissioni riunite V della Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e 5a del Senato della Repubblica (Programmazione economica e bilancio) per il quale il Pil italiano “seppure ancora inferiore a quello di prima della crisi, è cresciuto di oltre 5 punti dal minimo del 2013”. Lo stesso dicasi per gli investimenti (“cresciuti di circa 15 punti”) e il numero di occupati (“salito di oltre un milione di unità raggiungendo un massimo storico”). A giugno, inoltre, la posizione debitoria netta del paese era pari al 3,4 per cento del Pil, quasi 20 punti percentuali in meno rispetto al 2013. “Sebbene i momenti drammatici della passata crisi siano ormai da anni alle nostre spalle, c’è ancora molto da fare per porre l’economia italiana su un sentiero stabile di maggiore crescita. Creare più ricchezza e più lavoro è essenziale anche per aiutare chi è più vulnerabile – ha ricordato Signorini -. Resta da piegare con decisione verso il basso l’incidenza del debito sul prodotto. Il debito è, per l’Italia, il grande moltiplicatore delle turbolenze. Data la sua mole e la necessità di finanziarne ogni anno un ammontare non indifferente (circa 400 miliardi), la minaccia di innescare un circolo vizioso tra costo e incidenza del debito, con ripercussioni sull’economia reale, è sempre presente”. Per questo, ha chiarito il vicedirettore di Bankitalia “la possibilità dell’insorgere, anche improvviso, di turbolenze finanziarie richiede che si dia chiarezza e certezza al percorso di rientro. Consolidando la fiducia di risparmiatori e investitori, si fa scendere il premio al rischio sul debito della Repubblica, si agevola il percorso e lo si mette in sicurezza”. In aggiunta, nel precisare le coperture, “sarà opportuno evitare che a misure espansive permanenti facciano fronte anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione”. Per questo, ha concluso Signorini, occorre “non tornare indietro sulle pensioni” oppure “qualora si desideri intervenire” sulla Legge Fornero “lo si faccia tendo presente il bisogno di assicurare la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo e lunghissimo periodo”.

ISTAT: PROSPETTIVE A BREVE NON FAVOREVOLI, CRESCITA CONTENUTA

Le prospettive a breve termine dell’economia in base ai segnali forniti dall’indicatore anticipatore Istat non risultano favorevoli e lasciano prevedere il prolungamento della fase di crescita contenuta – ha ammesso il presidente Istat, Maurizio Franzini in audizione (qui il testo dell’intervento) -. Questi elementi risultano compatibili con l’ipotesi, contenuta nella Nota, di una crescita nel secondo semestre su ritmi analoghi al secondo trimestre dell’anno”. In definitiva, ha poi aggiunto, in Italia vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell’intera popolazione). Il fenomeno interessa il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349 mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609 mila individui). (qui l’allegato statistico al Nadef di Istat)

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L’educazione finanziaria? Fondamentale per evitare manipolazioni

Ottobre è il mese dedicato all’informazione del risparmio. Decine le iniziative in tutta Italia. Centemero (Lega): “Il Fintech e l’educazione finanziaria sono strategici”

L’economia che cambia, i pagamenti digitali e le nuove frontiere del Fintech. All’interno del mondo del risparmio, dell’investimento e della finanza in generale ci sono regole e soggetti che occorre conoscere per essere consapevoli e informati sul modo in cui investiamo i nostri soldi. Per questo ottobre è il “Mese dell’educazione finanziaria” con oltre 200 appuntamenti gratuiti in tutta Italia per informarsi, discutere e capire come gestire e programmare le risorse finanziarie personali e quelle della propria famiglia, approfondendo i temi del risparmio, degli investimenti, delle assicurazioni e della previdenza. Il calendario è disponibile sul sito www.quellocheconta.gov.it. L’iniziativa è stata promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (cui contribuisce anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze).

CENTEMERO: FINTECH STRATEGICO COME L’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Il Fintech è un settore strategico. Da Poste Pay a Tinaba passando da Prestiamoci in Italia e a Milano in particolare la scena è più che mai vivace. Personalmente sto tirando le somme insieme al gruppo della Lega per un confronto con le realtà del Fintech italiano e non solo. Lo sviluppo del settore non prescinde dall’educazione finanziaria nelle scuole, contemplata in un pdl che l’onorevole Capitanio ed io abbiamo depositato alla Camera”, ha detto a PolicyMaker Giulio Centemero (Lega), componente della commissione Finanze della Camera. E in effetti è importante essere informati visto che ancora la gran parte dei pagamenti in Italia avviene in contanti ma il digitale – e tutte le novità che porta con esso – avanza con rapidità e ha raggiunto i 6 miliardi di operazioni all’anno per un controvalore che è di 3,2 volte il Pil.

PERCHÉ È DIFFICILE DIVULGARE LE COSE ECONOMICHE

Per capire l’importanza dell’educazione finanziaria e perché sia fondamentale, basta riferirsi alle parole del direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, che ha parlato di questo concetto nel corso di una lectio magistralis tenuta in settimana all’Università di Venezia. “Divulgare è difficilissimo, anche nelle cose economiche. Perché ragionamenti e fatti di natura economica non sono mai esatti e puramente obiettivi. L’economia studia i comportamenti umani, dunque non è una scienza esatta. Le teorie economiche, anche le migliori, anche quelle elaborate da studiosi di chiara fama della cui buona fede non si può dubitare, possono essere contaminate da pregiudizi, distorte da convincimenti extra-economici. I fatti economici – sia quelli micro, che riguardano singoli soggetti, sia quelli macro, che riguardano grandi aggregati di soggetti – pongono formidabili problemi d’identificazione e misurazione. Ancora più complesso è misurare sentimenti e attese di una collettività, locale, nazionale, internazionale – ha proseguito Rossi -: climi di fiducia, aspettative d’inflazione, intenzioni di consumo o d’investimento. Noi cittadini non siamo abituati a far caso alle fonti delle notizie che ci piovono addosso quotidianamente quando sfogliamo un giornale, consultiamo i dispositivi digitali di cui siamo più o meno tutti dotati, guardiamo la cara vecchia tv. Ancora di peggio accade quando veniamo posti di fronte non a fatti inesistenti o mal misurati bensì a teorie sbagliate o mal rappresentate. Insomma siamo tutti estremamente vulnerabili, esposti a ogni sorta di errore o di manipolazione, anche quando riteniamo di essere evoluti abbastanza da non correre questo rischio”.

LA NECESSITÀ DI UNA BUONA DIVULGAZIONE

Che cosa si può fare per arrestare questa deriva? Per difendersi da chi ci vuole manipolare o da chi semplicemente propala ingenuità o falsità per pura ignoranza, rischiando di contagiarci? A tre tipi di soggetti possiamo fare appello per contrastare le informazioni distorte o false: i cittadini comuni, cioè i fruitori delle informazioni; i media, che le diffondono; gli artefici seri di informazioni, studiosi singoli, centri di ricerca, organismi statistici – ha osservato Rossi -. Cominciamo dalla prima categoria: i cittadini/consumatori d’informazioni. Essi devono alzare la guardia, non c’è dubbio su questo. Devono diventare più avvertiti della necessità di valutare bene la qualità dell’informazione economica che li raggiunge, innanzitutto soppesando la reputazione delle diverse fonti e imparando a diffidare di quelle sconosciute o di cattiva reputazione. Si tratta tuttavia di un’impresa difficile e lunga, affidata alla buona volontà di ciascuno di noi, quindi non surrogabile da nessun potere pubblico. I media dovrebbero essere i primi a eseguire questa selezione delle fonti sulla base della qualità”.  L’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, ha sottolineato Rossi, ha confermato di recente che televisione e radio raccolgono insieme il 56,6 per cento delle dichiarazioni d’uso principale, internet il 26,3, i quotidiani il 17,1. “Televisione e radio, proprio per la preferenza loro accordata dalla popolazione quali canali d’informazione, soprattutto politica, sono da molti anni particolarmente esposti all’influenza di partiti e movimenti politici, che ne riducono la capacità di filtrare le notizie sulla base di criteri di pura attendibilità scientifica”. E gli altri mezzi sono influenzati i modi analoghi, secondo il direttore generale di Bankitalia per il quale però non si può fare affidamento però nemmeno su chi “cerca di mettere insieme teorie e fatti nel modo migliore possibile, nel solo interesse dell’avanzamento della conoscenza: gli autori con pretesa di serietà”. “Insomma, ciò che nei tempi passati era solo raccomandabile – cioè che gli economisti facciano più e miglior divulgazione delle teorie e dei dati economici buoni, validati – diviene imperativo e urgente in tempi, come gli attuali, di onnipresente cattiva o imprecisa informazione economica, usata a fini politici. Ne va non solo del buon nome della professione economica, ma del corretto funzionamento delle nostre società democratiche”, ha concluso Rossi.

IL COMITATO

Da tempo per insegnare e divulgare i temi finanziari opera il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria che ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione. Il Comitato è composto da undici membri ed è presieduto da un direttore, la professoressa Annamaria Lusardi, economista specializzata nel campo dell’educazione finanziaria, che ha fondato e dirige il Global Financial Literacy Excellence Center alla George Washington University nominato dal Ministro dell’economia e delle finanze d’intesa con il Ministro dell’istruzione, università e ricerca scientifica tra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore. La partecipazione al Comitato non dà titolo ad alcun emolumento o compenso o gettone di presenza. Il Comitato opera attraverso riunioni periodiche collegiali e il lavoro di specifici gruppi cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia.

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EVENTI IN PROGRAMMA PER IL MESE DELL’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Gli eventi in programma nel “Mese dell’Educazione finanziaria” si rivolgono a tutti: bambini in età pre-scolare, studenti delle scuole primarie e secondarie, adulti, donne, anziani, famiglie, insegnanti, piccoli imprenditori, studenti universitari, rappresentanti del mondo accademico impegnati sui temi dell’educazione finanziaria. Promotori delle iniziative sono le 10 istituzioni che compongono il Comitato, tra le quali anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha coordinato le attività di questa prima edizione del “Mese”. Moltissimi sono gli eventi organizzati da soggetti terzi: associazioni di vario genere (da quelle dei consumatori a quelle professionali fino a quelle teatrali), fondazioni (incluse quelle impegnate contro l’usura), scuole di diverso ordine e grado, università, imprese del settore bancario e finanziario e non solo. L’Associazione bancaria italiana, ad esempio, da circa 15 anni promuove attività e progetti di educazione finanziaria su tutto il territorio nazionale, un impegno inserito anche all’interno del proprio statuto, che è stato valorizzato nell’ambito del monitoraggio condotto dalla Banca d’Italia per conto del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria in vista del “Mese dell’educazione finanziaria”, sulle iniziative realizzate dal 2015 ad oggi. In particolare, l’Associazione bancaria ha mappato 13 iniziative riconducibili a 6 diversi filoni di attività, in relazione alle quali sono stati realizzati dall’ABI numerosi appuntamenti e strumenti divulgativi.

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I problemi dell’Italia? Per Bankitalia non si risolvono con più debito

Cosa ha detto il DG di Bankitalia Salvatore Rossi in occasione di una Lectio Magistralis all’Università di Venezia. Ecco un estratto del suo intervento

Secondo Bankitalia l’Italia spende molto e non produce in modo efficiente ma i problemi non si risolvono creando debito. Il richiamo è del direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, nel corso di una lectio magistralis tenuta in settimana all’Università di Venezia, che sembra chiamare in causa, nemmeno troppo velatamente, le recenti misure della maggioranza e quel 2,4% di deficit con il quale il governo giallo-verde sta pensando di finanziare una fetta consistente della prossima manovra.

IL PROBLEMA NON SI RISOLVE INDUCENDO LO STATO A INDEBITARSI

Bankitalia“Un’economia che cresce poco per un periodo così lungo, dove i redditi familiari sono in termini pro capite sui livelli della fine degli anni Ottanta, è un’economia che offre poche opportunità ai suoi cittadini, soprattutto a quelli più giovani – è il pensiero di Rossi -. Non sorprende che due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni si attendano che chi oggi studia o inizia a lavorare occuperà in futuro una posizione sociale ed economica peggiore di quella della generazione che li ha preceduti. Le cause di questa situazione sono molteplici e non le discutiamo qui. Una cosa è certa: il problema non si risolve inducendo lo Stato a indebitarsi. Lo Stato può far molto in questo campo spendendo meglio e fissando norme che incentivino l’efficienza”.

PERDERE DENARO PER IL DEFAULT DI UNO STATO “NON PUÒ CHE FARE PAURA”

Rossi è intervenuto poi, ancora più direttamente, sui timori dei mercati in vista della finanziaria. I mercati, ha precisato sono “i risparmiatori”, quindi persone che “investono il loro denaro e che, per questa ragione osservano attentamente l’andamento del debito pubblico e le scelte economiche degli esecutivi”. Tutto ciò avviene perché a nessuno piace perdere soldi, spiega in sostanza il direttore generale di Bankitalia aggiungendo che l’eventualità di non guadagnare o, perdere denaro per default di uno Stato “non può che fare paura”.

SE LO STATO ITALIANO DOVESSE FALLIRE PER CERCARE DI RISALIRE LA CHINA DOVREBBE AUMENTARE LE TASSEBankitalia

Non solo. Rincara ancora la dose Rossi: “Se mercati vuole dire essenzialmente risparmiatori, quelli nazionali sono diversi da quelli esteri? In altri termini, io che sono italiano tengo molto più volentieri nel mio portafoglio un BTP (un titolo dello Stato italiano) di un risparmiatore francese o tedesco, per ragioni patriottiche? Può darsi, ma è molto improbabile – ha ammesso il dg di Bankitalia -. I soldi sono soldi, a nessuno fa piacere perderli per amor di patria, salvo che in circostanze eccezionali, come ad esempio una guerra. Una differenza economica potrebbe essere che se lo Stato italiano, mettiamo, dovesse fallire, cioè non rimborsare a scadenza i propri titoli o farlo solo in parte, per cercare di risalire la china dovrebbe aumentare le tasse, colpendo quindi i propri cittadini ma non anche quelli francesi o tedeschi. Gli italiani potrebbero essere allora più restii a liberarsi di titoli pubblici nazionali, quando s’infittiscono notizie negative sulle finanze del loro Stato, nel tentativo di salvarlo e di non essere tassati”.

BANKITALIA: FARE ATTENZIONE AL MODO IN CUI LE NOTIZIE ECONOMICHE SI DIVULGANO

Secondo Rossi, bisogna quindi fare attenzione al modo in cui le notizie economiche si divulgano, e in questo i media e gli studiosi del settore hanno delle responsabilità. “Il luogo comune recita che l’economia italiana potrebbe essere prospera e felice se solo l’Europa, per stolidità teutonica, e i mercati, per occasionali antipatie politiche, non le imponessero una camicia di forza finanziaria. In questo modo ipersemplificato di raccontare le cose vi sono grandi di verità e tonnellate di falsità. Le cose sono molto più intrecciate e complicate e il compito di chi ha a lungo studiato questi problemi è di farlo capire bene”. Insomma, conclude Rossi “ciò che nei tempi passati era solo raccomandabile – cioè che gli economisti facciano più e miglior divulgazione delle teorie e dei dati economici buoni, validati – diviene imperativo e urgente in tempi, come gli attuali, di onnipresente cattiva o imprecisa informazione economica, usata a fini politici. Ne va non solo del buon nome della professione economica, ma del corretto funzionamento delle nostre società democratiche”, ha concluso il dg di Bankitalia.

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