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Manovra, stop allo “scudo” delle banche contro i risparmiatori

Le banche, ma anche Consob e Bankitalia, non saranno al riparo da eventuali azioni legali risarcitorie da parte dei risparmiatori “truffati”, anche se questi avranno ricevuto l’indennizzo previsto dal Fondo statale. È quanto prevede un emendamento firmato da tutti i capigruppo della Commissione bilancio della Camera, dove è in corso l’esame degli emendamenti alla Manovra, attesa in Aula a Montecitorio per mercoledì.

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Manovra, la sanità pubblica apre ai medici privati. Stop a furbetti della flat tax

Nella Manovra entrano rilevanti novità per la sanità, ma anche per giochi e scommesse.

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Dl fiscale, stop a polizze e conti correnti dormienti. E salta lo scudo anti-spread per le Bcc

Non dovranno più esistere conti correnti e polizze dormienti. È quanto stabilisce un emendamento al decreto fiscale, approvato dall’aula del Senato.

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ccc Italia

Maxi sconto per sanare le liti con il fisco. Torna scudo anti-spread per le Bcc

Un maxi sconto per chi vuole sanare le liti con il fisco. E’ quanto prevede un emendamento al decreto fiscale, approvato oggi dalla Commissione Finanze del Senato.

Secondo l’emendamento, lo sconto per chi ha vinto in primo grado passa dal 50% al 60% della somma dovuta. In questo modo sarà sufficiente pagare il 40%, senza interessi e sanzioni. Per chi ha vinto in secondo grado dopo aver perso nel primo grado di giudizio lo sconto sale dall’80% all’85% e, di conseguenza, sarà sufficiente versare il 15% dell’importo chiesto dall’erario. Chi ha vinto entrambi i primi due gradi di giudizio e attende la Cassazione potrà chiudere la partita versando solo il 5% della somma. Anche chi non è ancora arrivato in Tribunale potrà aderire alla sanatoria, versando il 90% di quanto dovuto, quindi con uno sconto del 10%. Sanzioni e interessi sono cancellati in tutti i casi.

Sempre dal punto di vista fiscale, il governo, ha annunciato il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, lavora a un ddl che conterrà tutte le norme sulla semplificazione contabile, fiscale, controbutiva e altri adempimenti di varia natura.

Nel dl fisco ci sono novità in vista anche per le Banche di credito cooperativo. Con un emendamento della Lega al dl Fiscale, riformulato dal relatore Emiliano Fenu (M5s), si punta ad ampliare la protezione già prevista per le assicurazioni anche per le banche di credito cooperativo. La norma era già stata proposta alla Camera, durante la messa a punto degli emendamenti alla manovra. La norma non fa un chiaro ed esplicito riferimento alla disciplina della sospensione temporanea delle minusvalenze nei titoli non durevoli, ma permette alle Bcc di utilizzare i principi contabili previsti dal dl Fisco, cioè quelli nazionali. Questa soluzione normativa – riferiscono fonti parlamentari – permetterà alle piccole banche di poter utilizzare lo ‘scudo’, a cui al momento possono accedere tutti i “soggetti che non adottano i principi contabili internazionali”.

Nel frattempo, la Ragioneria dello Stato stima un gettito di 1,3 miliardi di euro in arrivo dall’allargamento della pace fiscale alle irregolarità formali. I periodi d’imposta su cui si basa il calcolo sono tre, mentre i soggetti che potrebbero usufruire della sanatoria sono 2.250.000. Le entrate probabilmente si distribuiranno per il 60% nel 2019 (circa 810 milioni di euro) e il 40% nel 2020 (circa 540 milioni).

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ccc Italia

M5s salva le feste della Lega, le fondazioni equiparate a partiti

Un colpo al cerchio (la Lega) e uno alla botte (il M5s). Un emendamento dei relatori pentastellati al ddl anticorruzione riscrive l’articolo 10 della legge, quello dedicato ai partiti e alle formazioni politiche.

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Autostrade. I concessionari dovranno investire anche dopo la scadenza della concessione. L’emendamento del M5S al dl fiscale

DL fiscale: i concessionari autostradali dovranno continuare a investire per “garantire il mantenimento o l’aumento degli standard di sicurezza” anche dopo che la concessione è scaduta, con incassi da pedaggio che devono rimaere fermi in attesa che si concluda l’assegnazione della nuova concessione. È quanto prevede un emendamento del relatore Emiliano Fenu (M5s) al decreto fiscale depositato in Commissione Finanze del Senato.

DL FISCALE: LE CONCESSIONI SCADUTE

La norma si applica alle concessioni scadute alla data di entrata in vigore del decreto convertito. Tra queste la Ativa (Torino-Quincinetto-Ivrea, sistema tangenziale di Torino), l’autostrada del Brennero e la A21 – Torino Piacenza. L’emendamento prevede che venga stipulato entro sei mesi un atto aggiuntivo con il concessionario uscente “senza riconoscimento di alcuna proroga dell’attuale scadenza della concessione” che preveda in attesa dello svolgimento della nuova gara “la progettazione e la realizzazione con procedura di evidenza pubblica, degli urgenti interventi necessari a garantire il mantenimento e/o l’aumento degli standard di sicurezza dell’infrastruttura autostradale”. L’atto aggiuntivo conterrà un piano economico finanziario “da porre a base di gara per l’affidamento della concessione” e che deve prevedere che i proventi annuali da pedaggio rimangano costanti per tutto il periodo concessorio. Eventuali maggiori introiti derivanti dai criteri fissati dall’Autorità dei Trasporti saranno versati al Ministero delle Infrastrutture per finanziare l’attività di controllo e di messa in sicurezza.

PROLUNGATA LA PACE FISCALE

Governo e relatore hanno presentato un pacchetto di emendamenti che prevede, tra l’altro, un allungamento della pace fiscale. Fino al 31 maggio 2019, è la proposta, i contribuenti potranno correggere errori od omissioni e integrare non più solo le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ma anche quelle “tardive”, relative agli anni precedenti al 2017, presentate entro i 90 giorni successivi. Un emendamento prevede anche la possibilità di accedere alla definizione agevolata delle controversie anche in caso di accoglimento parziale del ricorso o, comunque, di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle entrate.

NOVITÀ SPORTIVA

In arrivo novità anche per il mondo dello sport: un emendamento del governo prevede il passaggio di competenza al Tar delle controversie sportive, incluso quelle calcistiche.

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ccc Italia

DL Semplificazione: dalle comunicazioni Iva alla Tasi, ecco gli emendamenti della maggioranza

La Guardia di Finanza non avrà più l’obbligo di effettuare controlli ogni cinque anni nei confronti delle imprese medio-grandi. È quanto prevede un emendamento di Alberto Gusmeroli (Lega) presentato alla proposta di legge sulla semplificazione fiscale, all’esame della commissione Finanze della Camera. Gusmeroli è, insieme a Carla Ruocco del M5s, presidente della commissione, primo firmatario del provvedimento. Gli emendamenti presentati sono poco più di 200.

NOVITÀ PER LA TASI

La stessa Ruocco ha presentato alcuni emendamenti. Uno prevede la soppressione del pagamento della Tasi (Tributo per i servizi indivisibili) per i cosiddetti “immobili merce”, cioè che le imprese edili hanno costruito ma non sono ancora riuscite a vendere. Al momento la normativa prevede che non siano esentati dal pagamento. La Ruocco, con un altro emendamento, chiede anche di sopprimere gli Isa, gli indicatori di affidabilità, i “successori” degli studi di settori. L’Agenzia delle Entrate dovrebbe utilizzare gli Isa dal gennaio 2019 per valutare l’affidabilità di imprese e professionisti. Se l’emendamento fosse approvato, gli Isa verrebbero cancellati per tutte le categorie già del periodo di imposta 2018. Un altro emendamento della Ruocco propone che lo spesometro con cui le aziende comunicano le operazioni transfontaliere all’Agenzia delle Entrate diventi un obbligo annuale e non più mensile.

SULLE COMUNICAZIONE IVA…

Tra i vari interventi previsti dalla proposta di legge, con l’articolo uno “si provvede all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) in concomitanza con l’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato” mentre “l’articolo 3 vieta all’amministrazione finanziaria di chiedere ai contribuenti, in sede di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi, dati e informazioni già in possesso della stessa”.

RAPPORTI CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Nell’ottica di semplificare i rapporti con il fisco, con l’articolo 6 si prevede l’adozione di provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate per la semplificazione dei modelli dichiarativi, con cadenza annuale mentre l’articolo 7 semplifica l’autodichiarazione del rispetto del limite di franchigia da parte del percipiente, a vario titolo, di compensi, rimborsi, premi e indennità erogati da associazioni sportive dilettantistiche.

Per quanto riguarda i contenziosi, l’articolo 11 mira a introdurre il contraddittorio tra il contribuente e l’ufficio finanziario come fase “endoprocedimentale obbligatoria in tutti i procedimenti di controllo fiscale”, da attuare in via preventiva rispetto alla formazione dell’atto impositivo. “La previsione – spiegano i proponenti – costituisce applicazione dei princìpi espressi nello statuto dei diritti del contribuente, incrementa l’apporto probatorio fondante il recupero a tassazione e definisce in maniera più puntuale il quantum dell’obbligazione tributaria, in ossequio ai princìpi di effettività, realtà e attualità della capacità contributiva.

FATTURA ELETTRONICA

L’articolo 15, infine, mitiga il trattamento sanzionatorio nel primo anno di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica delle operazioni relative all’Iva, nonché quello applicabile in caso di errata applicazione dell’inversione contabile.

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ccc Insider

I trambusti fra Di Maio e Salvini sulla Manovra e non solo

Domani Bruxelles aspetta la lettera di risposta dell’Italia alla richiesta di chiarimenti sul debito, ma la confusione sembra regnare sovrana dalle parti di piazza Colonna.

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ccc Italia

Gli emendamenti di Lega e 5 Stelle al Decreto fiscale

Eliminare lo “scudo” penale, legato al condono, per le frodi con fatture false o altri espedienti. È la richiesta avanzata dal Movimento 5 Stelle con un emendamento al decreto fiscale depositato in commissione Finanze al Senato. L’emendamento chiede di sopprimere l’intero comma 9 dell’articolo 9, che disciplina la nuova “dichiarazione integrativa speciale”.

Il termine per la presentazione degli emendamenti scadeva ieri: ne sono stati depositati 578. Gli emendamenti del relatore e del governo sono invece ammessi
per tutto il corso dell’esame del provvedimento.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La Pubblica amministrazione non potrà più respingere le fatture elettroniche inviate dalle aziende fornitrici. E’ quanto prevede un emendamento al decreto fiscale presentato dal Movimento 5 stelle in commissione Finanze al Senato. L’emendamento, è la spiegazione, nasce dopo la segnalazioni da parte delle imprese di “un ampio ricorso e un uso improprio da parte delle P.A. medesime dello strumento del rifiuto delle fatture”.

Sempre sul tema, un altro emendamento M5s prevede che solo l’Agenzia delle Entrate possa effettuare il servizio di conservazione delle fatture elettroniche e degli altri documenti da trasmettere attraverso il Sdi. In questo modo verrebbero esclusi i servizi privati di conservazione, per “garantire certezza e affidabilità nel tempo alla suddetta procedura di conservazione, sancendone la natura di servizio pubblico e ribadendone il carattere gratuito”.

Ancora sul tema della Pubblica amministrazione, una proposta della Lega prevede che le transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica siano “valide per la parte pubblica con la sola sottoscrizione di Aifa” e diventino “efficaci a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto”.

ROTTAMAZIONE CARTELLE

Molti emendamenti riguardano il tema della rottamazione delle cartelle. Una proposta della Lega è quella di estendere la rottamazione degli atti del procedimento di accertamento anche agli avvisi bonari. Inoltre si chiede che sia “ammessa la definizione delle irregolarità formali, che non abbiano comportato un minor versamento di imposte, commesse nella tenuta della contabilità, registrazioni, fatturazioni e ogni altro adempimento contabile, relativamente all’interpretazione o applicazione del reverse charge o delle altre norme di legge materia tributaria, relativamente ai periodi di imposta dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2017”. La definizione delle irregolarità formali “è ammessa mediante pagamento di euro 150 per ogni periodo di imposta” in due soluzioni di pari importo entro il 31 maggio 2019 ed entro il 30 novembre 2019 senza interessi.

Un emendamento del M5s propone invece che, a decorrere dal 2020, il numero massimo delle rate della ‘rottamazione ter’ sia elevato a 20 per permettere il pagamento di importi più bassi, agevolando il contribuente. Sempre i pentastellati chiedono che in caso di pagamento rateale, la rottamazione dei processi verbali di constatazione e gli atti del procedimento di accertamento si perfezionino con il pagamento di metà delle rate previste. Questo per evitare il rischio di “fuga” che era stato ipotizzato nel corso delle audizioni dalla Corte dei Conti.

SIGARETTE ELETTRONICHE

Novità in vista per le sigarette elettroniche, su cui la Lega ha presentato due emendamenti. In primo luogo si chiede di permettere ai rivenditori autorizzati la vendita online, nel territorio italiano, delle sigarette elettroniche. Resterebbe invece il divieto per la vendita all’estero. Inoltre si propone di tagliare definitivamente il maxi-prelievo del 58,5% sulle e-cig, i dispositivi e le parti di ricambio, introdotto nel 2013 dal governo Letta.

MONEY TRANSFER

Introdurre una tassa dell’1,5% sui money transfer verso i Paesi non appartenenti all’Ue. E’ quanto chiede un emendamento della Lega. La nuova imposta si applicherebbe a decorrere dal primo gennaio 2019 a tutte le operazioni, salvo le transazioni commerciali, di importo superiore a 10 euro. Inoltre, si legge nell’emendamento, “i trasferimenti di denaro, ad esclusione delle transazioni commerciali, effettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione europea, sono perfezionate esclusivamente su canali di operatori finanziari che consentono la piena tracciabilità dei flussi”.

CAPORALATO

Un tavolo operativo “allo scopo di promuovere la programmazione di una proficua strategia per il contrasto al fenomeno del caporalato e del connesso sfruttamento lavorativo in agricoltura” è quello che chiede un emendamento del Movimento 5 stelle. Il tavolo, operativo per tre anni, sarà “composto da rappresentanti del ministero dell’Interno, del ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Anpal, dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inps, del Comando Carabinieri per la tutela del Lavoro, della Guardia di Finanza, delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, dell’Anci”.

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ccc Italia

Vertice Palazzo Chigi, trovato accordo su prescrizione

Il governo gialloverde ha sciolto il nodo prescrizione, almeno per ora. L’articolo di Alberto Ferrarese

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ccc Insider

Prescrizione e Sicurezza: la partita a scacchi di Di Maio e Salvini continua

L’articolo di Alberto Ferrarese
Prima incassare, poi trattare. È la linea che Matteo Salvini ha dettato dal Ghana. Il ministro dell’Interno è rientrato dall’Africa e arriverà al Senato, dove questa mattina sarà votato il decreto legge sulla sicurezza, punto fondamentale delle politiche leghiste. Il governo ha posto la questione di fiducia, con l’inizio delle dichiarazioni di voto alle 9.30 e poi la chiama dei senatori. Il sì dell’aula pare scontato, nonostante le contrarietà dei ‘dissidenti’ del Movimento 5 stelle, ma il voto sarà anche l’occasione per misurare con i numeri la compattezza della maggioranza giallo-verde. “Dopo mesi di lavoro, arriva il voto finale al senato sul decreto sicurezza e immigrazione, con il quale vorrei regalare a questo paese un po’ di regole e un po’ di ordine”, ha scritto trionfante Salvini prima di partire.

IL NODO PRESCRIZIONE

Solo dopo aver marcato un punto importante a suo favore, Salvini potrà mettersi al tavolo per affrontare il nodo della prescrizione, su cui da ieri è braccio di ferro tra Lega e M5s. I pentastellati vogliono inserire nel ddl anticorruzione l’allungamento dei tempi di prescrizione, con una sospensione dei termini dopo la sentenza di primo grado. Per superare l’ammissibilità, ieri i relatori hanno ritirato l’emendamento, presentando uno identico, ma con l’aggiunta di inserire nel titolo “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione” la dizione “nonché in materia di prescrizione del reato”. Una mossa che ha fatto infuriare l’opposizione, ma anche irritare non poco la Lega. “Se è così non lo votiamo”, assicura un deputato di prima fascia del Carroccio. Oggi la seduta delle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali sono state rimandate più volte, per guadagnare tempo in attesa di una possibile soluzione. Salvini offre il suo ok alla riforma della prescrizione, ma in un ddl apposito. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (con il supporto di Di Maio) lo vuole subito, perchè un provvedimento ad hoc, nell’ingolfamento di fine anno del Parlamento, è il ragionamento del Guardasigilli, rischia di essere rimandato sine die. Conte cerca, come sempre, una mediazione, che però appare quanto mai difficile.

CHI PESA DI PIÙ SUL PIATTO DELLA BILANCIA DELL’ESECUTIVO

Questa volta, infatti, in ballo non c’è solo un provvedimento, per quanto importante. Ci sono i rapporti di forza all’interno dell’esecutivo. I sondaggi dei giorni scorsi che davano in calo i cinque stelle, infatti, hanno fatto scattare l’allarme nel Movimento. Di Maio è stretto tra la difficoltà nei rapporti con l’alleato e la crescente ‘fronda’ interna, che inizia a far sentire la propria voce. “Abbiamo subito troppo l’iniziativa e la comunicazione leghista – riflette un parlamentare M5s di prima fascia – e i risultati si vedono. Non possiamo più arretrare su questioni che per noi sono fondamentali come il tema della giustizia. Dobbiamo mostrare che il governo porta un cambiamento vero”. Per questo quell’emendamento sulla prescrizione è la linea Maginot dei cinque stelle, il limite che non può essere violato.

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ccc Insider

Tap, decreto sicurezza, condono ad Ischia. Tutti i nodi al pettine di Luigi Di Maio

Il capo politico del M5S Luigi Di Maio, raggiunto da Policy Maker, minimizza. Ma la base (e alcuni parlamentari) rumoreggia. L’articolo di Alberto Ferrarese

Poco prima delle 13 Luigi Di Maio esce a piedi dal portone posteriore di Palazzo Chigi. Insieme a Pietro Dettori, uomo chiave del M5S molto vicino a Davide Casaleggio, attraversa piazza del Parlamento e si infila nel ristorante dove spesso si ferma a pranzo. È uno dei momenti più difficili da quando Di Maio è capo politico del Movimento 5 Stelle e vicepremier: la Puglia è in rivolta per il via libera al Tap, la base rumoreggia, tra i parlamentari aumentano le voci di chi chiede una correzione di rotta. All’uscita incrocia Policy Maker, ma dei 5 Stelle ha poca voglia di parlare. “Nulla di diverso da quello che succede sempre nel Movimento”, taglia corto. Ma la realtà è che i fronti aperti sono molti e lo stesso Beppe Grillo si è fatto sentire per avere informazioni. Questa sera Di Maio riunirà i gruppi, per tentare di ricompattare il suo esercito prima che entrino nel vivo i lavori parlamentari sugli atti più significativi dell’esecutivo Conte. “Il problema – spiega una fonte di governo M5S – è che non si tratta di difficoltà contingenti. La verità è che i nodi stanno venendo al pettine, sia all’interno del Movimento che nei rapporti con la Lega. E affrontarli ora, al governo, è molto complesso”.

TUTTA COLPA DEL TAP

Per il Movimento 5 Stelle la questione Tap è stata un bagno di sangue. Che bloccare l’opera fosse affare complicatissimo lo si sapeva da sempre, ma nonostante questo in campagna elettorale Alessandro Di Battista era arrivato a dire che “lo blocchiamo in 15 giorni”. E invece, alla fine dell’analisi costi-benefici che Conte cita sempre, è stato detto che la marcia indietro non si può fare. “Abbiamo sbagliato – ammette un pentastellato -. Ci siamo fatti travolgere dalla rabbia senza governare le prevedibili proteste. Da un giorno all’altro siamo passati dal dire ‘lo possiamo fermare’ a essere completamente spariti. La comunicazione non ha funzionato: avremmo dovuto preparare il terreno. La reazione ci sarebbe stata comunque, ma forse sarebbe stata meno potente”. Per questo, sulla Tav, si cerca di non ripetere lo stesso errore. In questa direzione vanno l’atto approvato ieri dal Consiglio comunale di Torino, ma anche le dichiarazioni di Danilo Toninelli e Di Maio, che puntano a trattare con la Francia. L’obiettivo è che se non si potrà fermare l’opera, almeno si dovrà mostrare di aver fatto tutto il possibile.

IN ATTESA DEL 5 NOVEMBRE

In questa situazione di difficoltà si avvicinano alcune scadenze delicatissime in Parlamento, dove domani arriverà la Manovra. Le difficoltà principali potrebbero riguardare il decreto sicurezza, in aula al Senato dal 5 novembre. Matteo Salvini ha chiesto garanzie che non ci siano scherzi su un provvedimento che per il Carroccio è fondamentale. A Palazzo Madama i giallo-verdi sono 6 voti sopra la maggioranza assoluta. I ‘dissidenti’ sono quattro: Gregorio De Falco, Elena Fattori, Matteo Mantero e Paola Nugnes, che ha già annunciato il suo voto contrario. Ma i ‘malpancisti’ secondo fonti pentastellate, potrebbero essere una decina, che potrebbero magari venire fuori nel voto segreto sull’eventuale (e possibile) voto di fiducia. L’approvazione del dl non sarebbe a rischio, anche perchè arriverebbe il soccorso di Fratelli d’Italia, ma la sconfitta politica sarebbe bruciante.

INFINE IL DL FISCALE

E poi c’è la questione del decreto fiscale. Di Maio cerca una tregua con Carla Ruocco che la scorsa settimana, insieme al senatore Elio Lannutti, aveva dato voce al dissenso, chiedendo di cancellare quelle norme che non sono in linea con i “valori” originari del Movimento. Come segno di buona volontà il capo politico del Movimento sostiene per la presidenza della Consob Marcello Minenna, caldeggiato dalla stessa Ruocco. Ma non è detto che basti, anche perché tra dl fiscale, manovra e collegati i punti di tensione con gli alleati leghisti possono essere molteplici.

Sullo sfondo c’è poi la data del 10 novembre, giorno della sentenza nel processo a carico di Virginia Raggi. Se la sindaca fosse condannata e si dimettesse, si aprirebbe un nuovo, grave, problema politico nel Movimento e forse anche nel rapporto con la Lega.

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ccc Italia

Finanza. Il vero esame da superare sono i prossimi stress test per le banche

L’articolo di Alberto Ferrarese

Non usciranno né promossi né bocciati dagli stress test sulle banche europee i cui risultati saranno comunicati venerdì. Ma il giudizio potrebbe arrivare dal mercato, che comunque, al momento, sembra vivere con relativa tranquillità la situazione italiana (oggi lo spread è in calo sotto i 300 punti, dopo il giudizio di Standard & Poor’s arrivato venerdì).

A differenza del passato, l’esercizio Eba, l’Autorità di vigilanza europea, non conterrà indicazioni su necessità di aumenti di capitale, ma i risultati serviranno alla Bce per la redazione dello Srep (Supervisory review and evaluation process), una valutazione e misurazione dei rischi di ogni singola banca. A quel punto Francoforte potrebbe indicare alle banche in difficoltà azioni di rafforzamento da intraprendere. Da lì potrebbero emergere difficoltà per il governo. “Se serve una ricapitalizzazione delle banche noi ci siamo”, ha assicurato nei giorni scorsi il vicepremier Matteo Salvini. Ma il governo non ha poi spiegato in che modo e con quali risorse intende farlo. Senza poi contare il problema “politico” che un intervento pubblico sugli istituti di credito comporterebbe in una maggioranza già alle prese con tensioni su vari fronti.

L’ITALIA ALLA PROVA DELLO STRESS TEST

Lo stress test simulerà la tenuta degli istituti di credito nel caso di un ipotetico scenario avverso di una caduta del Pil, rispetto allo scenario base, dell’8,3% (il più alto inserito nei test fino a oggi) nel triennio 2018-2020, con gli shock correlati, come aumento della disoccupazione e dei tassi di interesse. A questo proposito è curioso rilevare che lo stress test ipotizza per l’Italia un aumento dei tassi nel 2018 a 3,30 sul decennale, una quota che sostanzialmente già è realtà. Per l’Italia sotto esame ci sono Ubi, UniCredit, Intesa e Bpm, mentre Mps è stata esentata perché sotto ristrutturazione.

TUTTE LE CONSEGUENZE

“Non ci sarà un effetto immediato – spiega un analista – perché non ci saranno prescrizioni, però è prevedibile una reazione dei mercati. In presenza di istituti molto indeboliti dallo stress test gli investitori potrebbero vendere i titoli di quelle banche”. Però al momento i mercati stanno guardando all’Italia in modo “benevolo” con uno spread che dopo aver passato, nei giorni scorsi, quota 300 si è stabilizzato per poi addirittura scendere e un buon andamento dell’asta . “Quello dello spread – spiega l’analista – è in realtà un falso problema. Per l’Italia è impossibile che si ripeta la situazione del 2011, con lo spread alle stelle, per una serie di motivi. Il primo è che allora c’era un forte deficit nelle partite correnti, mentre oggi il saldo è in attivo. Poi allora il debito era per almeno il 50% in mano ad investitori esteri, mentre oggi la quota è intorno al 30%. E poi lo spread aveva anche una motivazione ‘tecnica’. Il rendimento del Bund scendeva per effetto della crisi internazionale e anche se il Btp era fermo il differenziale aumentava”.

INTANTO TRA LEGA E M5S

Poi, certo, ci sarà da vedere come procederà la trattativa tra Italia e Ue sulla legge di Bilancio. La Lega è in pressing sul M5s per “ammorbidire” il tetto del 2,4% nel rapporto deficit/Pil, ma su questo la partita interna alla maggioranza è ancora tutta da giocare.

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ccc Italia

Banche. Lega e M5S vogliono indagare su agenzie di rating e Bankitalia

Non solo le banche ma anche gli organismi di controllo come la Banca d’Italia e le agenzie di rating, e i loro potenziali conflitti di interessi, finiranno sotto la lente di ingrandimento della nuova commissione di inchiesta sul sistema bancario italiano.

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5 Stelle e Lega vogliono cambiare l’8 per mille alla Chiesa Cattolica. Ecco come

Tutti i dettagli sulla proposta di legge a firma 5 Stelle e Lega sull’8 per mille che intaccherà gli introiti alla Chiesa Cattolica

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ccc Italia

Manovra, le contromosse leghiste all’attacco grillino

È pace armata tra Lega e M5S dopo la “crisi” che ha fatto temere per la tenuta del governo. Ieri la giornata ha portato a un crescendo di tensione, con accuse incrociate tra leghisti e M5S sulla “manina” che, secondo il vicepremier Luigi Di Maio, avrebbe modificato il dl fiscale, aprendo la strada a un condono indigeribile per i pentastellati.

LO SCOPPIO

Una guerra iniziata in modo strisciante ieri mattina, poi deflagrata apertamente, mentre il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, era nell’imbarazzante condizione di cercare di convincere i partner europei e le istituzioni Ue della bontà della manovra mentre in Italia i suoi vice se le davano di santa ragione a mezzo stampa. Una situazione che avrebbe portato il premier a minacciare le dimissioni, pur smentite da Palazzo Chigi. Conte, dopo lunghi contatti telefonici con Di Maio e Matteo Salvini, ha deciso di convocare per domani mattina un Consiglio dei Ministri per esaminare nuovamente il decreto. Cdm a cui, alla fine, anche il titolare del Viminale, dopo un iniziale “no”, ha detto di voler partecipare, aprendo la strada alla distensione.

LE PRIME RAPPRESAGLIE

Ma intanto, stamani, si registrano le prime “rappresaglie” parlamentari leghiste. A iniziare è stato Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, che ha annunciato un emendamento contro il condono edilizio a Ischia (territorio particolarmente importante per il campano Di Maio) dicendosi certo che “gli amici dei 5 Stelle lo appoggeranno”. A stretto giro il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, in vista dell’inizio dell’esame della legge sulla legittima difesa martedì al Senato, ha auspicato che non ci siano “scherzi da parte di avversari o alleati”. La terza, forse la più pesante, è stata la sottolineatura leghista del fatto che “in nessuno dei provvedimenti del governo ci saranno aumenti delle assicurazioni auto nelle aree in cui oggi si paga meno”. Cioè al Nord.

INTANTO IN TRANSATLANTICO

Segnali chiari che la situazione non è chiusa e che mostrano che, per la prima volta da quando è nato il governo, è stata toccata la “pancia” del Parlamento. Ieri in Transatlantico i leghisti erano presenti in forze già dalla prima mattina. Riuniti in capanelli scorrevano le agenzie, commentavano le dichiarazioni di Di Maio, ci ridevano su. “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”, sorrideva sornione Massimo Garavaglia, viceministro all’Economia molto vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, finito nel mirino pentastellato. Pochi i deputati grillini di peso presenti, tutti un po’ scossi per quello che stava accadendo. “Chissà se arriviamo a lunedì”, si è lasciato andare uno di loro. Mentre il presidente della Camera Roberto Fico si diceva “fermamente contrario” al condono, sottolineando la “spaccatura” ancora non molto evidente ma che esiste nel Movimento tra l’ala di “sinistra” e quella governista di Di Maio.

CHI GONGOLA

E mentre il Pd martellava il governo, ma distratto dalle partite al proprio interno, era il centrodestra a fregarsi le mani. I rumors dicono infatti che, in caso di caduta del governo, si potrebbe riaprire la strada a un governo di coalizione Lega-Forza Italia-FdI, sostenuto da fuoriusciti M5S. “Non c’è nulla di deciso – spiega una fonte di Forza Italia – ma se la situazione esplode, se lo spread è fuori controllo, se cade il governo, fatta tutta la liturgia, i parlamentari si trovano. C’è il gruppo Misto, con alcuni M5S i contatti ci sono già, sicuramente ci sarebbe anche qualcuno del Pd”. Un’altra ipotesi invece è che sia proprio il M5S a voler rompere, perché in nome di questo ‘matrimonio’ con la Lega starebbe derogando troppo della sua mission. In quel caso potrebbe riaprirsi, dopo il congresso, la partita con il Pd chiusa a maggio da Matteo Renzi. Ma è uno scenario che tra i dem reputano davvero improbabile. “Comunque questa è ancora fantapolitica – conclude un deputato di FdI, grande conoscitore degli umori dei parlamentari -. Adesso devono superare lo scoglio della manovra, se ce la fanno poi arrivano sicuramente alle europee. Dopo le elezioni il film può cambiare completamente e chi vivrà vedrà”.

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