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Tutte le Commissioni in cui il governo non ha più maggioranza

Giuseppe Conte ha illustrato alle Camere il piano per ripartire con l’azione del proprio esecutivo e ricostruire il Paese dopo la pandemia. Ma senza la maggioranza nelle 14 Commissioni parlamentari il governo rischia di rimanere infognato e perdere altro tempo prezioso

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Conte: “Da Italia Viva crisi senza senso, rischio danni seri al Paese”

“Servono forze parlamentari volenterose, donne e uomini che rifuggano gli egoismi. Appello a chiunque ami l’Italia, sono disposto a fare la mia parte”. Il premier Conte cerca una nuova maggioranza per risolvere la crisi. Prima loda l’operato delle opposizioni, definite responsabili, quindi attacca Matteo Renzi, senza mai nominarlo

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Conte, i giorni più lunghi. Il premier in Parlamento: “Politica unita contro virus”

“Compiuto ogni sforzo per evitare una crisi senza senso”. Il presidente del Consiglio Conte al primo giro in Parlamento alla ricerca di voti per continuare l’esperienza del suo esecutivo. L’appuntamento cruciale, però, è previsto domattina, in Senato, dove il governo rischia di andare sotto

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Cosa cambia dopo il referendum sul taglio dei parlamentari

Il Sì al referendum conferma il taglio del numero dei parlamentari, ma dalla prossima legislatura. Intanto, è richiesta la modifica dei collegi e si discute di una nuova legge elettorale

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Gli appuntamenti del Parlamento al rientro dalle ferie

Recovery Fund, Mes, proroga stato d’emergenza, DL Semplificazioni e molto altro. Gli impegni del Parlamento al rientro dalle vacanze

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Commissioni parlamentari: scontro nella maggioranza per la partita sulle presidenze

13 commissioni parlamentari al M5S, 7 alla Camera e 6 al Senato. 9 al Pd, di cui cinque a Montecitorio e quattro a Palazzo Madama. 4 (2 e 2) a Iv e 0 a Leu. La Lega tiene Agricoltura e Giustizia al Senato

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Tutte le nomine in AGCOM e Garante Privacy

Ieri, 14 luglio, la votazione in Parlamento per eleggere i collegi delle due autorità

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Tutti gli ostacoli di Giuseppe Conte

I graffi di Francesco Damato sul percorso, sempre più complicato, di Giuseppe Conte

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Tempo di nomine in Parlamento, 5S e Italia Viva sugli scudi

Finalmente arrivati i nuovi presidenti delle commissioni Difesa, Igiene e Sanità e Lavoro del Senato, oggi c’è attesa per le nomine del segretario d’Aula di Palazzo Madama e per il numero uno della commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario

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Istituzioni alle prese con il suicidio assistito

I Graffi di Damato sulla figuraccia continua del Parlamento sul suicidio assistito

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Che cosa farà il Parlamento sul suicidio assistito?

I Graffi di Damato sull’insolvenza dell’attuale legislatura riguardo il suicidio assistito

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Ecco chi sono i “papabili” senatori a Vita

Si fanno i nomi di Draghi, Guzzetti ed Emanuele. Ma la Lega stoppa: “Noi i Senatori a Vita li vorremmo togliere dalla Costituzione”.

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La Corte dei Conti promuove Sace ma chiede nuova convenzione con Mef

La magistratura contabile ha presentato alle Camere la relazione sulla gestione finanziaria per il 2017 della società controllata da Cassa depositi e prestiti

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Stipendi degli onorevoli nel mirino M5s. Ecco quanto guadagnano

Uno studio inglese citato da Il Mattino evidenzia come i parlamentari italiani siano al primo posto nel mondo: dai rimborsi alle diarie voce per voce l’elenco delle spese

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Taglio stipendi dei parlamentari. Tra gli onorevoli 5 Stelle molti sono contrari

Il taglio agli stipendi dei parlamentari, tanto caro a Luigi Di Maio, sembra essere un terreno scivoloso per il Vice Premier. Molti stra deputati e senatori a 5 Stelle sono contrari, nonostante le dichiarazioni ufficiali

Taglio agli stipendi dei parlamentari, “Occhio all’effetto boomerang”. La Camera è ancora chiusa, nei corridoi passano solo alcuni giornalisti e i commessi, il Transatlantico è deserto, ma anche a distanza le vecchie volpi di Montecitorio osservano le mosse di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista e sorridono. L’annuncio che il 2019 sarà l’anno del taglio degli stipendi dei Parlamentari ha aperto la campagna elettorale in vista delle Europee, il primo vero test elettorale per i pentastellati di governo. E un tema che può solleticare la pancia degli elettori, potrebbe però creare nuovi problemi all’interno di gruppi parlamentari già agitati da tensioni sempre più evidenti.

L’annuncia il taglio agli stipendi dei parlamentari lo stesso giorno delle espulsioni

“Non è un caso – riflette un parlamentare pentastellato – che siano arrivati nello stesso giorno i provvedimenti dei probiviri sulle espulsioni e l’annuncio di Di Maio e Di Battista. C’è bisogno di evitare nuove fughe e nuovi distinguo e il metodo scelto è quello del richiamo ai tagli alla casta e contemporaneamente della minaccia a chi non rispetta la disciplina, ma non è detto che funzioni”. “Il tema – riflette un parlamentare di lungo corso oggi all’opposizione – può pure funzionare in campagna elettorale, ma poi quando si tratta di votare siamo certi che deputati e senatori siano tutti compatti nella decisione di tagliarsi la paga? Questi sono arrivati qua dal niente, ma si vede che si sono già abituati alla nuova vita…”. Un rischio, dunque, a maggior ragione se dall’alleato leghista è arrivato un immediato stop a un provvedimento, per dirla con l’acida ironia del presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi, che porterebbe nelle aule “gli scappati di casa” e non “le eccellenze”.

Cosa dicono i vertici del M5S

Ai vertici del Movimento sono consapevoli del problema e per questo è stata attivata la “batteria comunicativa”.  “Privilegi e costi della politica devono essere tagliati. Dopo i vitalizi e le pensioni d’oro, siamo pronti a ridurre anche gli stipendi dei parlamentari”, affermano quasi all’unisono i vertici dei gruppi commentando l’annuncio del taglio agli stipendi dei parlamentari, mentre su Facebook Di Maio rilancia: “Secondo uno studio inglese i parlamentari italiani sono i più pagati al mondo. Indovinate chi gli taglierà lo stipendio?”. Un fuoco di fila che nasconde una pattuglia consistente di deputati e senatori grillini (almeno una ventina, secondo alcuni calcoli) che ha più di un dubbio sul provvedimento e su come fino a questo momento sono stati gestiti i parlamentari. E che in gran parte guarda al presidente della Camera Roberto Fico, che non a caso ha annunciato l’intenzione di presentare a breve “una serie di possibili interventi di riforma che incidono su organizzazione dei lavori, procedure, qualità legislativa”. A quanto pare, quindi, niente taglio agli stipendi dei parlamentari. Non risparmi “populisti”, dunque, ma aumento dell’efficienza e della produttività. Una impostazione del tutto differente da quella del capo politico e vicepremier, che potrebbe far esplodere il dualismo latente interno al Movimento.

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Perchè Roberto Fico tuona sulla centralità del Parlamento

I graffi di Francesco Damato sulla lettera, passata quasi inosservata, del Presidente della Camera Roberto Fico.

Nel frastuono della “guerra” scoppiata fra il Viminale e i sindaci per l’applicazione delle nuove misure di sicurezza sugli immigrati, per non parlare delle perduranti reazioni al messaggio di Capodanno del capo dello Stato, fra poche critiche sincere e molti elogi farisaici, espressi a costo di interpretazioni opportunistiche, è passata ingiustamente inosservata una lettera del presidente grillino della Camera al Sole-24 Ore, Roberto Fico. Che, computer o penna in mano, l’ha scritta con grande coraggio o disinvoltura politica, come preferite,  visto che essa ripropone “la centralità del Parlamento” -anche nel titolo del quotidiano della Confindustria- pur dopo la “grande compressione” dell’esame parlamentare, appunto, del bilancio. Così l’ha definita il capo dello Stato in un passaggio pur fuggevole del discorso televisivo di San Silvestro a reti unificate,  e l’ha  ammessa lo stesso Roberto Fico. Il quale di suo ci ha messo soltanto l’aggettivo “dolorosa”, al posto di “grande”.

Se non è ancora diventato un reato penale il dissenso in questi tempi di “cambiamento” gialloverde, ho qualche difficoltà, da vecchio giornalista parlamentare, ad accontentarmi  del “dolore” del presidente della Camera Roberto Fico. E ne avrei anche per quello eventuale della presidente forzista del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Sarebbe bastato che entrambi, nell’autonomo esercizio delle loro funzioni, si fossero prodigati a sostenere davanti alle preoccupazioni espresse o attribuite all’illustrissimo signor presidente della Repubblica che sarebbe stato meglio ricorrere a qualche settimana di cosiddetto esercizio provvisorio, regolarmente previsto e disciplinato dalla Costituzione, piuttosto che approvare il bilancio in quel modo non chiesto ma imposto dal governo.

Fra le prove indicate da Roberto Fico per sostenere la perdurante “centralità” del Parlamento e contestare la “ingenuità” di chi “vaneggia una centralità perduta”, ci sono 503 emendamenti apportati, fra Camera e Senato, sino al 20 dicembre scorso a provvedimenti del governo: emendamenti dei quali 174 proposti dalle opposizioni. Peccato però che il presidente della Camera si sia fermato al 20 dicembre, risparmiandosi così il dolore -è il caso di dire- di aggiungere all’elenco il maxi-emendamento del governo al testo originario del bilancio. Esso è arrivato nell’aula del Senato saltando praticamente il passaggio per la commissione competente, raccolto in un fascicolo di 270 pagine per chi lo ha letto nella versione a spazio uno, e di 600 pagine per chi lo ha forse letto nella versione a spazio due, come credo sia accaduto al direttore del Foglio Giuliano Ferrara. Che ne ha scritto con quel numero in un editoriale ispiratogli dai “paradossi virtuosi” di un bilancio di cui ora il governo dovrà rispondere da solo al Paese, procurandosi -credo- la delusione e le proteste degli elettori dei due partiti che lo compongono, quando sarà esaurita l’euforia verbale del presidente del Consiglio e dei suoi due vice.

Con queste premesse ho appreso con una certa apprensione dalla lettera al Sole-24 Ore la decisione di  Fico di proporre a giorni o a settimane alla competente giunta della Camera “una serie di possibili interventi di riforma” del regolamento “che incidono su organizzazione dei lavori, procedure, qualità legislativa”. Spero bene.

Resto convinto, dopo quello che è accaduto nella ormai scorsa e cosiddetta sessione di bilancio, che la centralità delParlamento sia destinata ad essere intesa solo in senso fisico, non più politico e istituzionale. Per essere nel centro di Roma, da dove tanti anni fa volevano “decentrarle” all’Eur, le sedi della Camera e del Senato  sicuramente ci sono ancora.  I palazzi, rispettivamente,  di Montecitorio e di Palazzo Madama, fanno sempre la loro bella e imponente figura.

Roberto Fico

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