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Crisi o non crisi?

I Graffi di Damato

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Vi racconto tutte le mosse di un inedito Conte (vicino al M5S)

I graffi di Francesco Damato 

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Conte, Di Battista, Salvini: ecco i bisticci tra M5S e Lega sul caso Siri

I graffi di Francesco Damato

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La crocifissione di Armando Siri per mano di Conte

I graffi di Francesco Damato

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Manovra. Tutte le mosse di Mattarella, Fico, Tria, Di Maio, Salvini e Tria

I Graffi di Damato su come le istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno affrontato la manovra del governo

E’ francamente difficile non riconoscersi in qualche modo nel gesto scaramantico delle corna attribuito da Emilio Giannelli, sulla prima pagina del Corriere della Sera, nel brindisi di Capodanno ai due uomini più rappresentativi del governo in carica. Che sovrastano e di parecchio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, specie dopo la sua prestazione -tra gaffe, errori e successive precisazioni o smentite- nella tradizionale conferenza stampa di fine anno.

I vice presidenti grillino e leghista del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in ordine rigorosamente alfabetico, avrebbero ottime ragioni per ricorrere a quel gesto delle corna pensando l’uno all’altro nell’incipiente 2019, quando verranno inesorabilmente al pettine su tutti i piani – politico, elettorale e personale – i nodi della legge di bilancio approvata in terza e bruciante lettura alla Camera con 247 deputati assenti su 630. E promulgata in modo altrettanto bruciante dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella guadagnandosi l’applauso del Fatto Quotidiano, con due righe di titolo sopra la testata, per non avere ceduto alla tentazione di assumere “la guida dell’opposizione”. Così avrebbe fatto il capo dello Stato se avesse raccolto ansie, timori, proteste e quant’altro. E così invece avrebbe fatto, nella logica di quel giornale, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano apprezzando pubblicamente nei giorni scorsi il duro discorso pronunciato al Senato da Emma Bonino, ed anche quello successivo -si deve ritenere- dell’ex presidente del Consiglio Mario Monti, sulle Camere “esautorate” con le procedure adottate per l’esame appunto del bilancio, e per la sua approvazione.

Anche a consolazione di Monti e Bonino, che pure ne avevano apprezzato originariamente l’annuncio della pur tardiva apertura di una trattativa con la Commissione Europea per ridurre il deficit dal 2,4 per cento del pil festeggiato da Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi e bocciato a Bruxelles, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha attribuito al bilancio così avventurosamente approvato dalle Camere il merito di avere risparmiato all’Italia, “un commissariamento dai cinque ai sette anni”. Ma contemporaneamente da Bruxelles e dintorni è stato annunciato che i conti italiani continuano ad essere “vigilati” e che l’intesa raggiunta per evitare la procedura d’infrazione ha riguardato numeri e saldi, non il contenuto delle misure che il governo deve peraltro ancora prendere per tradurre in “fatti”, pur già vantati da Di Maio, il cosiddetto reddito di cittadinanza e l’accesso anticipato alla pensione. La vicenda, quindi, è tutt’altro che chiara e conclusa.

Il presidente grillino della Camera, Roberto Fico, che ha avuto pietà, diciamo così, delle opposizioni difendendole almeno dall’attacco mosse loro dal blog del suo movimento di avere praticato del terrorismo politico contro il governo e la sua legge di bilancio, ha cercato di fornire un altro elemento di consolazione ai vari Monti e Bonino. A cose ormai fatte, mentre Mattarella già smaltiva al Quirinale la pratica della promulgazione del bilancio, Fico dal suo ufficio di Montecitorio, in barba scura e in maniche di camicia bianca, ha spiegato che era stato appena evitato il ricorso al cosiddetto esercizio provvisorio. Che pure è regolarmente previsto e regolato dalla Costituzione. E fior di costituzionalisti ed economisti, fra i quali il mancato presidente del Consiglio Carlo Cottarelli, prevedendolo della durata necessaria, e perciò limitata, ad un completo e vero esame del bilancio in Parlamento, avevano dichiarato di preferire a ciò che invece è accaduto.

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Terzo settore: cosa prevede la norma Ires (che cambierà a gennaio)

Mea culpa da Conte, Di Maio e Salvini: Intervento a gennaio per modificare la norma

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Ecco chi c’è dietro la comunicazione del governo gialloverde

Tutti i nomi dei responsabili dei rapporti con i media dell’esecutivo. Tra loro molti giornalisti

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Che cosa succede tra Quirinale e Palazzo Chigi?

Il commento di Francesco Damato sulle tensioni fra Governo Conte e Mattarella

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Decreto fiscale. Pace armata tra Lega e M5S

Dopo lo scontro sul Decreto Fiscale, le accuse di “manine” e manipolazioni, il Consiglio dei Ministri sancisce una “pace armata” tra Lega e M5S. Ma il Decreto fiscale andrà rivisto in sede di conversione
Sabato pomeriggio di ottobre, interno Palazzo Chigi. A fine conferenza stampa Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si alzano in piedi nella saletta al piano terra per la foto della “pace”, che poco dopo lo staff social del premier posterà su Instagram. E’ l’immagine sorridente di una ritrovata concordia che i tre leader dell’esecutivo giallo-verde vogliono diffondere, ma che certo non basta a cancellare le ferite lasciate da due giorni ad alta tensione tra i vicepremier sul decreto fiscale.

Polemica a distanza tra Di Maio e Salvini sul Decreto fiscale

Per tutta la mattinata i due continuano a punzecchiarsi a distanza. “Stavolta voglio il testo del decreto”, comincia Salvini. “Gliene faremo due copie, così non sbaglia”, gli replica Di Maio. Alle 13 è in programma il Consiglio dei Ministri. Di Maio e Conte sono a Palazzo Chigi fin dalla mattina, Salvini invece è a Cernobbio, al Forum Coldiretti, e fa sapere di non voler partecipare a nessun vertice prima della seduta. Tant’è che quando arriva, intorno alle una, ognuno resta chiuso nella sua stanza: separati in casa. Ma Conte, nel suo ruolo di instancabile mediatore, riesce alla fine a metterli intorno a un tavolo, prima dell’inizio della seduta, che comincia alle 15. “Sarà breve”, preannuncia fiduciosa una fonte di governo. Ma non è così. E allora in sala stampa c’è tempo per vedere la partita della nazionale di volley femminile, poi anche quella della Roma, prima della fumata bianca. “C’è l’accordo”, fanno sapere fonti Lega e M5s. “C’è un accordo pieno”, ribadisce il presidente del Consiglio aprendo la conferenza stampa.

Lo scontro sulle norme del Decreto Fiscale

Dal dl escono lo scudo fiscale per i patrimoni all’estero e il condono penale. La nuova formulazione dell’articolo 9, spiega Conte, introduce una “modesta definizione agevolata, è tecnicamente un ravvedimento operoso delle dichiarazioni tardive” e “probabilmente non consente la piena attuazione di tutte le previsioni del contratto di governo e allora c’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge noi troveremo una formulazione tecnica adeguata per offrire una definizione agevolata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di oggettiva difficoltà economica”.

La pace armata tra Di Maio e Salvini

Tutto a posto dunque? Assolutamente no. O meglio, lo si vedrà nelle prossime settimane. Innanzitutto nel confronto con l’Unione europea: entro domani alle 12 l’Italia dovrà rispondere alla lettera con i rilievi della Commissione Ue alla manovra. Conte punta a spiegare che il 2,4% del rapporto deficit/Pil è quasi una scelta obbligata per l'”eredità” raccolta e soprattutto che gli investimenti e le riforme spingeranno in alto la crescita. Ma pochi credono che Bruxelles si faccia convincere. E poi c’è il percorso parlamentare del dl fisco e della manovra (sempre accidentati) e di altre partite fondamentali, su cui i nervi sono scoperti e la Lega punterà i piedi: la legittima difesa e soprattutto il decreto sicurezza e immigrazione. Salvini non ha affatto digerito gli 81 emendamenti M5s che annacquerebbero il testo sui migranti. “Si troverà un accordo”, ha assicurato Di Maio, con un ottimismo che però non tiene in debito conto delle sensibilità dell’ala “sinistra” del Movimento (quella che fa capo a Roberto Fico) che inizia a mostrare la propria insofferenza per la strada presa dal governo. Insomma, da qui a Natale sarà un percorso a ostacoli.

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Week-end di impegni per il premier Conte. Lunedì il cdm per il Dl fiscale

Sabato a Bologna e domenica a Milano. Poi lunedì a Roma per il Consiglio dei ministri sul decreto in materia di fisco. La manovra entro il 20 ottobre

Dopo il tour in Etiopia, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è atteso da un week end di impegni che apriranno la strada a un inizio settimana denso di appuntamenti: il premier parteciperà sabato 13 ottobre a Bologna all’ottava edizione di “Io non rischio” della Protezione civile. L’incontro è previsto alle ore 16:30, in via Rizzoli dove Conte incontrerà i volontari della Protezione civile e la cittadinanza. Domenica 14 ottobre invece il premier sarà a Milano. Alle 10:45 e parteciperà alla giornata inaugurale della Scuola di formazione politica della Lega presso il centro Congressi Palazzo Castiglioni. Alle 12 visita la ‘Digital Factory’ di Italgas, infine alle 14:30 incontra le start up a ‘Talent Garden’. Lunedì, infine, il Consiglio dei ministri approverà il dl fiscale, la legge di bilancio sarà invece approvata nei giorni successivi entro il termine del 20 ottobre, secondo quanto confermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, da Trento. Il M5S aveva annunciato, invece, l’intenzione del governo di approvare decreto e manovra insieme lunedì. Entro il 15 l’esecutivo dovrà comunque inviare a Bruxelles il Def.

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