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Cosa (non) c’è nel Def su cultura e dintorni

Un’idea ben definita nel provvedimento quella di utilizzare un ddl collegato alla manovra di bilancio per intervenire in maniera radicale sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Il cuore del Def (se di cuore si può parlare), sta da un’altra parte. Ma la cultura ha un suo spazio che pure merita di essere valutato. Diversi sono gli interventi annunciati sul settore, ma che non sembrano avere quella necessaria visione d’insieme.

INTERVENIRE IN MANIERA RADICALE SULLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE?

Obiettivo primario dovrebbe essere sempre quello di far diventare la cultura un vero asset strategico del Paese, un autentico motore di sviluppo. Sono numerosi gli studi che dimostrano come la valorizzazione di un bene culturale o la promozione di eventi culturali possano produrre numeri significativi per l’economia di un territorio. Eppure questo dato, ormai indiscusso, sembra non riuscire ad assumere una dimensione strategica. Veniamo alla nota di aggiornamento del Def. Viene annunciato un collegato alla manovra di bilancio per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali. Ma chi conosce i fatti e gli atti sa bene che il riordino della materia dello spettacolo è già oggetto di una legge delega approvata nella scorsa legislatura. La maggioranza giallo-verde intenderà, forse, smontare l’impianto del precedente Governo? Parrebbe di no, visto che qualche riga dopo l’annuncio del nuovo collegato è scritto testualmente “si procederà ai decreti attuativi della legge sullo spettacolo”, due argomenti che sembrerebbero essere in contraddizione. Eppure, i bene informati dicono che in questa apparente contraddizione ci sarebbe un’idea ben definita: quella di utilizzare un ddl collegato alla manovra di bilancio per intervenire in maniera radicale sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

LA SCELTA È TRA PUNTARE SU UN RAFFORZAMENTO ED UN INVESTIMENTO SULL’OFFERTA O PROVARE AD INCENTIVARE LA DOMANDA

Il tema è sempre molto delicato per il dicastero dei Beni e delle attività culturali. Le difficoltà economiche in cui versano molte Fondazioni, sono ormai un tema non più procrastinabile. Alcune di esse hanno utilizzato gli strumenti concessi dalla cosiddetta “Legge Bray” senza riuscire ancora a raggiungere quell’equilibrio di bilancio, rinviato di anno in anno. Il tema primario, chiaramente, resta il dato occupazionale, sovradimensionato si dice. Eppure c’è e con quello bisogna fare i conti. Proprio sabato scorso i lavoratori dei settori cultura e spettacolo si sono ritrovati a Roma per manifestare tutto il loro disagio dovuto ad una presunta mancata attenzione da parte elle istituzioni. Eppure un po’ di azioni, seppur prive di una visione strategica come dicevamo, le Istituzioni sembrano volerle mettere in campo. La scelta è, tenendo conto anche della ristrettezza delle risorse, tra puntare su un rafforzamento ed un investimento sull’offerta o provare ad incentivare la domanda.

NEL DEF MISURE DI SOSTEGNO AL FONDO UNICO E IL MIGLIORAMENTO DEI CRITERI DI ASSEGNAZIONE DELLE RISORSE PER GLI SPETTACOLI DAL VIVO

Su questa seconda ipotesi – tornando al Def – il Governo sembrerebbe voler lavorare quando si parla di “sperimentazione di card digitali per usufruire di beni ed attività culturali” e di “nuove risorse per la promozione della cultura tra i giovani”. Seppur tra le prime uscite del Ministro Bonisoli ci sia stata una netta contrarietà al modello “app 18”, le azioni rappresentate oggi nel Def sembrano andare, invece, in quella direzione. Magari immaginando strumenti diversi, ma sempre investendo su azioni che inducano al “consumo culturale”. Ed, infine, sempre la nota di aggiornamento del Def parla di “adozione di mirate misure di sostegno al Fondo Unico e il miglioramento dei criteri di assegnazione delle risorse, in particolare per lo spettacolo dal vivo”. Il Fondo Unico è la principale fonte di finanziamento per lo spettacolo e la revisione dei criteri di assegnazione era tra i punti del contratto di Governo. Su questo, quindi, il Governo sembrerebbe intenzionato ad intervenire, fermo restando che i programmi sulla base dei quali viene assegnato il contributo sono triennali e, di conseguenza, essendo stato valutato proprio nel 2018 un nuovo triennio, è difficile che le regole possano cambiare prima del 2021. In attesa, però, resta centrale il tema delle Fondazioni Liriche, indiscusso patrimonio culturale ed artistico del nostro Paese. E’ un dossier su cui, molto presto, il Mibac darà notizie.

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