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Quota 100 e reddito, nel governo nessuno sa quando partiranno

Su quota 100 e reddito di cittadinanza, sia Giuseppe Conte sia il vice Luigi Di Maio e pure Giovanni Tria provano a fare chiarezza sui due provvedimenti prioritari nella manovra

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Responsabilità delle strutture sanitarie: urgenti le linee guida del Ministero

La legge sulle responsabilità delle strutture sanitarie, meglio nota come Legge Gelli-Bianco, ha ormai 18 mesi di vita e ad un evento della Fondazione Santa Lucia tenutosi oggi a Roma, sono emerse le criticità dell’applicazione di questa legge al delicatissimo settore della neuroriabilitazione.

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Che cosa si mormora nei giornali sulla Manovra gialloverde. Il caso del Foglio

I Graffi di Damato

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Genova: se le cause del crollo non sono gli stralli. Da Aspi ricorso ma senza sospensiva

Intanto è stato consegnata alla procura da parte del commissario alla ricostruzione Bucci, l’istanza di dissequestro necessaria per l’avvio dei lavori di abbattimento dei due tronconi rimasti in piedi del Ponte Morandi. Nel cda di oggi Aspi proporrà il ricorso contro il decreto Genova ma senza chiedere la sospensiva: “Priorità alla città”

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Perchè sono a rischio le carte “cashback”

È alle battute finali l’istruttoria dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su Lyoness Italia, shopping community che conta circa 1 milione e mezzo di consumatori, basata sul business model del “cashback”.

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Il Fatto Quotidiano, il Quirinale e Di Maio. Fatti e precisazioni

I Graffi di Damato

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Ponte Morandi: ecco chi vuole che a ricostruirlo sia Autostrade

A lanciarla facendo proseliti Grazia Torrielli, che vende surgelati a Certosa. Perché Autostrade per il viadotto: “Lo sanno fare e fino a qui sono stati gli unici a dare una mano a Genova”.

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Genova. Ecco come artigiani e commercianti della “zona arancione” si preparano a ripartire

Imprese, commercianti e artigiani della zona Arancione di Genova si preparano a ripartire.

Le attività commerciali che si trovano nella zona adiacente la zona Rossa stanno subendo i maggiori disagi commerciali a causa della nuova viabilità, per effetto della chiusura delle strade di collegamento fra l’area a monte e a valle del Ponte.

Nonostante la riapertura di alcune di queste strade, la situazione non si risolverà nelle prossime settimane e per questo Autostrade per l’Italia ha deciso di erogare una seconda tranche di contributi economici a copertura e ristoro dei danni subiti fino alla data del 15 febbraio 2019, con l’obiettivo di dare un aiuto concreto e in tempi rapidi al superamento delle difficoltà.

Attraverso tre giorni di colloqui e incontri, tenutisi presso la scuola Caffaro di via Gaz, i funzionari di Autostrade per l’Italia hanno ascoltato con grande attenzione imprenditori, commercianti e artigiani per determinare l’entità di ogni singolo contributo erogato,343 in totale, prendendo come base le auto-dichiarazioni fornite dagli interessati e andando a coprire interamente le perdite registrate a seguito del crollo.

“Le somme erogate non solo coprono le perdite registrate ad oggi, ma anticipano i mancati guadagni delle imprese locali fino al prossimo 15 febbraio 2019, tenendo conto dell’andamento delle vendite nel periodo natalizio e senza considerare i progressivi miglioramenti di traffico che si verificheranno grazie agli interventi sulla viabilità della zona.

Il 100% delle richieste presentate sono state accolte e la totalità dei contributi sarà versata entro venerdì 23 novembre. Già da lunedì 26 saremo nuovamente presenti in via Gaz per proseguire questa attività di supporto incontrando altre imprese (ne prevediamo circa un centinaio) ed in ogni caso non ce ne andremo finché non avremo incontrato ed aiutato tutti i titolari” ha dichiarato Massimo Iossa, dirigente di Autostrade per l’Italia e responsabile dell’attività di supporto alle imprese.

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Termovalorizzatori vintage? Ecco la cartina in Europa

Termovalorizzatori una tecnologia vintage come dice il vice premier Luigi Di Maio? Dati alla mano, non è proprio così visto che molti paesi europei utilizzano questa tecnologia che consente di “valorizzare” a livello energetico i rifiuti.

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La Ue stringe le maglie dell’export di armi

Sanzioni per chi non rispetta le regole comuni. L’Italia rappresenta il 2,5% del mercato mondiale delle armi con un giro d’affari di 10,9 miliardi di euro nel 2017

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Tutte le reazioni alla cacciata di Battiston dalla guida dell’Asi

Chi gioisce e chi lamenta il siluramento di Roberto Battiston da presidente dell’Agenzia spaziale italiana

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Ecco perché l’Italia può recuperare l’Ici dalla Chiesa

Secondo le stime dell’Anci la cifra si aggirerebbe attorno ai 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

Lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa. Lo hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 sulla base delle quali veniva sancita “l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative” nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto, infatti, che tali circostanze costituiscano solo “difficoltà interne” dell’Italia.

COME NASCE LA DECISIONE

Con decisione del 19 dicembre 2012, la Commissione ha dichiarato che l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (“ICI”) concessa dall’Italia agli enti non commerciali (come gli istituti scolastici o religiosi) che svolgevano, negli immobili in loro possesso, determinate attività (quali le attività scolastiche o alberghiere) costituiva un aiuto di Stato illegale. La Commissione non ne ha tuttavia ordinato il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile. E ha affermato, che l’esenzione fiscale prevista dal nuovo regime italiano dell’imposta municipale unica (Imu), applicabile in Italia dal 1° gennaio 2012, non costituiva un aiuto di Stato. L’istituto d’insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori e Pietro Ferracci, proprietario di un “bed & breakfast”, avevano chiesto al Tribunale dell’Unione europea di annullare tale decisione lamentando, in particolare, una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali. Bruxelles, dal canto suo, ha obiettato che né la Scuola Montessori né Ferracci soddisfacevano le condizioni per rivolgersi ai giudici dell’Unione, previste dall’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Tanto che, con sentenze del 15 settembre 2016, il Tribunale aveva dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li aveva respinti in quanto infondati.

LA SENTENZA DI OGGI

Da qui nascono le impugnazioni della Scuola Montessori e della Commissione Ue. Con la sentenza di oggi, la Corte di giustizia ha di fatto esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità – sulla base dell’articolo 263, quarto comma, terza parte di frase, TFUE – dei ricorsi diretti proposti dai beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro la decisione dell’esecutivo Ue e dell’aiuto di Stato. Sul merito della causa, la Corte ha ricordato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale “è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità”. Ma che è altrettanto vero però che la Commissione “non può imporre il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto dell’Unione”, come quello secondo cui “ad impossibilia nemo tenetur” (“nessuno è tenuto all’impossibile”). Tuttavia, la Corte ha sottolineato che un recupero di aiuti illegali può essere considerato, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare unicamente quando la Commissione accerti, dopo un esame minuzioso, che sono soddisfatte due condizioni, vale a dire, da un lato, l’esistenza delle difficoltà addotte dallo Stato membro interessato e, dall’altro, l’assenza di modalità alternative di recupero. Nel caso di specie, quindi, la Commissione non poteva riscontrare l’impossibilità assoluta di recuperare gli aiuti illegali limitandosi a rilevare che era impossibile ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti attraverso le banche dati catastali e fiscali italiane, ma avrebbe dovuto anche esaminare se esistessero modalità alternative che ne consentissero un recupero, anche solo parziale. In mancanza di un’analisi siffatta, la Commissione non ha dimostrato l’impossibilità assoluta di recupero dell’ICI. Per tale ragione, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale nella parte in cui convalidava la decisione della Commissione di non ordinare il recupero dell’aiuto illegale concesso con l’esenzione dall’ICI e annulla, di conseguenza, la decisione della Commissione. La Corte ritiene, inoltre, che il Tribunale non abbia commesso errori di diritto dichiarando che l’esenzione dall’IMU, che non si estendeva ai servizi didattici forniti dietro remunerazione, non si applicava ad attività economiche e non poteva pertanto essere considerata un aiuto di Stato. A tale riguardo, la Corte richiama la propria giurisprudenza secondo cui le esenzioni fiscali in materia immobiliare possono costituire aiuti di Stato vietati se e nei limiti in cui le attività svolte nei locali in questione siano attività economiche.

LE STIME PARLANO DI 4-5 MILIARDI DA RECUPERARE

Nel 2010 anche l’Antitrust dell’Unione aveva aperto un’indagine a seguito di una serie di denunce, tra cui quella presentata dalla scuola Montessori. Affermando che il sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato, in quanto conferiva di fatto un vantaggio selettivo alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa. Nel 2012, il governo Monti decise di abbandonare l’Ici per l’Imu introducendo esenzioni per gli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche. In quell’occasione, la Commissione europea riconobbe all’Italia le ragioni sulla “assoluta impossibilità” di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell’Anci, sarebbe stato pari a circa 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

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Rinnovabili. Le reazioni al Decreto FER

Secondo ANIE Rinnovabili si tratta di un testo migliorato che però necessita ancora di interventi su idroelettrico e clausola di salvaguardia tecnologica nei registri

Prolungamento temporale delle procedure d’asta e incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A (eolico e fotovoltaico) e B (idroelettrico, geotermoelettrico, gas residuati da processi di depurazione e impianti a gas di discarica) per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Limitazioni al contingente di potenza del comparto idroelettrico a 190 MW rispetto ai 375 della bozza dello scorso febbraio. Incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico. Sono alcune delle novità della nuova bozza di DM FER 2018-2020 in corso di valutazione.

PER ANIE RINNOVABILI LA NUOVA BOZZA DEL DM È MIGLIORATA MA SONO ANCORA NECESSARI ALCUNI INTERVENTI

Positivi i primi commenti sulle modifiche apportate nella nuova bozza del DM FER “secondo quanto si apprende da testi pubblicati dalla stampa di settore sia per il prolungamento temporale delle procedure sia per l’incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A e B per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Attenzione però che, fatta eccezione per alcune tipologie, gli impianti che saranno commissionati presumibilmente dopo il 31 dicembre 2020 potrebbero non beneficiare del principio della priorità di dispacciamento in virtù del futuro regolamento europeo del market design incluso nel Clean Energy Package”, avverte l’associazione.

PINORI (ANIE): LE TEMPISTICHE SI STANNO ESTENDENDO ECCESSIVAMENTE E NON C’È ANCORA NESSUNA BOZZA DEL SECONDO DECRETO PER LE FER INNOVATIVE

Secondo il Presidente, Alberto Pinori, “le tempistiche si stanno estendendo eccessivamente visti i passaggi presso l’Autorità per l’Energia e la Conferenza Stato Regioni e soprattutto presso la Commissione Europea, cui la bozza di DM sarà sottoposta. C’è il rischio che la prima procedura possa slittare ulteriormente. Siamo inoltre perplessi per il fatto che non vi è ancora alcuna bozza del secondo decreto ministeriale per lo sviluppo delle FER Innovative”.

NESSUN PASSO AVANTI SUL COMPARTO IDROELETTRICO SECONDO ANIE

ANIE Rinnovabili considera, inoltre, che “non si siano fatti passi avanti sul comparto idroelettrico per il quale da un lato si limita il contingente di potenza che tra registri e aste cuba 190 MW (nella bozza dello scorso febbraio i MW erano 375, cioè -50%) e dall’altro limita le tipologie di impianto solo a quelle previste dall’art. 4 comma 3 lettere i e ii del DM 23.6.2016 (nella bozza dello scorso febbraio le tipologie di impianto erano anche quelle delle lettere iii e iv e anche quelle dell’art. 3 comma 5 lettera c) punto 2). Si accoglie favorevolmente il chiarimento che gli impianti idroelettrici costruiti su acquedotti siano ad acqua fluente, ma occorre annoverare tra gli impianti ad acqua fluente anche quelli realizzati su canali irrigui o a DMV per i quali il produttore di energia non dispone della autonoma possibilità di utilizzo della risorsa oggetto della concessione e della piena autonomia di modulazione del volume d’acqua utile ai fini della produzione di energia elettrica”.

BENE PER ANIE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA TECNOLOGICA INTRODOTTA PER LE ASTE

L’Associazione è “soddisfatta anche per l’introduzione della clausola di salvaguardia tecnologica all’interno dei gruppi A e B introdotta dal nuovo art. 20 per le aste, ma non comprende il motivo per il quale non possa essere adottata anche per i registri, dato che per questi ultimi la tariffa incentivante base della singola tecnologia differisce maggiormente rispetto a quella prevista nelle aste; a titolo esemplificativo nel gruppo A delle aste eolico e fotovoltaico partono entrambi da una tariffa base di 70 €/MWh, mentre nel medesimo gruppo A dei registri l’eolico parte da una tariffa base di 150 o di 90 €/MWh contro una tariffa del fotovoltaico pari a 110 o a 90 €/MWh. Si ritiene indispensabile che tale clausola di salvaguardia tecnologia sia introdotta anche per i registri”.

ANIE SODDISFATTA DELL’INCREMENTO DELLA DECURTAZIONE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE DAL 10% AL 20% PER GLI IMPIANTI CHE UTILIZZANO COMPONENTI RIGENERATE NEL COMPARTO EOLICO

Da ultimo ANIE Rinnovabili “apprezza l’incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico, ma confida che l’incremento della tariffa incentivante del 7% (da 140 a 150 €/MWh) vada a compensare l’incremento di decurtazione e quindi la decurtazione dev’essere ragionevolmente incrementata e non inferiore al 30%”.

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Come si è concluso il caso Consip

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Tap. Le vere motivazioni del dietrofront del M5S

Tap si farà, i 5 Stelle deludono l’elettorato. Annarita Digiorgio smonta le motivazioni addotte da Di Maio e colleghi pentastellati

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Oltre le paturnie di Di Maio, qualche verità su pace fiscale e condoni

In Italia si condona, ma non si affronta il vero problema: non si abbassano mai le tasse. L’articolo di Roberto Penna per Atlantico Quotidiano

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