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Conte alle prese con il Sud

I Graffi di Damato

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Infocamere: artigianato e alberghiero i settori dove nascono più imprese

Tra aprile e giugno sono più le imprese nate di quelle cessate ma l’aumento è in calo rispetto allo stesso periodo degli ultimi tre anni. Bene il Sud e il settore alberghi e ristoranti. Report Infocamere

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Addio a De Crescenzo narratore di un Sud oltre gli stereotipi

Ieri è scomparso Luciano De Crescenzo, scrittore e regista napoletano. Pubblichiamo la riflessione del giornalista Luciano Lanna

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La risposta dei governatori del Sud sull’autonomia

Si svolgerà l’8 marzo prossimo alla Fondazione Banco di Napoli l’incontro tra i governatori delle regioni del Sud per mettere a punto una strategia contro l’autonomia promossa da Lombardia, Veneto ed Emilia.

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Matera 2019, ma il Sud di cosa ha davvero bisogno?

Ieri si è celebrata l’inaugurazione di Matera capitale europea della cultura 2019. Con l’occasione riproponiamo la prefazione del professore Pellegrino Capaldo al libro “Stelle del Sud – Le eccellenze del Mezzogiorno e le nuove rotte per far ripartire l’Italia” 

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Il Nord tiene il passo della Germania, il Sud peggio della Grecia. Studio Cgia

La fotografia impietosa di un’Italia spaccata a metà dopo la crisi economica del 2008, realizzata dall’ufficio studi della Cgia evidenziano le difficoltà del paese

Il Nord corre e con qualche difficoltà tiene il passo della locomotiva d’Europa, vale a dire la Germania, il Sud, invece, arranca e presenta una situazione socio/occupazionale addirittura peggiore della Grecia, che da oltre un decennio è stabilmente il fanalino di coda dell’Eurozona. È questa la fotografia impietosa di un’Italia sempre più spaccata a metà dopo la crisi economica del 2008, realizzata dall’ufficio studi della Cgia dopo aver comparato una serie di indicatori economici, occupazionali e sociali della Germania con il Nord Italia e della Grecia con il nostro Mezzogiorno.

MASON (CGIA): LE POLITICHE PUBBLICHE DI SVILUPPO MESSE IN CAMPO IN QUESTI ULTIMI 70 ANNI NON HANNO ACCORCIATO LE DISTANZE TRA QUESTE REALTÀ

Tempi e modi della manovra, ecco dettagli e rumorsLe variabili messe a confronto dall’Ufficio studi si raggruppano in 3 grandi aree:  economia (Pil pro capite; produttività del lavoro, export/Pil e saldo commerciale/Pil); lavoro (tasso di occupazione, tasso di occupazione femminile, tasso di disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile); sociale (rischio di povertà o esclusione sociale). “Il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese – commenta il segretario Renato Mason – ha radici lontane che risalgono addirittura all’unità d’Italia. Purtroppo, le politiche pubbliche di sviluppo messe in campo in questi ultimi 70 anni non hanno accorciato le distanze tra queste realtà. Anzi, per certi versi sono aumentate, poiché i livelli di crescita delle regioni settentrionali sono stati decisamente superiori a quelli registrati nel meridione, che si conferma una delle aree economiche più disagiate dell’intera Eurozona”.

ZABEO (CGIA): IL SUD PUÒ CONTARE SU UNA PRESENZA DI OLTRE 1 MILIONE E 300 MILA LAVORATORI IN NERO

Con un Paese che presenta uno squilibrio così marcato tra le principali ripartizioni geografiche che non ha eguali nel resto d’Europa, i dati statistici medi dell’Italia vanno sempre interpretati con le dovute cautele. In particolar modo per la forte presenza dell’economia non osservata che, solo per la parte del lavoro irregolare, produce nel Mezzogiorno oltre 27 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso all’anno. “Il Sud – chiarisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – può contare su una presenza di oltre 1 milione e 300 mila lavoratori in nero che rende le statistiche ufficiali sul mercato del lavoro meno allarmanti di quanto appaiono. Detto ciò, nessuno giustifica questo fenomeno quando è controllato da organizzazioni criminali o da caporali. Tuttavia, se il sommerso è una conseguenza del mancato sviluppo economico di un territorio, al tempo stesso rappresenta un ammortizzatore che consente a migliaia e migliaia di famiglie di non scivolare nella povertà o nell’esclusione sociale”.

CON LA CRISI ECONOMICA MEZZOGIORNO IL PIÙ PENALIZZATO

A un decennio dall’inizio della crisi economica che ha pesantemente colpito il nostro Paese, il Sud è stata la ripartizione geografica del Paese più penalizzata. Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, tra il 2008 e il 2017 il Mezzogiorno d’Italia ha perso 310.000 occupati e ha registrato un aumento dei disoccupati pari a 592 mila unità. Sempre nello steso arco temporale, al Nord i posti di lavoro sono aumentati di 74 mila unità, mentre il numero dei senza lavoro è salito di 413 mila. L’Istat, tuttavia, stima che nel Mezzogiorno le unità di lavoro standard in nero siano pari a 1.300.000, contro le 776 mila presenti nel Nordovest e le 517.400 “occupate” nel Nordest.

SVIMEZ: ESODO VERSO IL NORD

Tra il 2008 e il 2017 i lavoratori che si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centronord sono diminuiti di quasi 16 mila unità. Dieci anni fa erano stati poco più di 160 mila coloro che avevano lasciato il Sud per risalire la penisola; l’anno scorso, invece, la quota ha sfiorato le 145 mila unità. Dal 2015, anno in cui la ripresa economica si è consolidata anche in Italia, il numero di cittadini del Mezzogiorno che per ragioni di lavoro ha raggiunto il Centronord è tornato a crescere. Se 3 anni fa a lasciare il Sud erano stati poco più di 113 mila addetti, nel 2016 il numero è salito a 137 mila per sfiorare l’anno scorso quota 145 mila. I dati appena segnalati sono dello Svimez.

PIL PRO CAPITE, PRODUTTIVITÀ DEL LAVORO ED EXPORT: CONFRONTO ITALIA-GERMANIA

In termini di Pil pro capite il Nord Italia sconta un differenziale negativo con la Germania di poco superiore ai 4.300 euro; il dato del Mezzogiorno, invece, è superiore a quello greco di 2.000 euro. Tuttavia un cittadino del settentrione dispone di oltre 15.600 euro all’anno in più rispetto a un residente al Sud. Sul versante della produttività del lavoro (valore aggiunto per occupato in euro), invece, sia il Nord sia il Sud hanno la meglio rispettivamente della media tedesca e di quella greca. E’ questo l’unico indicatore tra i 10 presi in esame dove l’esito delle due macro aree del nostro Paese è migliore di quello registrato a Berlino e ad Atene. In merito all’export, infine, i dati della Germania non hanno eguali nel resto d’Europa, tuttavia il Nord Italia si difende benissimo, registrando un gap molto contenuto, anche nel rapporto tra saldo commerciale e Pil. Tra la Grecia e il nostro Sud, invece, le esportazioni sul Pil sono maggiori nel Paese ellenico, anche se il Mezzogiorno d’Italia conta una bilancia commerciale meno squilibrata di quella greca.

OCCUPAZIONE E DISOCCUPAZIONE

Sul versante occupazionale le distanze tra i dati riferiti al mercato del lavoro tedesco e quelli del Nord Italia sono importanti. Se il tasso di occupazione generale in Germania è superiore di quasi 10 punti, il tasso di disoccupazione, invece, è di poco inferiore alla metà (3,8 contro il 6,9 per cento). Altrettanto forte è il divario riferito al tasso di disoccupazione giovanile: in Germania è quasi 4 volte inferiore (6,8 contro il 24 per cento). Ugualmente preoccupanti i risultati che emergono dalla comparazione tra il nostro Sud e la Grecia. Solo per quanto concerne il tasso di disoccupazione generale il Mezzogiorno registra una situazione è migliore di quella greca (19,4 contro 21,5 per cento). In tutti gli altri casi Atene ha sempre la meglio.

RISCHIO POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE

Sebbene il Nord Italia presenti degli indicatori occupazionali meno positivi della media tedesca, in materia di povertà o esclusione sociale la situazione si capovolge. Nelle nostre regioni settentrionali le percentuali sono inferiori sia al rischio povertà (19 contro 19,7 per cento), così come inteso dall’indicatore previsto dalla strategia Europa 2020, sia quando analizziamo il “tradizionale” indicatore del rischio povertà (12,1 contro il 16,5 per cento). Nelle comparazione tra il nostro Sud e la Grecia, infine, le distanze sono pesantissime e in entrambi i casi la popolazione greca presenta percentuali nettamente inferiori alle nostre.

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Valorizzare i porti con le zone economiche semplificate. Chi e come vuole farlo

Valorizzare i porti del sud (e non solo) italiani e aiutarli a crescere valorizzando gli insediamenti imprenditoriali in primo luogo. Ma anche per intercettare i progetti cinesi della Via della Seta

Il trasporto marittimo, soprattutto quello a corto raggio, è considerato un settore chiave dell’economia in grado di contribuire allo sviluppo dei territori. L’Italia, grazie alle sue peculiarità geografiche, ha un ruolo particolarmente dominante rispetto agli altri paesi. In tale contesto si inseriscono le cosiddette Zone Economiche Speciali (Zes) pensate dal decreto 91 del 2017 – il Decreto Mezzogiorno (qui il testo del provvedimento) – per valorizzare i porti del sud italiani e aiutarli a crescere valorizzando gli insediamenti imprenditoriali e i progetti trainanti dell’economia italiana e meridionale come l’agroalimentare, l’aeronautica, l’automotive e il Made in Italy più in generale.

COSA SONO LE ZES

Per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, […] costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale […]. Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa. Ciascuna ZES è istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali, […]. La proposta è corredata da un piano di sviluppo strategico, […]. La Regione formula la proposta di istituzione della ZES, specificando le caratteristiche dell’area identificata. Il soggetto per l’amministrazione dell’area ZES è identificato in un Comitato di indirizzo composto dal Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, che lo presiede, da un rappresentante della Regione, da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri e da un rappresentante del MIT. Il Comitato di indirizzo si avvale del Segretario generale dell’Autorità portuale per l’esercizio delle funzioni amministrative gestionali (Qui le slide dell’Istituto per i trasporti e la logistica ITL).

L’OBIETTIVO

Le ZES possono favorire, soprattutto al Sud, il miglioramento dell’infrastrutturazione portuale, rilanciare le attività di impresa e i processi di semplificazione amministrativa ridando slancio all’economia del mare. Il progetto europeo delle “Autostrade del Mare” e il grande progetto cinese delle “Vie della Seta” sono destinate a ridisegnare la portualità e lo shipping mediterraneo (Qui un approfondimento del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili e della Fondazione nazionale commercialsti)

BENEFICI FISCALI E AGEVOLAZIONI

Le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES, possono usufruire delle seguenti tipologie di agevolazioni:

a) procedure semplificate, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra e amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati […] sulla base di criteri derogatori e modalità individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri…

b) accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES di cui all’articolo 4, comma 5, alle condizioni definite dal soggetto per l’amministrazione, ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto della normativa europea e delle norme vigenti in materia di sicurezza, nonché delle disposizioni vigenti in materia di semplificazione previste dagli articoli 18 e 20 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.

c) In relazione agli investimenti effettuati nelle ZES, il credito d’imposta […] è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2020 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.

VINCOLI E GARANZIE

Il riconoscimento delle tipologie di agevolazione è soggetto al rispetto delle seguenti condizioni:

a) le imprese beneficiarie devono mantenere la loro attività nell’area ZES per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;

b) le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.

LE ZONE LOGISTICHE SEMPLIFICATE

Si tratta di una misura parallela alle ZES messa a punto, dopo pochi mesi, per le “Zone Logistiche Semplificate” localizzate nel Centro Nord. Servono per favorire lo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle regioni non disciplinate già come zone economiche speciali (ZES) di cui agli articoli 4 e 5 del DL. 91/2017 nel numero massimo di una per ciascuna regione; La ZLS viene istituita con DPCM, su proposta della regione interessata, per una durata massima di 7 anni, rinnovabile fino ad un massimo di ulteriori 7 anni; All’interno di tale Zona, sia le nuove imprese, sia quelle già esistenti, fruiscono di procedure semplificate già previste per le ZES, con particolare riferimento all’accelerazione dei termini procedimentali e agli adempimenti e procedimenti speciali. La procedura per l’istituzione delle ZLS è quella prevista dal DPCM che definisce tali procedure per le ZES.

I REQUISITI DELLE ZES

Le ZES deve essere puntualmente individuate nella proposta di istituzione e può ricomprendere non solo aree portuali ma anche aree della medesima Regione non territorialmente adiacenti al porto, purché presentino un nesso economico funzionale. Di norma la ZES è composta da aree portuali, retroportuali (anche di carattere produttivo), aeroportuale, piattaforme logistiche e interporti.

PERCHE’ LE ZES E LE ZLS

Secondo l’analisi svolta dal documento di ricerca ad opera del Consiglio nazionale e della Fondazione dei commercialisti l’obiettivo ultimo di ZES e ZLS è “l’attrazione di investimenti” anche se le ZLS sembrano essere “una versione light delle ZES del Sud” tanto da generare un dibattito “in quanto l’incentivazione di aree del Centro Nord sembra essere in qualche modo penalizzante per le aree del Sud. Le ZLS dovrebbero, infatti, godere delle stesse semplificazioni fiscali e burocratiche delle ZES salvo il credito di imposta. Il credito di imposta, tra l’altro, era una misura già esistente e finanziata con i fondi strutturali europei e non con fondi ordinari nazionali, riconfermando il fatto che al Sud la spesa dei fondi strutturali comunitari è sostitutiva e non aggiuntiva rispetto alla spesa ordinari, condizione che riduce la sua efficacia complessiva”.

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