ccc Italia

Ponte Morandi, ecco cosa ha detto Castellucci (Autostrade) alla Camera

L’ad: Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi. Con noi “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi” per i lavori

In nove massimo 16 mesi si sarebbe potuto ricostruire Ponte Morandi ma ancora non abbiamo un’idea chiara di quello che è successo. Lo ha detto l’a.d. di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, in audizione alla Camera sul crollo del ponte Morandi, aggiungendo che sui ricorsi del governo è iniziato l’esame del decreto Genova su cui il cda darà le sue valutazioni.

PAGHEREMO RICOSTRUZIONE MA SU RICORSI VALUTA CDA

“Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi, mi sembra chiaro. Ricorsi? Non è nostra intenzione aggravare la situazione per la città di Genova, già molto colpita; ma la decisione definitiva non spetta a me, quanto al consiglio di amministrazione, che valuterà il testo definitivo del decreto”.

CON NOI RICOSTRUZIONE IN 9-16 MESI

Autostrade per l’Italia ha presentato possibili soluzioni per la ricostruzione del Ponte Morandi che vanno “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi – ha ammesso Castellucci -. Abbiamo una capacità tecnica, abbiamo 800 ingegneri. Pensiamo di poter dare contributi e i tempi che abbiamo comunicato sono assolutamente mantenibili. Non è una promessa ma un impegno”.

ANCORA NON CHIARE LE CAUSE DEL CROLLO

“Ancora non siamo in grado avere un’idea chiara di quello che è successo e non c’è ad oggi una ricostruzione completa e attendibile di ciò che è successo. C’è un incidente probatorio ancora in fase iniziale – ha proseguito – e non siamo in grado di avere una visione su quello che è successo, ma posso assicurarvi che l’attenzione dell’azienda è al livello massimo, più alto non potrebbe essere”. Ciò che si può dire, ha proseguito l’ad di Aspi è che “dopo la privatizzazione, Autostrade per l’Italia ha dato un forte impatto sull’aumento della sicurezza della rete che non aveva mai dato prima”, ha detto ricordando che dall’anno prima della privatizzazione ad oggi il tasso di mortalità è sceso del 77% e che i numeri assoluti delle vittime sono passate da 440 nel 99 alle 119 del 2017”.

EROGATI 837 CONTROBUTI PER PERSONE E IMPRESE TOCCATE DAL CROLLO

Fino a oggi Autostrade per l’Italia ha erogato “circa 800 e passa contributi alle persone e alle imprese toccate” dal crollo del ponte di Genova. La società ha erogato esattamente 837 contributi, di cui 532 per gli sfollati (286 per i primi interventi e l’acquisto di mobili, 112 per rimborso delle scuole, 94 per le rate dei mutui e gli affitti, 40 per i danni a cose e persone e per le spese urgenti) e 305 per le aziende, i commercianti e gli artigiani.

Continua...

ccc Italia

La lotta all’evasione fiscale? Con lotteria e digitale (e funziona)

Solo il 5% dei sindaci collabora con il fisco per contrastare l’evasione. Al Sud quasi nessuno. A Napoli “recuperati” solo 150 euro

Sono lo scontrino elettronico e la lotteria, le novità anti-evasione contenute nel decreto fiscale collegato alla manovra messa a punto dal governo per debellare almeno in parte un fenomeno che in Italia non conosce crisi. E che in altri paesi ha dato prova di funzionare.

ADDIO VECCHIO SCONTRINO CARTACEO: DAL 2019-2020 ARRIVA QUELLO ELETTRONICO

Lo scontrino elettronico dovrebbe sostituire gradualmente quello cartaceo: tutti i dati comprovanti l’acquisto di un bene saranno trasmessi direttamente all’Agenzia delle Entrate, affiancando così l’entrata in vigore della fattura elettronica la cui entrata in vigore è stata confermata a partire dal 1° gennaio 2019. L’obbligatorietà del nuovo strumento è prevista, inizialmente e a partire dal 1° luglio 2019, solo per gli esercizi commerciali con un giro di affari superiore ai 400 milioni di euro l’anno. Per tutte le altre attività, l’entrata in vigore dell’obbligo è prevista per il 2020.

AL VIA LA LOTTERIA NAZIONALE ANTI-EVASIONE

Al suo fianco si colloca la vera novità del governo giallo-verde: una lotteria nazionale collegata all’emissione degli scontrini che consentirà, ad ogni acquisto effettuato, di ricevere un codice che, previa comunicazione del proprio codice fiscale, consentirà di partecipare ad una estrazione a premi. Recita la norma: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione”. Per questo, sempre all’interno del decreto fiscale, è previsto uno sconto del 50% per l’acquisto dei nuovi registratori di cassa predisposti alla connessione in remoto con l’Agenzia delle Entrate e dotati di ‘memoria’ degli scontrini e dei relativi codici per la partecipazione alla lotteria.

LE INIZIATIVE SIMILI IN ALTRI PAESI

Iniziative simile a quella della lotteria decisa dal governo italiano sono già in vigore in altri paesi: nel 2014 in Portogallo è stata avviata la “Fatura da Sorte”, una lotteria che inizialmente metteva in palio un’auto di lusso. Poi si è passati all’estrazione settimanale che consente di vincere 35mila euro in buoni del tesoro mentre due volte all’anno (giugno e dicembre) si tiene l’estrazione straordinaria che mette in palio buoni del tesoro da 50mila euro. Per giocare bisogna connettersi a un sito internet e inserire i codici degli scontrini fiscali. In Cina si è partiti addirittura nel 1998 ma attraverso gratta e vinci che mettono in palio denaro corrisposto direttamente dal negoziante. Questo esperimento ha permesso un incremento del gettito complessivo attorno al 10% in generale e del 20% per le sole imposte indirette. Discorso simile a Taiwan: sul retro di ogni scontrino fiscale è stato inserito un numero che partecipa alla lotteria istantanea “gratta e vinci” con vincite tra i 5 e i 200 dollari. In Slovacchia tutti gli scontrini di importo superiore a un euro danno diritto alla partecipazione di un’estrazione settimanale che permette di vincere denaro, auto o la partecipazione a un programma televisivo. Dal dicembre 2013 a Malta è attiva la “Vat Lottery” mensile che mette in palio somme di denaro per i possessori degli scontrini estratti. Stesso discorso in Albania dal 2015: per partecipare bisogna raccogliere almeno 50 scontrini di ammontare totale superiore a 36 euro. E in Romania dove le estrazioni dei numeri degli scontrini fiscali avvengono mensilmente.

LA LOTTA ALL’EVASIONE IN ITALIA

La lotta all’evasione fiscale ha prodotto nei primi cinque mesi del 2018 un aumento complessivo dei redditi accertati. In particolare, le entrate tributarie derivanti dalle attività di accertamento e controllo si sono attestate a 4,586 miliardi (+0,224 miliardi, pari a +5,1%). I dati, diffusi dal Tesoro, mostrano comunque come tale aumento sia dovuto interamente alla lotta all’evasione delle imposte indirette che ha determinato un maggior reddito accertato pari a 0,556 miliardi (+32,9%), mentre le imposte dirette hanno prodotto un minor reddito accertato di 0,332 miliardi di euro (–12,4%).

SOLO IL 5% DEI SINDACI COLLABORA CON IL FISCO PER CONTRASTARE L’EVASIONE. AL SUD QUASI NESSUNO. A NAPOLI “RECUPERATI” SOLO 150 EURO

Secondo uno studio della Cgia, tra i 7.978 Comuni presenti l’anno scorso in Italia, solo 435 (pari al 5,4 per cento del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’Amministrazione finanziaria o alla Guardia di Finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. In termini di gettito, invece, nel 2016 (ultimo dato disponibile) i Sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla. “Il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione – ha ammesso il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i Sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro ?”.

In termini assoluti, i dati per comune capoluogo di provincia riferiti al 2017 ci dicono che Milano è stata l’amministrazione più “virtuosa”.Sebbene l’importo recuperato sia comunque contenuto, dalle segnalazioni effettuate agli 007 del fisco il capoluogo lombardo ha recuperato 1,3 milioni di euro. Segue Genova con 967.577 euro, Prato con 751.620 euro, Torino con 517.952 euro, Bergamo con 505.448 euro e Reggio Emilia con 447.390 euro. Tra le grandi aree urbane del Sud, invece, Reggio Calabria ha incassato 250.566 euro, mentre tutte le altre hanno riscosso cifre risicatissime: Messina 16.095 euro, Palermo 6.646 euro, Siracusa 3.763 euro, Catania 3.447 euro, Benevento 2.478 euro, Cagliari 350 euro e Napoli 150 euro. Se, invece, si rapporta la quota recuperata sul numero di contribuenti Irpef, Bergamo è l’Amministrazione comunale che si colloca al primo posto con 5,85 euro: seguono Prato con 5,14 e Reggio Emilia con 3,71. Anche osservando i risultati riferiti al numero di accertamenti raggruppati per regione, emerge la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti: anche se al Sud questa evidenza appare più marcata che altrove. Le costruzioni, ricordano dalla Cgia, è il settore dove i Comuni hanno le maggiori opportunità di intervento.

semplificazione fiscale“L’anno scorso nelle 6 regioni del Mezzogiorno – ha commentato il segretario Renato Mason – secondo quanto emerge dall’allegato al Def 2018 che riporta gli indicatori di benessere equo e sostenibile, ogni 100 abitazioni costruite legalmente, 50 erano abusive. Nel Nordest, invece, la media era del 5,5. Orbene, come è possibile che su poco meno di 1.750 Comuni ubicati al Sud, solo 164 abbiano effettuato unasegnalazione qualificata all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza ?” Nel 2017, sottolinea la Cgia, gli accertamenti dei tributi erariali realizzati grazie all’ mbeccata” dei Sindaci sono stati complessivamente 1.172; in leggero aumento rispetto all’anno precedente, quando si era raggiunta la soglia di 1.156, anche se in deciso calo se la comparazione viene effettuata con il risultato ottenuto nel 2012, quando si era toccata la punta massima di 3.455 segnalazioni.

Continua...

ccc Italia

Banche, difesa, energia, fisco e concessioni. Ecco cosa c’è nel Def

Tutte le misure analizzate punto per punto della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo

Crescere per recuperare il terreno perso negli ultimi vent’anni, rendere pienamente effettivo il principio costituzionale di tutela del risparmio intervenendo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali. Il tutto senza trascurare il comparto della Difesa per la quale il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale, dell’energia attraverso una strategia di decarbonizzazione completa e sostegno alle rinnovabili entro il 2050, del fisco (si punta sulla riduzione delle tasse) e di rivisitazione di tutte le concessioni. Sono queste le novità della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo.

TUTTI I NUMERI ESSENZIALI CONTENUTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF APPROVATA DAL GOVERNO E INVIATA ALLE CAMERA

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”: un obiettivo che il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” al punto che i paletti fissati dal governo nella nota di aggiornamento al Def potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Nonostante le stime del Pil per quest’anno vengano riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse gialloverdi, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione “sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite”.

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

COSÌ IL GOVERNO CERCHERÀ DI MODIFICARE L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Il Governo si è posto come obiettivo primario quello di rendere pienamente effettivo il principio costituzionale della tutela del risparmio. Le misure che verranno introdotte nel corso della legislatura si ispireranno dunque a tale finalità. 

European flags in front of the Berlaymont building, headquarters of the European commission in Brussels.

L’Italia contribuirà fattivamente alla discussione in corso a livello europeo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali, per rafforzare l’UEM rivedendo nel contempo alcune delle modalità stabilite negli anni passati. A tal fine cercherà di stemperare gli elementi di rigidità nella riduzione e condivisione dei rischi, conciliando la necessità di evitare l’azzardo morale connesso all’aspettative di bail-out con i rischi per la stabilità finanziaria.

A livello nazionale è necessario proseguire con l’azione di rafforzamento del sistema e di riduzione dei crediti deteriorati intrapresa dal sistema bancario italiano. Nell’anno in corso è continuato il progressivo miglioramento della qualità del credito bancario. Nel primo trimestre del 2018 l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti ha continuato a diminuire, al netto delle rettifiche di valore, attestandosi al 5,1 per cento (da 5,9 per cento alla fine del 2017).

E’ necessario consolidare e rafforzare i miglioramenti sinora conseguiti. Sì valuterà la possibilità di introdurre una nuova normativa relativa alle GACS (quella vigente verrà a scadenza nel marzo 2019), verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili.

L’interlocuzione con la Commissione Europea inizierà nell’ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di stato. Si procederà inoltre al completamento della riforma delle cooperative e banche popolari.

Infine il Governo intende dedicare un’attenzione specifica all’utilizzo delle nuove tecnologie (cd. Fintech). Si tratta di settori nei quali i progressi richiedono cooperazione internazionale, per cui sarà assicurata una partecipazione attiva ai lavori dell’Unione Europea e degli organismi internazionali competenti per il miglioramento continuo degli standard internazionali in materia finanziaria.

LEONARDO-FINMECCANICA, DIFESA E SICUREZZA

Per la tutela degli interessi strategici nazionali e per fronteggiare la complessità del cambiamento e i suoi impatti sulla sicurezza collettiva, il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale che – oltre all’azione indispensabile svolta dalle Forze armate e dalla Difesa – preveda il coinvolgimento di tutte le componenti del Sistema Paese.

A tal fine, andrà ricercata a livello nazionale la massima sinergia con gli altri ministeri, l’industria, il mondo accademico nonché i settori della ricerca di base e avanzata, al fine di consolidare meccanismi stabili di collaborazione. A livello internazionale si continuerà a operare nell’alveo delle organizzazioni e delle alleanze di tradizionale ancoraggio per la proiezione estera, contribuendo agli interventi necessari e vitali per la tutela degli interessi anche nazionali, prestando la massima attenzione nella destinazione delle relative risorse, a fronte dei costi associati.

Il Governo intende procedere ad una graduale trasformazione dello strumento militare, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca e di utilizzo a scopi duali. A tal fine si procederà alla massima ottimizzazione delle risorse, eliminando sprechi ed inutili duplicazioni. L’obiettivo è evolvere verso uno strumento militare moderno, efficace, efficiente, economicamente sostenibile, da impiegare con oculatezza in relazione alle priorità strategiche dell’Italia.

Rimarranno quindi cruciali le cooperazioni, sia nell’ambito della struttura di difesa comune integrata della NATO, sia nel contesto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell’UE. In particolare, nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente (Permanent Structured Cooperation – PESCO), l’Italia intende sostenere e valorizzare le opportunità offerte dal Fondo Europeo della Difesa (European Defence Fund – EDF), che prevede finanziamenti sia per la ricerca tecnologica sia per lo sviluppo di capacità strategiche, nonché dal Programma Europeo di Sviluppo Industriale per la Difesa (European Defence Industrial Development Programme – EDIDP), finalizzato a supportare progetti di cooperazione industriale multilaterale tra aziende europee nel settore della Difesa.

Il Governo si impegnerà anche a sviluppare ulteriormente le politiche per l’innovazione e per la ricerca scientifica e tecnologica, con il contributo del mondo accademico, dell’Industria e del settore privato. In particolare, lavorerà per creare e integrare competenze specialistiche avanzate nel settore industriale, attraverso la formazione di centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da Università/Ricerca e Industria (grandi e piccole-medie imprese), al fine di favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, l’adozione e la diffusione delle tecnologie abilitanti. In linea con le esigenze di difesa, sicurezza e resilienza del Paese, verrà favorita l’adozione del paradigma ‘Multipurpose-by-design’ che, nel recepire le esigenze operative delle Forze armate, proceda allo sviluppo di tecnologie abilitanti e correlate capacità militari a molteplice scopo.

Relativamente alla minaccia cibernetica, alto fattore di rischio per il Paese da cogliere anche come un’opportunità di investimenti, il Governo intende sviluppare programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico, al fine di preservare la protezione e la resilienza dei sistemi e delle reti strategiche nazionali.

Parimenti, nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, il Governo intende altresì sviluppare un approccio volto a fornire nuove opportunità, favorendo da un lato la possibilità di nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine appartenenti al Dicastero (Arma dei Carabinieri), dall’altro elaborando e sviluppando un nuovo piano delle assunzioni. Queste ultime avverranno nell’area sia operativa sia tecnico-industriale, formando i giovani sul territorio in sinergia con le istituzioni locali ed il mondo delle imprese che ruota intorno alla Difesa, in cui arsenali, stabilimenti, poli di mantenimento ed enti militari a carattere industriale dovranno rappresentare un’opportunità di sviluppo.

Il Governo procederà, inoltre, alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse nelle spese militari, al fine di evitare sprechi e duplicazioni, anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare non più utile ai fini istituzionali. A tal riguardo, verrà assicurata l’ulteriore razionalizzazione delle strutture militari, eliminando quelle non più necessarie e accorpando, ove possibile, quelle che svolgono funzioni similari, in un’ottica di aggregazione interforze ed internazionale.

Infine si continuerà a sviluppare la cultura dell’efficacia, dell’efficienza e delle economie delle risorse, attraverso l’implementazione delle più moderne procedure di controllo di gestione.

AMBIENTE ED ENERGIA, ECCO LE PROSSIME RIFORME DEL GOVERNO SECONDO IL DEF

Le maggiori sfide che il Paese deve affrontare in tema ambientale sono l’inquinamento e i cambiamenti climatici, la desertificazione, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità.

Più in particolare, sono 6 le sfide principali alle quali il Governo intende dare riposta nei prossimi anni:

i) proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici riducendo progressivamente i fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;

ii) incrementare la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e assicurare una migliore e più coordinata gestione delle aree protette e del capitale naturale;

iii) limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico e valorizzare l’acqua come bene comune;

iv) mettere in sicurezza il territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali;

v) promuovere l’uso efficiente e sostenibile delle risorse, governare la transizione verso l’economia circolare e i ‘rifiuti zero’;

vi) diminuire progressivamente le infrazioni comminate all’Italia dall’Unione Europea in materia ambientale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi il Governo terrà conto degli impegni e degli accordi assunti in ambito europeo, regionale ed internazionale e, a livello nazionale, proseguirà nel percorso di attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

Con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, il Governo introdurrà norme per promuovere una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico oltre che iniziative riguardanti un regime fiscale di vantaggio a favore delle aziende che implementano strategie di riduzione dell’inquinamento.

Le misure attraverso cui conseguire questo obiettivo sono:

i) lo sviluppo del lavoro ecologico e la ‘decarbonizzazione’ e ‘defossilizzazione’ della produzione;

ii) l’attuazione di norme di semplificazione amministrativa in tema ambientale. Sarà, inoltre, favorito l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti e l’implementazione delle misure per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. A quest’ultimo riguardo, un’attenzione particolare sarà rivolta all’edilizia residenziale pubblica.

Il Governo si impegna a rendere operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e a sostenere presso tutte le sedi, anche internazionali, obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. Sono tutti temi che dovranno trovare un’effettiva applicazione nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in fase didefinizione e da presentare alla Commissione UE entro la fine del 2019.

Delle iniziative riguardanti la mobilità sostenibile si è detto nel paragrafo sulle infrastrutture. Con riferimento alla qualità dell’aria, l’obiettivo è, in cooperazione con le Regioni, il contenimento delle emissioni del particolato PM 10 e del biossido di azoto NO2.

Ai fini della salvaguardia della biodiversità si interverrà sulla ‘Legge-quadro sulle aree protette’, per natura’ valorizzando le realtà territoriali nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile. Si dovranno stabilire piante organiche per gli Enti parco e una loro nuova governance. La prevenzione degli incendi, il contrasto al bracconaggio e al commercio illegale di specie protette saranno realizzati attraverso azioni quali il rafforzamento della cooperazione con le Forze di Polizia, l’installazione di sistema di videosorveglianza e la modifica del codice penale.

E’ inoltre obiettivo del Governo promuovere un’efficace integrazione del Capitale Naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche, nei processi economici e nella pianificazione territoriale, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile.

Un’ulteriore linea di azione riguarderà la protezione del mare attraverso il rafforzamento della partecipazione ai processi internazionali di governance e a specifiche misure per limitare i rifiuti marini (marine litter) e per il recupero degli stessi e nuove procedure per l’autorizzazione alla raccolta della plastica, modificando il Codice dell’Ambiente.

È obiettivo del Governo garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche avvalendosi degli strumenti normativi europei. Sarà rafforzata la tutela quali-quantitativa della risorsa e si incentiverà l’uso di sistemi per ridurre gli sprechi e le dispersioni con l’introduzione e la diffusione di nuove tecnologie e si incrementeranno gli investimenti di natura pubblica sul servizio idrico integrato.

Saranno introdotte regole e misure, anche strutturali, per il contrasto e la prevenzione del consumo del suolo e del dissesto idrogeologico, anche tramite il potenziamento del Geoportale Nazionale.

Ciò avverrà attraverso: un’adeguata politica di sostegno agli interventi di prevenzione e di manutenzione del territorio; l’aggiornamento della pianificazione di settore; azioni per la responsabilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni sui rischi connessi; la rigenerazione urbana; la pianificazione e realizzazione di infrastrutture verdi; il rilancio del patrimonio edilizio esistente; l’introduzione del bilancio ecologico comunale; il rafforzamento della governance delle aree marinocostiere, anche in relazione alla conservazione del capitale naturale.

Per quanto attiene alla sicurezza del territorio e della prevenzione e contrasto dei danni ambientali, il Governo intende:

i) consolidare le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali con un

inasprimento delle sanzioni previste della L. n. 68 del 201538;

ii) implementare l’attività di contrasto alle ecomafie in base al principio del ‘chi inquina paga’.

Con riferimento all’economia circolare39, il Governo ha recentemente attribuito40 tale competenza al Ministero dell’Ambiente, fatte salve le competenzedel Ministero dello Sviluppo Economico, inserendolo nel più ampio contesto dell’uso efficiente delle risorse.

A seguito dell’adozione del cd. ‘pacchetto rifiuti – economia circolare’ della UE, il Governo modificherà la normativa nazionale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti41 al fine di risolvere le problematiche che non ne hanno consentito una uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. Ugualmente andranno incrementate, anche tramite l’adozione dei decreti ‘End of Waste’, le iniziative necessarie a costituire un ciclo virtuoso di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti, promuovendo l’economia circolare e la progettazione ambientalmente sostenibile dei prodotti, nonché l’adozione di specifiche norme per la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati, anche con l’eventuale introduzione di meccanismi fiscali premianti. La revisione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti mira a prevedere una forte riduzione del rifiuto prodotto, puntando in particolare alla drastica riduzione dell’utilizzo della plastica monouso. In tale ambito rientra anche il lancio della campagna di sensibilizzazione ‘plastic free’ e l’iniziativa di eliminare in tutte le amministrazioni pubbliche l’uso di plastica, specialmente monouso.

L’attività dei Consorzi nazionali per il riciclaggio dei rifiuti verrà modificata al fine di verificare gli obiettivi di riciclaggio raggiunti nonché coordinare azioni volte al contrasto dei fenomeni illeciti legati al traffico nazionale e internazionale dei rifiuti. Sarà creata una Cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’inquinamento da amianto con l’implementazione delle attività di rilevazione e bonifica, l’erogazione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e l’individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni.

Il Governo intende proseguire nello sforzo di ridurre il numero delle infrazioni applicate all’Italia dall’Unione Europea, passate dalle 117 del 2014 alle 59 di oggi. Il 22 per cento delle infrazioni riguarda l’ambiente ed, in particolare, le tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Il Governo metterà in campo specifiche azioni per seguire ogni procedura e valutare i passi da compiere.

Nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

AUTOSTRADE, ENERGIA E TLC. ECCO COME IL GOVERNO UTILIZZERÀ I CANONI MAGGIORATI DELLE CONCESSIONI PUBBLICHE

L’attuale panorama delle concessioni di beni e servizi è assai variegato a causa di una frammentazione delle competenze – tra amministrazioni centrali e territoriali – nonché di una regolazione inefficiente e obsoleta che investe le procedure di rilascio delle concessioni, i parametri di determinazione dei canoni concessori e i relativi meccanismi di riscossione. Con poche eccezioni, il denominatore comune è la scarsa redditività delle concessioni per l’Erario.

I canoni imposti non sono, in numerosi casi, correlati agli ingenti fatturati e profitti che i beni dati in concessione producono in capo ai concessionari. Inoltre, può accadere che questi ultimi godano, attraverso il sistema tariffario, di rendimenti garantiti e molto al di sopra di quelli di mercato, anche per effetto di limiti nelle capacità di controllo da parte dei soggetti pubblici competenti sui livelli degli investimenti previsti/effettuati.

Il MEF-Dipartimento del Tesoro, utilizzando una banca dati dedicata, sta conducendo alcuni studi conoscitivi sul sistema delle concessioni dai quali sono confermati i dubbi riguardo alla adeguata valorizzazione dei beni dati in concessione.

Il Governo si propone di allargare e sistematizzare tali analisi, coinvolgendo le amministrazioni competenti al rilascio e al controllo delle concessioni, le autorità di regolazione ed esperti indipendenti dei vari settori onde arrivare, entro la fine del 2019, all’avvio di una completa mappatura del fenomeno, finalizzata alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione dei regimi di concessione.

I maggiori introiti che potrebbero derivare dal prospettato riordino delle concessioni sono, allo stato attuale, difficilmente quantificabili. Tuttavia, i dati disponibili evidenziano importanti potenzialità per la finanza pubblica e per la riduzione del rapporto debito/PIL.

Il Governo studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate. Nell’ambito dello stesso processo, parte dei maggiori introiti riferibili alle concessioni rilasciate dalle amministrazioni locali potrebbero essere vincolati alla riduzione del loro indebitamento. Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico.

COME CAMBIERÀ IL FISCO SECONDO IL GOVERNO

L’obiettivo del Governo è di rafforzare la crescita in un quadro di coesione e inclusione sociale e all’interno di un percorso graduale di riduzione del rapporto debito/PIL nel corso della legislatura. La pressione fiscale, stimata al 42,2 per cento del Pil. semplificazione fiscale

Il Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e impreseIl Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e imprese e rendere la tassazione più favorevole alla crescita. Gli adempimenti fiscali saranno quindi semplificati e si punterà a ridurre drasticamente l’evasione ed elusione delle imposte.

Il Governo intende iniziare un percorso di riduzione graduale della pressione fiscale su famiglie e imprese, sostenendo nella prima fase le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi dal 2019 avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

La gradualità del percorso è principalmente volta a evitare eccessivi oneri per la finanza pubblica. Sarà esteso il regime forfetario, sostitutivo di Irpef e Irap, che assoggetta all’aliquota del 15% una base imponibile forfettizzata applicando ai ricavi coefficienti di redditività differenziati per attività economica. I soggetti che aderiscono a questo regime agevolato sono anche esentati dal versamento dell’Iva e da ogni adempimento.

Per incentivare gli investimenti e gli incrementi occupazionali, tutte le imprese beneficeranno di una riduzione dell’aliquota delle imposte applicata ai redditi corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e nuove assunzioni.

Il contrasto all’evasione che ha l’obiettivo di assicurare l’equità del prelievo e di tutelare la concorrenza tra le imprese sarà perseguito potenziando tutti gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria, in particolare sfruttando l’applicazione di nuove tecnologie per effettuare controlli mirati.

I dati che si renderanno disponibili a seguito dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria saranno integrati anche, a partire da luglio 2019, da quelli rilevati attraverso la trasmissione telematica dei corrispettivi relativi alle transazioni verso consumatori finali.

Le basi dati alimentate dai nuovi flussi informativi saranno utilizzate per potenziare tutte le attività dirette a incentivare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, attraverso le comunicazioni per la promozione della compliance inviate a cittadini, ai professionisti e alle imprese, e saranno incrociate con i dati delle dichiarazioni dei redditi per potenziare l’efficacia dei controlli.

L’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici sarà inoltre associato a misure di semplificazione fiscale e di riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti.

Il Governo intende anche varare un decreto-legge su ‘pace fiscale’. L’obiettivo di questo intervento è completare il percorso di chiusura delle posizioni debitorie ancora aperte per consentire che l’attività di riscossione ordinaria riprenda con sempre maggiore efficienza. Lo stesso obiettivo di efficienza sarà perseguito con riguardo al contenzioso, favorendo la chiusura delle liti pendenti.

Contestualmente all’introduzione di una flat tax generalizzata, saranno valutati gli spazi disponibili per la razionalizzazione delle cosiddette spese fiscali: la molteplicità delle agevolazioni, la difficoltà del loro coordinamento e le possibili sovrapposizioni con i trasferimenti diretti di risorse aventi carattere assistenziale possono impedire una corretta rappresentazione dei flussi redistributivi operati dal settore pubblico.

La scelta delle agevolazioni su cui intervenire sarà guidata da un’attenta valutazione, tenendo in considerazione aspetti legati al costo-efficacia delle agevolazioni stesse, ai risultati che hanno prodotto e ai loro impatti redistributivi.

Continua...

ccc Italia

Alitalia. Il governo Conte conferma la cassa integrazione

Il governo Conte si appresta a confermare la cassa integrazione straordinaria (Cigs) per i lavoratori di Alitalia. Ecco tutti i dettagli sulla richiesta della compagnia e sulle attese dei lavoratori, con le intenzioni del governo.

LA RICHIESTA DI ALITALIA E I DIPENDENTI INTERESSATI

Tutto nasce dalla mossa di Alitalia: la compagnia aerea ha rinnovato la richiesta di cassa integrazione straordinaria in vista della scadenza dell’attuale Cigs fissata al 31 ottobre prossimo. La nuova richiesta avanzata ai sindacati riguarda 1.570 lavoratori, meno dei 1.680 della Cigs in corso. Nello specifico, la richiesta di nuova Cigs riguarda 950 dipendenti su terra, 100 piloti, 100 comandanti e 420 assistenti di volo.

LA TEMPISTICA DELLA PROCEDURA

La nuova Cigs dovrebbe quindi partire il primo novembre fino al 23 marzo del 2019. Al momento non è stata ancora fissata nessuna convocazione al ministero del Lavoro sull’avvio della procedura della nuova Cigs.

LA NOTIZIA DEL SOLE SULLA PROROGA DELLA CIGS

Per Alitalia è in arrivo la proroga fino al 23 marzo 2019 della casa integrazione straordinaria in scadenza il 31 ottobre, scrive oggi il Sole 24 Ore.

IL PROSSIMO INCONTRO CON I SINDACATI

Sulla richiesta dell’azienda partirà a breve il confronto con i sindacati e le associazioni professionali. Che, ha annunciato il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, saranno convocati il 12 ottobre al ministero.

LE RICHIESTE SINDACALI

«Speriamo sia la positiva risposta al grido d’allarme che abbiamo lanciato – dice Stefano De Carlo (Fnta) – e che arrivino risposte concrete dal governo per dare una prospettiva futura ad Alitalia e consolidare i miglioramenti effettuati sul fronte dei conti». Secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria, ci sarebbe preoccupazione in vista della scadenza di fine mese per la vendita di Alitalia e del termine del 15 dicembre per la restituzione del prestito ponte da 900 milioni (circa un miliardo con gli interessi), anche se il ministro Danilo Toninelli (Mit) è fiducioso che il dossier «verrà chiuso entro ottobre».

Continua...

ccc Italia

Manovra, la Ue boccia il Def. Ecco la lettera della commissione

Per Dombrovskis e Moscovici la “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue è motivo di seria preoccupazione”

L’Europa risponde al Def italiano per voce del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e del titolare agli Affari economici Pierre Moscovici. E i toni sono tutt’altro che piacevoli. Si tratta di una bocciatura, i numeri contenuti nel documento del governo non vanno: finanziare le misure della manovra con il deficit costituisce una “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue, il che è motivo di seria preoccupazione”. “Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”, aggiungono i due.

Ecco il testo della lettera di risposta al ministro dell’Economia Giovanni Tria, tradotto in italiano:

Caro ministro,

grazie per la lettera di ieri 4 ottobre, che comunica alla Commissione la presentazione al Parlamento italiano dei nuovi obiettivi di bilancio contenuti nelll’aggiornamento al documento di economia e finanza (Def) previsto dalla legislazione italiana.

Come sa, le raccomandazioni inviate all’Italia circa le richieste del Patto di stabilità e crescita, come per tutti gli Stati membri, sono state approvate all’unanimità dal Consiglio europeo del 28 giugno 2018 e adottate dal Consiglio dei ministri dell’Unione il 13 luglio 2018, Italia compresa.

La verifica da parte della Commissione del rispetto delle raccomandazioni del Consiglio da parte dell’Italia inizierà quando la bozza di bilancio sarà trasmessa alla Commissione, il che dovrà avvenire il 15 ottobre. Qualunque passo formale nell’ambito di questa procedura avverrà dopo quella data e entro le scadenze stabilite dalle leggi dell’Unione.

In attesa della bozza, prendiamo atto dell’intenzione del governo contenuta nell’aggiornamento al Def di rivedere gli obiettivi fiscali per il 2019-2021 (toccare un tetto del deficit rispettivamente del 2,4%, 2,1% e 1,8% del pil) e di deviare dall’annunciato percorso di convergenza verso l’obiettivo di medio termine di un equilibrio di bilancio in termini strutturali.

Prendiamo atto inoltre che, secondo le previsioni del governo italiano, i nuovi obiettivi corrisponderebbero a un deterioramento strutturale dello 0,8% del pil nel 2019 e a un equilibrio strutturale stabile nel 2020-2021. Le suddette raccomandazioni del Consiglio chiedono all’Italia di assicurare che il tasso nominale di crescita della spesa pubblica al netto degli interessi non superi lo 0,1% nel 2019, che corrisponde a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del pil per il 2019. Tutto ciò considerato, gli obiettivi di bilancio rivisti dell’Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. Questo è pertanto fonte di seria preoccupazione.

Chiediamo alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni e attendiamo di vedere nel dettaglio le misure che conterrà. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi trascorsi, restiamo a disposizione per un dialogo costruttivo.

Sinceramente suoi,

Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici

Continua...

ccc Italia

Dopo 50 giorni Genova ha il suo commissario. E Bologna il suo raccordo

Il sindaco Bucci nominato dopo la mediazione di M5S e Lega e con il gradimento del governatore Toti. Ma nello stesso lasso di tempo, grazie all’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, in Emilia Romagna si è chiusa la partita del ponte di Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto

A distanza di poco più di un mese e mezzo dal crollo del Ponte Morandi, Genova ha finalmente il suo commissario alla ricostruzione, il sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci. Genovese di nascita è stato soprannominato fin dalla sua elezione “l’uomo dei miracoli” per aver posto fine a decenni di governo di centrosinistra nella Lanterna. Un vero e proprio manager con tanto di esperienza internazionale in varie aziende statunitensi e svizzere.

L’UOMO DEL COMPROMESSO PER M5S E LEGA, CON LA BENEDIZIONE DI TOTI

Una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, ha posto fine alla serie di nomi che si erano avvicendati per la poltrona come quello di Claudio Gemme, poco gradito ai Cinque Stelle facendo pendere l’ago delle bilancia – e la concordia giallo-verde – sul nome di Bucci, con il gradimento del governatore Giovanni Toti. Una scelta per la quale sono serviti più o meno cinquanta giorni, tanto quanto è bastato ad Autostrade per l’Italia per ricostruire a Bologna il ponte a Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto in cui morirono due persone: un automobilista e un anziano travolto dall’onda d’urto mentre era nella sua abitazione.

LE DIFFERENZE TRA LE DUE TRAGEDIE NON POSSONO NASCONDERE I RITARDI

Le differenze tra le due tragedie, naturalmente, ci sono tutte: in Liguria le vittime sono state 43, si è aperta un’inchiesta per determinare le cause del crollo del ponte e le divisioni politiche sono state chiare ed evidenti fin da subito. Mentre a Borgo Panigale è stata sì aperta un’inchiesta contro ignoti ma le dinamiche dell’incidente hanno permesso una maggiore linearità di azione e il procuratore di Bologna Giuseppe Amato non ha disposto alcun sequestro – al contrario di Genova – consentendo di avviare quasi subito al lavoro. Fatto sta, però, che a distanza di soli 53 giorni, il Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud di Bologna distrutta dopo lo scontro tra una cisterna di gpl e un autotreno è stato ricostruito e Autostrade per l’Italia ha riaperto la viabilità in anticipo rispetto ai 5 mesi inizialmente stimati, grazie al reperimento immediato delle travi necessarie per l’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, come l’ha definita la stessa azienda in una nota. Mentre a Genova è tutto fermo e si è arrivati solo ora alla designazione di Bucci come Commissario nell’attesa di trovare un Consorzio al quale affidare i lavori di ricostruzione per evitare di affidarli ad Atlantia del gruppo Benetton che controlla Autostrade per l’Italia.

L’ALLUSIONE DEL SINDACO DI BOLOGNA

Un aspetto sottolineato, senza troppi giri di parole, dal sindaco di Bologna Virginio Merola che inaugurando il nuovo tratto accanto all’ad di Autostrade Giovanni Castellucci, ha fatto un chiaro riferimento a quanto sta accadendo più a nord: “Se tutti collaborano e si danno da fare il nostro paese i problemi li sa e li può risolvere: questo è il messaggio che arriva da Bologna”.

Continua...

ccc Italia

Def. Il testo ed i numeri della manovra Lega – M5S

Reddito di cittadinanza, stime del PIL viste al ribasso, riforma della legge Fornero. Ecco tutti i numeri (e le incognite) del DEF. Il testo integrale della nota di aggiornamento inviato alle Camere

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”:il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” l’obiettivo dichiarato della manovra, al punto che i paletti fissati ieri dal governo nella nota di aggiornamento al DEF potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Il documento è stato pubblicato e trasmesso alle Camere ieri, dopo esattamente una settimana (e tre conferenze stampa) dal Consiglio dei ministri che ha approvato la nota di aggiornamento al DEF (documento di economia e finanza)

Le stime del Pil per quest’anno vengono riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse della maggioranza M5S – Lega, dal reddito di cittadinanza alla riforma della legge Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

«Auspico che il dialogo rimanga aperto e costruttivo», afferma però Tria. «A questo dialogo – chiude il ministro forse anche per allontanare le voci di sue dimissioni che continuano a circolare nei palazzi – il Governo si presenta compatto e fiducioso».

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione «sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite».

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

Sul piano delle misure la NaDef arrivata in tarda serata conferma le priorità su reddito di cittadinanza, affidato a un Ddl collegato alla manovra insieme alla riforma dei centri per l’impiego, tasse e pensioni.

IL TESTO INTEGRALE DEL INVIATO ALLE CAMERE

Continua...

ccc Italia

Costi delle bollette. La Camera avvia le audizioni

Costi delle bollette. Parte un ciclo di audizioni per cercare di capire come un intervento normativo possa evitare di scaricare i costi dei morosi sugli utenti che pagano regolarmente. Il sottosegretario Galli (Mise): “Arera valuta interventi su recesso e switching”

Entrano nel mirino della Camera i tanto discussi oneri generali del sistema elettrico che finiscono per far lievitare le bollette degli italiani oltre la soglia di sopportazione. Montecitorio ha infatti dato il via libera a un ciclo di audizioni sul tema dopo la discussione in commissione Attività produttive sulla risoluzione del responsabile Energia del Pd Gianluca Benamati incentrata sulla morosità. Le risposte del sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli ad alcune interrogazioni, hanno inoltre fornito chiarimenti su questioni legate all’efficienza energetica, al recesso e switching dei clienti e sul tema del passaggio dal regime di maggior tutela a quello del mercato libero.

AL VIA CICLO DI AUDIZIONI SUI COSTI DELLE BOLLETTE IN COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DI MONTECITORIO

Parlando di costi delle bollette, secondo Benamati “alla luce di deliberazioni assunte nel 2018 dall’Autorità di regolazione” nelle bollette dell’energia elettrica sono presenti, oltre ai servizi di vendita e di rete, “altri oneri generali di sistema, il cui gettito, di natura parafiscale, è finalizzato alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale, derivati da impegni assunti dal Paese, quali, ad esempio, il sostegno alle fonti rinnovabili e il bonus elettrico. Si tratta di una somma complessiva di circa 13-14 miliardi di euro, sulla quale gravano anche le posizioni di morosità dell’utenza”. La questione è scaturita dopo una decisione dell’Autorità che stabiliva dovesse essere in capo ai gestori il rischio dovuto alla morosità, ponendo a loro carico la presentazione, per garanzia, di fidejussioni. In seguito a ricorsi da parte dei venditori, la giurisprudenza amministrativa ha poi sancito che “l’Autorità non ha titolo per imporre alle imprese tali sistemi di garanzia. Il risultato è che, in seguito alle richiamate deliberazioni del 2018, le posizioni di morosità vanno a gravare, per gli oneri generali, sugli utenti che pagano correttamente.Chi paga regolarmente si trova quindi a pagare anche per chi non paga. Non si tratta soltanto di una questione di principio ma di un onere di circa due euro per bolletta che complessivamente rappresenta un gravame per le famiglie”. Proprio per superare la dicotomia e la contraddizione tra le posizioni dell’Autorità di regolazione e quelle della giustizia amministrativa, ha sottolineato il responsabile Energia del Pd “si rende necessario un intervento normativo del legislatore” accompagnato “dal completamento della riforma della bolletta, iniziata nel 2015 e che si sarebbe dovuta completare quest’anno con il passaggio al mercato libero, che è stato però prorogato, anche comprensibilmente, al luglio 2020. La risoluzione intende quindi fornire un indirizzo al Governo per evitare di scaricare i costi delle posizioni morose sugli utenti che pagano regolarmente. Sulla soluzione migliore da adottare ritiene necessario un approfondimento con un ciclo di audizioni”. Su cui la presidente Barbara Saltamartini, preso atto dell’orientamento dei gruppi ha dato l’ok fissando il termine per l’indicazione di soggetti da ascoltare in audizione alle 12 del 3 ottobre.

GALLI (MISE): CI SARÀ UN CONFRONTO CON TUTTI I SOGGETTI COINVOLTI PER GARANTIRE UN MERCATO ENERGETICO EFFICIENTE, SOSTENIBILE E TRASPARENTE.

Costi Bollette Dario Galli

Il Sottosegretario Dario Galli

Non solo. Lo stesso Benamati ha presentato anche un’interrogazione al governo sugli orientamenti in materia di riforma del mercato energetico per porre l’attenzione sul tema del passaggio dal regime di maggior tutela a quello del mercato libero nel settore del gas naturale e dell’energia elettrica, e in particolare su una serie di adempimenti a carico del ministro dello Sviluppo economico volti a garantire ai consumatori la possibilità di scegliere con consapevolezza le offerte più vantaggiose e contenere i costi delle bollette. “Le modifiche recentemente apportate alla legge sulla concorrenza hanno prorogato la data per la cessazione del regime di prezzi regolati nel settore elettrico e del gas, non per ritardare il processo di estensione dei prezzi di mercato, ma per poter stimolare e creare, nel tempo intercorrente a tale cambiamento, condizioni di piena consapevolezza ed effettivo vantaggio per i consumatori – ha replicato il sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli -. È prevista l’adozione di un decreto del ministro dello Sviluppo economico, che tuttavia rappresenta il punto d’arrivo, ovvero la sintesi, di una serie di pre-condizioni sullo stato dei mercati retail, ritenuto non ancora soddisfacente, e soprattutto della messa in campo di precisi strumenti a tutela dei consumatori, con particolare riguardo a quelli più vulnerabili, che ad oggi non sono ancora tutti operativi o non pienamente efficaci. Lo slittamento al 2020 della data della cessazione del regime di ‘maggior tutela’, deciso dal Parlamento, si è reso quindi indispensabile in considerazione della non sussistenza delle necessarie garanzie di informazione per i consumatori, di competitività e di trasparenza – ha aggiunto Galli -. Il ministero intende utilizzare questo periodo di tempo concesso dal Parlamento per migliorare le condizioni di competitività del mercato e per effettuare questa trasformazione dando maggior sicurezza e tranquillità alle famiglie, attraverso contratti luce e gas chiari, trasparenti e senza condizioni vessatorie nei loro confronti, oltre che con forme di qualificazione del mercato e degli operatori che ne fanno parte, prevedendo adeguate misure di controllo e sanzionatorie nei confronti dei comportamenti scorretti. A tal fine, è stato annunciato un confronto con tutti i soggetti coinvolti come ARERA, AGCM, operatori del settore e Consumatori al fine di raggiungere l’obiettivo fondamentale di garantire alla collettività un mercato energetico efficiente, sostenibile e trasparente. La proroga del termine di cessazione dei regimi di tutela consentirà infatti un pieno coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interessi in un processo complesso, che pone al centro l’interesse dei consumatori e in relazione al quale è opportuno avere ampia condivisione da parte dei soggetti coinvolti”.

GALLI (MISE): IL GOVERNO STA LAVORANDO AL PIANO INTEGRATO ENERGIA E CLIMA CON GLI OBIETTIVI DI EFFICIENZA ENERGETICA AL 2030 E AL 2050

Per quanto riguarda le iniziative per favorire sviluppo e competitività delle aziende che operano nel settore dell’energia, sempre per contenere i costi delle bollette, Galli – rispondendo a un’altra interrogazione – ha ammesso che “la politica per la sostenibilità ambientale del settore energetico è uno dei pilastri della politica nazionale, nella consapevolezza delle ricadute positive che ciò ha sulla qualità ambientale, sulla riduzione dei costi delle forniture energetiche, sullo sviluppo di filiere produttive innovative nonché sulla sicurezza energetica. In particolare, in Italia è già presente un mix di strumenti per la promozione dell’efficienza energetica ampio, consolidato e spesso efficace nel sostenere sul mercato la domanda di beni e servizi per l’efficienza, rivolto alle imprese, agli enti pubblici e singoli cittadini. È comunque precisa intenzione del Governo di rafforzare le politiche per l’efficienza energetica al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione in corso, per creare nuovi strumenti di intervento in particolare nei settori civile, con un programma di riqualificazione dell’edilizia, e nel settore dei trasporti, con riferimento specifico alla mobilità sostenibile dove occorre puntare a rafforzare la filiera industriale. In queste settimane il Governo sta lavorando alla stesura del Piano integrato energia e clima, che declinerà non solo gli obiettivi in materia di efficienza energetica da raggiungere al 2030 e al 2050, ma anche ulteriori strumenti e misure di attuazione, nel senso sopra descritto”.

Costi bollette gianluca beneamati

Gianluca Beneamati

GALLI (MISE): “ARERA VALUTA INTERVENTI SU RECESSO E SWITCHING”

Infine, sulle iniziative per modificare le procedure di recesso contrattuale per i clienti del settore elettrico e del gas, “si ritiene che la gestione centralizzata della procedura mediante il SII consenta lo svolgimento di queste attività con modalità informatizzate e standardizzate, affidate ad un soggetto terzo e neutrale rispetto agli interessi dei diversi soggetti coinvolti (venditore entrante, venditore uscente, impresa distributrice), nel rispetto di determinate tempistiche e modalità operative”, ha evidenziato Galli. Mentre sulla tutela nei confronti dei clienti di piccole dimensioni “a valle dell’adozione della delibera sono pervenute all’Autorità alcune segnalazioni relative all’applicazione della regolazione sui contratti dei clienti di maggiori dimensioni: le procedure di recesso e switching verso altro fornitore, regolate dalla delibera, mal si concilierebbero con termini di recesso medio-lunghi, liberamente stabiliti dalle parti nei contratti di fornitura di energia elettrica e gas di clienti non domestici, e condizionerebbero l’esercizio del diritto di recesso alla contestuale scelta di un diverso fornitore. Ad ogni buon conto, si è appreso che l’Autorità stia vagliando le segnalazioni pervenute sul tema e stia valutando, ove ravvisi la necessità, le possibilità di intervento e di modifica della disciplina attualmente in vigore”.

FEDERCONSUMATORI: RACCOLTE MIGLIAIA DI FIRME PER LA RIFORMA DEGLI ONERI DI SISTEMA

Gli aumenti dei costi delle bollette scattati con l’aggiornamento tariffario per il IV trimestre 2018 (che prevedono un incremento in bolletta del 7,6% per l’elettricità e del +6,1% per il gas) non saranno gli unici ad incidere sui bilanci delle famiglie. Infatti, indipendentemente dall’andamento dei mercati, nei prossimi trimestri incombe l’ombra dell’applicazione di quanto finora rinviato dall’ARERA, ovvero il rialzo degli oneri che, secondo l’Autorità, ha comportato “un contenimento della spesa per i consumatori elettrici, domestici e non domestici, di circa un miliardo di euro (per tutto il 2018), a beneficio sia del mercato libero che di quello tutelato”. Un’operazione che, dietro alla sua “magnanimità”, in realtà non fa altro che nascondere un eterno rinvio. Bisogna andare oltre gli annunci, perché è necessario intervenire radicalmente sul tema degli oneri di sistema. Negli ultimi mesi abbiamo raccolto, online e presso i nostri sportelli, migliaia di firme per rivendicare una riforma degli oneri di sistema improntata all’equità ed all’equilibrio. I cittadini, infatti, trovano insensato continuare a pagare in bolletta per voci desuete o inappropriate, quali ad esempio la dismissione delle centrali nucleari, le agevolazioni alla rete ferroviaria, le agevolazioni alle imprese energivore e via dicendo. Per questo, in molti, hanno firmato manifestando la propria richiesta di un riordino di tali oneri. Nelle prossime settimane consegneremo al Parlamento le firme raccolte, per rivendicare l’attenzione del Governo su un tema tanto sentito dai cittadini, che trovano ormai insopportabile il peso di queste vere e proprie tasse occulte e per richiedere una urgente riforma generale di sistema. Si tratta di un tema rilevante, da affrontare con urgenza, specialmente alla luce degli aggravi registrati sul piano energetico sui mercati internazionali, nonché del dilagare del fenomeno della povertà energetica, che sta divenendo sempre più grave e allarmante nel nostro Paese. Alla luce dei recenti rincari abbiamo chiesto, inoltre, la il recupero degli oneri bloccati avvenga con scaglioni lunghi, che guardino al contesto delle dinamiche dei prezzi delle materie prime e l’automatizzazione dell’erogazione dei bonus energia e gas, indispensabili per fornire un sostegno reale alle famiglie meno abbienti, specialmente in un periodo di rincari come quello alle porte.

Continua...

ccc Italia

Asta per le frequenze 5G. Incasso record per lo Stato, ecco quanto hanno offerto gli operatori

Asta frequenze 5G: 6,55 miliardi di incasso per lo Stato, con un aumento rispetto alla base d’asta del 130%. Ecco quando hanno pagato le loro frequenze gli operatori: Tim, Vodafone, Iliad, Fastweb e Wind 3.

L’asta per le frequenze del 5G, che si è chiusa alle 17.30 dello scorso 2 ottobre, finisce con un esborso, per gli operatori, che è più del doppio (il 130%) della base d’asta, a tutto vantaggio delle casse dello stato. Che incamerano 6.550.422.258,00 euro, una cifra record.

ASTA FREQUENZE 5G. QUANTO HANNO OFFERTO GLI OPERATORI

Per le bande messe a gara il totale delle offerte ha raggiunto i 6.550.422.258,00 euro. Si tratta di una cifra di gran lunga superiore a quanto auspicato dallo Stato inizialmente, che si attendeva 4 miliardi di introito minimo (come previsto nella Legge di Bilancio): l’ammontare finale ha superato del 164% il valore delle offerte iniziali e del 130,5% la base d’asta.

Scendendo nei particolari, a riscuotere maggior successo, come si legge sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, sono stati:

  • i lotti per la banda 700 MHz FDD hanno raggiunto la quota di 2.039.909.188,00 euro;
  • i lotti per la banda 3700 MHz hanno raggiunto quota pari a 4.346.820.000,00 euro;
  • i lotti per la banda 26 GHz hanno raggiunto la quota di 163.693.070,00 euro.

ASTA FREQUENZE 5G: IL LOTTO PER I 700Mhz E QUELLO PER I 3700 Mhz

Il lotto riservato ai nuovi entranti di 10 MHz in banda 700 MHz FDD è stato aggiudicato dal remedy taker Iliad Italia per 676.472.792,00 euro, mentre Vodafone si è aggiudicato 2 lotti generici in banda 700 MHz FDD, per un totale di 10 MHz alla cifra complessiva di 683.236.396,00 euro. I restanti 2 lotti generici in banda 700 MHz FDD, per un totale di 10 MHz, sono stati aggiudicati da Telecom Italia per un importo complessivo di 680.200.000,00 euro.

La società Telecom Italia si è aggiudicata il lotto specifico (C1) di 80 MHz per 1.694.000.000,00 euro, la società Vodafone Italia si è aggiudicata il lotto generico di 80 MHz per 1.685.000.000,00 euro, la società Wind 3 si è aggiudicata un lotto generico di 20 MHz per 483.920.000,00 euro. Iliad Italia si è aggiudicata il secondo lotto generico di 20 MHz per 483.900.000,00 euro.

BANDA 26 GHz

I 5 lotti in banda 26 GHz sono stati aggiudicati 1 per ogni società: in particolare Telecom Italia si è aggiudicata un lotto per 33.020.000,00 euro, Iliad Italia si è aggiudicata un lotto per 32.900.000,00 euro, Fastweb si è aggiudicata un lotto per 32.600.000,00 euro, Wind 3 si è aggiudicata un lotto per 32.586.535,00 e Vodafone Italia si è aggiudicata un lotto per 32.586.535,00 euro.

NESSUNA OFFERTA PER I 700 Mhz SDL

Come dichiarato dal Ministero dello Sviluppo Economico, nessuna offerta è stata fatta per i lotti 700 MHz SDL, pertanto i soggetti che ne abbiano manifestato l’interesse potranno partecipare alla fase di gara successiva, secondo le procedure previste dal disciplinare di gara per frequenze non aggiudicate, che si svolgerà a partire da venerdì 5 ottobre.

Continua...

ccc Italia

L’Ordine dei giornalisti è superato? Come organizzare il comparto della comunicazione

L’Ordine (dei giornalisti) è morto, viva l’Ordine. Ovvero, per una riforma complessiva delle professioni della Comunicazione. L’intervento di Daniele Chieffi, Digital Communication and Content Factory Manager di AGI e responsabile rinnovamento ed innovazione di Ferpi. L’articolo originale è pubblicato sul Blog “Online Media Relations”.

Un social media manager che gestisce la diffusione degli articoli di un quotidiano online è un giornalista o no? Un brand journalist, che usa tecniche appunto giornalistiche per la comunicazione corporate è un giornalista o no? E un addetto stampa deve essere un giornalista o meno? Non esiste una singola risposta, non esiste la possibilità di un sì o no, netti e indiscutibili, semplicemente perché la domanda è mal posta e nasce da una confusione, forse voluta, forse no, fra due piani diversi: il ruolo e le peculiarità della professione giornalistica da un lato, la sua regolamentazione e organizzazione normativa e previdenziale dall’altro. Un discorso che va oltre il dibattito sull’abolizione o meno dell’Ordine dei Giornalisti.

Questo s‘intreccia con i destini di decine di nuove figure professionali “digitali” – di cui il social media manager e il brand journalist sono solo due esempi -. È forse arrivato il momento di accettare che il mondo è cambiato da quel lontano 1948 (legge sulla stampa) come da quel 1963 (legge sulla professione giornalistica) ma anche dal 2000 (legge 150 sulle attività di comunicazione della PA) e finanche dal 2013 (legge 4 sulle professioni non riconosciute). È necessario considerare il mondo della comunicazione per quel che è: un ecosistema complessivo del quale siamo tutti abitanti: media, comunicatori, giornalisti, pubblicitari, community manager, addetti stampa, ecc. Tutti profondamente interdipendenti quanto portatori ciascuno di peculiarità e singolarità profonde, ma uniti da unico comun denominatore: comunichiamo, produciamo informazione, sia pure con scopi diversi.

Pensare di risolvere questo problema – come da alcune parti si sente dire – gonfiando la definizione di “giornalista”, trasformandola in una categoria “ombrello” omnicomprensiva, è deleterio innanzitutto proprio per la professione giornalistica stessa, perché finirebbe per minarne definitivamente l’identità e il ruolo. Dall’altra parte costringerebbe altre figure professionali in un ruolo che definire contraddittorio è poco: è possibile immaginare un comunicatore o un digital strategist obbligati a prendere il tesserino dell’Ordine oppure a versare i contributi all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti?

È necessario viceversa iniziare a ragionare in un’ottica complessiva, quella di un “comparto della comunicazione”, in grado di raccogliere e normare tutte le figure professionali che in quest’ambito operano, dare a tutte – salvaguardandone peculiarità e specificità – organizzazione, regolamentazione, tutele e regole deontologiche ed etiche, un sistema previdenziale comune. Questo permetterebbe, infine, di creare un sistema solido e articolato di garanzia e tutela per chi la comunicazione la fruisce, che siano lettori, utenti o clienti. Un sistema unico, costruito però su un assunto preciso: salvaguardare la differenza di scopo.

Non è un giornalista, infatti, chi produce informazione, indipendentemente dal fatto che lo faccia in maniera disintermediata o intermediata. Quindi non è un giornalista il social media manager, non è un giornalista l’addetto stampa, non è un giornalista il copy di un’agenzia pubblicitaria e via elencando. Non sono giornalisti semplicemente perché non svolgono un’attività che si possa ricondurre all’articolo 21 della Costituzione, al diritto-dovere d’informare, in maniera indipendente, per creare una coscienza critica nella popolazione e svolgere quel ruolo di garanzia della legalità e del buon esercizio del Potere.

È proprio la differenza di scopo la chiave di tutto: il giornalista svolge un’attività garantita dalla Costituzione, quindi d’interesse pubblico; chiunque altro faccia qualsiasi altra forma di comunicazione e informazione lo fa per sostenere e veicolare interessi particolari e “privati”. Il problema nasce evidentemente, come dicevamo prima, quando si inizia a parlare del fatto che chi svolga altre attività – il dibattito si è concentrato su chi svolge attività di comunicazione nelle aziende o nella Pubblica Amministrazione – debba essere ricondotto entro il sistema normativo giornalistico: iscrizione all’Ordine, adesione all’Inpgi, alla Casagit, ecc.

La contraddizione è evidente: strumenti normativi nati e pensati per la professione giornalistica applicati a quanti questa professione, nel senso spiegato sopra, non la svolgono. Ma perché propendere per questa soluzione che appare evidentemente illogica? Non è un ragionamento legato al cambiamento degli scenari della comunicazione, si tratta meramente di soldi. Il sistema dei media è in crisi da anni: i giornalisti regolarmente assunti che quindi versano i contributi sono sempre meno, mentre i pensionati sempre di più, Questo sta aprendo una voragine nei conti dell’Inpgi. La soluzione di cui si inizia a discutere piuttosto insistentemente? Imbarchiamo i comunicatori d’azienda, trasformiamoli obbligatoriamente in giornalisti, così saniamo i conti.

La soluzione deve essere diversa, e deve passare da un ripensamento complessivo di tutto il comparto della comunicazione, anche e soprattutto alla luce dei cambiamenti portati dal digitale. Ha senso quindi parlare di un “comparto della comunicazione”, per dirla con linguaggio sindacale? Sì, ha grande senso. Siamo in un ecosistema, dicevamo. La disintermediazione che la rivoluzione digitale ha comportato, e che di questo ecosistema è il segno identitario, comporta un profondo ampliamento di problemi etici e deontologici e della necessità di garantire al pubblico, a tutti noi, che l’informazione prodotta in questo ecosistema sia corretta, realizzata secondo criteri professionali precisi, prestabiliti e che chi non li segua venga sanzionato. I giornalisti questo sistema di garanzia lo hanno, si chiama Ordine. Anche i comunicatori e si chiama Ferpi.

Ha senso quindi pensare di mappare tutte le professioni della comunicazione, identificare le loro peculiarità tecniche e poi promuovere per ciascuna una forma associativa che ne tuteli gli interessi e, contemporaneamente, ne garantisca l’etica e la deontologia, ne certifichi la professionalità, come forma di tutela verso il pubblico e, perché no, anche verso i clienti? Sì, ha molto senso.

Parliamo quindi di immaginare un unico “comparto della comunicazione”, all’interno del quale ogni singola famiglia professionale abbia una forma associativa in grado di tutelarne gli interessi, regolamentarne l’accesso e la pratica e di certificarne la professionalità presso gli stakeholders.

In questo contesto non ci sarebbe nulla di illogico o sbagliato nell’immaginare una regolamentazione previdenziale unica per tutti gli operatori della comunicazione: un’unica Cassa che certo non si potrebbe più chiamare “Istituto Nazionale di Previdenza dei giornalisti”.

Riconoscimento e tutela delle nuove professioni, un sistema previdenziale solido e garanzie per gli utenti, lettori, clienti. È una soluzione che chiede però importanti interventi legislativi. Innanzitutto una mappatura precisa di quali siano le professioni della comunicazione, soprattutto di quelle nuove, native digitali – un tavolo, in questo senso, è già stato aperto -. Definirne le caratteristiche, le esigenze e le regolamentazioni di cui necessitano per garantire i destinatari finali della propria attività. Da qui la definizione normativa di un comparto professionale della comunicazione, entro cui dare finalmente soluzione a una serie importante di problemi aperti: la sostenibilità del sistema previdenziale dei giornalisti, il riconoscimento e la regolamentazione delle nuove figure professionali digitali e una tutela ampia e articolata degli utenti, dei lettori, dei clienti. In breve, di tutti noi.

Articolo di Daniele Chieffi, tratto da Online Media Relations

 

Continua...

ccc Italia

Lobby, cresce il fatturato ma manca una legge

Malgrado la mancanza di una legge di regolamentazione nel nostro paese (ma in Europa solo sei Stati membri ce l’hanno), il fatturato dei primi dieci player di settore è in crescita complice anche la novità del governo giallo-verde

Lobby sempre più radicate nei processi decisionali e con un giro d’affari in crescita. Dopo anni di lavoro nell’ombra, a differenza degli Stati Uniti ad esempio, dove sono legittime e radicate nella cultura nazionale, oggi una prima forma di regolamentazione nel nostro paese è arrivata con l’istituzione di un registro alla Camera (ma ce ne sono anche al ministero dello Sviluppo economico e della Pubblica amministrazione), considerato però non sufficiente per le imprecisioni e la mancanza di informazioni contenute, tanto da far invocare una legge di regolamentazione delle lobby su cui lavora da tempo, Italia Decide, la fondazione culturale di cui fanno parte Giuliano Amato, Gianni Letta, Pier Carlo Padoan e Giulio Tremonti.

lobbyIN ITALIA LOBBY NON REGOLAMENTATE PER LEGGE MA SIAMO IN BUONA COMPAGNIA IN UE

L’Italia non è però l’unico paese a non aver regolamentato il fenomeno: solo sei paesi sui 29 dell’Ue hanno introdotto delle leggi di settore e sono Austria, Irlanda, Lituania, Polonia, Regno Unito e Slovenia.

CRESCE IL GIRO D’AFFARI DEI PRIMI DIECI PLAYER DEL SETTORE NEL NOSTRO PAESE

Tornando al nostro paese, complice anche la novità del governo giallo-verde, il lavoro delle lobby sembra essere aumentato. A testimoniarlo lo dimostra il giro d’affari dei primi dieci player del mercato “che ha registrato una crescita media annua, su base triennale del 30,5%”, scrive Milano Finanza. A fine 2017 le prime dieci aziende attive nel settore avevano prodotto “un fatturato aggregato di 29,47 milioni, in crescita del 24,4% rispetto all’anno precedente” . Tra i settori che più fanno ricorso al lobbying rientrano la sanità, i servizi finanziari, l’hi-tech, le telecomunicazioni e il comparto infrastrutture e logistica.

LA TOP TEN ITALIANA

In cima alla classifica dei ricavi siede, ormai da tempo, la Cattaneo Zanetto & Co fondata nel 2005 da Alberto Cattaneo e Paolo Zanetto, che ha chiuso il bilancio dello scorso anno con un fatturato di 6,26 milioni, un +22,5% sul 2016, e un utile netto di 1,44 milioni di euro (+88%). In seconda posizione si piazza la Comin&Partners fondata nel 2014 da Gianlunca Comin – già presidente di Ferpi e alla guida delle relazioni istituzionali di Montedison, Telecom ed Enel – e in poco tempo ai vertici in Italia con un fatturato di 5,18 milioni di euro (+21%) e utili per 778 mila euro (+9%). Al terzo posto la InRete di Simone Dattoli con ricavi per 4,36 milioni di euro (+72%) e un utile di quasi 100 mila euro (-0,4%). Con ricavi di poco superiori ai 3,3 milioni di euro (+0,7%) troviamo poi la FB Associati di Fabio Bistoncini e un utile di 302 mila euro (+9,5%), Utopia Lab con 2,33 milioni di ricavi e un utile di circa 135 mila euro, la Apco (fatturato di 2,2 milioni e profitti per 130 mila euro), OpenGate (fatturato di 1,85 milioni e utile di 49 mila euro), Reti/Quicktop (ricavi per 1,63 milioni e utile di 15mila euro), Nomos Csp (ricavi per 1,2 milioni e profitti per 43mila euro) e Telos/Fipra (ricavi di quasi 1,1 milioni e utili per 165 mila euro).

Continua...

ccc Italia

Bologna e Genova, due tragedie simili ma una ricostruzione diversa

In Emilia-Romagna la ricostruzione del Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud è avvenuta in soli 53 giorni grazie alla collaborazione con le istituzioni. Ponte Morandi, dopo 49 giorni non ha ancora un commissario all’emergenza

In Italia è impossibile realizzare qualsiasi opera per colpa di burocrazia, incertezze normative, mancanza di fondi. Un mantra che abbiamo sentito ripetere spesso negli ultimi anni. Eppure, a volte, il paese riesce ad uscire dal pantano e completare infrastrutture anche in anticipo rispetto ai tempi previsti.

DOPO 53 GIORNI RIAPERTI IL RACCORDO AUTOSTRADALE A1-A14 E LA TANGENZIALE SUD DI BOLOGNA

È il caso del Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud di Bologna distrutta dopo lo scontro tra una cisterna di gpl e un autotreno il 6 agosto scorso. Episodio che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre 100, oltre al crollo di un cavalcavia e la chiusura di entrambe le strade. Ebbene quel tratto viario, a distanza di soli 53 giorni, è stato ricostruito e Autostrade per l’Italia ha riaperto la viabilità in anticipo rispetto ai 5 mesi inizialmente stimati, che erano stati poi ridotti a 2 mesi grazie al reperimento immediato delle travi necessarie per l’opera.

“MERITO DELLA PROFICUA COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI LOCALI E L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI A PAVIMENTAL”

Come sottolinea la stessa Autostrade per l’Italia in una nota, “la proficua collaborazione con le istituzioni locali e l’affidamento dei lavori a Pavimental, società del gruppo Atlantia, hanno accelerato la realizzazione del cavalcavia permettendo l’apertura in anticipo. In totale sono state 25.000 le ore lavorate con un media di 58 uomini impegnati quotidianamente”.

BONACCINI: COOPERAZIONE E COLLABORAZIONE SENZA CHIACCHIERE E POLEMICHE. LA MENTE CORRE A GENOVA?

Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini su Twitter, in occasione della riapertura del tratto autostradale emiliano-romagnolo, ha scritto che “dopo lo straordinario lavoro dell’emergenza lo sforzo incredibile di ricostruzione, in soli 55 giorni” quello della Tangenziale di Bologna rappresenta un esempio “di cooperazione e collaborazione senza chiacchiere e polemiche” riferendosi, probabilmente, a un’altra tragedia altrettanto importante come il crollo del Ponte Morandi a Genova.

SUL PONTE MORANDI SITUAZIONE DI STALLO CAUSATA DALLO SCONTRO ISTITUZIONALE

Proprio il confronto con la vicenda del Ponte Morandi mette in evidenza come lo scontro istituzionale e politico abbia prodotto, di fatto, una situazione di stallo. A distanza di 49 giorni dal crollo del viadotto genovese, il Governo non ha ancora nominato un Commissario all’emergenza e alla ricostruzione della struttura, nonostante le dichiarazioni sulla necessità di fare presto. Anche il Decreto Genova contenente le prime misure dell’esecutivo per tamponare la situazione nell’immediato è stato pubblicato a distanza di 45 giorni dal crollo del ponte, il 28 settembre, escludendo Autostrade per l’Italia – al contrario di quanto accaduto a Bologna – dalla ricostruzione. La stessa Autostrade, che pure aveva stanziato 500 milioni di euro a distanza di tre giorni dalla tragedia e presentato dopo 20 giorni un progetto di ricostruzione esecutivo, che prevedeva lavori di demolizione e ripristino della struttura in soli 8 mesi, grazie all’expertise degli ingegneri e delle maestranze che lavorano per le società che orbitano attorno il Gruppo Atlantia, tra cui Pavimental.

Continua...

ccc Italia

Ecco la nuova CDP di Tononi e Palermo

Cdp. Presenza più marcata nei territori, semplificazioni societarie, razionalizzazione ove possibile, spinta su infrastrutture e innovazione. Con un occhio particolare alle aziende strategiche e rilevanti ma rispettando i paletti dello statuto che prevedono solo interventi in società che sono in equilibrio economico.

Sono le priorità del nuovo vertice di Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie) presieduta da Massimo Tononi e guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, nominato dal governo Conte.

Le prime uscite pubbliche del nuovo capo azienda sono considerate significative per comprendere la direzione di marcia del nuovo corso in Cdp dopo l’era Costamagna-Gallia.

AVANTI SULLE INFRASTRUTTURE

La prima uscita pubblica di Fabrizio Palermo è stata a Genova, il 24 agosto scorso. Fincantieri (dove Palermo ha lavorato con il numero uno Giuseppe Bono prima di arrivare in Cdp come cfo), controllata da Cassa depositi e Prestiti attraverso la finanziaria Fintecna, è stata chiamata in campo dal governo, insieme a Italferr, per la ricostruzione del Ponte Morandi. Poi si è scoperto che le due aziende non hanno le dichiarazioni Soa, ma comunque faranno di sicuro parte – secondo la volontà del governo – di quel raggruppamento di imprese che si occuperà della ricostruzione del Ponte alla quale non parteciperà Autostrade per l’Italia, come stabilisce il decreto Urgenze-Genova.

Ma la visita dell’ad di Cassa nel capoluogo ligure rappresenta anche qualcosa di più, ha sottolineato Mf: “Proprio le infrastrutture sono uno dei punti cardine del nuovo corso che Palermo sembra avere in mente per Cdp, per dare alla società un ruolo attivo nella progettazione delle opere in Italia”.

IL PIANO PER UNA REGIA UNICA DELL’EXPORT

L’altro intervento pubblico di Palermo, l’11 settembre scorso, è stato alla VII cabina di regia per l’internazionalizzazione che si è tenuta alla Farnesina, durante la quale l’amministratore delegato di Cassa ha sottolineato l’importanza del sostegno all’export senza il quale, negli ultimi sei anni, il pil italiano sarebbe stato inferiore di oltre 6 punti percentuali.

Per sostenere meglio le imprese italiane che puntano all’estero, Palermo è pronto ad avviare un’opera di semplificazione nell’offerta di servizi e sostegni alle imprese. L’ambizione di Cdp, che corrisponde ai progetti più volte annunciati anche dai precedenti governi, è quella di creare una sorta di cabina di regia, anche a livello periferico, a servizio dell’internazionalizzazione delle imprese. Mettendo a fattor comune, e superando sovrapposizioni e duplicazioni, energie e strumenti di Sace, Simest e Ice se possibile. E puntando sulla base territoriale appannaggio ora di Sace.

L’ESEMPIO FRANCESE

Il modello nemmeno troppo lontano, secondo quanto ha scritto il Sole 24 Ore, è quello della “Banque des Territoires” che la Cdp francese ha lanciato a maggio per offrire una struttura unica ai suoi clienti sul territorio, divisa per filoni d’attività e organizzata in 16 direzioni generali e 35 sedi territoriali.

Più sullo sfondo, e tutte da definire in accordo con l’esecutivo e con il Tesoro, sono il capitolo equity e il progetto banca pubblica.

IL DOSSIER PARTECIPAZIONI

Il sottosegretario agli Affari regionali, Stefano Buffagni (M5s), nelle scorse settimane ha detto al Messaggero: “La Cassa depositi e prestiti può svolgere un ruolo di regia della politica industriale. Abbiamo aziende come Eni, Terna, Enel, Leonardo, Fincantieri, Saipem, Snam, Italgas eccetera che fanno grandi cose ovunque e sotto la Cdp – che garantirebbe una visione d’insieme – potrebbero essere davvero il volano per investimenti tali da garantire uno sviluppo sostenibile al Paese”.

Un progetto simile a quello di Renzi e Gentiloni? Ad aprile dello scorso anno, quando tra le indiscrezioni si parlò di un progetto «Capricorn», allo studio c’era l’ipotesi di coinvolgere partecipazioni della maggiori aziende quotate (Eni, Enel e Poste) per un valore di almeno 20 miliardi di euro, “con la Cdp a fare da veicolo attraverso l’emissione di azioni privilegiate”, scrisse La Stampa il 15 luglio dl 2017.

In sostanza, il piano Capricorn renziano si basava su un veicolo di Cdp in cui far confluire le quote delle società partecipate dal Tesoro o dalla Cassa. E poi una parte delle quote del veicolo si vendevano ai privati pur tenendo la maggioranza delle quote nelle mani di Cdp. “Una follia. Noi non abbiamo intenzione di svendere alcun titolo”, dice un esponente di rilievo del Movimento che segue il dossier e la Cdp ora guidata dall’amministratore delegato, Fabrizio Palermo, che avrebbe partecipato all’idea e a al progetto graditi al Movimento.

LA BANCA PUBBLICA E L’ESEMPIO BPI IN FRANCIA

Sullo sfondo resta il progetto di una vera e propria banca pubblica per gli investimenti, indicata dal contratto di governo M5S-Lega. Più concreto il riferimento all’esperienza della Bpi in Francia, come evocato di recente da esponenti pentastellati.

La Bpi France, fondata nel 2013 su iniziativa di Macron, è una banca a tutti gli effetti, sportelli diffusi sul territorio, investimenti disseminati in Francia e all’estero. Svolge varie funzioni: supporto all’investimento, agenzia di innovazione, fondo sovrano e agenzia di credito finalizzata all’export. Si tratta di una banca pubblica al 100%, controllata al 50% dallo Stato attraverso l’Agenzia governativa Epic, e al 50% dalla Caisse des Depots, altra società a controllo pubblico.

La legge francese la definisce «un gruppo pubblico che punta al finanziamento e allo sviluppo delle aziende, agendo in accordo con le politiche pubbliche definite sia dallo Stato che dalle autorità regionali».

Strutturalmente è divisa in tre parti: una banca vera e propria (Bpifrance Financement), una compagnia che gestisce le partecipazioni (Bpifrance Partecipations) e un’agenzia di credito per l’export (Bpifrance Assurance Export).

Massimo Tononi CDP

Massimo Tononi CDP

GLI INVESTIMENTI

I finanziamenti erogati da Bpi sono diversificati. Il 27% nel commercio, trasporti, hotel e catering, il 21% nell’industria, il 15% nel real estate, l’11% nell’edilizia, il 10% nei servizi alle imprese e il 6% nella tecnologia dell’informazione e comunicazione. Il totale degli investimenti è destinato al 44% alle piccole e medie imprese, al 25% alle medie imprese (capitalizzazione fra 2 e 10 miliardi), al 23% alle micro imprese e il 7% alle grandi imprese. Fra queste spiccano la partecipazione in Peugeot, di cui Bpi detiene una quota del 12% pari a 2,3 miliardi, e in Citroen (12,7%).

BANCA PRIVATA NEI FATTI

Malgrado la partecipazione pubblica al 100%, ha spiegato di recente l’ad Nicolas Dufourcq, «siamo una banca privata nei fatti. Agiamo con logiche di mercato. Abbiamo 2.500 dipendenti e 50 agenzie regionali e funzioniamo come sportello unico per le imprese». Bpi ha una diffusione capillare e, si legge sul sito della banca stessa, «abbiamo una stretta relazione con le imprese del territorio. Il 90% delle decisioni sono prese negli uffici regionali. Abbiamo, in ogni ufficio, responsabili per l’innovazione, finanziari e assicurativi».

BPI E CDP

Buona parte di quello che fa Bpi lo fa già Cdp“, chiosa un profondo conoscitore della Cassa che preferisce l’anonimato. Ma Cdp non potrebbe trasformarsi in una banca vera e propria senza alienare prima partecipazioni strategiche come quelle in Eni. Inoltre, aggiunge l’osservatore, “più che finanziamenti alle imprese in Italia servono garanzie (i finanziamenti li possono dare le banche se qualcuno li garantisce)”.

Continua...

ccc Italia

Claudio Gemme. Chi è il commissario in pectore per Genova

Claudio Gemme, nato a Pegli (antico borgo marinaro sul ponente di Genova) ma cresciuto in via Porro, proprio a poche centinaia di metri dall’isola ecologica Amiu investita dal crollo del ponte sul Polcevera, è il probabile nuovo Commissario Staordinario per la ricostruzione a Genova.

Un manager che “ha girato il mondo”, come lo aveva definito il vicepremier Salvini, ma sopratutto un uomo vicino a Genova ed ai genovesi. La sua famiglia, hanno ricordato in molti, possiede ancora un immobile in via Porro, a due passi dall’argine del Polcevera. Immobile che il padre poté acquistare in quanto ferroviere, come tanti altri in quel quartiere.

Claudio Gemme, presidente di Fincantieri Sistemi Integrati

Dal novembre 2016b Claudio Gemme è presidente di Fincatieri Sistemi Integrati, controllata del gruppo Fincantieri, costituita nel 2014, che si occupa di sistemi elettrici, elettronici ed elettromeccanici.

Gemme conosce bene l’industria italiana: entra nel gruppo Finmeccanica nel 1973, con incarichi prima nell’ambito della Direzione Approvvigionamenti, poi nella Gestione progetti di Ansaldo S.p.A. Nel 2000, con la privatizzazione del ramo industriale del gruppo Ansaldo, Gemme passa nel settore privato per gestire il processo di privatizzazione di Ansaldo Sistemi Industriali SpA dove dà un contributo nella fase cruciale che si apre nel 2005.

Gemme in Anas

Dal 2009 al 2011 è stato membro del Consiglio di Amministrazione di ANAS. Esperto di energia e di efficienza energetica, Claudio Gemme ricopre numerose cariche nei principali enti e associazioni di settore a livello nazionale ed europeo. È stato vice presidente e CEO di Nidec ASI S.p.A, amministratore delegato di Nidec ASI Japan Corporation, managing director di Nidec ASI GmbH Germania, Presidente del Counseil de Surveillance di Nidec ASI s.a Francia, Presidente di Nidec ASI.Vei Russia, membro del Consiglio di Amministrazione di Nidec ASI RO S.r.l Romania, Presidente del Consorzio Arsenal (impianti elettrici per l’arsenale della marina militare di Taranto).

Il ruolo in Confindustria

Cludio Gemme, Cavaliere della Repubblica dal 2002, Laureato in Scienze Economiche e Politiche, siede in Confindustria come membro dell’Advisory Board, Presidente del Gruppo Tecnico Industria e Ambiente, membro del Comitato per l’implementazione della riforma e definizione dei protocolli di aggregazione (Commissione Pesenti). Fa inoltre parte del Consiglio Generale e del Consiglio di Presidenza.

Le reazioni della politica

Il nome di Gemma inizia a circolare lo scorso 28 settembre, quando sembra che il Governo abbia trovato un nome che mette tutti d’accordo: secondo fonti del Governo a suggerirlo sarebbe stato Matteo Salvini, con l’avallo del vicepremier M5s Luigi Di Maio e del ministro M5s per Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Secondo alcuni rumors, smentiti seccamente dal leader Leghisti, le cose sarebbe andate diversamente: sarebbe stato il M5S a fare pressioni sull’alleato di governo per il manager di Fincantieri.

Dall’opposizione si fa (timidamente) notare che il ruolo in Fincantieri, che il M5S vorrebbe alla guida della riscotruzione del Ponte Morandi, è a rischio di conflitto di interessi, ma il manager genovese dichiara che le sue dimissioni sono già a disposizione del gruppo, così da poter essere operativo immediatamente dopo la nomina.

Il governatore ligure Giovanni Toti, che secondo indiscrezioni avrebbe voluto Gemme candidato sindaco di Genova per il centrodestra nelle passate elezioni, lo indica come “il nome giusto” tra quelli discussi con il Premier Conte.

Le prime dichiarazioni di Claudio Gemme

“Ho letto e riletto il decreto- ha dichiarato Gemme sabato 29 settembre parlando del Decreto urgenze – ma potro’ esprimermi solo quando entrero’ pienamente nel dossier e cerchero’ di capire come realizzare al piu’ presto le attivita’ che la citta’ attende. Ma lo potro’ fare solo quando avro’ una nomina che oggi non ho”

“Bisogna vedere esattamente il progetto – spiega in una intervista sempre il 29 settembre – dobbiamo cercare di capire come sarà l’evoluzione e io non ho in questo momento dei tempi. Otto mesi mi sembrano francamente pochi”

Il manager genovese indica due proprità precise: costruire una buona squadra e (sopratutto) fare presto.

La situazione attuale

Mentre il premier Conte, tramite Facebook, fa sapere che il commissario straordinario per la riscotruzione di Genova sarà nominato “ad ore”, qualcuno avanza dubbi sul nome di Claudio Gemme. Secondo il Codacons il suo nome non rispetterebbe i dettami del codice degli appalti e potrebbe finire nel mirino dell’Anac.

Gemme d’altra parte non ha mai nascosto di conoscere i tanti ostacoli sulla sua strada, prima e dopo l’ufficializzazione della sua nomina. “Mi aspetto interferenze politiche”, aveva già chiarito nei giorni scorsi.

Continua...

ccc Italia

La semplificazione fiscale targata giallo-verde comincia il suo iter

Si tratta della prima proposta congiunta di carattere tributario tra M5S e Lega: alcuni dei 33 articoli potrebbero vedere la luce nella manovra

La proposta di legge “per la semplificazione fiscale e la riduzione degli oneri a carico dei contribuenti” ha cominciato il proprio iter in commissione Finanze della Camera. Si tratta del primo testo congiunto di Lega e Movimento 5 stelle (tra i firmatari Carla Ruocco e Raffaele Trano per i pentastellati Alberto Gusmeroli e Giulio Centemero per il Carroccio): 33 articoli in tutto per una pdl che potrebbe veder “travasare” qualche misura all’interno della manovra (qui il testo).

SEMPLIFICAZIONE FISCALE: LO SPESOMETRO ASSUME CADENZA ANNUALE

Semplificazione fiscaleCon l’articolo 1 della semplificazione fiscale si provvede all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’IVA in concomitanza con l’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato. L’articolo 2 stabilisce che lo spesometro assume cadenza annuale mentre l’articolo 3 vieta all’amministrazione finanziaria di chiedere ai contribuenti, in sede di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi, dati e informazioni già in possesso della stessa, in quanto trasmessi da soggetti terzi adempiendo ad obblighi certificativi, dichiarativi, o comunicativi, come ad esempio i dati della precompilata. Lo stesso articolo porta dal 31 ottobre al 31 dicembre il termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta regionale sulle attività produttive (per i soggetti indicati nell’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322).

L’articolo 4 della semplificazione fiscale amplia l’ambito operativo del versamento unitario con le conseguenti possibilità di compensazione, estendendone l’applicazione all’imposta sulle successioni e donazioni, all’imposta di registro, all’imposta ipotecaria, all’imposta catastale, alle tasse ipotecarie, all’imposta di bollo, ai tributi speciali e ai tributi locali (comprese le tariffe per la prestazione di servizi). È prevista l’adozione dei provvedimenti dell’Agenzia delle entrate necessari all’estensione del modello di pagamentoF24 ed è confermata la possibilità di individuare con decreto ministeriale ulteriori entrate da versare mediante il modello F24. L’articolo 5 si occupa delle proroghe tacite biennali dei contratti di locazione a canone concordato con una interpretazione autentica. Con l’articolo 6 si prevede l’adozione di provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate per la semplificazione dei modelli dichiarativi, con cadenza annuale. L’articolo successivo semplifica l’autodichiarazione del rispetto del limite di franchigia da parte del percipiente, a vario titolo, di compensi, rimborsi, premi e indennità erogati da associazioni sportive dilettantistiche.

SEMPLIFICAZIONE FISCALE: IL VERSAMENTO DELL’ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF POTREBBE ESSERE EFFETTUATO DAI SOSTITUTI D’IMPOSTA

Con l’articolo 8 è introdotto un regime alternativo al rilascio delle dichiarazioni d’intento relative all’IVA, volto a semplificare gli adempimenti degli operatori. La semplificazione fiscale, inoltre, prevede che l’intento di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’imposta debba risultare da un’apposita dichiarazione trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrata anche cumulativamente per più operazioni. In una prospettiva di semplificazione, l’articolo 9 stabilisce che il versamento dell’addizionale comunale all’IRPEF sia effettuato dai sostituti d’imposta cumulativamente per tutti i comuni di riferimento. Semplificazione fiscale

LA COMPENSAZIONE FISCALE DEGLI ONERI REGOLATORI, INFORMATIVI E AMMINISTRATIVI ANCHE AGLI ATTI NORMATIVI IN MATERIA TRIBUTARIA, CREDITIZIA E DI GIOCHI PUBBLICI

L’articolo 10, per una migliore attuazione dei princìpi sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212 del 2000), ne modifica l’articolo 6 prevedendo che l’amministrazione finanziaria sia tenuta a diffondere gli applicativi informatici, i modelli, le istruzioni e in genere gli strumenti necessari ad assolvere correttamente gli adempimenti richiesti ai contribuenti con congruo anticipo. Viene inoltre richiamata l’esimente che ricorre in caso di inadempimento non imputabile al contribuente e si introduce il contraddittorio tra il contribuente e l’ufficio finanziario come fase endoprocedimentale obbligatoria in tutti i procedimenti di controllo fiscale. Si prevede poi che anche agli atti normativi in materia tributaria, creditizia e di giochi pubblici, oggi esclusi, si applichino le disposizioni riguardanti la compensazione degli oneri regolatori, informativi e amministrativi.

OBBLIGO DI STAMPA CARTACEA SOLTANTO ALL’ATTO DEL CONTROLLO E SU RICHIESTA DELL’ORGANO PROCEDENTE

L’articolo 13, come già previsto per i regolamenti e le delibere ai fini dell’IMU e della T ASI, stabilisce anche per le delibezioni in materia di TARI che l’efficacia decorra dalla pubblicazione nel sito internet del Ministero dell’economia. L’obbligo di stampa cartacea soltanto all’atto del controllo e su richiesta dell’organo procedente, viene esteso dal-l’articolo 14 a tutti i registri contabili tenuti in via meccanizzata o elettronica. L’articolo 15 mitiga il trattamento sanzionatorio nel primo anno di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica delle operazioni relative all’IVA, mentre in una prospettiva di alleggerimento della mole dei dati presenti nell’anagrafe tributaria, l’articolo 16 dispone l’eliminazione dei dati e delle informazioni che, per la vetustà, si presumono irrilevanti per le attività d’istituto. Posta la fisiologica posizione creditoria relativa all’IVA dei soggetti tenuti all’applicazione del regime della scissione dei pagamenti (split payment ),

SI INTRODUCE L’IMPOSTA SUL REDDITO PROFESSIONALE

E ancora: in alternativa al rimedio del rimborso dell’IVA in via prioritaria nell’ambito dello split payment, un meccanismo simile al plafond utilizzato dagli esportatori abituali, così da evitare l’addebito dell’IVA da parte dei fornitori, fino a concorrenza dell’importo delle operazioni attive rientranti nell’ambito di applicazione della disciplina di tale regime. Si introducono limiti alla pignorabilità delle somme e dei crediti dovuti a qualsiasi titolo per l’attività svolta dalla persona fisica nell’esercizio della propria impresa, arte o professione, uniformando la disciplina a quanto già previsto per i lavoratori dipendenti. Si introduce l’imposta sul reddito professionale, similmente a quanto previsto per l’imposta sul reddito d’impresa, al fine di incentivare il reinvestimento dei proventi nell’attività, con tassazione separata e aliquota del 24 per cento. Il successivo articolo 24 riguarda il re- gime agevolativo per lo stabilimento dei lavoratori provenienti dall’estero in Italia eliminando le barriere all’entrata, in modo tale da indurre sempre più lavoratori a trasferirsi in Italia e a godere del regime agevolativo dal primo mese di residenza anagrafica e comunque per almeno due periodi d’imposta. Con l’articolo 25, si prevede di agevolare, per un quadriennio, le nuove iniziative imprenditoriali, che devono essere sostenute proprio nel momento più difficile dell’avvio, e favorire l’ampliamento di attività esistenti: l’agevolazione è destinata a operare nei comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti.

AL 5 PER CENTO L’IVA PER I BENI E I SERVIZI ESSENZIALI ALL’ALIMENTAZIONE, ASSISTENZA E CURA DEI BAMBINI FINO A 3 ANNI, DEI DISABILI, DEGLI ANZIANI

Infine, l’articolo 30 provvede alla copertura degli oneri finanziari, determinati in 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019 mentre il capo IV, nel quadro dei livelli essenziali di assistenza è volto a ridurre al 5 per cento l’aliquota dell’IVA per i beni e i servizi essenziali all’alimentazione, assistenza e cura dei bambini fino a 3 anni, dei disabili, degli anziani e in generale delle persone non autosufficienti. Prevede, inoltre, una riduzione delle rette praticate a carico dell’utente dalle strutture di assistenza in misura corrispondente al risparmio derivante in loro favore dall’agevolazione fiscale.

Continua...

ccc Italia

Di Maio fa entrare l’Italia nell’era della blockchain

Il ministro dello Sviluppo economico:“L’Italia  era inspiegabilmente rimasta fuori dall’accordo Ue, almeno fino ad oggi. Nella Legge di bilancio sarà istituito un fondo sull’intelligenza artificiale, la blockchain e l’Internet delle cose”

Ad aprile, l’Italia era stata una delle grandi escluse dell’accordo di partenariato europeo sulla blockchain, probabilmente anche per la concomitanza con le elezioni nazionali. Uno strumento di cooperazione tra gli Stati membri per scambiare esperienze e competenze in campo tecnico e normativo e preparare il lancio di applicazioni su scala europea in tutto il mercato unico digitale, a vantaggio dei settori pubblico e privato. A distanza di quasi sei mesi il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha voltato pagine e siglato l’adesione dell’Italia alla Blockchain Partnership.

DI MAIO: L’ITALIA NE ERA INSPIEGABILMENTE RIMASTA FUORI, ALMENO FINO AD OGGI

L’Europa deve giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo delle tecnologie blockchain. Ventuno paesi dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Norvegia) hanno già sottoscritto gli impegni della cosiddetta ‘European Blockchain Partnership‘ in occasione del Digital Day 2. In un secondo momento si sono uniti Grecia, Romania, Danimarca e Cipro – ha ricordato Di Maio -. L’Italia ne era inspiegabilmente rimasta fuori, almeno fino ad oggi. Lo scopo principale della collaborazione tra gli Stati membri sarà lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo, soprattutto al fine di promuovere la fiducia degli utenti e la protezione dei dati personali, aiutare a creare nuove opportunità di business e stabilire nuove aree di leadership dell’Ue a beneficio dei cittadini, dei servizi pubblici e delle aziende. A livello regolamentare si tenderà alla creazione di un ambiente flessibile, che rispetti le leggi dell’Unione Europea attraverso chiari modelli amministrativi”.

LA UE HA INVESTITO 80 MILIONI DI EURO IN PROGETTI LEGATI AL BLOCKCHAIN E CIRCA 300 MILIONI DI EURO SONO PREVISTI PER LO SVILUPPO DELLA TECNOLOGIA ENTRO IL 2020

Ad oggi la Commissione europea ha investito oltre 80 milioni di euro in progetti legati al Blockchain e circa 300 milioni di euro sono previsti per lo sviluppo della tecnologia entro il 2020, ha sottolineato il ministro: “A Febbraio di quest’anno la Commissione ha lanciato inoltre il ‘Blockchain Observatory and Forum‘, che rappresenta uno degli archivi più completi sulla blockchain a livello globale. La tecnologia blockchain sta già entrando nella vita quotidiana di cittadini e imprese, solo per citare alcuni esempi, nella gestione dello scambio di energia, della logistica, la tutela dei dati

I primi effetti della nuova partnership sulla blockchain non hanno tardato ad arrivare. Nella Legge di bilancio sarà istituito “un fondo sull’intelligenza artificiale, la blockchain, l’Internet delle cose”, ha sottolineato prima di tutto Di Maio, parlando a un convegno sul 5G alla Camera. Mentre il dicastero da lui guidato ha pubblicato un avviso pubblico per la manifestazione di interesse per la selezione di 30 componenti del gruppo di esperti di alto livello per l’elaborazione della strategia nazionale sulle tecnologie basate su registri distribuiti e blockchain. Le manifestazioni di interesse dovranno essere presentate entro le ore 24.00 del 28 ottobre 2018. Il MiSE, si è ribadito ancora, ritiene una priorità fondamentale per il nostro Paese “conoscere, approfondire e affrontare il tema delle Distributed Ledger Technologies (DLT) e della blockchain, nonché aumentare gli investimenti pubblici e privati in tale direzione e nelle tecnologie strettamente connesse alle stesse, come già espresso nelle linee programmatiche presentate dal Ministro”. Dopo l’adesione dell’Italia alla partnership europea, e prendendo le mosse dalle iniziative dell’Unione, infatti, il prossimo passo del MISE – come già avvenuto per l’Intelligenza artificiale, i cui termini per la presentazione di candidature scadono il prossimo 15 ottobre – è l’adozione di una Strategia Nazionale per le DLT e la blockchain, da elaborare avvalendosi di un gruppo di esperti che approfondisca policy e strumenti sui diversi temi connessi allo sviluppo delle stesse, soffermandosi in particolare su obiettivi ben precisi. Tali obiettivi sono individuare iniziative private già esistenti a livello nazionale, monitorarle e analizzarne gli sviluppi e le ricadute socio-economiche; individuare use case relativi all’utilizzo delle DLT nel settore pubblico al fine di promuoverne la diffusione; individuare buone prassi sviluppatesi sulle tecnologie in parola elaborando strumenti per diffonderne l’applicazione; approfondire le condizioni necessarie per promuovere la ricerca, lo sviluppo, l’impiego, l’adozione ed il mantenimento del carattere decentralizzato delle DLT e in particolare della Blockchain in modo da incrementarne e accelerarne la diffusione nei servizi pubblici e privati; elaborare gli strumenti necessari per creare e favorire le condizioni economiche, politiche e regolatorie affinché cittadini e imprese, in particolare PMI e start-up, possano beneficiare del potenziale rappresentato dalle funzionalità di queste tecnologie; elaborare strumenti tecnici e normativi volti a diffondere l’applicazione degli smart contract. Per assicurare un approccio organico e trasversale al tema della Blockchain, il gruppo, presieduto dal Ministro o suo delegato, sarà composto da 10 membri esponenti del mondo imprenditoriale o delle associazioni di categoria di riferimento che operano in ambito di DLT e Blockchain; 10 esponenti di organismi e centri di ricerca, della pubblica amministrazione, del mondo accademico o think-tank; 10 esponenti delle organizzazioni sindacali, del terzo settore, dei consumatori e, in generale, della società civile; rappresentanti del MiSE. Per assicurare trasparenza e poter beneficiare della massima condivisione e del contributo dell’intera comunità di interesse, la Strategia Nazionale Blockchain, una volta elaborata, sarà poi sottoposta a consultazione pubblica. I soggetti interessati a presentare la propria candidatura possono consultare l’avviso per la manifestazione di interesse.

IL SOTTOSEGRETARIO TOFALO: IL DOMINIO CIBERNETICO HA PERÒ UNA SUA FISICITÀ E LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN PUÒ AVERE INFINITE APPLICAZIONI

Soddisfatto, naturalmente, il mondo politico. Per il Sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo la dichiarazione firmata tra il ministro Di Maio e il Commissario europeo per l’economia e la societa’ digitali, Marija Gabriel “è una data importante perché l’Italia entra nel blocco della ‘European blockchain partnership’. Sono consapevole della difficoltà nel percepirne l’importanza, questo accade spesso quando si parla di virtuale – ha evidenziato Tofalo -. Il dominio cibernetico ha però una sua fisicità e la tecnologia blockchain può avere infinite applicazioni su dati, informazioni, banche e finanza, sanità e cyber security. Il potenziamento di questa tecnologia sarà un ulteriore volano per lo sviluppo del Paese e contribuirà anche alla Sicurezza Nazionale che rappresenta il cuore pulsante della democrazia, un bene comune da tutelare per difendere con forza la nostra sovranità ed il nostro posizionamento sullo scacchiere internazionale. La tecnologia blockchain troverà di sicuro possibili applicazioni anche in ambito Intelligence”. Sulla stessa linea Luca Carabetta e Andrea Vallascas, rispettivamente vicepresidente e capogruppo della Commissione Attività produttive alla Camera dei Deputati: “Lo sviluppo della tecnologia blockchain sarà un ulteriore volano per lo sviluppo di questo Paese. Per questo siamo assolutamente concordi con quanto affermato dal ministro Luigi Di Maio: la firma della partnership europea sulla blockchain rappresenta un primo importante passo verso il futuro, visto che nei prossimi anni ci saranno grandi investimenti a livello europeo in blockchain e in altre tecnologie disruptive, come l’internet delle cose – hanno ammesso Carabetta e Vallascas -. Queste tecnologie entreranno nelle case di tutti i cittadini italiani. In questo senso, la visione di questo Governo è chiara: l’Italia sarà in prima fila durante questa fase di rivoluzione tecnologica che sta investendo il continente. Fondamentale sarà la creazione del fondo per l’intelligenza artificiale, la blockchain e l’internet delle cose, che ci consentirà di supportare lo sviluppo di strumenti tecnologici che si riveleranno strategici in diversi settori, a partire dalla tutela del made in Italy”, concludono i deputati M5S.

ANITEC-ASSINFORM,: BENE ADESIONE. ADESSO CI ASPETTIAMO CHE GIÀ DALLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO IL GOVERNO METTA RISORSE RILEVANTI

Soddisfatti anche gli addetti ai lavori. “E’ una notizia importante l’adesione del nostro paese alla Blockchain Partnership. Nel 2017 il mercato globale enterprise di soluzioni e applicazioni basate su Blockchain ha raggiunto quasi 1 miliardo di dollari, raddoppiando il valore rispetto al 2016. Le previsioni nel prossimo triennio sono di ulteriore crescita con un tasso medio annuo dell’80%”, ha sottolineato Anitec-Assinform, l’Associazione Italiana per l’Information and Communication Technology. “E’ una grande opportunità su cui è importante un coordinamento europeo sia per incrementare gli investimenti in tecnologia sia per armonizzare eventuali regole a tutela dei consumatori, creare fiducia e far crescere il settore. Il nostro paese e le nostre imprese sono spesso una eccellenza sui temi dell’innovazione ma non possiamo e non dobbiamo fare da soli, per questo un coordinamento con gli altri paesi europei è essenziale – ha affermato Marco Gay, presidente dell’Associazione -. Adesso ci aspettiamo che – già dalla prossima legge di bilancio – il Governo metta risorse rilevanti per fare aumentare ancora ricerca e sviluppo, startup e investimenti innovativi nelle imprese, anche per ridare passo ai programmi di digitalizzazione della pubblica amministrazione”.

Continua...

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore