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Radio Radicale, il direttore Falconio: il governo accolga la richiesta dell’Agcom

L’Authority ha chiesto di non interrompere un “servizio di interesse generale”. Intanto nel M5S si apre una breccia con Di Nicola che invita a prorogare la convenzione 

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Fake news e Par condicio, le mosse dell’Agcom in vista delle elezioni

Nei primi due mesi dell’anno cresce la disinformazione online  anche su temi europei. Intanto l’Agcom cerca di correre ai ripari con attività di formazione e con appelli a una nuova “cassetta degli attrezzi”. E per la Par condicio arriva il numero verde

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Giochi: ecco il parere di Agcom su sponsor squadre di calcio

Policy Maker pubblica il testo integrale del parere del presidente di Agcom alle richieste della Lega Calcio su estensione divieto pubblicità sui giochi sulle maglie  dei calciatori professionisti

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ccc Italia

L’Agcom verso le elezioni europee: aggiornare par condicio ai social

L’Agcom ribadisce l’assenza di norme che regolino la par condicio online e chiede l’intervento del Governo in vista delle elezioni europee di maggio

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Agcom, crescono linee ultraveloci e Iliad conquista il 2,2% del mercato mobile

Dall’Osservatorio sulle Comunicazioni emerge che le linee ultrabroadband rappresentano oltre il 41% del totale di rete fissa. Nei primi tre mesi di attività Iliad conquista il 2,2% del mercato mobile

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ccc Italia

Migliorata la velocità delle connessioni mobili in 26 città su 40

Sul sito del progetto Misura Internet Mobile i risultati comparativi dei principali operatori

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L’AgCom chiede al mercato di valutare lo scorporo di rete Tim

La consultazione pubblica, che riguarda l’intera delibera dell’Autorità, “durerà 45 giorni a partire dalla data di pubblicazione del provvedimento”

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ccc Italia

Agcom apre la consultazione sulle linee guida di divieto alla pubblicità nei giochi

Si tratta, in sostanza, di un questionario “da sottoporre ai soggetti interessati” per valutare quanto previsto dal decreto dignità per divieto di pubblicità dei giochi 

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Agcom: Al via collaborazione Ue-Israele nella regolazione delle Tlc

L’Authority italiana é capofila del progetto di gemellaggio che avrà una durata di 21 mesi, e ha come obiettivo quello di rafforzare la capacità regolatoria del ministero delle Comunicazioni israeliano al fine di garantire una concorrenza equa ed efficace dei mercati al dettaglio e all’ingrosso del Paese

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5g, partita calda tra gli operatori tlc per le assegnazioni delle frequenze

Il settore delle Tlc continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica per diverse vicende che interessano gli operatori. Mentre Tim si trova ad affrontare la delicata partita del “ribaltone” al vertice e delle schermaglie tra gli americani di Elliott e i francesi di Vivendi, tutti sono coinvolti nel processo di avvicinamento al 5G.

L’ASSEGNAZIONE DELLE MULTIBANDA

Un tema che solleva diverse polemiche è l’assegnazione delle frequenze multibanda, appunto, per lo sviluppo del 5G. Conclusa l’asta per l’aggiudicazione della banda 3,6-3,8 con un esborso record da parte dei big di settore (6,5 miliardi), il dibattito si è anche rivolto ad un altro pacchetto di frequenze considerate “pioniere” per le connessioni del futuro, il 3,4-3,6. Uno spazio che da anni è stato dato in concessione ad operatori come Linkem, GO Internet, Mandarin e Aria, considerati i protagonisti (e i creatori) del mercato italiano del Fixed Wireless Access. Per intenderci, l’Internet “senza fili” che copre l’ultimo miglio dalla fibra con ponti radio basati su frequenze licenziate. Un ambito che ha visto una crescita costante e che conta ad oggi più di 1 milione 200 mila clienti sparsi in tutta Italia. Tassello fondamentale di un processo di digitalizzazione della penisola, che ha tenuto insieme lo sviluppo delle aree più periferiche (soprattutto al Sud) e la copertura delle principali città con soluzioni flessibili e convenienti. Per questo pacchetto di frequenze il Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Luigi Di Maio, ha deciso, con il parere favorevole dell’Agcom, una proroga della concessione a partire dal 2023 fino al 2029. La scelta di Mise e Agcom ha avuto un forte valore pro-competitivo perché stimola la pluralità di soggetti eterogenei. Solo offrendo una prospettiva di medio periodo a queste aziende si può completare la loro conversione tecnologica al 5G.

SPINTA VERSO IL 5G

Un passaggio, che oltre a garantire la presenza di una ottima tecnologia di accesso ad Internet in aree dove i grandi operatori non hanno interesse a fare investimenti, è cruciale per stimolare i grandi gruppi ad accelerare il deployment del 5G. E questo in coerenza con il criterio già adottato in altre epoche di transizione tecnologica per garantire neutralità tecnologica e vitalità competitiva: le frequenze sono sempre state prorogate nel settore delle Tlc in Italia e la prassi delle proroghe potrebbe riguardare anche il rinnovo delle frequenze assegnate a tutti i principali operatori che saranno in scadenza nel 2022 (si tratta delle frequenze sulle bande 2100 Mhz e 26 Ghz, unanimemente ritenute fondamentali per lo sviluppo del 5G).

QUESTIONE PROROGHE

Molte polemiche, alimentate dagli operatori vincitori dell’asta (e da Iliad, che pure è potuto entrare nel mercato nel mercato italiano senza una procedura competitiva) si incentrano sul valore delle proroghe delle frequenze 3,4-3,6 che i Big del mercato vorrebbero collegate ai valori finali dell’asta. Collegare tuttavia la decisione sulla proroga all’esito della gara 5G vuole dire dimenticare i tempi con i quali si sono svolti i due percorsi: la proroga è infatti antecedente e autonoma rispetto alla gara record sulle ambitissime frequenze 3,6-3,8. Due iter che riguardano peraltro due spettri diversi per caratteristiche e orizzonte temporale: mentre le 3,6-3,8 vengono date in concessione per un ventennio, le 3,4-3,6 sono state prorogate per soli sei anni, dal 2023 al 2029. Inoltre lo spettro assegnato con asta è collegato ad uno sviluppo tecnologico multifrequenziale (l’asta ha infatti assegnato altre Bande – e con valori tra loro molto diversi – che avranno applicazioni nello sviluppo del 5G mobile e proprio uno degli aggiudicatari delle frequenze destinate al Mobile ha beneficiato di un lotto “riservato” in quanto “nuovo entrante”) e con una prospettiva nazionale di sviluppo di nuovi servizi.

Mettere sullo stesso piano il rinnovo delle 3,4-3,6 con la concessione delle frequenze assegnate con l’Asta multibanda vorrebbe dire evidentemente scaricare un peso eccessivo e ingiustificato sui player che da anni operano su quello spettro rispetto ai big che acquisiscono una nuova banda. Quelle frequenze vennero infatti conquistate a seguito di una gara svoltasi nel 2008 e gli operatori che ne sono risultati aggiudicatari hanno negli anni investito in modo continuativo sul loro sviluppo e sull’evoluzione tecnologica delle reti e quindi della qualità delle connessioni e dei servizi. Ingenti investimenti di centinaia di milioni di euro, impiegati inizialmente per portare in Italia la tecnologia WiMax e poi per migrare verso il sistema LTE, considerato l’unico “a prova di futuro” in ambito radio. A rimetterci sarebbero inoltre le persone, specie al Sud, che devono il proprio impiego a questo dinamico comparto: per fare qualche numero, Linkem ha oltre 700 persone occupate nelle sole Bari e Taranto, mentre Tiscali è uno degli storici datori di lavoro dell’area cagliaritana.

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Rete, ruolo Agcom e criteri incentivazione. Gli emendamenti 5 Stelle e Lega

L’emendamento al dl Fisco del pentastellato Emiliano Fenu non lascia dubbi e modifica gli articoli 50 bis e ter del Codice delle Comunicazioni elettroniche

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Agcom: crescono la banda larga e le sim. Crisi per editoria

Oltre 54 mln le sim che hanno effettuato traffico dati nel secondo trimestre 2018; + 54,7% il consumo medio unitario

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Aprire la “scatola nera” che regola i big data

Secondo il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello è necessario per evitare distorsione delle regole democratiche

“Le dinamiche della Rete introducono delle criticità potenzialmente molto rilevanti sui meccanismi informativi, suscettibili di produrre alterazioni importanti anche se Internet non è ancora il principale mezzo per reperire notizie e se gli utenti sembrano oscillare tra diffidenza e fiducia rispetto ad esso”. Lo ha detto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, intervenuto oggi all’Internet Governance Forum Italia 2018 presso l’Università Luiss di Roma.

ALGORITMI POSSONO FAR FUNZIONARE AL MEGLIO LE REGOLE DEMOCRATICHE QUANTO DISTORCERLE

“La potenza degli algoritmi affascina e spaventa. Si parla – ha ricordato – di un’intelligenza artificiale in grado di trovare velocemente un filo logico in enormi insiemi di dati non strutturati che è però asservita a obiettivi ed esigenze ‘molto umane’. Strumenti la cui potenza può essere utilizzata tanto per far funzionare al meglio le regole democratiche quanto per distorcerle nel modo più subdolo ed efficace possibile”. L’impegno è sicuramente quello di scongiurare il secondo scenario, “ma per far ciò occorre mettere in campo un’attività che passa per azioni concrete, e che, almeno per ora, non può che essere co-regolamentare. Tuttavia, lo sforzo deve essere maggiore”, ha aggiunto il Commissario. “Il nuovo paradigma richiede di aprire la scatola nera che regola i processi propri dell’ecosistema dei Big Data. È necessario comprendere i momenti e le modalità di acquisizione del dato, il funzionamento degli algoritmi, i modi di conservazione e analisi, le informazioni derivate, e gli usi che ne derivano”.

SOTTOLINEATA LA NECESSITÀ DI INTRODURRE UN PRINCIPIO DI ACCOUNTABILITY PER PIATTAFORME E ALGORITMI

Sebbene, una soluzione condivisa ed efficace non sia ancora riconosciuta, “da più parti è stata sottolineata la necessità di introdurre un principio di accountability per piattaforme e algoritmi. Ecco che allora, laddove sono in discussione diritti sociali e politici, sembra sempre più utile ipotizzare un approccio ex ante alla regolamentazione del dato. Il tema vero è quello di realizzare un framework moderno e flessibile, volto a contemperare il massimo livello di diffusione dei contenuti, con le misure poste a presidio dei diritti degli utenti-elettori”, ha concluso Martusciello.

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L’AGCOM bacchetta i partiti: servono regole per la partecipazione online

È il richiamo del Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello
“È opportuno stabilire regole che disciplinino la partecipazione politica anche online e che consentano di constatarne rapidamente la correttezza. Agcom sta lavorando in questo senso”. Lo ha detto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, intervenendo oggi al dibattito su “Comunicazione politica e piattaforme online” nell’ambito del Seminario congiunto promosso a Roma da Agcom ed Eurovisioni su “Le riforme dell’audiovisivo in Europa: quali conseguenze per l’industria dei media”.

IL DISCORSO POLITICO È SOGGETTO A UN EPOCALE CAMBIAMENTO, CONTRAENDOSI IN CINGUETTII DI 140 CARATTERI O NEI POST DI FACEBOOK

“Nel mondo iperconnesso della comunicazione 4.0, in cui i giornalisti sostituiscono penna e calamaio con tastiera e cellulare, anche il discorso politico è soggetto a un epocale cambiamento, contraendosi in cinguettii di 140 caratteri o nei post di Facebook”, ha ricordato Martusciello. “La conseguenza – ha aggiunto – da un lato è il diffondersi della democrazia partecipativa, dall’altro la creazione di una sorta di campagna elettorale permanente, talvolta frutto di tecniche manipolative e propagandistiche come avvenuto nei recenti appuntamenti elettorali”.

MARTUSCIELLO HA MESSO IN GUARDIA SUI PERICOLI DI UNA POSSIBILE ESCLUSIONE DA FORME DI PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA ONLINE

“Una circostanza preoccupante se consideriamo che, con specifico riferimento al ranking dei mezzi che vengono utilizzati per informarsi sui temi della politica, Internet è risultata il secondo mezzo (dopo la tv) per formare le scelte politico-elettorali, privilegiata da ben il 34% degli aventi diritto al voto – ha ricordato il Commissario -. Certo la Rete consente sicuramente una positiva interazione personale tra cittadino e politico – ha proseguito – ma non possiamo negare alcune difficoltà”. Richiamando i dati del Digital Economy and Society Index 2018, Martusciello ha messo in guardia sui pericoli di una possibile esclusione da forme di partecipazione democratica online, affermando che “una rilevante fetta della popolazione non utilizza i servizi Internet e ha scarse competenze digitali”.

IL RISCHIO CHE SI PALESA “È QUELLO DI DAR FORMA ALLA ‘DEMOCRAZIA DEI CREDULONI’

Passando poi agli aspetti più propriamente economici, Martusciello ha rilevato come il ‘Platform Capitalism’, fondato essenzialmente sull’estrazione, l’aggregazione e l’analisi di dati, se può rendere le piattaforme in grado di indirizzare il cittadino verso un ‘prodotto’ (anche politico) con un grado di analisi più dettagliato, potrebbe anche giungere a rilevare la propensione dell’individuo a un’ideologia o un comportamento. “In assenza di quella che potremmo definire una telematica trasparente, l’uso ambiguo delle tecnologie può produrre forme di partecipazione molto fragili”, ha sottolineato, precisando però come non sia il mezzo in sé, ma il modo con cui viene utilizzato a rendere questo utile o dannoso. Dinanzi a questi eventi il rischio che si palesa “è quello di dar forma alla ‘democrazia dei creduloni’”. Per questo motivo occorrono interventi legislativi nazionali e sovranazionali adeguati.

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Agcom: c’è obbligo di iscrizione al Roc per le concessionarie di pubblicità sul web

La decisione fa seguito a una sentenza del TAR del Lazio del 14 febbraio 2018, nella quale è stata sancita la stretta dipendenza tra l’obbligo di comunicare i dati allo IES e l’iscrizione al ROC

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha dato mandato agli uffici competenti di diffidare le concessionarie di pubblicità sul web che conseguono ricavi in Italia, anche con sede legale all’estero, a iscriversi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La decisione fa seguito a una sentenza del TAR del Lazio del 14 febbraio 2018, nella quale è stata sancita la stretta dipendenza tra l’obbligo di comunicare i dati relativi all’Informativa Economica di Sistema (IES), già gravante sulle suddette concessionarie, e l’iscrizione al ROC

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