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Che cosa ha detto Ruini su Salvini e non solo

I Graffi di Damato

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Sciogliere le Camere non è nei pensieri di Mattarella

Il capo dello Stato è preoccupato, irritato e deluso dopo il suo primo giro di consultazioni, ed anche in vista del secondo. I graffi di Francesco Damato

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Perché è emblematica la faccia felice di Roberto Fico accolto al Quirinale

Ecco quali sono i subbugli a 5 Stelle fra Grillo, Fico, Casaleggio e Di Maio in vista di un governo rosso-giallo. I Graffi di Damato

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Cosa sta succedendo dopo gli scazzi fra Conte e Salvini e le dimissioni del premier

Il punto del notista politica Francesco Damato

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Vi racconto tutti gli effetti della crisi di Governo

I graffi di Damato sulla crisi di Governo, il Movimento 5 Stelle e altro

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Crisi di Governo, quali le future mosse di Mattarella tra Lega, M5S e Pd?

I graffi di Damato su come potrebbe muoversi Sergio Mattarella tra Lega, M5S e Pd

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Governo: il calendario parlamentare della crisi

Tutte le date da segnare sul calendario per la crisi di Governo (ed il taglio dei parlamentari)

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Perchè Mattarella boccia le acrobazie di nuova amicizia tra Renzi e Grillo

I graffi di Damato

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Come Mattarella guarda alla crisi del Governo (a distanza)

I graffi di Damato

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Autonomia differenziate, tutte le differenze di pensiero tra Giorgetti e Salvini

I graffi di Damato

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Tutti i danni procurati dalla “capitana” Carola Rachete

La capitana Carola ha soccorso in mare dei naufraghi per sottrarli al ritorno nell’inferno libico e li ha resi ostaggi della sua personalissima e curiosa guerra contro le regole, gli interessi, la linea del legittimo governo dell’Italia. I graffi di Damato

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Sindacati, striscioni e mini-bot: cosa accade nel Governo?

I graffi di Francesco Damato

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Europee 2019: ecco chi ha dominato tv, stampa e social

Europee 2019: Salvini il leader assoluto nei media, Di Maio e Berlusconi concentrati su politica ed economia, Zingaretti più attento al rilancio del centrosinistra

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La sterile polemica sulla foto del pregiudicato che ha ucciso il carabiniere

I graffi di Damato sulla polemica intorno alla decisione di Matteo Salvini di mettere in rete, col suo telefonino, la foto del pregiudicato catturato dopo avere ucciso nella piazza principale di un paese in provincia di Foggia, Cagnano Varano

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Caso Diciotti-Salvini, come funziona la piattaforma Rousseau?

Piccola guida alla piattaforma Rousseau su cui gli iscritti M5S sono chiamati a esprimersi sulla richiesta di immunità per Matteo Salvini in relazione al caso della nave Diciotti

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Sea Watch. Salvini per la prima volta è isolato

I Graddi di Francesco Damato. Sulla questione della Sea Watch, e più in generale sul decreto sicurezza, Salvini sembra (per la prima volta dalla nascita del governo) isolato.

Abituato a sfidare, e spesso anche a vincere, nelle sue vesti di vice presidente del Consiglio e di ministro dell’Interno, il leader leghista Matteo Salvini sta vivendo l’esperienza per lui inedita dello sfidato, se non addirittura dell’assediato. E ciò sia all’interno del governo, sia all’esterno.

All’interno del governo l’omologo grillino Luigi Di Maio ha spiazzato e mandato su tutte le furie Salvini proponendo l’accoglienza in Italia delle donne e dei bambini bloccati da circa due settimane in mare sulla nave Sea Watch. E lasciando il resto dei profughi a disposizione di chi vorrà prendersi a carico gli uomini. Il che provocherebbe, peraltro, la separazione di nuclei familiari destinati poi a ricomporsi, probabilmente in Italia, dove la linea dura contro gli immigrati comincia a subire colpi, forse per gli eccessi compiuti da Salvini in parole e opere.

Si arriva così al secondo fronte dello scontro e delle sfide che per una volta il leader leghista deve ricevere e non dare: il fronte dei sindaci. Che, a dispetto di certe apparenze favorevoli al Viminale per il numero “esiguo” -si dice da quelle parti- dei primi cittadini in sostanziale rivolta contro l’applicazione della recente legge su sicurezza e immigrati, è fluttuante e insidioso. Se i sindaci e, più in generale, gli amministratori leghisti sinora sembrano solidali con il leader del loro partito, quelli di centrodestra – che pure rimane l’area elettorale del Carroccio- vacillano. Non parliamo poi delle convergenze fra la dissidenza amministrativa e i vescovi.

E’ accaduto anche ad altri governi e vertici di partito scontrarsi con i sindaci, una volta liquidati -per esempio- come “cacicchi” da un insofferente, al solito, Massimo D’Alema ancora forte. Ma non era mai accaduto che su una materia così delicata come la sicurezza un sindaco sfidasse il ministro in qualche modo sorvegliante, che è quello dell’Interno, a sostituirlo per poter impugnare l’atto davanti alla magistratura e chiedere a quest’ultima, che non ne vede forse l’ora, di trasferire la vertenza alla Corte Costituzionale. E’ ciò che ha fatto in diretta televisiva, su Rai 2, da Palermo Leoluca Orlando dopo avere definito “camomilla” una circolare emessa dal Viminale per cercare di mitigare, nell’applicazione, le norme della legge di sicurezza ostative, e perciò contestate dal sindaco siciliano, in materia di iscrizione all’anagrafe, con tutti gli effetti relativi, degli immigrati persino provvisti di permesso di soggiorno.

Leoluca Orlando, che nella sua attività amministrativa, fra le più lunghe in Italia, ha dato filo da torcere a fior di politici e magistrati, da Giulio Andreotti a Giovanni Falcone, ha portato la sfida a Salvini anche all’insolito livello, diciamo così, disciplinare e interdittivo. In particolare, egli ha chiesto alla Segreteria Generale del Palazzo delle Aquile di valutare provvedimenti a carico di un giornalista dell’ufficio stampa del Comune che aveva scambiato un post su facebook col ministro dell’Interno.

La situazione diventa per il ministro e, più in generale, per il governo ancora più difficile alla luce dei cambiamenti intervenuti a livello politico e mediatico con il ritorno, a livello nazionale, al sistema elettorale proporzionale. Che ha restituito la formazione del governo pienamente alla democrazia, diciamo così indiretta, quella delle trattative fra i partiti dopo le elezioni, lasciando l’autorevolezza e la stabilità degli organi prodotti dalla democrazia diretta solo alle amministrazioni locali e ai loro capi, sindaci dei Comuni o governatori delle Regioni che siano.

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