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Istat: Italia fuori dalla recessione, disoccupazione in calo, sale l’inflazione

I dati Istat pubblicati oggi sembrano portare segnali di schiarita per l’economia italiana in quanto ha registrato “un moderato recupero che ha interrotto la debole discesa dell’attività registrata nei due trimestri precedenti”.

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Pil italiano indietro di 19 anni. Ecco il report Ocse

In Italia perdurano problemi economici e sociali di lunga data. Ecco la fotografia dell’economia italiana nel report Ocse

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ccc Italia

Per Fitch il Pil diminuirà e sarà necessaria una manovra correttiva

Scure di Fitch sul Pil, per il governo l’incubo del Def con nuove stime conti a rischio

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ccc Dal mondo

Scure Ocse sul Pil italiano, recessione a -0,2%

Aggiornamento dell’outlook Ocse sul Pil italiano, stime tagliate di 1,1 punti 

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ccc Dal mondo

Perché la Commissione europea bacchetta l’Italia nel country report

“La riduzione dell’elevato rapporto debito pubblico/PIL del paese richiede che politiche macroeconomiche e di bilancio orientate alla stabilità vadano di pari passo con investimenti maggiori e più mirati. Questi sforzi sono fondamentali anche per garantire la fiducia dei mercati”.  È quanto si legge nel Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione Ue e diffuso oggi

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ccc Italia

Crescita bassa? Centemero (Lega): Ue fa proiezioni politiche

Il deputato leghista Giulio Centemero: Italia in un momento di discontinuità ma da Bruxelles stime strettamente politiche. Agire con fiducia e spingere su manifatturiero, investimenti e semplificazioni

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ccc Italia

Tutti i dubbi della Corte dei conti sul reddito di cittadinanza

Nella memoria sul Reddito di cittadinanza depositata in commissione Lavoro al Senato la magistratura contabile nota: attenzione a spesa pubblica improduttiva e a non spiazzare offerta di lavoro legale

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ccc Italia

Siamo in recessione. Rischia il governo Conte?

L’articolo di Federico Punzi per Atlantico Quotidiano sulla recessione che potrebbe mettere in crisi il governo Conte

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ccc Italia

Pil, ecco le ragioni della stagnazione di fine 2018

Il commento di Paolo Mameli, senior economist direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato del Pil italiano

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ccc Italia

Perché i tecnici dell’Ufficio parlamentare di bilancio gelano il governo

“Data la manovra, il conseguimento dei nuovi obiettivi programmatici di finanza pubblica è esposto a una serie di elementi di criticità”. Ecco il rapporto sulla politica di bilancio 2019 dell’Upb

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Draghi: Bce lascia invariati i tassi. Ecco il discorso integrale

Riportiamo integralmente il discorso di Mario Draghi presidente della Banca Centrale europea (Bce) tenuto oggi in conferenza stampa a Francoforte, dopo la riunione del Consiglio direttivo

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ccc Italia

Per far tornare la Manovra il governo usa la statistica. Pensioni e reddito? Non tutti aderiranno….

La quadratura del cerchio sulla Manovra si chiama “aggiustamento tecnico/statistico”. È la formula che Palazzo Chigi e i tecnici del Mef hanno trovato per far digerire ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e ai loro elettori la riduzione del rapporto deficit/Pil dal 2,4% al 2,04%.

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ccc Italia

Qual è lo stato di salute dell’economia italiana?

Per Confindustria difficile una crescita del Pil dell’1,5% come programmato dal governo ma a fronte di ciò tra luglio e settembre sono aumentate il numero delle nuove imprese. Che però ben presto dovranno fare i conti con un nuovo credit cruch

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ccc Italia

L’Italia cresce meno, lo dice l’ultimo bollettino di Bankitalia

La crescita si è affievolita nell’ultimo trimestre, la Manovra per avere successo deve riscontrare la fiducia di risparmiatori e investitori

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Occupazione e sicurezza, si amplia il gap tra regioni. Ecco lo studio Ocse

Maglia nera della Calabria per la disoccupazione giovanile e della Campania per quella di genere. Nel Lazio il maggior numero di furti auto d’Italia

L’Italia si colloca al primo posto tra i paesi Ocse per le disparità occupazionali a livello regionale ed è al secondo posto per le disuguaglianze nella sicurezza. Il giudizio arriva dalla stessa organizzazione internazionale che rileva come le già ampie disparità economiche tra le diverse regioni italiane siano aumentate negli ultimi anni.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL TOP IN CALABRIA

Il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria è tra i più alti dell’Ocse, con oltre il 55% dei giovani disoccupati. Tassi di disoccupazione giovanile superiori al 50% si osservano anche in Puglia, Campania e Sicilia, mentre la provincia di Bolzano mostra il tasso più basso del paese (10% nel 2017). La Campania, inoltre, ha il più alto gender gap – indicatore del divario di genere – per la disoccupazione femminile (10,3). Un dato maggiore anche della Grecia: nell’Ocse solo l’Anatolia fa peggio.

LA VAL D’AOSTA TRA LE REGIONI PIÙ SICURE DELL’OCSE. NEL LAZIO IL MAGGIOR NUMERO DI FURTI AUTO

Non solo. L’Italia si colloca al secondo posto anche per le disuguaglianze nella sicurezza. E ci sono divari ampi anche nell’ambiente, nell’accesso ai servizi, nella casa, nella sanità, nella scuola e, in generale, nel livello di soddisfazione della vita che vede il suo massimo in Val d’Aosta e il minimo in Calabria. Milano e Venezia si collocano però nel 2% delle aree metropolitane con l’inquinamento atmosferico più elevato di tutta l’Ocse. In materia di sicurezza, la Val d’Aosta è tra le regioni più sicure dell’intera Ocse (0,4 omicidi per 100.000 persone), mentre la Sicilia è nel 10% meno sicuro (4,5 omicidi per 100.000 abitanti). La regione italiana con il maggior numero di furti d’auto è il Lazio (187 per 100mila abitanti), quella con il minor numero è la provincia di Trento (12 per 100mila persone), che è più sicura del Vermont e anche della Baviera (al primo posto c’è Berlino con 337 furti).

MIGLIORANO LE SPERANZE DI VITA IN ITALIA

Rispetto alle altre regioni Ocse, dal 2000 in poi tutte le regioni italiane hanno migliorato la loro posizione relativa in termini di salute (speranza di vita) e si collocano ora tra le il 20% delle regioni Ocse più sane, ad eccezione di Campania e Sicilia.

LE CONDIZIONI ABITATIVE MIGLIORI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Le condizioni abitative migliori della Penisola sono in Friuli Venezia Giulia, con 1,5 persone per stanza nel 2016, meglio che in Svezia, contro le 2 persone della Campania (2 persone, ma il dato è migliore di tanti altri Paesi anche scandinavi). La spesa per l’alloggio varia tra il 44% (più che a Oslo) e il 25% del reddito famigliare a seconda della regione e in ogni caso più della media Ocse che è del 20% circa.

MILANO LA PIÙ RICCA D’ITALIA IN TERMINI DI PIL PRO CAPITE, CROLLO ROMA

Secondo il rapporto Ocse, inoltre, le 13 aree metropolitane contano nel loro insieme, circa il 33% della popolazione ma sono state in grado di generare tra il 2000 e il 2016 solo il 29% della crescita di Prodotto interno lordo. Milano è l’area metropolitana più ricca d’Italia in termini di Pil pro capite, si colloca al 79esimo posto su 329 aree metropolitane Ocse, ma ha perso 37 posizioni rispetto al 2000. Roma, che nel 2000 era nella top del 20% delle aree metropolitane più ricche, ha perso 78 posizioni, il calo più alto tra le aree metropolitane del Paese. Nella provincia di Bolzano il livello del Pil pro capite nel 2016 è stato due volte e mezzo superiore a quello della Calabria. Con una crescita della produttività dello 0,2% annuo nel periodo 2000-16, Bolzano ha registrato, inoltre, la crescita di produttività più elevata tra le regioni italiane, anche se ancora molto al di sotto della media Ocse dell’1,1% nello stesso periodo. Con una crescita negativa della produttività del -1% all’anno in Molise, il divario con Bolzano si è ulteriormente ampliato, soprattutto a partire dal 2010.

SPESA PUBBLICA AL DI SOTTO DELLA MEDIA OCSE

La spesa pubblica italiana ammonta a 5.473 dollari pro capite, contro una media Ocse di 6.817 dollari. In Italia, ciò equivale al 14,3% del Pil (la media è del 16,2%). La sanità e i servizi pubblici generali sono le due principali voci di spesa italiane: insieme rappresentano il 62% della spesa contro il 32% dell’area Ocse.

DISPARITÀ IN AUMENTO IN METÀ DEI PAESI OCSE

Il rapporto OECD Regions and Cities at a Glance 2018 mostra che dal 2000 le disparità regionali sono aumentate nella metà dei paesi Ocse (tra cui Spagna e Irlanda) e sono rimaste stabili o sono diminuite nell’altra metà (tra cui Cile, Messico e Nuova Zelanda, che hanno visto una significativa riduzione delle disparità economiche regionali). Le regioni più esposte alla concorrenza internazionale o con stretto contatto con una grande città hanno registrato un recupero più rapido rispetto alle regioni più prospere dello stesso paese in termini di produttività. Le differenze più ampie a livello Ocse riguardano il Regno Unito dove Londra registra un Pil pro capite di 23 volte più alto di quello della sperduta isola di Anglesey (463mila dollari contro 19.800) seguita da Usa, Germania, Francia, Svizzera e Olanda.

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Valorizzare i porti con le zone economiche semplificate. Chi e come vuole farlo

Valorizzare i porti del sud (e non solo) italiani e aiutarli a crescere valorizzando gli insediamenti imprenditoriali in primo luogo. Ma anche per intercettare i progetti cinesi della Via della Seta

Il trasporto marittimo, soprattutto quello a corto raggio, è considerato un settore chiave dell’economia in grado di contribuire allo sviluppo dei territori. L’Italia, grazie alle sue peculiarità geografiche, ha un ruolo particolarmente dominante rispetto agli altri paesi. In tale contesto si inseriscono le cosiddette Zone Economiche Speciali (Zes) pensate dal decreto 91 del 2017 – il Decreto Mezzogiorno (qui il testo del provvedimento) – per valorizzare i porti del sud italiani e aiutarli a crescere valorizzando gli insediamenti imprenditoriali e i progetti trainanti dell’economia italiana e meridionale come l’agroalimentare, l’aeronautica, l’automotive e il Made in Italy più in generale.

COSA SONO LE ZES

Per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, […] costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale […]. Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa. Ciascuna ZES è istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali, […]. La proposta è corredata da un piano di sviluppo strategico, […]. La Regione formula la proposta di istituzione della ZES, specificando le caratteristiche dell’area identificata. Il soggetto per l’amministrazione dell’area ZES è identificato in un Comitato di indirizzo composto dal Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, che lo presiede, da un rappresentante della Regione, da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri e da un rappresentante del MIT. Il Comitato di indirizzo si avvale del Segretario generale dell’Autorità portuale per l’esercizio delle funzioni amministrative gestionali (Qui le slide dell’Istituto per i trasporti e la logistica ITL).

L’OBIETTIVO

Le ZES possono favorire, soprattutto al Sud, il miglioramento dell’infrastrutturazione portuale, rilanciare le attività di impresa e i processi di semplificazione amministrativa ridando slancio all’economia del mare. Il progetto europeo delle “Autostrade del Mare” e il grande progetto cinese delle “Vie della Seta” sono destinate a ridisegnare la portualità e lo shipping mediterraneo (Qui un approfondimento del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili e della Fondazione nazionale commercialsti)

BENEFICI FISCALI E AGEVOLAZIONI

Le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES, possono usufruire delle seguenti tipologie di agevolazioni:

a) procedure semplificate, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra e amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati […] sulla base di criteri derogatori e modalità individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri…

b) accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES di cui all’articolo 4, comma 5, alle condizioni definite dal soggetto per l’amministrazione, ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto della normativa europea e delle norme vigenti in materia di sicurezza, nonché delle disposizioni vigenti in materia di semplificazione previste dagli articoli 18 e 20 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.

c) In relazione agli investimenti effettuati nelle ZES, il credito d’imposta […] è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2020 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.

VINCOLI E GARANZIE

Il riconoscimento delle tipologie di agevolazione è soggetto al rispetto delle seguenti condizioni:

a) le imprese beneficiarie devono mantenere la loro attività nell’area ZES per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;

b) le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.

LE ZONE LOGISTICHE SEMPLIFICATE

Si tratta di una misura parallela alle ZES messa a punto, dopo pochi mesi, per le “Zone Logistiche Semplificate” localizzate nel Centro Nord. Servono per favorire lo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle regioni non disciplinate già come zone economiche speciali (ZES) di cui agli articoli 4 e 5 del DL. 91/2017 nel numero massimo di una per ciascuna regione; La ZLS viene istituita con DPCM, su proposta della regione interessata, per una durata massima di 7 anni, rinnovabile fino ad un massimo di ulteriori 7 anni; All’interno di tale Zona, sia le nuove imprese, sia quelle già esistenti, fruiscono di procedure semplificate già previste per le ZES, con particolare riferimento all’accelerazione dei termini procedimentali e agli adempimenti e procedimenti speciali. La procedura per l’istituzione delle ZLS è quella prevista dal DPCM che definisce tali procedure per le ZES.

I REQUISITI DELLE ZES

Le ZES deve essere puntualmente individuate nella proposta di istituzione e può ricomprendere non solo aree portuali ma anche aree della medesima Regione non territorialmente adiacenti al porto, purché presentino un nesso economico funzionale. Di norma la ZES è composta da aree portuali, retroportuali (anche di carattere produttivo), aeroportuale, piattaforme logistiche e interporti.

PERCHE’ LE ZES E LE ZLS

Secondo l’analisi svolta dal documento di ricerca ad opera del Consiglio nazionale e della Fondazione dei commercialisti l’obiettivo ultimo di ZES e ZLS è “l’attrazione di investimenti” anche se le ZLS sembrano essere “una versione light delle ZES del Sud” tanto da generare un dibattito “in quanto l’incentivazione di aree del Centro Nord sembra essere in qualche modo penalizzante per le aree del Sud. Le ZLS dovrebbero, infatti, godere delle stesse semplificazioni fiscali e burocratiche delle ZES salvo il credito di imposta. Il credito di imposta, tra l’altro, era una misura già esistente e finanziata con i fondi strutturali europei e non con fondi ordinari nazionali, riconfermando il fatto che al Sud la spesa dei fondi strutturali comunitari è sostitutiva e non aggiuntiva rispetto alla spesa ordinari, condizione che riduce la sua efficacia complessiva”.

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