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Paradise Papers: Ue interviene su agevolazioni fiscali per yacht e aerei di Italia e Gb

Secondo Bruxelles, misure di questo tipo “possono creare gravi distorsioni della concorrenza”

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La manovra? Ancora tutta da scrivere. Parla il prof Celotto

Incognite sulle misure da un probabile futuro maxi-emendamento che riscriverà parte della legge di Bilancio. L’intervista al professor Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Pubblico all’Università Roma Tre

Con il varo della legge di Bilancio da parte della maggioranza giallo-verde sono emerse in modo palese l’eterogeneità delle proposte delle due anime che combinano la compagine governativa e le difficoltà legate ai vincoli europei e agli esigui margini di manovra lasciati dalle scarse risorse finanziarie. Secondo il professor Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, esiste infatti “uno iato evidente tra ciò che è stato detto in Consiglio dei ministri il 15 ottobre e ciò che poi effettivamente c’è dentro la manovra 15 giorni dopo. Misure come il reddito di cittadinanza, la flat tax e quota 100 sulle pensioni sono state prima annunciate salvo poi riscontrare esiti differenti nella realtà – ha sottolineato in un’intervista a Policy Maker -. Ciò conferma le difficoltà di questo governo di coalizione, con due partiti molto differenti tra loro per programmi e per intenzioni, nello scrivere la legge più importante dell’anno” all’interno della quale si stanno cercando “di mettere insieme, anche sulla base del contratto di governo, progetti e idee che non riescono a trovare una quadra” soprattutto a livello “di conti e a livello europeo”.

LA MANOVRA È ANCORA TUTTA DA SCRIVERE

“Abbiamo una procedura di appartenenza all’euro riassunta nell’art. 126 del Trattato che ricorda una serie di passaggi importanti che vanno seguiti prima e dopo l’approvazione della legge di bilancio – ha aggiunto Celotto -. All’Italia è capitato già in passato di subire dei rilievi da parte di Bruxelles. Ma questa volta sono stati particolarmente duri e pesanti in risposta ai nostri partiti che si erano posti in aperto contrasto con l’Europa”. “La mia impressione – ha precisato il professore di Roma Tre – è che la vera manovra la vederemo in futuro negli emendamenti che verranno formulati o più probabilmente nel maxi emendamento finale. Qui c’è anche una curiosità tecnica perché finora la maggioranza ha cercato di non porre fiducie o maxi emendamenti” salvo in queste ore con il decreto sicurezza. “Mi chiedo – ha proseguito Celotto – se il governo riuscirà o meno ad approvare la legge di Bilancio senza predisporre un maxi-emendamento come avvenuto negli ultimi anni o se a fronte dei migliaia di proposte di modifica verso fine novembre lo vedremo spuntare. In quel caso ci troveremo, dunque, di fronte a una riscrittura del testo, a una ‘manovra ritardata’ dovuta a una mancanza di accordo iniziale per via delle difficoltà dei partiti a mettere insieme i vari elementi che li compongono e a rinviare il tentativo di conciliazione: anche perché la coperta rimane corta e i soldi sono pochi. E la mancanza di un fondo economico spendibile in una situazione di crisi che persiste, porta a grandi difficoltà nel mettere insieme sviluppo e idee da campagna elettorale”.

CLIMA DA CONTINUA CAMPAGNA ELETTORALE

“Peraltro – ha ammesso il professore a Policy Makerci troviamo in una situazione di continua campagna elettorale, dove l’annuncio vale moltissimo. Ai partiti serve trovare un nemico perché se non si riescono a fare le cose è più facile prendersela con tecnici, burocrati e macchina dello Stato. Ma le difficoltà, probabilmente, stanno proprio nelle complessità di trovare una linea, un indirizzo politico che metta insieme queste posizioni eterogenee”.

ANCORA PRESTO PER CAPIRE SE L’EUROPA BOCCERÀ LA MANOVRA

L’Europa boccerà la manovra? “Non lo so è tutto da vedere – ha evidenziato Celotto -. Diciamo che non sappiamo ancora quale manovra sarà. La procedura per ora e consistita in uno scambio di lettere. Anche i governi precedenti hanno avuto lettere di richiamo: per ora vedo una interlocuzione aperta non vedo una bocciatura. La vera procedura si intensificherà il prossimo anno quando la manovra sarà stata approvata. L’Europa comunque non poteva non spedire la lettera di richiamo soprattutto a fronte degli annunci politici fatti. Vederemo più avanti cosa succederà con la troika e con tutto il resto, ma per ora è ancora presto”.

SPENDING REVIEW? IL TAGLIABILE È STATO TAGLIATO. PRIMA O POI POTREBBE ARRIVARE IL MOMENTO DI UNA PATRIMONIALE

Vi spiego perché per Tria il sentiero della manovra è strettoIl premier Giuseppe Conte ha parlato di possibili tagli alla spesa se non ci sarà crescita. “Si fa spending review dal 1992, abbiamo sempre tagliato in maniera lineare più o meno le stesse voci. Noi sappiamo che la spesa pubblica è di circa 800 miliardi di euro, due terzi dei quali sono concentrati su pensioni, sanità, stipendi e interessi sul debito pubblico che per varie ragioni non saranno toccati – ha detto Celotto -. Ormai nei ministeri il tagliabile è già stato tagliato quindi o si toccano queste voci oppure l’altra soluzione è un aumento delle entrate che passa per un altra misura tragica cioè una patrimoniale, un prestito forzoso. Una misura impossibile da un punto di vista politico anche se forse da un punto di vista di bilancio prima o poi il momento arriverà visto che il debito pubblico è sempre lì”.

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Aprire la “scatola nera” che regola i big data

Secondo il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello è necessario per evitare distorsione delle regole democratiche

“Le dinamiche della Rete introducono delle criticità potenzialmente molto rilevanti sui meccanismi informativi, suscettibili di produrre alterazioni importanti anche se Internet non è ancora il principale mezzo per reperire notizie e se gli utenti sembrano oscillare tra diffidenza e fiducia rispetto ad esso”. Lo ha detto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, intervenuto oggi all’Internet Governance Forum Italia 2018 presso l’Università Luiss di Roma.

ALGORITMI POSSONO FAR FUNZIONARE AL MEGLIO LE REGOLE DEMOCRATICHE QUANTO DISTORCERLE

“La potenza degli algoritmi affascina e spaventa. Si parla – ha ricordato – di un’intelligenza artificiale in grado di trovare velocemente un filo logico in enormi insiemi di dati non strutturati che è però asservita a obiettivi ed esigenze ‘molto umane’. Strumenti la cui potenza può essere utilizzata tanto per far funzionare al meglio le regole democratiche quanto per distorcerle nel modo più subdolo ed efficace possibile”. L’impegno è sicuramente quello di scongiurare il secondo scenario, “ma per far ciò occorre mettere in campo un’attività che passa per azioni concrete, e che, almeno per ora, non può che essere co-regolamentare. Tuttavia, lo sforzo deve essere maggiore”, ha aggiunto il Commissario. “Il nuovo paradigma richiede di aprire la scatola nera che regola i processi propri dell’ecosistema dei Big Data. È necessario comprendere i momenti e le modalità di acquisizione del dato, il funzionamento degli algoritmi, i modi di conservazione e analisi, le informazioni derivate, e gli usi che ne derivano”.

SOTTOLINEATA LA NECESSITÀ DI INTRODURRE UN PRINCIPIO DI ACCOUNTABILITY PER PIATTAFORME E ALGORITMI

Sebbene, una soluzione condivisa ed efficace non sia ancora riconosciuta, “da più parti è stata sottolineata la necessità di introdurre un principio di accountability per piattaforme e algoritmi. Ecco che allora, laddove sono in discussione diritti sociali e politici, sembra sempre più utile ipotizzare un approccio ex ante alla regolamentazione del dato. Il tema vero è quello di realizzare un framework moderno e flessibile, volto a contemperare il massimo livello di diffusione dei contenuti, con le misure poste a presidio dei diritti degli utenti-elettori”, ha concluso Martusciello.

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Giochi, posti di lavoro a rischio con legge regionale pugliese. Ma spunta la proroga

Secondo uno studio dell’Eurispes sono a rischio l’80% delle sale gioco legali e novemila posti di lavoro. Se il Consiglio approverà il rinvio della legge si dovrà attendere una legge quadro nazionale

Chiusura dell’80% delle sale gioco legali e novemila posti di lavoro a rischio e in Puglia con la Legge regionale sul gioco che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 20 dicembre. A certificare il problema è uno studio dell’Eurispes, presentato a Bari, dal titolo “Gioco legale e dipendenze in Puglia”, realizzato nel quadro delle attività dell’Osservatorio Permanente su giochi, legalità e patologie.

IL DISTANZIOMETRO COLPISCE ANCHE LE VECCHIE ATTIVITÀ DAL 20 DICEMBRE

La legge pugliese impone a partire da fine dicembre la chiusura di circa 700 punti gioco, collocati al di sotto dei 500 metri dai punti sensibili senza di fatto ridurre i rischi legati alle ludopatie, osserva l’Eurispes. Nelle ultime ore è intervenuta però la richiesta di proroga da parte della Commissione sanità della Regione Puglia che ha approvato all’unanimità una proposta di modifica della legge regionale contro il gioco patologico, elaborata dopo un lungo confronto tra istituzioni e associazioni degli operatori, che riguarda proprio il rinvio dell’entrata in vigore di quanto stabilito nella legge regionale approvata nel 2013. In tale disposizione sono contenute misure che dispongono una distanza di almeno 500 metri tra sale da gioco e luoghi sensibili come scuole, luoghi di culto e impianti sportivi. Il testo originario prevedeva l’immediata applicazione del “distanziometro” per le nuove attività, mentre per quelle già esistenti troppo vicine ai luoghi sensibili concedeva cinque anni di tempo – in scadenza appunto il 20 dicembre – prima dello stop definitivo.

PROROGA DOVRÀ PASSARE IL VAGLIO DELL’AULA DURANTE IL PROSSIMO CONSIGLIO REGIONALE

Con il via libera della Commissione sanità regionale si è deciso di non procedere sulla base di alcuni emendamenti che posticipavano l’entrata in vigore della legge al 2020 ma di attendere l’emanazione di un Testo Unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico a livello nazionale. Ma l’ok della Commissione Sanità non è ancora risolutivo dell’intera questione visto che il provvedimento dovrà passare il vaglio dell’Aula durante il prossimo Consiglio regionale, ancora da fissare.

COSA DICE LO STUDIO EURISPES SULLA PUGLIA

Gli “esercizi dedicati” nella Regione Puglia ad oggi sono 856: 6 sale Bingo, 330 sale dedicate (VLT), 395 negozi di gioco (agenzie di scommesse con Awp / Vlt), 125 agenzie scommesse (senza Awp / Vlt). L’occupazione media stimata per le singole categorie è di 40 addetti per ogni sala Bingo, 4 addetti per ciascuna sala dedicata, negozio di gioco e 3 addetti per ogni agenzia di scommesse. Facendo un calcolo, si arriva a quantificare il totale di persone occupate in 3.615 unità. Ipotizzando la chiusura dell’80% di loro, si avrebbe una perdita di 2.891 posti di lavoro.Bisogna poi prendere in considerazione l’indotto degli “esercizi dedicati” e di quelli “generalisti”, in particolare, le aziende di noleggio che gestiscono e manutengono gli apparecchi AWP e VLT, circa una trentina in Puglia. Per questa attività, sono occupati, nelle funzioni amministrative, gestionali e tecniche, 1085 addetti: anche in questo caso, ipotizzando il taglio dei volumi del gioco paro all’80%, si avrebbe una ulteriore perdita occupazione di 868 addetti. Passando poi all’area degli “esercizi generalisti” che offrono gioco legale, si sono potuti calcolare quelli che ospitano almeno un apparecchio slot, che sono 4.293 (soprattutto bar e tabacchi). La media degli addetti per esercizio è di 3,5 persone: quindi il volume occupazionale complessivo è di 15.025 addetti. I ricavi mensili, ascrivibili alla quota che rimane all’esercente dalla vendita di gioco legale, sono valutabili tra i 1.500 e i 3.000 euro. Ipotizzando la cessazione dell’80% dell’offerta del gioco legale, la riduzione del guadagno degli esercenti potrebbe generare l’espulsione di circa 1,5 addetto per ogni esercizio, ovvero un calo occupazionale di 5.151 lavoratori. In sintesi, arriviamo alla cifra di 8.911 lavoratori che stanno rischiano di perdere il posto di lavoro. 

DISTANZIOMETRO INEFFICACE PER CONTRASTARE IL “PROBLEM GAMBLING” SECONDO L’ISS

Tra l’altro è anche tutta da verificare l’utilità di norme come il distanziometro nel contrasto alle ludopatie. L’Istituto superiore di Sanità (ISS) ha infatti bocciato il modello Di Maio evidenziando come gli 1,5 milioni di giocatori problematici – che non necessariamente sono giocatori patologici ma coloro che faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco e a controllare la spesa -, non troverebbero nessuno scoraggiamento da misure quali il distanziometro. Il distanziometro, infatti, secondo l’indagine dell’ISS non è uno strumento efficace per contrastare il “problem gambling”. Anzi. Dal rapporto emerge che il giocatore problematico predilige i luoghi lontani da casa e dal lavoro, quelli che garantiscono la maggior privacy o con un’area fumatori. Quest’ultimo aspetto è direttamente legato ai giocatori problematici perché tra loro è maggiore la percentuale di chi fuma o di chi consuma alcolici 4 o più volte a settimana. Anche l’Eurispes, nel tentativo di fornire un contributo di riflessione sulla validità dello strumento del distanziometro, ha elaborato i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo l’istituto di ricerca l’11,3% dei giocatori “problematici” preferisce giocare in luoghi lontani da casa, contro il 2,5% di quelli “sociali”, e il 10,7% dei “problematici” ha una predilezione per gli esercizi che garantiscono maggior privacy, rispetto all’1,5% dei giocatori “sociali”. Dunque, il giocatore problematico ricerca luoghi lontani che garantiscono privacy e che, in qualche misura, occultano la loro condizione di giocatori. (Qui la ricerca Eurispes)

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ccc Fact Checking

Ecco perché l’Italia può recuperare l’Ici dalla Chiesa

Secondo le stime dell’Anci la cifra si aggirerebbe attorno ai 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

Lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa. Lo hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 sulla base delle quali veniva sancita “l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative” nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto, infatti, che tali circostanze costituiscano solo “difficoltà interne” dell’Italia.

COME NASCE LA DECISIONE

Con decisione del 19 dicembre 2012, la Commissione ha dichiarato che l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (“ICI”) concessa dall’Italia agli enti non commerciali (come gli istituti scolastici o religiosi) che svolgevano, negli immobili in loro possesso, determinate attività (quali le attività scolastiche o alberghiere) costituiva un aiuto di Stato illegale. La Commissione non ne ha tuttavia ordinato il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile. E ha affermato, che l’esenzione fiscale prevista dal nuovo regime italiano dell’imposta municipale unica (Imu), applicabile in Italia dal 1° gennaio 2012, non costituiva un aiuto di Stato. L’istituto d’insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori e Pietro Ferracci, proprietario di un “bed & breakfast”, avevano chiesto al Tribunale dell’Unione europea di annullare tale decisione lamentando, in particolare, una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali. Bruxelles, dal canto suo, ha obiettato che né la Scuola Montessori né Ferracci soddisfacevano le condizioni per rivolgersi ai giudici dell’Unione, previste dall’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Tanto che, con sentenze del 15 settembre 2016, il Tribunale aveva dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li aveva respinti in quanto infondati.

LA SENTENZA DI OGGI

Da qui nascono le impugnazioni della Scuola Montessori e della Commissione Ue. Con la sentenza di oggi, la Corte di giustizia ha di fatto esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità – sulla base dell’articolo 263, quarto comma, terza parte di frase, TFUE – dei ricorsi diretti proposti dai beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro la decisione dell’esecutivo Ue e dell’aiuto di Stato. Sul merito della causa, la Corte ha ricordato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale “è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità”. Ma che è altrettanto vero però che la Commissione “non può imporre il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto dell’Unione”, come quello secondo cui “ad impossibilia nemo tenetur” (“nessuno è tenuto all’impossibile”). Tuttavia, la Corte ha sottolineato che un recupero di aiuti illegali può essere considerato, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare unicamente quando la Commissione accerti, dopo un esame minuzioso, che sono soddisfatte due condizioni, vale a dire, da un lato, l’esistenza delle difficoltà addotte dallo Stato membro interessato e, dall’altro, l’assenza di modalità alternative di recupero. Nel caso di specie, quindi, la Commissione non poteva riscontrare l’impossibilità assoluta di recuperare gli aiuti illegali limitandosi a rilevare che era impossibile ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti attraverso le banche dati catastali e fiscali italiane, ma avrebbe dovuto anche esaminare se esistessero modalità alternative che ne consentissero un recupero, anche solo parziale. In mancanza di un’analisi siffatta, la Commissione non ha dimostrato l’impossibilità assoluta di recupero dell’ICI. Per tale ragione, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale nella parte in cui convalidava la decisione della Commissione di non ordinare il recupero dell’aiuto illegale concesso con l’esenzione dall’ICI e annulla, di conseguenza, la decisione della Commissione. La Corte ritiene, inoltre, che il Tribunale non abbia commesso errori di diritto dichiarando che l’esenzione dall’IMU, che non si estendeva ai servizi didattici forniti dietro remunerazione, non si applicava ad attività economiche e non poteva pertanto essere considerata un aiuto di Stato. A tale riguardo, la Corte richiama la propria giurisprudenza secondo cui le esenzioni fiscali in materia immobiliare possono costituire aiuti di Stato vietati se e nei limiti in cui le attività svolte nei locali in questione siano attività economiche.

LE STIME PARLANO DI 4-5 MILIARDI DA RECUPERARE

Nel 2010 anche l’Antitrust dell’Unione aveva aperto un’indagine a seguito di una serie di denunce, tra cui quella presentata dalla scuola Montessori. Affermando che il sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato, in quanto conferiva di fatto un vantaggio selettivo alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa. Nel 2012, il governo Monti decise di abbandonare l’Ici per l’Imu introducendo esenzioni per gli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche. In quell’occasione, la Commissione europea riconobbe all’Italia le ragioni sulla “assoluta impossibilità” di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell’Anci, sarebbe stato pari a circa 4-5 miliardi di euro, circa 600-800 milioni annui.

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ccc Italia

Ecco chi è Vecciarelli il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa

Ex pilota di Caccia il generale ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi tra cui rappresentante italiano presso l’Agenzia di difesa europea (Eda) e l’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (Occar)

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ccc Italia

Tav, sabato a Torino in piazza categorie produttive a sostegno grandi opere

“Non siamo contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno”, le parole delle associazioni pro Tav

In piazza, sabato prossimo, senza etichette, bandiere e simboli a sostegno della Torino-Lione e di una nuova politica delle infrastrutture. Lo hanno deciso le associazioni d’impresa, dei lavoratori di categoria e degli ordini professionali di Torino e provincia che nel pomeriggio si sono per concordare una linea d’azione comune per la crescita e lo sviluppo del territorio.

“CONTRO UNA POLITICA CHE NON TIENE CONTO DELLA REALTÀ CHE TUTTI NOI CITTADINI VIVIAMO”

“Lavorare tutti insieme per lo sviluppo e la crescita di Torino, del suo territorio e dell’Italia. Con decisione: uniti per il bene della nostra comunità, per il suo benessere attuale e futuro in Europa. Senza etichette politiche ma con la forte consapevolezza dell’importanza del ruolo di cittadini che amano questo Paese. Non siamo – è stato sottolineato -, contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno, una politica che non dà futuro alle nostre imprese, attività, al lavoro e ai nostri figli”.

IL SISTEMA ECONOMICO CHE CHIEDE STRUMENTI PER LO SVILUPPO E NON PER LA DECRESCITA

Le associazioni produttive hanno stabilito quindi l’organizzazione di eventi che facciano sentire il peso e il significato della posizione di tutto il sistema economico che chiede strumenti per lo sviluppo e non per la decrescita. In particolare, nelle prossime settimane le organizzazioni d’impresa promuoveranno la convocazione a Torino dei loro Consigli generali nazionali sul tema delle infrastrutture e della Torino Lione. L’ordine degli Architetti insieme alle Associazioni d’impresa si è fatto promotore di un successivo incontro per condividere sintetici punti programmatici e tecnici da offrire all’Amministrazione.

CHI HA PARTECIPATO ALL’INCONTRO

All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Api Torino, Confapi Piemonte, Unione Industriale Torino, Amma, Federmeccanica, Confindustria Piemonte, Cna, Confartigianato, Ascom e Confesercenti Torino, Confagricoltura Piemonte, Cia, Ance Torino e Piemonte, Collegio Edile Confapi Torino, Federalberghi Torino e Piemonte, Cdo Piemonte, Legacoop Piemonte, Confcooperative Torino/Piemonte Nord, Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino, Unioncamere Piemonte, Ordine degli Architetti e dei Commercialisti Torino, Fim Torino, Fismic,Fillea Cgil Torino, Fillea Cgil Piemonte, Filca Cisl Torino, Feneal Uil Piemonte.

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ccc Insider

Tria oggi a Bruxelles ma la maggioranza è ancora divisa

Il 13 novembre è la data ultima fissata nella lettera inviata dalla Commissione al nostro governo mentre il 21 novembre dovrebbe pubblicare il parere definitivo sulla legge di bilancio avviando la procedura di infrazione

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ccc Italia

Il Veneto vuole tornare alla leva obbligatoria. E presenta una proposta di legge

Valorizzare le radici geografiche dei giovani senza mettere in secondo piano il percorso scolastico per otto mesi

Ripristinare un periodo di servizio civile o militare obbligatorio, “della durata di otto mesi”, a partire dal 2021 “con l’obiettivo di costruire una cultura della solidarietà” e di porre “i giovani in condizione di rispondere ad alcuni bisogni primari del loro territorio, soprattutto in situazioni in cui dovessero manifestarsi necessità particolari, dando modo a tutti di rendersi utili alla società nell’ambito per il quale ognuno si può sentire più portato: la difesa civile o quella militare”. Ci sta pensando seriamente il Consiglio Regionale del Veneto che ha presentato una proposta di legge in Parlamento in tal senso.

OBIETTIVO VALORIZZARE LE RADICI GEOGRAFICHE

Il punto di partenza della proposta regionale è quello di “valorizzare le proprie radici geografiche” dedicando al territorio di appartenenza “un periodo della propria vita durante il quale svolgere forme di servizio civile o militare”. Dopo la riforma della leva nei primi anni del duemila, rileva infatti la proposta veneta, “il senso di appartenenza al territorio che si percepiva” è “in parte venuto a scemare”.

PERCORSO SCOLASTICO MAI IN SECONDO PIANO

La scelta tra il servizio civile e quello militare, “prevista in maniera paritaria per gli uomini e le donne”, potrà essere fatta prima dello svolgimento del servizio, “che dovrà essere prestato nel periodo di tempo intercorrente tra il raggiungimento della maggiore età e il compimento di ventotto anni, compatibilmente con il percorso scolastico del cittadino, che non sarà in alcun modo posto in secondo piano”.

SERVIZIO CIVILE PRESSO ASSOCIAZIONI ACCREDITATE O SERVIZIO CIVILE

Se per la scelta del servizio militare si potranno valutare le diverse opportunità di ferma esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, spiega la proposta per quanto riguarda il servizio civile, “questo dovrà essere svolto presso le associazioni nazionali o locali di protezione civile accreditate”, secondo modalità che saranno disciplinate in successivi decreti di attuazione della delega. “Il servizio civile o militare sarà svolto da ciascun giovane nell’ambito della propria regione, così da dare forza al territorio di appartenenza”, chiarisce il testo.

QUANTO COSTA LA PROPOSTA

Gli oneri correnti sono quantificati nella proposta in 500.000 euro nell’esercizio finanziario 2018, in 4,5 milioni nel 2019 e in 2,5 milioni nel 2020. Quelli in conto capitale sono stimati in 4 milioni nel 2018, 25 milioni nel 2019 e altrettanti nel 2020.

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Toninelli, il ministro più a rischio del M5S. Ecco perché

Altra gaffe sulle grandi opere, questa volta su Gronda e Terzo Valico, all’insegna dello scambio politico all’interno del governo giallo-verde

Ennesimo giro di valzer sulle grandi opere. Protagonisti, ancora una volta, i Cinque Stelle e in primis il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli che grazie alle sue gaffes, assieme al vicepremier Luigi Di Maio per via dei mancati stop a Ilva e Tap, viene indicato come uno dei principali responsabili delle troppe “aperture” fatte sui dossier caldi e delle marce indietro rispetto alle promesse elettorali.

TONINELLI SUL FILO DEL RASOIO?

I notisti politici da tempo considerano Toninelli come uno dei possibili “sacrificati” sull’altare del rimpasto pre-Europee per le sue gaffes che non hanno risparmiato, da ultimo, lo scambio politico con la Lega, anticipato da Repubblica il 18 ottobre scorso, sulle grandi opere liguri con il Terzo Valico “dentro”, per usare un gergo calcistico, e la Gronda negli spogliatoi.

SCAMBIO TERZO VALICO-GRONDA

E infatti come scrive sempre La Repubblica (Edizione Genova) del 31 ottobre “ogni verdetto ufficiale sulle infrastrutture arriverà solo al termine dell’ormai celebre valutazione costi-benefici. Però Toninelli mostra di avere già le idee chiare su quello che attende la Liguria, vale a dire Terzo Valico e Gronda. E se il primo è sostanzialmente troppo avanti per essere fermato, la seconda si può anche stoppare, visto che i cantieri devono ancora essere aperti e che l’assunto che regge (reggeva) la realizzazione era l’allungamento di quattro anni della concessone ad Autostrade”. Ma le cose stanno realmente così?

AUTOSTRADE PER L’ITALIA: PROGETTO GRONDA SUL TERRITORIO E’ GIA’ UNA REALTA’

Secca la replica di Autostrade per l’Italia sulle affermazioni del ministro (sulla Gronda “non esiste niente. Il progetto è fermo”): “Il progetto definitivo ha già ottenuto da tempo non solo le autorizzazioni urbanistiche e ambientali, ma anche la pubblica utilità preordinata agli espropri. Ad oggi sono stati completati gli espropri di 98 unità abitative, le cui famiglie stanno ultimando i propri trasferimenti; sono peraltro in corso le attività per la ricollocazione di oltre 30 unità produttive, di cui 27 già completate”. Insomma, i cantieri non saranno aperti ma le opere propedeutiche sono iniziate da tempo. “Tutte le aree di cantiere sono state acquisite in occupazione temporanea per oltre 270.000 mq e sono stati formalizzati oltre il 60% degli accordi per la rimozione delle interferenze – ha aggiunto Autostrade -. Il progetto Gronda è stato avviato agli inizi degli anni 2000 ed è passato attraverso anni di studi e analisi, anche di costi-benefici. Nel 2009 è stato oggetto del primo dibattito pubblico mai tenutosi in Italia, durato oltre 6 mesi e conclusosi con il favore del territorio, che ne attende ora la realizzazione. Il solo progetto esecutivo, di cui si attende la imminente approvazione per poter partire con le attività di predisposizione degli scavi, conta ben 12.000 tavole. A riprova della completezza e concretezza del progetto. Ad oggi Autostrade per l’Italia resta in attesa solo del via libera da parte del MIT – ritenuto dovuto ed imminente – del progetto esecutivo per avviare i lavori di realizzazione”.

MONDO DELLE IMPRESE IN CAMPO PER DIRE SI ALLE GRANDI OPERE

Anche il mondo delle imprese, intanto, è sceso in campo a sostegno delle infrastrutture come riporta sempre La Repubblica. “’Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale’ spiegano in una lettera congiunta i presidente di Assolombarda, Unione industriali di Torino e Confindustria Genova a nome di 545mila imprese. Chiedono alla politica nazionale e locale ‘di smettere veti ideologici buoni forse in campagna elettorale ma dai quali deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest’. A firmare l’appello, ‘un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese’ in queste ore ‘decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori’ sono i presidenti di Assolombarda, Carlo Bonomi, dell’Unione industriali di Torino Dario Gallina e di Confindustria Genova, Giovanni Mondini. Tav e Terzo Valico ‘sono fondamentali e interconnesse – scrivono – Il Terzo Valico sull’asse verso il Centro Europa, abbatte il vantaggio finora conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto commerciale container d’Italia’”.

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ccc Italia

Decreto sicurezza. M5S vicino ad una resa dei conti interna, ecco chi sono i dissidenti

I dissidenti grillini verso il non voto sul decreto voluto da Salvini rischiano di mettere in crisi l’asse M5s-Lega. Si passerà alle espulsioni come nella scorsa legislatura?

Dopo la vicenda Tap il Movimento 5 Stelle non è più lo stesso. Ad ammetterlo per la prima volta il suo leader Luigi Di Maio che evoca via blog la figura del “Movimento-testuggine” prendendo in prestito scenari da Roma antica e chiedendo unità di fronte agli attacchi esterni ma soprattutto interni che arrivano per la prima volta all’esecutivo giallo-verde. Troppe le concessioni rimprovera la base: prima l’Ilva, poi la Tap ora la Tav che i pentastellati si sono affrettati a rimettere in discussione.

DECRETO SICUREZZA A RISCHIO

A farne le spese subito potrebbe essere il decreto sicurezza di Salvini: “I dissidenti grillini – come scrive Il Giornale – avrebbero intenzione di non partecipare al voto. Una scelta che potrebbe inguaiare e non poco la Lega ma che di fatto potrebbe mettere in discussione la tenuta della stessa maggioranza e del governo. Al Senato M5s e Lega hanno una maggioranza con 167 senatori, solo sei in più rispetto al “magic number” 161. Già tra i pentastellati si contano quattro firmatari degli emendamenti che possono mettere a rischio il Dl Salvini. I nomi di questi grillini sono ormai noti: Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Elena Fattori e Matteo Mantero. Ma a quanto pare potrebbero essere più di quattro i componenti della fronda a palazzo Madama. Un problema non da poco per la maggioranza e soprattutto per il Movimento Cinque Stelle sempre più logorato dalle correnti”.

“STIAMO FACENDO COME IL PD”

Proprio la Nugnes all’Huffington Post respinge qualsiasi accusa al richiamo all’unità di Di Maio: “Per anni abbiamo criticato il Pd. Li vedevamo in Aula che si piegavano ai diktat di Matteo Renzi, che annullava il senso del Parlamento. E noi oggi stiamo facendo come loro”. Aggiungendo: “’Non posso votare la fiducia se il testo rimane questo’. Se sarà espulsa si opporrà? Farà ricorso? ‘No, perché io sono una donna di pace’”.

‘PUNIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO’

Elena Fattori, come racconta La Repubblica, sarebbe invece già sul tavolo dei probiviri: “Una delle soluzioni pensate dai vertici è il solito ‘punirne uno per educarne cento’ che nella scorsa legislatura non ha però portato bene” visto che “tra espulsioni e defezioni il gruppo M5s aveva perso 40 persone”. Mentre un altro fronte si è aperti con la presidente della  commissione finanze della Camera Carla Ruocco che ha tuonato contro il decreto Fiscale nel quale vorrebbe inserire il carcere per gli evasori sparito dal testo. “Il leader M5s quasi a risponderle – scrive sempre La Repubblica – appoggia la candidatura di Marcello Minenna – considerato vicino a Ruocco – alla presidenza della Consob”.

GLI ALTRI BIG SUL FILO

“Un altro ‘big’ grillino su cui pende una spada di Damocle è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, che per via delle sue tante gaffes molti danno per dead man walking, ovvero prossimo a essere silurato in un eventuale rimpasto di Governo prima delle elezioni europee – scrive invecce Affari Italiani -. Quanto alle donne, Roberta Lombardi, un tempo dea ex machina del M5s e terza fra cotanto senno dopo Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, è ormai stata allontanata dalle stanze del potere che contano e relegata in Regione Lazio a reggere indirettamente la maggioranza risicata del governatore Nicola Zingaretti. Mentre la sua nemica sindaca romana Virginia Raggi è in bilico per vicende giudiziarie e per problematiche di amministrazione capitolina, tanto che il m5s potrebbe essere pronto a scaricarla definitivamente in caso di condanna per falso in atto pubblico”.

PRONTI A ENTRARE IN SCENA

Sullo sfondo rimangono le figure di Alessandro Di Battista, ancora alle prese con il suo semestre sabbatico ma pronto a tornare in prima linea e il presidente della Camera, Roberto Fico che già ha evidenziato i suoi distinguo dai vertici di governo in più di un’occasione.

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ccc Italia

Un’altra lettera da Bruxelles sui conti italiani

“Il debito pubblico italiane rimane una vulnerabilità cruciale” e “fonte di preoccupazione per l’area euro”

La Commissione Europea ha inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze una nuova lettera (qui il testo) in cui chiede di fornire lumi sul debito italiano e sul “netto contrasto” tra l’espansione di bilancio prevista per il 2019 e “l’aggiustamento di bilancio raccomandato dal Consiglio”.

MEF: SI TRATTA DI UNA “RELAZIONE SUI COSIDDETTI ‘FATTORI RILEVANTI’

Come spiega lo stesso Mef si tratta di una “relazione sui cosiddetti ‘fattori rilevanti’ che possano giustificare un andamento del rapporto Debito/Pil con una riduzione meno marcata di quella richiesta”. Tale relazione, prevista nelle procedure che governano la regola del debito, “dovrà essere trasmessa entro il prossimo 13 novembre”. La lettera che chiede chiarimenti, “pervenuta al Mef anche negli anni passati – ricorda il dicastero -, giunge a seguito della ‘opinione’ sul Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2019 adottata dalla Commissione il 23 ottobre scorso. La risposta del Mef, alla luce della quale si giustificherà la traiettoria di discesa del rapporto Debito/PIL indicata nel DPB, sarà inviata a Bruxelles rispettando la scadenza indicata”.

“IL DEBITO PUBBLICO ITALIANE RIMANE UNA VULNERABILITÀ CRUCIALE” E “FONTE DI PREOCCUPAZIONE PER L’AREA EURO”

Ma cosa c’è scritto esattamente? “Il debito pubblico italiane rimane una vulnerabilità cruciale” e un “debito pubblico così elevato limita lo spazio di manovra del governo per spese più produttive a beneficio dei suoi cittadini. Date le dimensioni dell’economia italiana, è anche fonte di preoccupazione per l’area euro nel suo complesso”. “L’Italia ha notificato a Eurostat un debito lordo delle amministrazioni pubbliche per il 2017 pari al 131,2% del Pil, confermando così che l’Italia non ha compiuto progressi sufficienti verso il rispetto del parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/Pil nel 2017”. Non solo. “Il Dpb 2019 prevede una leggera diminuzione del rapporto debito/pil dal 131,2% del Pil nel 2017 al 130,9% nel 2018 e al 130,0% nel 2019. La diminuzione del rapporto debito/pil è poi attesa continuare, fino al 126,7% del Pil nel 2021. Nonostante la riduzione prevista del rapporto debito/pil, non si prevede che l’Italia soddisfi ‘prima facie’ il parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/pil nel 2018 e nel 2019″ sulla base del documento programmatico di bilancio presentato dal governo italiano”. In sostanza, dunque, “questa traiettoria di bilancio, unita ai rischi al ribasso per la crescita del Pil nominale – si legge – sarà incompatibile con la necessità di ridurre in maniera risoluta il rapporto debito/Pil dell’Italia”.

LA PRECEDENTE LETTERA UE

La lettera ribadisce, di fatto, quanto già scritto dalla Commissione Ue nella prima valutazione alla manovra italiana quando riscontrò un’inosservanza “particolarmente grave della raccomandazione in materia di bilancio” aggiungendo che “un’espansione fiscale vicina all’1% del Pil”, mentre il Consiglio aveva raccomandato un aggiustamento di bilancio, “e le dimensioni della deviazione (un divario dell’1,4 % circa del Pil pari a 25 miliardi di euro)” non trovavano riscontro “nella storia del patto di stabilità e crescita”.

CONTE RIBADISCE IL 2,4% NEL RAPPORTO DEFICIT/PIL

Il premier Giuseppe Conte ha però ribadito per l’ennesima volta l’intenzione di non cambiare una virgola del testo. Durante il vertice di ieri a palazzo Chigi con il ministro dell’economia Giovanni Tria, i sottosegretari Massimo Garavaglia e Laura Castelli, e i tecnici del Mef per chiudere definitivamente il testo è stata confermata l’impostazione del 2,4% nel rapporto deficit/Pil. Mentre oggi il ministro Tria ha incontrato a Berlino il suo omologo tedesco Olaf Scholz. Al centro delle discussioni la preparazione della riunione dei Ministri Finanziari dell’Eurogruppo e dell’Ecofin che si terrà la settimana prossima a Bruxelles ma soprattutto la manovra di bilancio italiana: il Ministro Tria ne ha spiegato “la logica economica, che è puntata sulla crescita per ridurre il debito del Paese”.

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ccc Italia

Manovra. Società pubbliche salvate dal “taglia-partecipate” della Madia

Cambia la norma “taglia-partecipate” prevista dalla Legge Madia. Le società pubbliche partecipate che nell’ultimo triennio abbiano conseguito utile, non saranno alienate

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Ecco l’ultima bozza della Manovra

Sono 115 gli articoli nell’ultimo testo della Manovra che Policy Maker ha visionato e che dovrebbe approdare in Parlamento al massimo entro mercoledì. Molte le novità

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ccc Italia

Ecco i fondi del Cipe per Intelligenza artificiale, Blockchain e Wi-fi

Su richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico nell’ultimo Cipe 100 milioni di Euro sono stati destinati per lo sviluppo del Wi-Fi e le tecnologie emergenti (Intelligenza artificiale, Blockchain, Internet delle cose)

È arrivato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 ottobre, il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze (P.N.R.F.) tra 0 e 3.000 Ghz per l’uso efficiente dello spettro e la transizione alla tecnologia 5G. Scopo del decreto, firmato dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio lo scorso 5 ottobre è “stabilire, in ambito nazionale e per il tempo di pace, l’attribuzione ai diversi servizi delle bande di frequenze oggetto del piano, di indicare per ciascun servizio nell’ambito delle singole bande l’autorità governativa preposta alla gestione delle frequenze, nonché le principali utilizzazioni civili”. (qui il decreto)

L’OBIETTIVO? PIANIFICARE LE FREQUENZE

Il P.N.R.F. (qui l’appendice al piano) rappresenta un vero e proprio piano regolatore delle frequenze (qui la Tabella di attribuzione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze) che consente di verificare, come detto, l’efficiente utilizzazione dello spettro radio, al fine di riorganizzare la risorsa spettrale tra i servizi di radio e di gestire al meglio gli eventuali contenziosi con i Paesi frontalieri. Obiettivo ultimo del Piano, come ha chiarito lo stesso Mise “è di pianificare, in ambito nazionale e in tempo di pace le attribuzioni ai diversi servizi delle bande di frequenze oggetto del piano, indicare per ciascun servizio, nell’ambito delle singole bande, l’autorità governativa preposta alla gestione delle frequenze, nonché le principali utilizzazioni civili; verificare l’efficiente utilizzazione dello spettro, al fine di liberare risorse per il settore televisivo e di gestire al meglio gli eventuali contenziosi con i Paesi frontalieri”.

SPAZIO ANCHE AL 5G

Il Pnrf recepisce di fatto nella legislazione nazionale il Regolamento delle radiocomunicazioni che viene periodicamente modificato dagli atti finali delle “Conferenze mondiali delle radiocomunicazioni” (Wrc), l’ultima delle quali si è tenuta a Ginevra nel 2015. Recepisce inoltre i provvedimenti approvati dalla Unione Europea (obbligatori) ed i provvedimenti della Cept (Conferenza europea delle poste e telecomunicazioni), se ritenuti necessari in quanto questi vengono implementati su base volontaria. L’aggiornamento del PNRF è uno dei compiti istituzionali del Mise-DGPGSR, sancito anche dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (d. lgs. 31 luglio 2005, n. 177) e l’attuale Piano è stato redatto sulla base dell’articolo 5 del Regolamento delle radiocomunicazioni. Ciò anche per stabilire la riduzione della banda destinata alle trasmissioni televisive a favore dei nuovi sviluppi delle reti di comunicazione mobile senza fili (5G). Infatti, per quanto riguarda l’assegnazione delle frequenze, è stato approvato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, con delibera n. 290/18/Cons del 27 giugno 2018, il nuovo Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze (Pnaf 2018). Si è poi conclusa il 2 ottobre 2018, con un ammontare totale di offerte per più di 6,55 miliardi di euro, la procedura per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze per il 5G, che era stata avviata il 13 settembre. (qui il documento di consultazione della Camera).

MISE: 100 MILIONI DI EURO PER WI-FI E TECNOLOGIE EMERGENTI

Proprio all’interno del settore sono stati rimodulati una serie di fondi nel corso della seduta d’insediamento del CIPE del 25 ottobre. Su richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico 100 milioni di Euro sono stati destinati per lo sviluppo del Wi-Fi e le tecnologie emergenti (Intelligenza artificiale, Blockchain, Internet delle cose). In particolare, sono stati dirottati 95 milioni di Euro (5 milioni erano già previsti) per sviluppare tecnologie emergenti e in favore della diffusione capillare del wi-fi sul territorio nazionale, in linea con il mandato volto all’innovazione e alla centralità della rete voluto dal Ministro Luigi Di Maio. Queste risorse erano state originariamente destinate (con delibera n. 105 del 22 dicembre 2017) per un importo complessivo fino a 60 milioni di euro per il cofinanziamento di progetti di ricerca, sperimentazione, realizzazione e trasferimento tecnologico aventi ad oggetto l’applicazione della tecnologia 5G a beni e servizi di nuova generazione promossi dalle regioni coinvolte nel progetto di sperimentazione pre-commerciale del 5G posto in essere dal Mise; per un importo complessivo fino a 35 milioni di Euro al cofinanziamento di progetti promossi dalle altre regioni, altri Dicasteri o Enti pubblici di ricerca, per lo sviluppo dei servizi di nuova generazione; infine per un importo complessivo di 5 milioni di Euro destinato allo sviluppo della fase II del progetto wifi.italia.it.

MENO RISORSE ALLA SPERIMENTAZIONE DEL 5G ORMAI IN FASE PRE-COMMERCIALE

In sostanza, come chiarisce lo stesso dicastero, “alla luce della fase ormai avanzata dei progetti di sperimentazione pre-commerciale 5G, non ritenendo più attuale l’esigenza di impegnare le risorse assegnate ai progetti di ricerca e sperimentazione” il ministero dello Sviluppo economico” ne ha richiesto “la rimodulazione, per un totale di 95 milioni di Euro fatti salvi eventuali impegni di spesa già perfezionati, a favore di progetti volti a favorire la diffusione dei servizi in Wi-Fi sul resto del territorio nazionale, ad incentivare la ricerca e lo sviluppo nelle tecnologie emergenti (Blockchain, Intelligenza Artificiale, Internet delle cose) e, in generale, a perseguire gli obiettivi del Piano BUL”. L’intervento destinato allo sviluppo della fase II del progetto wifi.italia.it. “è già in fase di realizzazione in seguito all’emanazione di un apposito decreto da parte del Ministro Luigi Di Maio, per il tramite di Infratel Italia s.p.a, società interamente partecipata da Invitalia, con riferimento ai comuni interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 e, in via residuale, in tutti gli altri comuni con popolazione inferiore ai 2000 abitanti. Tale linea di intervento sarà ulteriormente rafforzata utilizzando le risorse destinate dalla recente delibera Cipe”, conclude il Mise.

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ccc Italia

L’AGCOM bacchetta i partiti: servono regole per la partecipazione online

È il richiamo del Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello
“È opportuno stabilire regole che disciplinino la partecipazione politica anche online e che consentano di constatarne rapidamente la correttezza. Agcom sta lavorando in questo senso”. Lo ha detto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, intervenendo oggi al dibattito su “Comunicazione politica e piattaforme online” nell’ambito del Seminario congiunto promosso a Roma da Agcom ed Eurovisioni su “Le riforme dell’audiovisivo in Europa: quali conseguenze per l’industria dei media”.

IL DISCORSO POLITICO È SOGGETTO A UN EPOCALE CAMBIAMENTO, CONTRAENDOSI IN CINGUETTII DI 140 CARATTERI O NEI POST DI FACEBOOK

“Nel mondo iperconnesso della comunicazione 4.0, in cui i giornalisti sostituiscono penna e calamaio con tastiera e cellulare, anche il discorso politico è soggetto a un epocale cambiamento, contraendosi in cinguettii di 140 caratteri o nei post di Facebook”, ha ricordato Martusciello. “La conseguenza – ha aggiunto – da un lato è il diffondersi della democrazia partecipativa, dall’altro la creazione di una sorta di campagna elettorale permanente, talvolta frutto di tecniche manipolative e propagandistiche come avvenuto nei recenti appuntamenti elettorali”.

MARTUSCIELLO HA MESSO IN GUARDIA SUI PERICOLI DI UNA POSSIBILE ESCLUSIONE DA FORME DI PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA ONLINE

“Una circostanza preoccupante se consideriamo che, con specifico riferimento al ranking dei mezzi che vengono utilizzati per informarsi sui temi della politica, Internet è risultata il secondo mezzo (dopo la tv) per formare le scelte politico-elettorali, privilegiata da ben il 34% degli aventi diritto al voto – ha ricordato il Commissario -. Certo la Rete consente sicuramente una positiva interazione personale tra cittadino e politico – ha proseguito – ma non possiamo negare alcune difficoltà”. Richiamando i dati del Digital Economy and Society Index 2018, Martusciello ha messo in guardia sui pericoli di una possibile esclusione da forme di partecipazione democratica online, affermando che “una rilevante fetta della popolazione non utilizza i servizi Internet e ha scarse competenze digitali”.

IL RISCHIO CHE SI PALESA “È QUELLO DI DAR FORMA ALLA ‘DEMOCRAZIA DEI CREDULONI’

Passando poi agli aspetti più propriamente economici, Martusciello ha rilevato come il ‘Platform Capitalism’, fondato essenzialmente sull’estrazione, l’aggregazione e l’analisi di dati, se può rendere le piattaforme in grado di indirizzare il cittadino verso un ‘prodotto’ (anche politico) con un grado di analisi più dettagliato, potrebbe anche giungere a rilevare la propensione dell’individuo a un’ideologia o un comportamento. “In assenza di quella che potremmo definire una telematica trasparente, l’uso ambiguo delle tecnologie può produrre forme di partecipazione molto fragili”, ha sottolineato, precisando però come non sia il mezzo in sé, ma il modo con cui viene utilizzato a rendere questo utile o dannoso. Dinanzi a questi eventi il rischio che si palesa “è quello di dar forma alla ‘democrazia dei creduloni’”. Per questo motivo occorrono interventi legislativi nazionali e sovranazionali adeguati.

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