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I problemi dell’Italia? Per Bankitalia non si risolvono con più debito

Cosa ha detto il DG di Bankitalia Salvatore Rossi in occasione di una Lectio Magistralis all’Università di Venezia. Ecco un estratto del suo intervento

Secondo Bankitalia l’Italia spende molto e non produce in modo efficiente ma i problemi non si risolvono creando debito. Il richiamo è del direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, nel corso di una lectio magistralis tenuta in settimana all’Università di Venezia, che sembra chiamare in causa, nemmeno troppo velatamente, le recenti misure della maggioranza e quel 2,4% di deficit con il quale il governo giallo-verde sta pensando di finanziare una fetta consistente della prossima manovra.

IL PROBLEMA NON SI RISOLVE INDUCENDO LO STATO A INDEBITARSI

Bankitalia“Un’economia che cresce poco per un periodo così lungo, dove i redditi familiari sono in termini pro capite sui livelli della fine degli anni Ottanta, è un’economia che offre poche opportunità ai suoi cittadini, soprattutto a quelli più giovani – è il pensiero di Rossi -. Non sorprende che due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni si attendano che chi oggi studia o inizia a lavorare occuperà in futuro una posizione sociale ed economica peggiore di quella della generazione che li ha preceduti. Le cause di questa situazione sono molteplici e non le discutiamo qui. Una cosa è certa: il problema non si risolve inducendo lo Stato a indebitarsi. Lo Stato può far molto in questo campo spendendo meglio e fissando norme che incentivino l’efficienza”.

PERDERE DENARO PER IL DEFAULT DI UNO STATO “NON PUÒ CHE FARE PAURA”

Rossi è intervenuto poi, ancora più direttamente, sui timori dei mercati in vista della finanziaria. I mercati, ha precisato sono “i risparmiatori”, quindi persone che “investono il loro denaro e che, per questa ragione osservano attentamente l’andamento del debito pubblico e le scelte economiche degli esecutivi”. Tutto ciò avviene perché a nessuno piace perdere soldi, spiega in sostanza il direttore generale di Bankitalia aggiungendo che l’eventualità di non guadagnare o, perdere denaro per default di uno Stato “non può che fare paura”.

SE LO STATO ITALIANO DOVESSE FALLIRE PER CERCARE DI RISALIRE LA CHINA DOVREBBE AUMENTARE LE TASSEBankitalia

Non solo. Rincara ancora la dose Rossi: “Se mercati vuole dire essenzialmente risparmiatori, quelli nazionali sono diversi da quelli esteri? In altri termini, io che sono italiano tengo molto più volentieri nel mio portafoglio un BTP (un titolo dello Stato italiano) di un risparmiatore francese o tedesco, per ragioni patriottiche? Può darsi, ma è molto improbabile – ha ammesso il dg di Bankitalia -. I soldi sono soldi, a nessuno fa piacere perderli per amor di patria, salvo che in circostanze eccezionali, come ad esempio una guerra. Una differenza economica potrebbe essere che se lo Stato italiano, mettiamo, dovesse fallire, cioè non rimborsare a scadenza i propri titoli o farlo solo in parte, per cercare di risalire la china dovrebbe aumentare le tasse, colpendo quindi i propri cittadini ma non anche quelli francesi o tedeschi. Gli italiani potrebbero essere allora più restii a liberarsi di titoli pubblici nazionali, quando s’infittiscono notizie negative sulle finanze del loro Stato, nel tentativo di salvarlo e di non essere tassati”.

BANKITALIA: FARE ATTENZIONE AL MODO IN CUI LE NOTIZIE ECONOMICHE SI DIVULGANO

Secondo Rossi, bisogna quindi fare attenzione al modo in cui le notizie economiche si divulgano, e in questo i media e gli studiosi del settore hanno delle responsabilità. “Il luogo comune recita che l’economia italiana potrebbe essere prospera e felice se solo l’Europa, per stolidità teutonica, e i mercati, per occasionali antipatie politiche, non le imponessero una camicia di forza finanziaria. In questo modo ipersemplificato di raccontare le cose vi sono grandi di verità e tonnellate di falsità. Le cose sono molto più intrecciate e complicate e il compito di chi ha a lungo studiato questi problemi è di farlo capire bene”. Insomma, conclude Rossi “ciò che nei tempi passati era solo raccomandabile – cioè che gli economisti facciano più e miglior divulgazione delle teorie e dei dati economici buoni, validati – diviene imperativo e urgente in tempi, come gli attuali, di onnipresente cattiva o imprecisa informazione economica, usata a fini politici. Ne va non solo del buon nome della professione economica, ma del corretto funzionamento delle nostre società democratiche”, ha concluso il dg di Bankitalia.

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Ponte Morandi, ecco cosa ha detto Castellucci (Autostrade) alla Camera

L’ad: Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi. Con noi “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi” per i lavori

In nove massimo 16 mesi si sarebbe potuto ricostruire Ponte Morandi ma ancora non abbiamo un’idea chiara di quello che è successo. Lo ha detto l’a.d. di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, in audizione alla Camera sul crollo del ponte Morandi, aggiungendo che sui ricorsi del governo è iniziato l’esame del decreto Genova su cui il cda darà le sue valutazioni.

PAGHEREMO RICOSTRUZIONE MA SU RICORSI VALUTA CDA

“Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi, mi sembra chiaro. Ricorsi? Non è nostra intenzione aggravare la situazione per la città di Genova, già molto colpita; ma la decisione definitiva non spetta a me, quanto al consiglio di amministrazione, che valuterà il testo definitivo del decreto”.

CON NOI RICOSTRUZIONE IN 9-16 MESI

Autostrade per l’Italia ha presentato possibili soluzioni per la ricostruzione del Ponte Morandi che vanno “da un minimo di 9 mesi a un massimo di 15-16 mesi – ha ammesso Castellucci -. Abbiamo una capacità tecnica, abbiamo 800 ingegneri. Pensiamo di poter dare contributi e i tempi che abbiamo comunicato sono assolutamente mantenibili. Non è una promessa ma un impegno”.

ANCORA NON CHIARE LE CAUSE DEL CROLLO

“Ancora non siamo in grado avere un’idea chiara di quello che è successo e non c’è ad oggi una ricostruzione completa e attendibile di ciò che è successo. C’è un incidente probatorio ancora in fase iniziale – ha proseguito – e non siamo in grado di avere una visione su quello che è successo, ma posso assicurarvi che l’attenzione dell’azienda è al livello massimo, più alto non potrebbe essere”. Ciò che si può dire, ha proseguito l’ad di Aspi è che “dopo la privatizzazione, Autostrade per l’Italia ha dato un forte impatto sull’aumento della sicurezza della rete che non aveva mai dato prima”, ha detto ricordando che dall’anno prima della privatizzazione ad oggi il tasso di mortalità è sceso del 77% e che i numeri assoluti delle vittime sono passate da 440 nel 99 alle 119 del 2017”.

EROGATI 837 CONTROBUTI PER PERSONE E IMPRESE TOCCATE DAL CROLLO

Fino a oggi Autostrade per l’Italia ha erogato “circa 800 e passa contributi alle persone e alle imprese toccate” dal crollo del ponte di Genova. La società ha erogato esattamente 837 contributi, di cui 532 per gli sfollati (286 per i primi interventi e l’acquisto di mobili, 112 per rimborso delle scuole, 94 per le rate dei mutui e gli affitti, 40 per i danni a cose e persone e per le spese urgenti) e 305 per le aziende, i commercianti e gli artigiani.

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La lotta all’evasione fiscale? Con lotteria e digitale (e funziona)

Solo il 5% dei sindaci collabora con il fisco per contrastare l’evasione. Al Sud quasi nessuno. A Napoli “recuperati” solo 150 euro

Sono lo scontrino elettronico e la lotteria, le novità anti-evasione contenute nel decreto fiscale collegato alla manovra messa a punto dal governo per debellare almeno in parte un fenomeno che in Italia non conosce crisi. E che in altri paesi ha dato prova di funzionare.

ADDIO VECCHIO SCONTRINO CARTACEO: DAL 2019-2020 ARRIVA QUELLO ELETTRONICO

Lo scontrino elettronico dovrebbe sostituire gradualmente quello cartaceo: tutti i dati comprovanti l’acquisto di un bene saranno trasmessi direttamente all’Agenzia delle Entrate, affiancando così l’entrata in vigore della fattura elettronica la cui entrata in vigore è stata confermata a partire dal 1° gennaio 2019. L’obbligatorietà del nuovo strumento è prevista, inizialmente e a partire dal 1° luglio 2019, solo per gli esercizi commerciali con un giro di affari superiore ai 400 milioni di euro l’anno. Per tutte le altre attività, l’entrata in vigore dell’obbligo è prevista per il 2020.

AL VIA LA LOTTERIA NAZIONALE ANTI-EVASIONE

Al suo fianco si colloca la vera novità del governo giallo-verde: una lotteria nazionale collegata all’emissione degli scontrini che consentirà, ad ogni acquisto effettuato, di ricevere un codice che, previa comunicazione del proprio codice fiscale, consentirà di partecipare ad una estrazione a premi. Recita la norma: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione”. Per questo, sempre all’interno del decreto fiscale, è previsto uno sconto del 50% per l’acquisto dei nuovi registratori di cassa predisposti alla connessione in remoto con l’Agenzia delle Entrate e dotati di ‘memoria’ degli scontrini e dei relativi codici per la partecipazione alla lotteria.

LE INIZIATIVE SIMILI IN ALTRI PAESI

Iniziative simile a quella della lotteria decisa dal governo italiano sono già in vigore in altri paesi: nel 2014 in Portogallo è stata avviata la “Fatura da Sorte”, una lotteria che inizialmente metteva in palio un’auto di lusso. Poi si è passati all’estrazione settimanale che consente di vincere 35mila euro in buoni del tesoro mentre due volte all’anno (giugno e dicembre) si tiene l’estrazione straordinaria che mette in palio buoni del tesoro da 50mila euro. Per giocare bisogna connettersi a un sito internet e inserire i codici degli scontrini fiscali. In Cina si è partiti addirittura nel 1998 ma attraverso gratta e vinci che mettono in palio denaro corrisposto direttamente dal negoziante. Questo esperimento ha permesso un incremento del gettito complessivo attorno al 10% in generale e del 20% per le sole imposte indirette. Discorso simile a Taiwan: sul retro di ogni scontrino fiscale è stato inserito un numero che partecipa alla lotteria istantanea “gratta e vinci” con vincite tra i 5 e i 200 dollari. In Slovacchia tutti gli scontrini di importo superiore a un euro danno diritto alla partecipazione di un’estrazione settimanale che permette di vincere denaro, auto o la partecipazione a un programma televisivo. Dal dicembre 2013 a Malta è attiva la “Vat Lottery” mensile che mette in palio somme di denaro per i possessori degli scontrini estratti. Stesso discorso in Albania dal 2015: per partecipare bisogna raccogliere almeno 50 scontrini di ammontare totale superiore a 36 euro. E in Romania dove le estrazioni dei numeri degli scontrini fiscali avvengono mensilmente.

LA LOTTA ALL’EVASIONE IN ITALIA

La lotta all’evasione fiscale ha prodotto nei primi cinque mesi del 2018 un aumento complessivo dei redditi accertati. In particolare, le entrate tributarie derivanti dalle attività di accertamento e controllo si sono attestate a 4,586 miliardi (+0,224 miliardi, pari a +5,1%). I dati, diffusi dal Tesoro, mostrano comunque come tale aumento sia dovuto interamente alla lotta all’evasione delle imposte indirette che ha determinato un maggior reddito accertato pari a 0,556 miliardi (+32,9%), mentre le imposte dirette hanno prodotto un minor reddito accertato di 0,332 miliardi di euro (–12,4%).

SOLO IL 5% DEI SINDACI COLLABORA CON IL FISCO PER CONTRASTARE L’EVASIONE. AL SUD QUASI NESSUNO. A NAPOLI “RECUPERATI” SOLO 150 EURO

Secondo uno studio della Cgia, tra i 7.978 Comuni presenti l’anno scorso in Italia, solo 435 (pari al 5,4 per cento del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’Amministrazione finanziaria o alla Guardia di Finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. In termini di gettito, invece, nel 2016 (ultimo dato disponibile) i Sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla. “Il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione – ha ammesso il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i Sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro ?”.

In termini assoluti, i dati per comune capoluogo di provincia riferiti al 2017 ci dicono che Milano è stata l’amministrazione più “virtuosa”.Sebbene l’importo recuperato sia comunque contenuto, dalle segnalazioni effettuate agli 007 del fisco il capoluogo lombardo ha recuperato 1,3 milioni di euro. Segue Genova con 967.577 euro, Prato con 751.620 euro, Torino con 517.952 euro, Bergamo con 505.448 euro e Reggio Emilia con 447.390 euro. Tra le grandi aree urbane del Sud, invece, Reggio Calabria ha incassato 250.566 euro, mentre tutte le altre hanno riscosso cifre risicatissime: Messina 16.095 euro, Palermo 6.646 euro, Siracusa 3.763 euro, Catania 3.447 euro, Benevento 2.478 euro, Cagliari 350 euro e Napoli 150 euro. Se, invece, si rapporta la quota recuperata sul numero di contribuenti Irpef, Bergamo è l’Amministrazione comunale che si colloca al primo posto con 5,85 euro: seguono Prato con 5,14 e Reggio Emilia con 3,71. Anche osservando i risultati riferiti al numero di accertamenti raggruppati per regione, emerge la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti: anche se al Sud questa evidenza appare più marcata che altrove. Le costruzioni, ricordano dalla Cgia, è il settore dove i Comuni hanno le maggiori opportunità di intervento.

semplificazione fiscale“L’anno scorso nelle 6 regioni del Mezzogiorno – ha commentato il segretario Renato Mason – secondo quanto emerge dall’allegato al Def 2018 che riporta gli indicatori di benessere equo e sostenibile, ogni 100 abitazioni costruite legalmente, 50 erano abusive. Nel Nordest, invece, la media era del 5,5. Orbene, come è possibile che su poco meno di 1.750 Comuni ubicati al Sud, solo 164 abbiano effettuato unasegnalazione qualificata all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza ?” Nel 2017, sottolinea la Cgia, gli accertamenti dei tributi erariali realizzati grazie all’ mbeccata” dei Sindaci sono stati complessivamente 1.172; in leggero aumento rispetto all’anno precedente, quando si era raggiunta la soglia di 1.156, anche se in deciso calo se la comparazione viene effettuata con il risultato ottenuto nel 2012, quando si era toccata la punta massima di 3.455 segnalazioni.

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Banche, difesa, energia, fisco e concessioni. Ecco cosa c’è nel Def

Tutte le misure analizzate punto per punto della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo

Crescere per recuperare il terreno perso negli ultimi vent’anni, rendere pienamente effettivo il principio costituzionale di tutela del risparmio intervenendo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali. Il tutto senza trascurare il comparto della Difesa per la quale il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale, dell’energia attraverso una strategia di decarbonizzazione completa e sostegno alle rinnovabili entro il 2050, del fisco (si punta sulla riduzione delle tasse) e di rivisitazione di tutte le concessioni. Sono queste le novità della nota di aggiornamento al Def e del Piano nazionale per le riforme presentato dal governo.

TUTTI I NUMERI ESSENZIALI CONTENUTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF APPROVATA DAL GOVERNO E INVIATA ALLE CAMERA

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”: un obiettivo che il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” al punto che i paletti fissati dal governo nella nota di aggiornamento al Def potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Nonostante le stime del Pil per quest’anno vengano riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse gialloverdi, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione “sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite”.

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

COSÌ IL GOVERNO CERCHERÀ DI MODIFICARE L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Il Governo si è posto come obiettivo primario quello di rendere pienamente effettivo il principio costituzionale della tutela del risparmio. Le misure che verranno introdotte nel corso della legislatura si ispireranno dunque a tale finalità. 

European flags in front of the Berlaymont building, headquarters of the European commission in Brussels.

L’Italia contribuirà fattivamente alla discussione in corso a livello europeo sul completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del mercato dei capitali, per rafforzare l’UEM rivedendo nel contempo alcune delle modalità stabilite negli anni passati. A tal fine cercherà di stemperare gli elementi di rigidità nella riduzione e condivisione dei rischi, conciliando la necessità di evitare l’azzardo morale connesso all’aspettative di bail-out con i rischi per la stabilità finanziaria.

A livello nazionale è necessario proseguire con l’azione di rafforzamento del sistema e di riduzione dei crediti deteriorati intrapresa dal sistema bancario italiano. Nell’anno in corso è continuato il progressivo miglioramento della qualità del credito bancario. Nel primo trimestre del 2018 l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti ha continuato a diminuire, al netto delle rettifiche di valore, attestandosi al 5,1 per cento (da 5,9 per cento alla fine del 2017).

E’ necessario consolidare e rafforzare i miglioramenti sinora conseguiti. Sì valuterà la possibilità di introdurre una nuova normativa relativa alle GACS (quella vigente verrà a scadenza nel marzo 2019), verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili.

L’interlocuzione con la Commissione Europea inizierà nell’ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di stato. Si procederà inoltre al completamento della riforma delle cooperative e banche popolari.

Infine il Governo intende dedicare un’attenzione specifica all’utilizzo delle nuove tecnologie (cd. Fintech). Si tratta di settori nei quali i progressi richiedono cooperazione internazionale, per cui sarà assicurata una partecipazione attiva ai lavori dell’Unione Europea e degli organismi internazionali competenti per il miglioramento continuo degli standard internazionali in materia finanziaria.

LEONARDO-FINMECCANICA, DIFESA E SICUREZZA

Per la tutela degli interessi strategici nazionali e per fronteggiare la complessità del cambiamento e i suoi impatti sulla sicurezza collettiva, il Governo intende sviluppare una Strategia Sistemica per la Sicurezza Nazionale che – oltre all’azione indispensabile svolta dalle Forze armate e dalla Difesa – preveda il coinvolgimento di tutte le componenti del Sistema Paese.

A tal fine, andrà ricercata a livello nazionale la massima sinergia con gli altri ministeri, l’industria, il mondo accademico nonché i settori della ricerca di base e avanzata, al fine di consolidare meccanismi stabili di collaborazione. A livello internazionale si continuerà a operare nell’alveo delle organizzazioni e delle alleanze di tradizionale ancoraggio per la proiezione estera, contribuendo agli interventi necessari e vitali per la tutela degli interessi anche nazionali, prestando la massima attenzione nella destinazione delle relative risorse, a fronte dei costi associati.

Il Governo intende procedere ad una graduale trasformazione dello strumento militare, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca e di utilizzo a scopi duali. A tal fine si procederà alla massima ottimizzazione delle risorse, eliminando sprechi ed inutili duplicazioni. L’obiettivo è evolvere verso uno strumento militare moderno, efficace, efficiente, economicamente sostenibile, da impiegare con oculatezza in relazione alle priorità strategiche dell’Italia.

Rimarranno quindi cruciali le cooperazioni, sia nell’ambito della struttura di difesa comune integrata della NATO, sia nel contesto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell’UE. In particolare, nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente (Permanent Structured Cooperation – PESCO), l’Italia intende sostenere e valorizzare le opportunità offerte dal Fondo Europeo della Difesa (European Defence Fund – EDF), che prevede finanziamenti sia per la ricerca tecnologica sia per lo sviluppo di capacità strategiche, nonché dal Programma Europeo di Sviluppo Industriale per la Difesa (European Defence Industrial Development Programme – EDIDP), finalizzato a supportare progetti di cooperazione industriale multilaterale tra aziende europee nel settore della Difesa.

Il Governo si impegnerà anche a sviluppare ulteriormente le politiche per l’innovazione e per la ricerca scientifica e tecnologica, con il contributo del mondo accademico, dell’Industria e del settore privato. In particolare, lavorerà per creare e integrare competenze specialistiche avanzate nel settore industriale, attraverso la formazione di centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da Università/Ricerca e Industria (grandi e piccole-medie imprese), al fine di favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, l’adozione e la diffusione delle tecnologie abilitanti. In linea con le esigenze di difesa, sicurezza e resilienza del Paese, verrà favorita l’adozione del paradigma ‘Multipurpose-by-design’ che, nel recepire le esigenze operative delle Forze armate, proceda allo sviluppo di tecnologie abilitanti e correlate capacità militari a molteplice scopo.

Relativamente alla minaccia cibernetica, alto fattore di rischio per il Paese da cogliere anche come un’opportunità di investimenti, il Governo intende sviluppare programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico, al fine di preservare la protezione e la resilienza dei sistemi e delle reti strategiche nazionali.

Parimenti, nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, il Governo intende altresì sviluppare un approccio volto a fornire nuove opportunità, favorendo da un lato la possibilità di nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine appartenenti al Dicastero (Arma dei Carabinieri), dall’altro elaborando e sviluppando un nuovo piano delle assunzioni. Queste ultime avverranno nell’area sia operativa sia tecnico-industriale, formando i giovani sul territorio in sinergia con le istituzioni locali ed il mondo delle imprese che ruota intorno alla Difesa, in cui arsenali, stabilimenti, poli di mantenimento ed enti militari a carattere industriale dovranno rappresentare un’opportunità di sviluppo.

Il Governo procederà, inoltre, alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse nelle spese militari, al fine di evitare sprechi e duplicazioni, anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare non più utile ai fini istituzionali. A tal riguardo, verrà assicurata l’ulteriore razionalizzazione delle strutture militari, eliminando quelle non più necessarie e accorpando, ove possibile, quelle che svolgono funzioni similari, in un’ottica di aggregazione interforze ed internazionale.

Infine si continuerà a sviluppare la cultura dell’efficacia, dell’efficienza e delle economie delle risorse, attraverso l’implementazione delle più moderne procedure di controllo di gestione.

AMBIENTE ED ENERGIA, ECCO LE PROSSIME RIFORME DEL GOVERNO SECONDO IL DEF

Le maggiori sfide che il Paese deve affrontare in tema ambientale sono l’inquinamento e i cambiamenti climatici, la desertificazione, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità.

Più in particolare, sono 6 le sfide principali alle quali il Governo intende dare riposta nei prossimi anni:

i) proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici riducendo progressivamente i fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;

ii) incrementare la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e assicurare una migliore e più coordinata gestione delle aree protette e del capitale naturale;

iii) limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico e valorizzare l’acqua come bene comune;

iv) mettere in sicurezza il territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali;

v) promuovere l’uso efficiente e sostenibile delle risorse, governare la transizione verso l’economia circolare e i ‘rifiuti zero’;

vi) diminuire progressivamente le infrazioni comminate all’Italia dall’Unione Europea in materia ambientale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi il Governo terrà conto degli impegni e degli accordi assunti in ambito europeo, regionale ed internazionale e, a livello nazionale, proseguirà nel percorso di attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

Con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, il Governo introdurrà norme per promuovere una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico oltre che iniziative riguardanti un regime fiscale di vantaggio a favore delle aziende che implementano strategie di riduzione dell’inquinamento.

Le misure attraverso cui conseguire questo obiettivo sono:

i) lo sviluppo del lavoro ecologico e la ‘decarbonizzazione’ e ‘defossilizzazione’ della produzione;

ii) l’attuazione di norme di semplificazione amministrativa in tema ambientale. Sarà, inoltre, favorito l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti e l’implementazione delle misure per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. A quest’ultimo riguardo, un’attenzione particolare sarà rivolta all’edilizia residenziale pubblica.

Il Governo si impegna a rendere operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e a sostenere presso tutte le sedi, anche internazionali, obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. Sono tutti temi che dovranno trovare un’effettiva applicazione nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in fase didefinizione e da presentare alla Commissione UE entro la fine del 2019.

Delle iniziative riguardanti la mobilità sostenibile si è detto nel paragrafo sulle infrastrutture. Con riferimento alla qualità dell’aria, l’obiettivo è, in cooperazione con le Regioni, il contenimento delle emissioni del particolato PM 10 e del biossido di azoto NO2.

Ai fini della salvaguardia della biodiversità si interverrà sulla ‘Legge-quadro sulle aree protette’, per natura’ valorizzando le realtà territoriali nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile. Si dovranno stabilire piante organiche per gli Enti parco e una loro nuova governance. La prevenzione degli incendi, il contrasto al bracconaggio e al commercio illegale di specie protette saranno realizzati attraverso azioni quali il rafforzamento della cooperazione con le Forze di Polizia, l’installazione di sistema di videosorveglianza e la modifica del codice penale.

E’ inoltre obiettivo del Governo promuovere un’efficace integrazione del Capitale Naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche, nei processi economici e nella pianificazione territoriale, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile.

Un’ulteriore linea di azione riguarderà la protezione del mare attraverso il rafforzamento della partecipazione ai processi internazionali di governance e a specifiche misure per limitare i rifiuti marini (marine litter) e per il recupero degli stessi e nuove procedure per l’autorizzazione alla raccolta della plastica, modificando il Codice dell’Ambiente.

È obiettivo del Governo garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche avvalendosi degli strumenti normativi europei. Sarà rafforzata la tutela quali-quantitativa della risorsa e si incentiverà l’uso di sistemi per ridurre gli sprechi e le dispersioni con l’introduzione e la diffusione di nuove tecnologie e si incrementeranno gli investimenti di natura pubblica sul servizio idrico integrato.

Saranno introdotte regole e misure, anche strutturali, per il contrasto e la prevenzione del consumo del suolo e del dissesto idrogeologico, anche tramite il potenziamento del Geoportale Nazionale.

Ciò avverrà attraverso: un’adeguata politica di sostegno agli interventi di prevenzione e di manutenzione del territorio; l’aggiornamento della pianificazione di settore; azioni per la responsabilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni sui rischi connessi; la rigenerazione urbana; la pianificazione e realizzazione di infrastrutture verdi; il rilancio del patrimonio edilizio esistente; l’introduzione del bilancio ecologico comunale; il rafforzamento della governance delle aree marinocostiere, anche in relazione alla conservazione del capitale naturale.

Per quanto attiene alla sicurezza del territorio e della prevenzione e contrasto dei danni ambientali, il Governo intende:

i) consolidare le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali con un

inasprimento delle sanzioni previste della L. n. 68 del 201538;

ii) implementare l’attività di contrasto alle ecomafie in base al principio del ‘chi inquina paga’.

Con riferimento all’economia circolare39, il Governo ha recentemente attribuito40 tale competenza al Ministero dell’Ambiente, fatte salve le competenzedel Ministero dello Sviluppo Economico, inserendolo nel più ampio contesto dell’uso efficiente delle risorse.

A seguito dell’adozione del cd. ‘pacchetto rifiuti – economia circolare’ della UE, il Governo modificherà la normativa nazionale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti41 al fine di risolvere le problematiche che non ne hanno consentito una uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. Ugualmente andranno incrementate, anche tramite l’adozione dei decreti ‘End of Waste’, le iniziative necessarie a costituire un ciclo virtuoso di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti, promuovendo l’economia circolare e la progettazione ambientalmente sostenibile dei prodotti, nonché l’adozione di specifiche norme per la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati, anche con l’eventuale introduzione di meccanismi fiscali premianti. La revisione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti mira a prevedere una forte riduzione del rifiuto prodotto, puntando in particolare alla drastica riduzione dell’utilizzo della plastica monouso. In tale ambito rientra anche il lancio della campagna di sensibilizzazione ‘plastic free’ e l’iniziativa di eliminare in tutte le amministrazioni pubbliche l’uso di plastica, specialmente monouso.

L’attività dei Consorzi nazionali per il riciclaggio dei rifiuti verrà modificata al fine di verificare gli obiettivi di riciclaggio raggiunti nonché coordinare azioni volte al contrasto dei fenomeni illeciti legati al traffico nazionale e internazionale dei rifiuti. Sarà creata una Cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’inquinamento da amianto con l’implementazione delle attività di rilevazione e bonifica, l’erogazione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e l’individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni.

Il Governo intende proseguire nello sforzo di ridurre il numero delle infrazioni applicate all’Italia dall’Unione Europea, passate dalle 117 del 2014 alle 59 di oggi. Il 22 per cento delle infrazioni riguarda l’ambiente ed, in particolare, le tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Il Governo metterà in campo specifiche azioni per seguire ogni procedura e valutare i passi da compiere.

Nell’ambito della sicurezza energetica si opererà per il raggiungimento di elevate capacità di resilienza energetica, per la riduzione dei consumi e dei fabbisogni nonché per la produzione e l’approvvigionamento da fonti eco-sostenibili. Con particolare riferimento ai siti a valenza strategica, si esaminerà la possibilità di implementare distretti energetici intelligenti (smart military district), nei quali sia massimizzato il ricorso all’auto-consumo e ove la gestione dei flussi energetici avvenga in tempo reale, in un alveo certo di sicurezza cibernetica, in perfetta simbiosi con il binomio cyber security – energy security.

AUTOSTRADE, ENERGIA E TLC. ECCO COME IL GOVERNO UTILIZZERÀ I CANONI MAGGIORATI DELLE CONCESSIONI PUBBLICHE

L’attuale panorama delle concessioni di beni e servizi è assai variegato a causa di una frammentazione delle competenze – tra amministrazioni centrali e territoriali – nonché di una regolazione inefficiente e obsoleta che investe le procedure di rilascio delle concessioni, i parametri di determinazione dei canoni concessori e i relativi meccanismi di riscossione. Con poche eccezioni, il denominatore comune è la scarsa redditività delle concessioni per l’Erario.

I canoni imposti non sono, in numerosi casi, correlati agli ingenti fatturati e profitti che i beni dati in concessione producono in capo ai concessionari. Inoltre, può accadere che questi ultimi godano, attraverso il sistema tariffario, di rendimenti garantiti e molto al di sopra di quelli di mercato, anche per effetto di limiti nelle capacità di controllo da parte dei soggetti pubblici competenti sui livelli degli investimenti previsti/effettuati.

Il MEF-Dipartimento del Tesoro, utilizzando una banca dati dedicata, sta conducendo alcuni studi conoscitivi sul sistema delle concessioni dai quali sono confermati i dubbi riguardo alla adeguata valorizzazione dei beni dati in concessione.

Il Governo si propone di allargare e sistematizzare tali analisi, coinvolgendo le amministrazioni competenti al rilascio e al controllo delle concessioni, le autorità di regolazione ed esperti indipendenti dei vari settori onde arrivare, entro la fine del 2019, all’avvio di una completa mappatura del fenomeno, finalizzata alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione dei regimi di concessione.

I maggiori introiti che potrebbero derivare dal prospettato riordino delle concessioni sono, allo stato attuale, difficilmente quantificabili. Tuttavia, i dati disponibili evidenziano importanti potenzialità per la finanza pubblica e per la riduzione del rapporto debito/PIL.

Il Governo studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate. Nell’ambito dello stesso processo, parte dei maggiori introiti riferibili alle concessioni rilasciate dalle amministrazioni locali potrebbero essere vincolati alla riduzione del loro indebitamento. Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico.

COME CAMBIERÀ IL FISCO SECONDO IL GOVERNO

L’obiettivo del Governo è di rafforzare la crescita in un quadro di coesione e inclusione sociale e all’interno di un percorso graduale di riduzione del rapporto debito/PIL nel corso della legislatura. La pressione fiscale, stimata al 42,2 per cento del Pil. semplificazione fiscale

Il Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e impreseIl Governo intende ridurre gradualmente la pressione fiscale su famiglie e imprese e rendere la tassazione più favorevole alla crescita. Gli adempimenti fiscali saranno quindi semplificati e si punterà a ridurre drasticamente l’evasione ed elusione delle imposte.

Il Governo intende iniziare un percorso di riduzione graduale della pressione fiscale su famiglie e imprese, sostenendo nella prima fase le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi dal 2019 avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

La gradualità del percorso è principalmente volta a evitare eccessivi oneri per la finanza pubblica. Sarà esteso il regime forfetario, sostitutivo di Irpef e Irap, che assoggetta all’aliquota del 15% una base imponibile forfettizzata applicando ai ricavi coefficienti di redditività differenziati per attività economica. I soggetti che aderiscono a questo regime agevolato sono anche esentati dal versamento dell’Iva e da ogni adempimento.

Per incentivare gli investimenti e gli incrementi occupazionali, tutte le imprese beneficeranno di una riduzione dell’aliquota delle imposte applicata ai redditi corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e nuove assunzioni.

Il contrasto all’evasione che ha l’obiettivo di assicurare l’equità del prelievo e di tutelare la concorrenza tra le imprese sarà perseguito potenziando tutti gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria, in particolare sfruttando l’applicazione di nuove tecnologie per effettuare controlli mirati.

I dati che si renderanno disponibili a seguito dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria saranno integrati anche, a partire da luglio 2019, da quelli rilevati attraverso la trasmissione telematica dei corrispettivi relativi alle transazioni verso consumatori finali.

Le basi dati alimentate dai nuovi flussi informativi saranno utilizzate per potenziare tutte le attività dirette a incentivare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, attraverso le comunicazioni per la promozione della compliance inviate a cittadini, ai professionisti e alle imprese, e saranno incrociate con i dati delle dichiarazioni dei redditi per potenziare l’efficacia dei controlli.

L’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici sarà inoltre associato a misure di semplificazione fiscale e di riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti.

Il Governo intende anche varare un decreto-legge su ‘pace fiscale’. L’obiettivo di questo intervento è completare il percorso di chiusura delle posizioni debitorie ancora aperte per consentire che l’attività di riscossione ordinaria riprenda con sempre maggiore efficienza. Lo stesso obiettivo di efficienza sarà perseguito con riguardo al contenzioso, favorendo la chiusura delle liti pendenti.

Contestualmente all’introduzione di una flat tax generalizzata, saranno valutati gli spazi disponibili per la razionalizzazione delle cosiddette spese fiscali: la molteplicità delle agevolazioni, la difficoltà del loro coordinamento e le possibili sovrapposizioni con i trasferimenti diretti di risorse aventi carattere assistenziale possono impedire una corretta rappresentazione dei flussi redistributivi operati dal settore pubblico.

La scelta delle agevolazioni su cui intervenire sarà guidata da un’attenta valutazione, tenendo in considerazione aspetti legati al costo-efficacia delle agevolazioni stesse, ai risultati che hanno prodotto e ai loro impatti redistributivi.

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ccc Dal mondo

Giro di vite Ue sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata

Secondo uno studio di Europol del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali.

Termini più rigorosi per il congelamento e la confisca transfrontaliera dei beni alla Criminalità organizzata e priorità all’indennizzo delle vittime. Sono queste alcune delle novità adottate dall’Europarlamento per accelerare le procedure nell’ambito di alcuni reati, in tutta l’Unione europea. Le nuove norme, già concordate in via informale tra il Parlamento e i ministri dell’Ue in giugno, renderanno più rapido e semplice per gli Stati membri il congelamento e la confisca transfrontalieri dei proventi di reato.

ECCO QUALI SONO LE NUOVE MISURE

Le nuove misure prevedono innanzitutto l’introduzione di scadenze: un Paese Ue che riceve un ordine di confisca da un altro Paese Ue disporrà di 45 giorni di tempo per eseguire l’ordine; i provvedimenti di congelamento transfrontalieri devono essere eseguiti con la stessa rapidità e priorità di quelli nazionali. Le autorità, infine, avranno quattro giorni di tempo per congelare i beni se la richiesta di confisca è urgente. Altra novità è rappresentata dai documenti standardizzati: saranno utilizzati certificati e moduli standard per garantire che i Paesi Ue agiscano più rapidamente e comunichino in modo più efficiente. Inoltre è previsto un ambito di applicazione più ampio: ove richiesto, i Paesi europei potranno confiscare beni ad altre persone legate all’organizzazione criminale in questione e potranno anche agire nei casi in cui non vi sia una condanna (ad esempio, se l’indagato è fuggito). Infine, sono previsti nuovi diritti per le vittime: saranno le prime, infatti, a ricevere un risarcimento quando i beni confiscati saranno distribuiti.

LA RELATRICE: IL PROVVEDIMENTO RAFFORZA LA GIUSTIZIA EUROPEA

“Questo strumento di riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e confisca rafforza la giustizia europea – ha detto la relatrice Nathalien Griesbeck (ALDE, FR) -. È più equo per le vittime e consolida la nostra lotta contro il finanziamento del terrorismo. Il Parlamento vigilerà attentamente per garantire che le nuove norme siano attuate rapidamente ed efficacemente”.

EUROPOL: NELL’UE VIENE CONFISCATO SOLO L’1,1% DEI PROFITTI CRIMINALI CIRCA 1,2 MILIARDI DI EURO

Privare i criminali dei loro beni è, infatti, uno strumento importante per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Tuttavia, secondo uno studio di Europol (qui lo studio) del 2016, attualmente nell’Ue viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali a fronte di un 98,9% dei proventi di reato non viene confiscato e rimane pertanto in mano ai criminali. L’analisi riporta alcuni dati dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) secondo cui i proventi illeciti a livello globale rappresentano il 3,6% del pil mondiale del 2009 circa 1,9 trilioni di euro e solo lo 0,2% viene effettivamente sequestrato o confiscato. Sulla base delle stime di Project OCP, i mercati illeciti generano circa 109.900 milioni di euro a livello di Ue, pari allo 0,9% del Pil dell’Ue del 2010. Sempre secondo lo studio Europol, il valore dei beni provvisoriamente sequestrati/congelati nell’Ue è pari a circa 2,4 miliardi di euro di cui circa 1,2 miliardi risultano confiscati.

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ccc Insider

Manovra, ecco le misure del dl fiscale

Rottamazione delle cartelle, definizione agevolata delle controversie tributarie, lotteria degli scontrini e modifiche alle accise. Queste alcune delle novità della bozza di decreto visionata da Policy Maker

Arriva la prima bozza del dl fiscale a cui sta lavorando il governo che Policy Maker è in grado di anticipare. Il titolo I si occupa di Rottamazione delle cartelle e della nuova disciplina del discarico di riscossione; di Definizione agevolata delle controversie tributarie; di Flat tax – dichiarazione integrativa; della trasmissione telematica dei corrispettivi e della lotteria degli scontrini; di cogenerazione; di Sterilizzazione degli aumenti delle accise dei prodotti energetici (RGS); dell’estensione dell’Istituto del gruppo Uva ai gruppo bancari cooperativi. Il Titolo II “Altre disposizioni urgenti” di Missioni di pace, pulizia Bilancio 2018, transazioni PayBack, commissari Calabria Molise per i piani di rientro, di una norma sulla giustizia riguardante Equitalia, della proroga del prestito Alitalia, dell’anticipo delle FF.SS., del Fondo di Garanzia e FSC, del Fondo 300 milioni e del Fondo ristoro risparmiatori. Quest’ultima parte, tuttavia, è ancora da scrivere.

LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE

Pace fiscale, Flat tax, Startup. Ecco il pacchetto tributario della Lega in vista della manovraInnanzitutto prevede una nuova definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione. Il debitore potrà beneficiare dell’abbattimento delle sanzioni comprese nel carico e degli interessi di mora, come nelle due precedenti “rottamazioni” ma, rispetto ad esse, fruirà di condizioni più favorevoli, poiché potrà effettuare il pagamento delle somme dovute in un arco di tempo particolarmente ampio (cinque anni); potrà utilizzare in compensazione, per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della PA; se eseguirà il pagamento in forma rateale, sarà assoggettato ad un tasso di interesse molto ridotto, pari allo 0,3%, anziché a quello del 4,5%; provvedendo al versamento della prima o unica rata delle somme dovute potrà ottenere l’estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla definizione.

In termini generali, si prevede che i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 possano essere estinti con il pagamento del capitale e degli interessi iscritti a ruolo (nonché dell’aggio, dei diritti di notifica della cartella di pagamento e delle spese esecutive eventualmente maturate), senza versare le sanzioni incluse negli stessi carichi, gli interessi di mora e le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale. Viene consentito il pagamento dilazionato delle somme dovute, in unica soluzione entro il 31 luglio 2019, ovvero in un numero massimo di dieci rate consecutive e di pari importo. E tali rate scadranno il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019. In caso di pagamento rateale gli interessi da corrispondere sono calcolati al tasso dello 0,3% annuo

Si pongono a carico dell’agente della riscossione l’onere di fornire i dati necessari ad individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in apposita area del suo sito internet. Il debitore, per aderire alla definizione, deve presentare, entro il 30 aprile 2019, una dichiarazione all’agente della riscossione, con le modalità e in conformità alla modulistica pubblicate dallo stesso agente sul proprio sito internet entro quindici giorni dall’entrata in vigore del decreto legge; nella dichiarazione dovrà essere indicato anche il numero di rate prescelto per l’eventuale pagamento dilazionato. In questa dichiarazione il debitore dovrà inoltre assumere l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi che intende definire. Tali giudizi verranno sospesi dal giudice, fino al pagamento di quanto dovuto. Successivamente, il giudizio si estinguerà a seguito della produzione, a cura di una delle parti, della documentazione attestante i versamenti eseguiti per perfezionare la definizione. Se, invece, le somme dovute non saranno integralmente pagate la sospensione del giudizio sarà revocata dal giudice su istanza di una delle predette parti.

La dichiarazione all’agente della riscossione può essere integrata entro il 30 aprile 2019. Per determinare l’ammontare delle somme da versare si considerano unicamente gli importi già pagati allo stesso titolo e che il debitore, se ha già interamente versato le medesime somme con precedenti pagamenti parziali, deve comunque dichiarare la sua volontà di aderire alla definizione per beneficiare degli effetti di quest’ultima. Restano, comunque, definitivamente acquisite e non sono rimborsabili le somme versate a qualunque titolo, relativamente ai debiti definibili, anche anteriormente alla definizione.

Cosa succede una volta presentata la dichiarazione di adesione ? Gli effetti sono l’inibizione all’iscrizione di nuovi fermi amministrativi e ipoteche, salvando quelli già iscritti; divieto di avviare nuove procedure esecutive e di proseguire quelle già avviate in precedenza, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo; la condizione di “non inadempienza” del debitore nell’ambito della procedura di erogazione dei rimborsi d’imposta nonché ai fini della verifica della morosità da ruolo, per un importo superiore a 5.000,00 euro, all’atto del pagamento, da parte delle Pubbliche Amministrazioni e delle società a totale partecipazione pubblica, di somme di ammontare pari almeno allo stesso importo.

In caso di omesso ovvero insufficiente o tardivo versamento di una sola rata, la definizione è inefficace e i versamenti effettuati sono considerati semplici acconti delle somme complessivamente dovute a seguito dell’iscrizione a ruolo. Sono esclusi dalla procedura di definizione agevolata le risorse proprie dell’Unione europea; i recuperi degli aiuti di Stato considerati illegittimi dalla stessa Ue; i crediti derivanti da condanne pronunciate dalla Corte dei conti; le multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna; le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

I debitori che hanno aderito alla definizione agevolata e che effettuano entro il 30 novembre 2018 il pagamento delle rate dovute in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 possono fruire del differimento automatico del versamento delle restanti somme in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, con interessi calcolati al tasso dello 0,3% annuo a partire dal 1° agosto 2019. Nessun adempimento è previsto a carico di tali debitori, cui l’agente della riscossione trasmetterà, entro il 30 giugno 2019, apposita comunicazione, nonché i bollettini precompilati per eseguire il versamento delle rate rideterminate. Si consente comunque di procedere al pagamento in unica soluzione, entro il 31 luglio 2019 (e, quindi, senza interessi), delle rate differite automaticamente.

I soggetti colpiti da sisma dell’Italia centrale negli anni 2016 e 2017 possono effettuare il pagamento delle somme dovute a titolo di definizione agevolata in dieci rate a partire dal 31 luglio 2019 ovvero, entro tale data, in unica soluzione. Infine, si ammette alla nuova procedura di “rottamazione” anche i soggetti che non hanno perfezionato la definizione prevista dall’art. 6 del DL n. 193/2016, nonché coloro che, dopo aver aderito a quella di cui all’art. 1 del DL n. 148/2017, non hanno provveduto al pagamento, entro il 31 luglio 2018, di tutte le rate dei vecchi piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016 scadute al 31 dicembre 2016.

GLI ARTICOLI DELLA BOZZA DI DL

Disposizioni in materia fiscale

ART.

(Definizione dei debiti relativi ai carichi affidati all’agente della riscossione)

1. I debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 possono essere estinti, senza corrispondere le sanzioni comprese in tali carichi, gli interessi di mora di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, versando integralmente, in unica soluzione entro il 31 luglio 2019, o nel numero massimo di dieci rate consecutive di pari importo le somme:

  • a) affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e interessi;

  • b) maturate a favore dell’agente della riscossione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, a titolo di aggio sulle somme di cui alla lettera a) e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.

2. Le rate previste dal comma 1 scadono il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019.

3. In caso di pagamento rateale ai sensi del comma 1 del presente articolo, sono dovuti, a decorrere dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo e non si applicano le disposizioni dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

4. L’agente della riscossione fornisce ai debitori i dati necessari a individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in apposita area del proprio sito internet.

5. Il debitore manifesta all’agente della riscossione la sua volontà di procedere alla definizione di cui al comma 1 rendendo, entro il 30 aprile 2019, apposita dichiarazione, con le modalità e in conformità alla modulistica che lo stesso agente pubblica sul proprio sito internet nel termine massimo di 15 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in tale dichiarazione il debitore sceglie altresì il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, entro il limite massimo previsto dal comma 1.

6. Nella dichiarazione di cui al comma 5 il debitore indica l’eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi in essa ricompresi e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi, che, dietro presentazione di copia della dichiarazione e nelle more del pagamento delle somme dovute, sono sospesi dal giudice. L’estinzione del giudizio è subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione e alla produzione, nello stesso giudizio, della documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso contrario, il giudice revoca la sospensione su istanza di una delle parti.

7. Entro il 30 aprile 2019 il debitore può integrare, con le modalità previste dal comma 5, la dichiarazione presentata anteriormente a tale data.

8. Ai fini della determinazione dell’ammontare delle somme da versare ai sensi del comma 1, lettere a) e b), del presente articolo, si tiene conto esclusivamente degli importi già versati a titolo di capitale e interessi compresi nei carichi affidati, nonché, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. Il debitore se, per effetto di precedenti pagamenti parziali, ha già integralmente corrisposto quanto dovuto ai sensi del comma 1, per beneficiare degli effetti della definizione deve comunque manifestare la sua volontà di aderirvi con le modalità previse dal comma 5.

9. Le somme relative ai debiti definibili, versate a qualsiasi titolo, anche anteriormente alla definizione restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili.

10. A seguito della presentazione della dichiarazione, relativamente ai carichi definibili che ne costituiscono oggetto:

a) sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;

b) sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di presentazione;

c) non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi quelli già iscritti alla data di presentazione;

d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive;

e) non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo;

f) il debitore non è considerato inadempiente ai fini di cui agli articoli 28-ter e 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

11. Entro il 30 giugno 2019, l’agente della riscossione comunica ai debitori che hanno presentato la dichiarazione di cui al comma 5 l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse.

12. Il pagamento delle somme dovute per la definizione può essere effettuato:

a) mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente indicato dal debitore nella dichiarazione resa ai sensi del comma 5;

b) mediante bollettini precompilati, che l’agente della riscossione è tenuto ad allegare alla comunicazione di cui al comma 11, se il debitore non ha richiesto di eseguire il versamento con le modalità previste dalla lettera a) del presente comma;

c) presso gli sportelli dell’agente della riscossione. In tal caso, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 12, comma 7-bis, del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, con le modalità previste dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2014, con riferimento a tutti i carichi definiti.

13. Limitatamente ai debiti definibili per i quali è stata presentata la dichiarazione di cui al comma 5:

a) alla data del 31 luglio 2019 le dilazioni sospese ai sensi del comma 10, lettera b), sono automaticamente revocate e non possono essere accordate nuove dilazioni ai sensi dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;

b) il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo.

14. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme di cui al comma 1, lettere a) e b), la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto di dichiarazione. In tal caso, relativamente ai debiti per i quali la definizione non ha prodotto effetti:

a) i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’affidamento del carico e non determinano l’estinzione del debito residuo, di cui l’agente della riscossione prosegue l’attività di recupero;

b) il pagamento non può essere rateizzato ai sensi dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

15. Possono essere ricompresi nella definizione agevolata di cui al comma 1 anche i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione che rientrano nei procedimenti instaurati a seguito di istanza presentata dai debitori ai sensi del capo II, sezione prima, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, con la possibilità di effettuare il pagamento del debito, anche falcidiato, con le modalità e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di omologazione dell’accordo o del piano del consumatore.

16. Sono esclusi dalla definizione di cui al comma 1 i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015;

c) i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;

d) le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

e) le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

17. Per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le disposizioni del presente articolo si applicano limitatamente agli interessi, compresi quelli di cui all’articolo 27, sesto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689.

18. Alle somme occorrenti per aderire alla definizione di cui al comma 1, che sono oggetto di procedura concorsuale, nonché in tutte le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, si applica la disciplina dei crediti prededucibili di cui agli articoli 111 e 111-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

19. A seguito del pagamento delle somme di cui ai commi 1, 21, 22 e 24, l’agente della riscossione è automaticamente discaricato dell’importo residuo. Al fine di consentire agli enti creditori di eliminare dalle proprie scritture patrimoniali i crediti corrispondenti alle quote discaricate, lo stesso agente della riscossione trasmette, anche in via telematica, a ciascun ente interessato, entro il 31 dicembre 2024, l’elenco dei debitori che si sono avvalsi delle disposizioni di cui al presente articolo, e dei codici tributo per i quali è stato effettuato il versamento. All’articolo 6, comma 12 del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, le parole “30 giugno 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2024”.

20. All’articolo 1, comma 684, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Le comunicazioni di inesigibilità relative alle quote affidate agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, anche da soggetti creditori che hanno cessato o cessano di avvalersi delle società del Gruppo Equitalia ovvero dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, sono presentate, per i ruoli consegnati negli anni 2016 e 2017, entro il 31 dicembre 2026 e, per quelli consegnati fino al 31 dicembre 2015, per singole annualità di consegna partendo dalla più recente, entro il 31 dicembre di ciascun anno successivo al 2026».

21. L’integrale pagamento, entro il 30 novembre 2018, delle residue somme dovute ai sensi dell’articolo 1, commi 6 e 8, lettera b), n. 2, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, determina, per i debitori che vi provvedono, il differimento automatico del versamento delle restanti somme, che è effettuato in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, sulle quali sono dovuti, dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019, senza alcun adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della riscossione invia a questi ultimi apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze. Si applicano le disposizioni di cui al comma 12, lettera c), del presente articolo; si applicano altresì, a seguito del pagamento della prima delle predette rate differite, le disposizioni di cui al comma 13, lettera b).

22. Resta salva la facoltà, per il debitore, di effettuare, entro il 31 luglio 2019, in unica soluzione, il pagamento delle rate differite ai sensi del comma 21.

23. I debiti relativi ai carichi per i quali non è stato effettuato l’integrale pagamento, entro il 30 novembre 2018, delle somme da versare nello stesso termine in conformità alle previsioni del comma 21 non possono essere definiti secondo le disposizioni del presente articolo e la dichiarazione eventualmente presentata per tali debiti ai sensi del comma 5 è improcedibile.

24. Relativamente ai debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre 2017, i soggetti di cui all’articolo 6, comma 13-ter, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, effettuano il pagamento delle residue somme dovute ai fini delle definizioni agevolate previste dallo stesso articolo 6 del decreto legge n. 193 del 2016 e dall’articolo 1, comma 4, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n.172, in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, sulle quali sono dovuti, dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019, senza alcun adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della riscossione invia a questi ultimi apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze. Si applicano le disposizioni di cui al comma 12, lettera c), del presente articolo; si applicano altresì, a seguito del pagamento della prima delle predette rate, le disposizioni di cui al comma 13, lettera b). Resta salva la facoltà, per il debitore, di effettuare il pagamento di tali rate in unica soluzione entro il 31 luglio 2019.

25. Possono essere definiti, secondo le disposizioni del presente articolo, anche i debiti relativi ai carichi già oggetto di precedenti dichiarazioni rese ai sensi: a) dell’articolo 6, comma 2, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, per le quali il debitore non ha perfezionato la definizione con l’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute a tal fine;

b) dell’articolo 1, comma 5, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n.172, per le quali il debitore non ha provveduto all’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute in conformità al comma 8, lettera b), n. 1, dello stesso articolo 1 del decreto legge n. 148 del 2017.

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA DELLE CONTROVERSIE TRIBUTARIE

Per quanto riguarda la definizione agevolata delle controversie tributarie le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’agenzia delle entrate, aventi ad oggetto “atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia”. In deroga le controversie possono essere definite con il pagamento: a) della metà del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado; b) di un terzo del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado. Le controversie relative esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del quindici per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell’agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia.

Per stimare le entrate conseguenti alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti la bozza di decreto utilizza i dati risultanti dal sistema informativo dell’agenzia delle entrate. La base di partenza è il DL n. 50 del 2017 individuò, come tasso di adesione prevalente di riferimento, una percentuale del 2,5% del totale della maggiore imposta accertata in contestazione: considerato fra l’altro la stima del 2,5% è stata nei fatti poi ampiamente confermata e superata in sede di applicazione, non si ipotizza un tasso superiore per via del fatto che interviene poco dopo la rottamazione del 2017, per il fatto che attualmente esiste un ampio ventaglio di strumenti deflattivi del contenzioso. Si considera le imposte accertate in contestazione ammontano attualmente a oltre 25 miliardi di euro. Applicando il tasso del 2,5% si può stimare un incasso di 625 milioni, dal quale vanno detratte IRAP e addizionali all’IRPEF spettanti a regioni e comuni che nel complesso incidono mediamente dell’8%. Le entrate erariali prevedibili ammontano quindi a 575 milioni, che si possono arrotondare per difetto a 500 milioni di euro. Il gettito stimato va ripartito sugli anni di dilazione previsti dalla nuova norma, che prevede la possibilità di pagare in unica soluzione o in 5 rate trimestrali di pari importo, di cui tre da corrispondere nel 2019 e due nel 2020. La bozza di dl stima che i pagamenti avverranno in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione; conseguentemente nel 2019 saranno effettuati versamenti in misura pari a 300 milioni di euro (60% del gettito complessivo stimabile); la restante parte (40% del gettito complessivo stimabile), in misura pari a 200 milioni, si può ritenere che sarà versata nel 2020.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Definizione agevolata delle controversie tributarie).

1. Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte [l’agenzia delle entrate], aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, [con il pagamento di un importo pari al valore della controversia]. Il valore della controversia è stabilito ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre1992, n. 546.

2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, in caso di soccombenza dell’agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 1, le controversie possono essere definite con il pagamento:

a) della [metà] del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;

b) di [un terzo] del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.

3. Le controversie relative esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del [quindici] per cento del valore della controversia in caso di soccombenza [dell’agenzia delle entrate] nell’ultima o unica pronuncia

giurisdizionale non cautelare sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, resa alla medesima data, e con il pagamento del quaranta per cento negli altri casi.

4. Il presente articolo si applica alle controversie in cui il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro il [30 settembre 2018] e per le quali alla data della presentazione della domanda di cui al comma 1 il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

5. Sono escluse dalla definizione le controversie concernenti anche solo in parte:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.

6. Al versamento degli importi dovuti si applicano le disposizioni previste dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, [con riduzione a cinque del numero massimo di rate trimestrali]. E’ esclusa la compensazione prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, [e non è ammesso il pagamento rateale se gli importi dovuti non superano duemila euro]. Il termine per il pagamento delle somme dovute ai sensi del presente articolo o della prima rata scade [il 16 maggio 2019]. Sulle rate successive alla prima, da versare entro l’ultimo giorno del trimestre di scadenza, si applicano gli interessi legali calcolati dal 17 maggio 2019 alla data del versamento. La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti ai sensi del presente articolo o della prima rata. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

7. Entro il [16 maggio 2019], per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo ed effettuato un distinto versamento. Per controversia autonoma si intende quella relativa a ciascun atto impugnato.

8. Dagli importi dovuti ai sensi del presente articolo si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione. Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima dell’entrata in vigore del presente articolo.

9. Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al [10 giugno 2019]. Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al [31 dicembre 2019].

10. Per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore del presente articolo fino al [16 maggio 2019].

11. L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il [31 ottobre 2019] con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine. Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il [31 dicembre 2019] dalla parte che ne ha interesse. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la

controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

12. La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente, fatte salve le disposizioni del secondo periodo del comma 8.

13. Con uno o più provvedimenti del direttore dell’agenzia delle entrate sono stabilite le modalità di attuazione del presente articolo.

14. [Ciascun ente territoriale può stabilire, entro il 31 marzo 2019, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti, l’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte il medesimo ente.]

LOTTERIA

A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Lotteria dei corrispettivi)

1. All’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 540, è sostituito dal seguente: “A decorrere dal 1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, possono partecipare all’estrazione a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per partecipare all’estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione secondo le modalità di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127”;

b) il comma 544 è sostituito dal seguente: “Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, d’intesa con l’Agenzia delle entrate, sono disciplinante le modalità tecniche relative alle operazioni di estrazione, l’entità e il numero dei premi messi a disposizione, nonché ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione della lotteria. Il divieto di pubblicità per giochi e scommesse, previsto dall’articolo 9, comma1, del decreto legge 12 luglio 2018, n.87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, non si applica alla lotteria di cui al comma 540.”

ACCISE

A decorrere dal 1°dicembre 2018, al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, le parole da: “In caso di produzione combinata” fino a: “quinquennio di riferimento” sono sostituite dal seguente periodo: “In caso di generazione combinata di energia elettrica e calore utile, i quantitativi di combustibili impiegati nella produzione di energia elettrica sono determinati utilizzando i seguenti consumi specifici convenzionali: a) oli vegetali non modificati chimicamente – 0,194 kg per kWh; b) gas naturale – 0,220 mc per kWh; gas di petrolio liquefatti – 0,173 kg per kWh; gasolio – 0,186 kg per kWh; olio combustibile e oli minerali greggi, naturali – 0,194 kg per kWh; carbone, lignite e coke – 0,312 kg per kWh.

L’ARTICOLO DELLA BOZZA DI DL

(Disposizioni in materia di accisa)

1. A decorrere dal 1°dicembre 2018, al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, nella Tabella A, al punto 11, nella colonna “Impieghi”, le parole da: “In caso di produzione combinata” fino a: “quinquennio di riferimento” sono sostituite dal seguente periodo: “In caso di generazione combinata di energia elettrica e calore utile, i quantitativi di combustibili impiegati nella produzione di energia elettrica sono determinati utilizzando i seguenti consumi specifici convenzionali:

a) oli vegetali non modificati chimicamente – 0,194 kg per kWh; b) gas naturale – 0,220 mc per kWh; gas di petrolio liquefatti – 0,173 kg per kWh; gasolio – 0,186 kg per kWh; olio combustibile e oli minerali greggi, naturali – 0,194 kg per kWh; carbone, lignite e coke – 0,312 kg per kWh.

2. All’articolo 3-bis del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) a decorrere dal 1°dicembre 2018, il comma 1 è abrogato;

b) nel comma 2, le parole “31 dicembre 2017” sono sostituite dalle seguenti: “30 novembre 2018”.

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ccc Italia

Manovra, la Ue boccia il Def. Ecco la lettera della commissione

Per Dombrovskis e Moscovici la “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue è motivo di seria preoccupazione”

L’Europa risponde al Def italiano per voce del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e del titolare agli Affari economici Pierre Moscovici. E i toni sono tutt’altro che piacevoli. Si tratta di una bocciatura, i numeri contenuti nel documento del governo non vanno: finanziare le misure della manovra con il deficit costituisce una “deviazione significativa del percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue, il che è motivo di seria preoccupazione”. “Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”, aggiungono i due.

Ecco il testo della lettera di risposta al ministro dell’Economia Giovanni Tria, tradotto in italiano:

Caro ministro,

grazie per la lettera di ieri 4 ottobre, che comunica alla Commissione la presentazione al Parlamento italiano dei nuovi obiettivi di bilancio contenuti nelll’aggiornamento al documento di economia e finanza (Def) previsto dalla legislazione italiana.

Come sa, le raccomandazioni inviate all’Italia circa le richieste del Patto di stabilità e crescita, come per tutti gli Stati membri, sono state approvate all’unanimità dal Consiglio europeo del 28 giugno 2018 e adottate dal Consiglio dei ministri dell’Unione il 13 luglio 2018, Italia compresa.

La verifica da parte della Commissione del rispetto delle raccomandazioni del Consiglio da parte dell’Italia inizierà quando la bozza di bilancio sarà trasmessa alla Commissione, il che dovrà avvenire il 15 ottobre. Qualunque passo formale nell’ambito di questa procedura avverrà dopo quella data e entro le scadenze stabilite dalle leggi dell’Unione.

In attesa della bozza, prendiamo atto dell’intenzione del governo contenuta nell’aggiornamento al Def di rivedere gli obiettivi fiscali per il 2019-2021 (toccare un tetto del deficit rispettivamente del 2,4%, 2,1% e 1,8% del pil) e di deviare dall’annunciato percorso di convergenza verso l’obiettivo di medio termine di un equilibrio di bilancio in termini strutturali.

Prendiamo atto inoltre che, secondo le previsioni del governo italiano, i nuovi obiettivi corrisponderebbero a un deterioramento strutturale dello 0,8% del pil nel 2019 e a un equilibrio strutturale stabile nel 2020-2021. Le suddette raccomandazioni del Consiglio chiedono all’Italia di assicurare che il tasso nominale di crescita della spesa pubblica al netto degli interessi non superi lo 0,1% nel 2019, che corrisponde a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del pil per il 2019. Tutto ciò considerato, gli obiettivi di bilancio rivisti dell’Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. Questo è pertanto fonte di seria preoccupazione.

Chiediamo alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni e attendiamo di vedere nel dettaglio le misure che conterrà. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi trascorsi, restiamo a disposizione per un dialogo costruttivo.

Sinceramente suoi,

Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici

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ccc Insider

Nuova fumata nera al Gse. Tutto rinviato a lunedì

Alla base del nulla di fatto i dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e la speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia

Nuova fumata nera per la nomina del presidente del Gse. Malgrado i richiami in settimana del sottosegretario al Mise Davide Crippa, non si è trovata la quadra sul nome del nuovo vertice del Gestore dei servizi energetici, rinviando la questione a lunedì 8 ottobre.

LE RAGIONI DEL RINVIO

Le ragioni del rinvio sarebbero da attribuire ai dubbi del ministero dell’Economia sui profili presentati per la carica di presidente e alla speranza dello stesso dicastero di nominare una figura Istituzionale di garanzia che sia in grado di guidare l’ente negli importanti compiti che svolge soprattutto nel settore delle rinnovabili viste anche le vicende giudiziarie in corso sui certificati bianchi.

GSELA RAGIONI DELLE FUMATE NERE SU MONETA

Il nome più accreditato negli ultimi tempi per la carica di presidente è quello di Roberto Moneta, attuale Direttore del Dipartimento Unità Tecnica Efficienza Energetica di Enea. Alcuni fonti vicine al dossier raccontano però di dubbi da parte del Mef sulla figura di Moneta per l’incarico in Agenzia che svolge sui Titoli di Efficienza energetica (TEE) di competenza diretta del Gse, sul ruolo che Enea potrebbe ricoprire sulla promozione delle rinnovabili che chiede da tempo e che oggi è in capo al Gse. Ma anche sull’incarico all’interno del Comitato di Gestione di Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) che a sua volta eroga fondi al Gse e sul fatto che in qualità di esperto Enea ha svolto consulenze per numerosi operatori. In queste ore circola, comunque, anche il nome di Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato, caldeggiato dal ministro Giovanni Tria, che qualche giorno fa, a chi gli chiedeva lumi sul Gse rispondeva: “Abbiamo bisogno di un nome di alto profilo”.

CADE NEL VUOTO L’APPELLO DEL SOTTOSEGRETARIO CRIPPA

Non sono valse a nulla, insomma, i richiami del sottosegretario Crippa alla vigilia dell’ennesimo buco nell’acqua: “Vorrei ricordare che il GSE è una figura chiave della governance dell’energia. Oltre a gestire le principali forme di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sovrintende e coordina i due principali meccanismi di promozione dell’efficienza energetica: i Certificati bianchi ed il Conto termico. Inoltre, controlla due società pubbliche che svolgono servizi fondamentali per i clienti finali dell’energia quali l’Acquirente Unico ed il Gestore del Mercato Elettrico oltre all’RSE che è l’ente che gestisce la Ricerca di Sistema del Settore Elettrico. Tutto questo lo fa con i fondi che provengono dalla bolletta energetica pagata dai cittadini i quali sono i principali finanziatori dei 16 miliardi di euro gestiti dal GSE”, le parole di Crippa.

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ccc Italia

Dopo 50 giorni Genova ha il suo commissario. E Bologna il suo raccordo

Il sindaco Bucci nominato dopo la mediazione di M5S e Lega e con il gradimento del governatore Toti. Ma nello stesso lasso di tempo, grazie all’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, in Emilia Romagna si è chiusa la partita del ponte di Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto

A distanza di poco più di un mese e mezzo dal crollo del Ponte Morandi, Genova ha finalmente il suo commissario alla ricostruzione, il sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci. Genovese di nascita è stato soprannominato fin dalla sua elezione “l’uomo dei miracoli” per aver posto fine a decenni di governo di centrosinistra nella Lanterna. Un vero e proprio manager con tanto di esperienza internazionale in varie aziende statunitensi e svizzere.

L’UOMO DEL COMPROMESSO PER M5S E LEGA, CON LA BENEDIZIONE DI TOTI

Una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, ha posto fine alla serie di nomi che si erano avvicendati per la poltrona come quello di Claudio Gemme, poco gradito ai Cinque Stelle facendo pendere l’ago delle bilancia – e la concordia giallo-verde – sul nome di Bucci, con il gradimento del governatore Giovanni Toti. Una scelta per la quale sono serviti più o meno cinquanta giorni, tanto quanto è bastato ad Autostrade per l’Italia per ricostruire a Bologna il ponte a Borgo Panigale, sull’A14 dopo l’esplosione dell’autocisterna del 6 agosto in cui morirono due persone: un automobilista e un anziano travolto dall’onda d’urto mentre era nella sua abitazione.

LE DIFFERENZE TRA LE DUE TRAGEDIE NON POSSONO NASCONDERE I RITARDI

Le differenze tra le due tragedie, naturalmente, ci sono tutte: in Liguria le vittime sono state 43, si è aperta un’inchiesta per determinare le cause del crollo del ponte e le divisioni politiche sono state chiare ed evidenti fin da subito. Mentre a Borgo Panigale è stata sì aperta un’inchiesta contro ignoti ma le dinamiche dell’incidente hanno permesso una maggiore linearità di azione e il procuratore di Bologna Giuseppe Amato non ha disposto alcun sequestro – al contrario di Genova – consentendo di avviare quasi subito al lavoro. Fatto sta, però, che a distanza di soli 53 giorni, il Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud di Bologna distrutta dopo lo scontro tra una cisterna di gpl e un autotreno è stato ricostruito e Autostrade per l’Italia ha riaperto la viabilità in anticipo rispetto ai 5 mesi inizialmente stimati, grazie al reperimento immediato delle travi necessarie per l’opera e alla collaborazione “proficua” con le istituzioni locali, come l’ha definita la stessa azienda in una nota. Mentre a Genova è tutto fermo e si è arrivati solo ora alla designazione di Bucci come Commissario nell’attesa di trovare un Consorzio al quale affidare i lavori di ricostruzione per evitare di affidarli ad Atlantia del gruppo Benetton che controlla Autostrade per l’Italia.

L’ALLUSIONE DEL SINDACO DI BOLOGNA

Un aspetto sottolineato, senza troppi giri di parole, dal sindaco di Bologna Virginio Merola che inaugurando il nuovo tratto accanto all’ad di Autostrade Giovanni Castellucci, ha fatto un chiaro riferimento a quanto sta accadendo più a nord: “Se tutti collaborano e si danno da fare il nostro paese i problemi li sa e li può risolvere: questo è il messaggio che arriva da Bologna”.

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ccc Dal mondo

Iva. L’Europa vuole regola nuova, l’Italia combatte con l’evasione

L’Europarlamento ha proposto alcuni adeguamenti come la fissazione di un’aliquota massima al 25%. L’Italia al top per mancata imposta riscossa

Aliquota massima al 25% in Europa, introduzione di un meccanismo di risoluzione delle controversie, un sistema di notifica automatica delle modifiche alle norme Iva fra i diversi Stati membri e un portale informativo, attraverso il quale ottenere rapidamente informazioni accurate sulle aliquote in tutta l’Ue. Sono queste le principali novità della riforma targata Commissione Ue e sostenuta dal Parlamento europeo che ha approvato le proposte e segnalato alcuni adeguamenti.

SISTEMA PIÙ CHIARO PER LE ALIQUOTE IVA E GIRO DI VITE SULLE FRODI

Le novità sono costituite da due provvedimenti: il primo stabilisce un sistema più chiaro di aliquote Iva mentre il secondo mira a facilitare gli scambi, soprattutto per le PMI, nel mercato unico e a ridurre le frodi sull’Iva. In sostanza l’imposta sarà applicata agli scambi transfrontalieri tra le imprese visto che l’attuale esenzione per questi scambi costituisce una facile scappatoia che consente ad imprese senza scrupoli di riscuotere l’Iva e poi scomparire senza versarla allo Stato. Con lo sportello unico sarà, invece, più semplice per le imprese che operano a livello transfrontaliero adempiere agli obblighi in materia di Iva. Gli operatori saranno in grado di effettuare dichiarazioni e versamenti utilizzando un unico portale online nella loro lingua, seguendo le stesse norme e utilizzando gli stessi modelli amministrativi del paese di origine. Gli Stati membri verseranno direttamente l’Iva gli uni agli altri, come già avviene per la vendita di servizi elettronici. Si passerà inoltre al principio della “destinazione”, secondo il quale l’importo finale dell’Iva è sempre versato allo Stato membro del consumatore finale ed è determinato in base all’aliquota vigente in tale Stato membro. Infine saranno semplificatele norme in materia di fatturazione per consentire ai venditori di redigere le fatture in base alle norme del proprio paese anche quando operano a livello transfrontaliero. Le imprese non saranno più tenute a preparare un elenco di operazioni transfrontaliere per la loro autorità fiscale. E si introduce il concetto di “soggetto passivo certificato”, ossia una categoria di imprese fidate che beneficerà di norme molto più semplici ed efficaci in termini di risparmio di tempo. L’intero pacchetto con le proposte di miglioramento saranno ora trasmesse al Consiglio, che avrà il compito di adottare la legislazione, poiché il Parlamento è solo consultato in materia di fiscalità.

IN UE SCAPPATOIE E BUCHI PORTANO PERDITE GETTITO IVA

Durante il dibattito che ha preceduto la votazione, il relatore Jeppe Kofod (S&D, DK) ha sottolineato che “attualmente in Europa esiste un mosaico di sistemi Iva pieni di scappatoie e buchi. Ciò ha portato a una crescente perdita di entrate di imposta (divario Iva, vale a dire la differenza tra il gettito Iva previsto e l’Iva effettivamente riscossa, stimando le perdite di gettito dovute a frodi fiscali, evasione ed elusione fiscale, ma anche a fallimenti, insolvenze finanziarie o errori di calcolo). Con le riforme in discussione possiamo ridurre il divario dell’Iva di 41 miliardi di euro all’anno e ridurre i costi amministrativi per le imprese di 1 miliardo di euro all’anno”. L’altro relatore, Tibor Szanyi (S&D, HU), ha affermato che “completare la riforma del sistema Iva è fondamentale per sostenere le imprese dell’Ue. Il sistema attuale, semplicemente, non è adatto al mondo globalizzato di oggi. Le riforme riducono la discriminazione tra gli Stati membri pur mantenendo la flessibilità e sostengono le PMI e la dimensione sociale e ambientale”.

SI STIMA PERDITA DI 50 MLD DI GETTITO SOLO PER LE FRODI TRANSFRONTALIERE

Secondo uno studio europeo (Study and Reports on the VAT gap in the EU-28 Member States: 2018 Final Report), ogni anno i Paesi europei perdono fino a 50 miliardi di euro solo a causa di frodi transfrontaliere in materia di imposta sul valore aggiunto, risorse che dovrebbero essere utilizzate per investimenti pubblici in ospedali, scuole e strade. Sulla base delle cifre disponibili, l’importo totale dell’Imposta di valore aggiunto persa nell’Unione europea è stimata in 147,1 miliardi di euro nel 2016, che rappresenta una perdita del 12,3% del gettito totale previsto. Nel corso del 2016, il carico fiscale complessivo dell’Iva per gli Stati membri dell’Ue è rimasto pressoché invariato, mentre le entrate riscosse sono aumentate dell’1,1%. Di conseguenza, il divario complessivo dell’Imposta sul valore aggiunto negli Stati membri dell’Ue ha registrato una diminuzione in valore assoluto di circa 10,5 miliardi di euro, scendendo appunto alla cifra di 147,1 miliardi di euro. In percentuale, il divario complessivo in materia di IVA è diminuito dello 0,9%. I divari Iva stimati dagli Stati membri variavano dallo 0,85% in Lussemburgo, al 35,88% in Romania. Nel complesso, il divario Iva è diminuito nella maggior parte degli Stati membri, con i miglioramenti più importanti in Bulgaria, Lettonia, Cipro e Paesi Bassi, mentre è aumentato in sei Stati membri (Romania, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Francia). Per quanto riguarda l’Italia, secondo le correzioni delle stime relative allo stock di crediti Iva, il divario nel 2016 era di circa 1 miliardo di euro, il 27% circa. In termini nominali, il divario italiano è il più grande tra tutti i paesi dell’Ue.

NEL 2015 RACCOLTI 1000 MILIARDI DI EURO IN TUTTA LA UE

Il sistema comune d’imposta sul valore aggiunto svolge un ruolo importante nel mercato unico europeo. La prima direttiva in materia di Iva risale al 1967 e fu originariamente introdotta per eliminare le imposte sulla cifra d’affari che falsavano la concorrenza e ostacolavano la libera circolazione dei beni, e per rimuovere le formalità’ e i controlli fiscali alle frontiere interne. L’Iva è una fonte di entrate importante e in crescita nell’Unione, che ha raccolto più di mille miliardi di euro nel 2015, pari al 7% del pil della Ue. Anche una delle risorse proprie dell’Unione si basa sull’Iva e, ricorda la Commissione, “trattandosi di un’imposta sui consumi, è una delle forme di tassazione che favorisce maggiormente la crescita”.

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Costi delle bollette. La Camera avvia le audizioni

Costi delle bollette. Parte un ciclo di audizioni per cercare di capire come un intervento normativo possa evitare di scaricare i costi dei morosi sugli utenti che pagano regolarmente. Il sottosegretario Galli (Mise): “Arera valuta interventi su recesso e switching”

Entrano nel mirino della Camera i tanto discussi oneri generali del sistema elettrico che finiscono per far lievitare le bollette degli italiani oltre la soglia di sopportazione. Montecitorio ha infatti dato il via libera a un ciclo di audizioni sul tema dopo la discussione in commissione Attività produttive sulla risoluzione del responsabile Energia del Pd Gianluca Benamati incentrata sulla morosità. Le risposte del sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli ad alcune interrogazioni, hanno inoltre fornito chiarimenti su questioni legate all’efficienza energetica, al recesso e switching dei clienti e sul tema del passaggio dal regime di maggior tutela a quello del mercato libero.

AL VIA CICLO DI AUDIZIONI SUI COSTI DELLE BOLLETTE IN COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DI MONTECITORIO

Parlando di costi delle bollette, secondo Benamati “alla luce di deliberazioni assunte nel 2018 dall’Autorità di regolazione” nelle bollette dell’energia elettrica sono presenti, oltre ai servizi di vendita e di rete, “altri oneri generali di sistema, il cui gettito, di natura parafiscale, è finalizzato alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale, derivati da impegni assunti dal Paese, quali, ad esempio, il sostegno alle fonti rinnovabili e il bonus elettrico. Si tratta di una somma complessiva di circa 13-14 miliardi di euro, sulla quale gravano anche le posizioni di morosità dell’utenza”. La questione è scaturita dopo una decisione dell’Autorità che stabiliva dovesse essere in capo ai gestori il rischio dovuto alla morosità, ponendo a loro carico la presentazione, per garanzia, di fidejussioni. In seguito a ricorsi da parte dei venditori, la giurisprudenza amministrativa ha poi sancito che “l’Autorità non ha titolo per imporre alle imprese tali sistemi di garanzia. Il risultato è che, in seguito alle richiamate deliberazioni del 2018, le posizioni di morosità vanno a gravare, per gli oneri generali, sugli utenti che pagano correttamente.Chi paga regolarmente si trova quindi a pagare anche per chi non paga. Non si tratta soltanto di una questione di principio ma di un onere di circa due euro per bolletta che complessivamente rappresenta un gravame per le famiglie”. Proprio per superare la dicotomia e la contraddizione tra le posizioni dell’Autorità di regolazione e quelle della giustizia amministrativa, ha sottolineato il responsabile Energia del Pd “si rende necessario un intervento normativo del legislatore” accompagnato “dal completamento della riforma della bolletta, iniziata nel 2015 e che si sarebbe dovuta completare quest’anno con il passaggio al mercato libero, che è stato però prorogato, anche comprensibilmente, al luglio 2020. La risoluzione intende quindi fornire un indirizzo al Governo per evitare di scaricare i costi delle posizioni morose sugli utenti che pagano regolarmente. Sulla soluzione migliore da adottare ritiene necessario un approfondimento con un ciclo di audizioni”. Su cui la presidente Barbara Saltamartini, preso atto dell’orientamento dei gruppi ha dato l’ok fissando il termine per l’indicazione di soggetti da ascoltare in audizione alle 12 del 3 ottobre.

GALLI (MISE): CI SARÀ UN CONFRONTO CON TUTTI I SOGGETTI COINVOLTI PER GARANTIRE UN MERCATO ENERGETICO EFFICIENTE, SOSTENIBILE E TRASPARENTE.

Costi Bollette Dario Galli

Il Sottosegretario Dario Galli

Non solo. Lo stesso Benamati ha presentato anche un’interrogazione al governo sugli orientamenti in materia di riforma del mercato energetico per porre l’attenzione sul tema del passaggio dal regime di maggior tutela a quello del mercato libero nel settore del gas naturale e dell’energia elettrica, e in particolare su una serie di adempimenti a carico del ministro dello Sviluppo economico volti a garantire ai consumatori la possibilità di scegliere con consapevolezza le offerte più vantaggiose e contenere i costi delle bollette. “Le modifiche recentemente apportate alla legge sulla concorrenza hanno prorogato la data per la cessazione del regime di prezzi regolati nel settore elettrico e del gas, non per ritardare il processo di estensione dei prezzi di mercato, ma per poter stimolare e creare, nel tempo intercorrente a tale cambiamento, condizioni di piena consapevolezza ed effettivo vantaggio per i consumatori – ha replicato il sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli -. È prevista l’adozione di un decreto del ministro dello Sviluppo economico, che tuttavia rappresenta il punto d’arrivo, ovvero la sintesi, di una serie di pre-condizioni sullo stato dei mercati retail, ritenuto non ancora soddisfacente, e soprattutto della messa in campo di precisi strumenti a tutela dei consumatori, con particolare riguardo a quelli più vulnerabili, che ad oggi non sono ancora tutti operativi o non pienamente efficaci. Lo slittamento al 2020 della data della cessazione del regime di ‘maggior tutela’, deciso dal Parlamento, si è reso quindi indispensabile in considerazione della non sussistenza delle necessarie garanzie di informazione per i consumatori, di competitività e di trasparenza – ha aggiunto Galli -. Il ministero intende utilizzare questo periodo di tempo concesso dal Parlamento per migliorare le condizioni di competitività del mercato e per effettuare questa trasformazione dando maggior sicurezza e tranquillità alle famiglie, attraverso contratti luce e gas chiari, trasparenti e senza condizioni vessatorie nei loro confronti, oltre che con forme di qualificazione del mercato e degli operatori che ne fanno parte, prevedendo adeguate misure di controllo e sanzionatorie nei confronti dei comportamenti scorretti. A tal fine, è stato annunciato un confronto con tutti i soggetti coinvolti come ARERA, AGCM, operatori del settore e Consumatori al fine di raggiungere l’obiettivo fondamentale di garantire alla collettività un mercato energetico efficiente, sostenibile e trasparente. La proroga del termine di cessazione dei regimi di tutela consentirà infatti un pieno coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interessi in un processo complesso, che pone al centro l’interesse dei consumatori e in relazione al quale è opportuno avere ampia condivisione da parte dei soggetti coinvolti”.

GALLI (MISE): IL GOVERNO STA LAVORANDO AL PIANO INTEGRATO ENERGIA E CLIMA CON GLI OBIETTIVI DI EFFICIENZA ENERGETICA AL 2030 E AL 2050

Per quanto riguarda le iniziative per favorire sviluppo e competitività delle aziende che operano nel settore dell’energia, sempre per contenere i costi delle bollette, Galli – rispondendo a un’altra interrogazione – ha ammesso che “la politica per la sostenibilità ambientale del settore energetico è uno dei pilastri della politica nazionale, nella consapevolezza delle ricadute positive che ciò ha sulla qualità ambientale, sulla riduzione dei costi delle forniture energetiche, sullo sviluppo di filiere produttive innovative nonché sulla sicurezza energetica. In particolare, in Italia è già presente un mix di strumenti per la promozione dell’efficienza energetica ampio, consolidato e spesso efficace nel sostenere sul mercato la domanda di beni e servizi per l’efficienza, rivolto alle imprese, agli enti pubblici e singoli cittadini. È comunque precisa intenzione del Governo di rafforzare le politiche per l’efficienza energetica al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione in corso, per creare nuovi strumenti di intervento in particolare nei settori civile, con un programma di riqualificazione dell’edilizia, e nel settore dei trasporti, con riferimento specifico alla mobilità sostenibile dove occorre puntare a rafforzare la filiera industriale. In queste settimane il Governo sta lavorando alla stesura del Piano integrato energia e clima, che declinerà non solo gli obiettivi in materia di efficienza energetica da raggiungere al 2030 e al 2050, ma anche ulteriori strumenti e misure di attuazione, nel senso sopra descritto”.

Costi bollette gianluca beneamati

Gianluca Beneamati

GALLI (MISE): “ARERA VALUTA INTERVENTI SU RECESSO E SWITCHING”

Infine, sulle iniziative per modificare le procedure di recesso contrattuale per i clienti del settore elettrico e del gas, “si ritiene che la gestione centralizzata della procedura mediante il SII consenta lo svolgimento di queste attività con modalità informatizzate e standardizzate, affidate ad un soggetto terzo e neutrale rispetto agli interessi dei diversi soggetti coinvolti (venditore entrante, venditore uscente, impresa distributrice), nel rispetto di determinate tempistiche e modalità operative”, ha evidenziato Galli. Mentre sulla tutela nei confronti dei clienti di piccole dimensioni “a valle dell’adozione della delibera sono pervenute all’Autorità alcune segnalazioni relative all’applicazione della regolazione sui contratti dei clienti di maggiori dimensioni: le procedure di recesso e switching verso altro fornitore, regolate dalla delibera, mal si concilierebbero con termini di recesso medio-lunghi, liberamente stabiliti dalle parti nei contratti di fornitura di energia elettrica e gas di clienti non domestici, e condizionerebbero l’esercizio del diritto di recesso alla contestuale scelta di un diverso fornitore. Ad ogni buon conto, si è appreso che l’Autorità stia vagliando le segnalazioni pervenute sul tema e stia valutando, ove ravvisi la necessità, le possibilità di intervento e di modifica della disciplina attualmente in vigore”.

FEDERCONSUMATORI: RACCOLTE MIGLIAIA DI FIRME PER LA RIFORMA DEGLI ONERI DI SISTEMA

Gli aumenti dei costi delle bollette scattati con l’aggiornamento tariffario per il IV trimestre 2018 (che prevedono un incremento in bolletta del 7,6% per l’elettricità e del +6,1% per il gas) non saranno gli unici ad incidere sui bilanci delle famiglie. Infatti, indipendentemente dall’andamento dei mercati, nei prossimi trimestri incombe l’ombra dell’applicazione di quanto finora rinviato dall’ARERA, ovvero il rialzo degli oneri che, secondo l’Autorità, ha comportato “un contenimento della spesa per i consumatori elettrici, domestici e non domestici, di circa un miliardo di euro (per tutto il 2018), a beneficio sia del mercato libero che di quello tutelato”. Un’operazione che, dietro alla sua “magnanimità”, in realtà non fa altro che nascondere un eterno rinvio. Bisogna andare oltre gli annunci, perché è necessario intervenire radicalmente sul tema degli oneri di sistema. Negli ultimi mesi abbiamo raccolto, online e presso i nostri sportelli, migliaia di firme per rivendicare una riforma degli oneri di sistema improntata all’equità ed all’equilibrio. I cittadini, infatti, trovano insensato continuare a pagare in bolletta per voci desuete o inappropriate, quali ad esempio la dismissione delle centrali nucleari, le agevolazioni alla rete ferroviaria, le agevolazioni alle imprese energivore e via dicendo. Per questo, in molti, hanno firmato manifestando la propria richiesta di un riordino di tali oneri. Nelle prossime settimane consegneremo al Parlamento le firme raccolte, per rivendicare l’attenzione del Governo su un tema tanto sentito dai cittadini, che trovano ormai insopportabile il peso di queste vere e proprie tasse occulte e per richiedere una urgente riforma generale di sistema. Si tratta di un tema rilevante, da affrontare con urgenza, specialmente alla luce degli aggravi registrati sul piano energetico sui mercati internazionali, nonché del dilagare del fenomeno della povertà energetica, che sta divenendo sempre più grave e allarmante nel nostro Paese. Alla luce dei recenti rincari abbiamo chiesto, inoltre, la il recupero degli oneri bloccati avvenga con scaglioni lunghi, che guardino al contesto delle dinamiche dei prezzi delle materie prime e l’automatizzazione dell’erogazione dei bonus energia e gas, indispensabili per fornire un sostegno reale alle famiglie meno abbienti, specialmente in un periodo di rincari come quello alle porte.

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ccc Italia

Lobby, cresce il fatturato ma manca una legge

Malgrado la mancanza di una legge di regolamentazione nel nostro paese (ma in Europa solo sei Stati membri ce l’hanno), il fatturato dei primi dieci player di settore è in crescita complice anche la novità del governo giallo-verde

Lobby sempre più radicate nei processi decisionali e con un giro d’affari in crescita. Dopo anni di lavoro nell’ombra, a differenza degli Stati Uniti ad esempio, dove sono legittime e radicate nella cultura nazionale, oggi una prima forma di regolamentazione nel nostro paese è arrivata con l’istituzione di un registro alla Camera (ma ce ne sono anche al ministero dello Sviluppo economico e della Pubblica amministrazione), considerato però non sufficiente per le imprecisioni e la mancanza di informazioni contenute, tanto da far invocare una legge di regolamentazione delle lobby su cui lavora da tempo, Italia Decide, la fondazione culturale di cui fanno parte Giuliano Amato, Gianni Letta, Pier Carlo Padoan e Giulio Tremonti.

lobbyIN ITALIA LOBBY NON REGOLAMENTATE PER LEGGE MA SIAMO IN BUONA COMPAGNIA IN UE

L’Italia non è però l’unico paese a non aver regolamentato il fenomeno: solo sei paesi sui 29 dell’Ue hanno introdotto delle leggi di settore e sono Austria, Irlanda, Lituania, Polonia, Regno Unito e Slovenia.

CRESCE IL GIRO D’AFFARI DEI PRIMI DIECI PLAYER DEL SETTORE NEL NOSTRO PAESE

Tornando al nostro paese, complice anche la novità del governo giallo-verde, il lavoro delle lobby sembra essere aumentato. A testimoniarlo lo dimostra il giro d’affari dei primi dieci player del mercato “che ha registrato una crescita media annua, su base triennale del 30,5%”, scrive Milano Finanza. A fine 2017 le prime dieci aziende attive nel settore avevano prodotto “un fatturato aggregato di 29,47 milioni, in crescita del 24,4% rispetto all’anno precedente” . Tra i settori che più fanno ricorso al lobbying rientrano la sanità, i servizi finanziari, l’hi-tech, le telecomunicazioni e il comparto infrastrutture e logistica.

LA TOP TEN ITALIANA

In cima alla classifica dei ricavi siede, ormai da tempo, la Cattaneo Zanetto & Co fondata nel 2005 da Alberto Cattaneo e Paolo Zanetto, che ha chiuso il bilancio dello scorso anno con un fatturato di 6,26 milioni, un +22,5% sul 2016, e un utile netto di 1,44 milioni di euro (+88%). In seconda posizione si piazza la Comin&Partners fondata nel 2014 da Gianlunca Comin – già presidente di Ferpi e alla guida delle relazioni istituzionali di Montedison, Telecom ed Enel – e in poco tempo ai vertici in Italia con un fatturato di 5,18 milioni di euro (+21%) e utili per 778 mila euro (+9%). Al terzo posto la InRete di Simone Dattoli con ricavi per 4,36 milioni di euro (+72%) e un utile di quasi 100 mila euro (-0,4%). Con ricavi di poco superiori ai 3,3 milioni di euro (+0,7%) troviamo poi la FB Associati di Fabio Bistoncini e un utile di 302 mila euro (+9,5%), Utopia Lab con 2,33 milioni di ricavi e un utile di circa 135 mila euro, la Apco (fatturato di 2,2 milioni e profitti per 130 mila euro), OpenGate (fatturato di 1,85 milioni e utile di 49 mila euro), Reti/Quicktop (ricavi per 1,63 milioni e utile di 15mila euro), Nomos Csp (ricavi per 1,2 milioni e profitti per 43mila euro) e Telos/Fipra (ricavi di quasi 1,1 milioni e utili per 165 mila euro).

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ccc Dal mondo

Le sfide di Larry Culp, l’outsider che guiderà GE

General Electric in forte difficoltà, sceglie la strada dell’outsider per guidare il rilancio: si tratta di Larry Culp che Wall Street ha conosciuto per aver portato in alto la Danaher Corp

Passaggio di consegne in General Electric a distanza di poco più di un anno dal precedente cambio di poltrone: l’amministratore delegato John Flannery viene messo alla porta dopo i risultati disastrosi del gruppo, e sostituito con un outsider, Larry Culp.

LARRY CULP, UN OUTSIDER SUL PONTE DI COMANDO

General Electric

Il benservito a Flannery, il cui periodo alla guida di General Electric, colosso dell’energia americano è stato il più breve di tutti i 126 anni di storia dell’azienda, ha visto il crollo del prezzo delle azioni della società di oltre il 50 per cento e la mancanza all’appello nel bilancio della società 2018 di oltre 23 miliardi di dollari. Larry Culp, al contrario, che ha guadagnato gli elogi di Wall Street per aver trasformato e spinto ad alti livello la Danaher Corp., una multinazionale attiva nella progettazione, sviluppo, produzione e marketing di prodotti professionali, medicali e industriali, subentra immediatamente per risanare uno dei crolli più profondi della storia di GE. Come sottolinea Bloomberg “la straordinaria scossa” determinata dall’avvicendamento sul ponte di comando dell’azienda Usa “sottolinea l’urgenza di GE, che ha perso mezzo trilione di dollari in valore di mercato dal picco del 2000. Il piano di Flannery per razionalizzare il colosso non è riuscito a conquistare gli investitori, e il declino delle azioni è peggiorato dopo la sua ascesa a CEO a metà del 2017. Durante questo periodo, GE ha dovuto affrontare carenze di liquidità, una domanda in calo e indagini della U.S. Securities and Exchange Commission”.

LA SCURE DI CULP SULLA DIVISIONE ENERGIA?

Il cambio ha portato il prezzo delle azioni GE a salire di circa l’8 per cento nel pomeriggio di ieri, quando gli investitori hanno incoraggiato con il loro comportamento il cambiamento di leadership. “L’uscita di Flannery è stata decisa in una teleconferenza del consiglio di amministrazione della società dopo che la profondità dei problemi nella produzione di energia elettrica è diventata evidente – si legge sul Financial Times – . Il breve mandato di Flannery appare ancora più brusco dopo i 16 anni di permanenza di Jeff Immelt al vertice della società. Flannery ha preso il controllo nell’agosto dello scorso anno annunciando un piano radicale per snellire GE che non è riuscito a conquistare gli investitori. Non ci si aspetta che Culp cambi la strategia, che include uno spin-off del business delle apparecchiature medicali del gruppo e la vendita della sua partecipazione del 62,5% in Baker Hughes, il gruppo di servizi per i giacimenti petroliferi. Ma per ora Culp ha indicato che si sarebbe concentrato sul miglioramento delle prestazioni operative di GE, il che sembra significare, probabilmente, un ulteriore taglio dei costi, specialmente nella divisione energia”. Ciò a differenza di Flannery che aveva adottato una serie di misure per cercare di fermare l’emorragia dei conti, “tra cui tagli dei costi e cambiamenti significativi del portafoglio. Si era già impegnato a vendere o scorporare le attività GE di lunga data, tra cui trasporti, assistenza sanitaria e illuminazione, riducendo al contempo l’attenzione dell’azienda sulla produzione di energia, l’aviazione e le energie rinnovabili”, sottolinea Bloomberg.

CULP: LAVOREREMO SODO E CI MUOVEREMO CON URGENZA PER TAGLIARE I DI DEBITI General Electric

Culp, 55 anni, è il primo outsider ad assumere la carica di CEO di GE, evidenziando con la sua nomina, di fatto, i cambiamenti e le sfide monumentali che stanno avvenendo sul produttore. “Nelle prossime settimane lavoreremo sodo e ci muoveremo con urgenza” per tagliare i di debiti ha detto Culp in una dichiarazione ripresa dai media americani, aggiungendo essere “un privilegio guidare un’azienda iconica”.

PER GE PROBLEMI NELLA DIVISIONE TURBINE A GAS

GE ha sofferto di recenti problemi con le pale delle turbine a gas utilizzate per la produzione di energia elettrica. Il gruppo si è specializzato, infatti, in componentistica utilizzata per produrre energia dal gas, “un settore che tuttavia, in questi ultimi anni, è stato schiacciato dall’aumento dell’energia rinnovabile a basso costo, dalla debole crescita della domanda di elettricità nei paesi sviluppati e dalla persistente concorrenza del carbone in Asia – ha evidenziato Bloomberg -. L’acquisizione del business energetico di Alstom nel 2015 ha portato GE ad approfondire la produzione di energia da combustibili fossili, aggiungendo la tecnologia delle turbine a vapore e creando una divisione con 65.000 dipendenti. Sotto la guida di Culp dal 2000 al 2014, le azioni Danaher hanno quintuplicato il loro valore sull’indice SEI/P500 e sono cresciute di dodici volte. Al contrario, le azioni GE hanno perso circa tre quarti del loro valore nello stesso periodo”.

COME VANNO I CONTI DI GE. MEGLIO IN BORSA DOPO L’AVVICENDAMENTO AL VERTICE

Parlando più nel dettaglio dei conti, nel 2017 GE ha registrato un fatturato complessivo di 122,1 miliardi di dollari mentre il secondo trimestre del 2018 ha chiuso con ricavi per 30,1 miliardi di dollari, in aumento del 3% rispetto ai 29,1 miliardi del corrispondente periodo dell’esercizio precedente. Il trimestre si è chiuso con un utile netto di 615 milioni di dollari, in forte calo rispetto agli 875 milioni del secondo trimestre del 2017. Di conseguenza, l’utile per azione è sceso da 0,1 dollari a 0,07 dollari. Il cambio al vertice sembra, comunque, aver subito alimentato entusiasmo a livello dei mercati: nel corso della seduta di lunedì il titolo è arrivato a guadagnare fino al 16%, per poi ripiegare di qualche punto attestandosi attorno ai 12,2 dollari ad azione ma guadagnando comunque il migliore incremento percentuale addirittura dal 12 marzo del 2009, quando arrivò al 12,7%. Nella giornata di ieri, invece, Standard & Poor’s ha tagliato il giudizio del gruppo portandolo a BBB+ da A ma l’outlook è migliorato a “stabile” da “negativo”. Anche Fitch e Moody’s hanno messo sotto osservazione il rating di GE e nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche la loro valutazione. Malgrado il downgrade il titolo è salito dell’1,5% a 12,27 dollari dopo essere sceso a 11,77 dollari nella mattinata Usa.

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ccc Italia

Bologna e Genova, due tragedie simili ma una ricostruzione diversa

In Emilia-Romagna la ricostruzione del Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud è avvenuta in soli 53 giorni grazie alla collaborazione con le istituzioni. Ponte Morandi, dopo 49 giorni non ha ancora un commissario all’emergenza

In Italia è impossibile realizzare qualsiasi opera per colpa di burocrazia, incertezze normative, mancanza di fondi. Un mantra che abbiamo sentito ripetere spesso negli ultimi anni. Eppure, a volte, il paese riesce ad uscire dal pantano e completare infrastrutture anche in anticipo rispetto ai tempi previsti.

DOPO 53 GIORNI RIAPERTI IL RACCORDO AUTOSTRADALE A1-A14 E LA TANGENZIALE SUD DI BOLOGNA

È il caso del Raccordo autostradale A1-A14 e della Tangenziale Sud di Bologna distrutta dopo lo scontro tra una cisterna di gpl e un autotreno il 6 agosto scorso. Episodio che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre 100, oltre al crollo di un cavalcavia e la chiusura di entrambe le strade. Ebbene quel tratto viario, a distanza di soli 53 giorni, è stato ricostruito e Autostrade per l’Italia ha riaperto la viabilità in anticipo rispetto ai 5 mesi inizialmente stimati, che erano stati poi ridotti a 2 mesi grazie al reperimento immediato delle travi necessarie per l’opera.

“MERITO DELLA PROFICUA COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI LOCALI E L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI A PAVIMENTAL”

Come sottolinea la stessa Autostrade per l’Italia in una nota, “la proficua collaborazione con le istituzioni locali e l’affidamento dei lavori a Pavimental, società del gruppo Atlantia, hanno accelerato la realizzazione del cavalcavia permettendo l’apertura in anticipo. In totale sono state 25.000 le ore lavorate con un media di 58 uomini impegnati quotidianamente”.

BONACCINI: COOPERAZIONE E COLLABORAZIONE SENZA CHIACCHIERE E POLEMICHE. LA MENTE CORRE A GENOVA?

Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini su Twitter, in occasione della riapertura del tratto autostradale emiliano-romagnolo, ha scritto che “dopo lo straordinario lavoro dell’emergenza lo sforzo incredibile di ricostruzione, in soli 55 giorni” quello della Tangenziale di Bologna rappresenta un esempio “di cooperazione e collaborazione senza chiacchiere e polemiche” riferendosi, probabilmente, a un’altra tragedia altrettanto importante come il crollo del Ponte Morandi a Genova.

SUL PONTE MORANDI SITUAZIONE DI STALLO CAUSATA DALLO SCONTRO ISTITUZIONALE

Proprio il confronto con la vicenda del Ponte Morandi mette in evidenza come lo scontro istituzionale e politico abbia prodotto, di fatto, una situazione di stallo. A distanza di 49 giorni dal crollo del viadotto genovese, il Governo non ha ancora nominato un Commissario all’emergenza e alla ricostruzione della struttura, nonostante le dichiarazioni sulla necessità di fare presto. Anche il Decreto Genova contenente le prime misure dell’esecutivo per tamponare la situazione nell’immediato è stato pubblicato a distanza di 45 giorni dal crollo del ponte, il 28 settembre, escludendo Autostrade per l’Italia – al contrario di quanto accaduto a Bologna – dalla ricostruzione. La stessa Autostrade, che pure aveva stanziato 500 milioni di euro a distanza di tre giorni dalla tragedia e presentato dopo 20 giorni un progetto di ricostruzione esecutivo, che prevedeva lavori di demolizione e ripristino della struttura in soli 8 mesi, grazie all’expertise degli ingegneri e delle maestranze che lavorano per le società che orbitano attorno il Gruppo Atlantia, tra cui Pavimental.

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ccc Dal mondo

Nord Stream 2, quando la geopolitica si intromette nell’energia

La minaccia delle sanzioni statunitensi contro la Russia incombe sulla fornitura di gas in Europa

I prossimi tre mesi che ci separano dalla fine dell’anno, saranno cruciali per conoscere il futuro del progetto Nord Stream 2 che dovrebbe essere terminato a fine 2019 e reso operativo nel 2020. L’infrastruttura non è altro che un gasdotto che attraversa il Mar Baltico con l’obiettivo di fornire 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia a Greifswald, sulla costa settentrionale della Germania, e da lì al mercato europeo del gas. Ma c’è da fare i conti con Mosca. Washington è da tempo contraria alla realizzazione della condotta e la stessa Russia è oggetto di sanzioni da parte dell’Occidente. Le decisioni da prendere nelle prossime settimane decideranno se il progetto, che è già in costruzione, proseguirà o meno. Ma potrebbero anche avere implicazioni politiche e commerciali molto più ampie, come indicato in un eccellente articolo del professor Alan Riley.

I TRE SCENARI POSSIBILI SUL NORD STREAM 2

Sono tre i possibili scenari verso cui potrebbe volgere la vicenda. In primo luogo, la Germania potrebbe andare avanti per la sua strada e ignorare la minaccia delle sanzioni statunitensi e il malcontento al progetto in gran parte dell’Europa orientale. I tedeschi potrebbero anche mettere da parte il problema dell’Ucraina, che perderà le sue forniture di gas e le entrate di transito se, come previsto, il gasdotto che attraversa il paese dirigendosi verso l’Europa centrale sarà chiuso quando entrerà in funzione Nord Stream 2. La seconda opzione è che la Germania ceda agli Stati Uniti, che hanno minacciato di imporre sanzioni contro qualsiasi impresa coinvolta nel progetto. In quel caso Nord Stream 2 verrebbe abbandonato e l’Europa finirebbe per importare gas da altri paesi, compresi forse gli Stati Uniti. La terza opzione consisterebbe nel rinviare Nord Stream 2 in attesa di un miglioramento delle relazioni tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. In caso di successo, la mossa potrebbe scoraggiare l’ingerenza russa nelle elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno, una questione di reale preoccupazione in molti paesi europei, e porre fine alle sanzioni.

LA SITUAZIONE È COMPLICATA NEL TRILEMMA RUSSIA-USA-EUROPA

In Germania manca il desiderio di soddisfare le volontà dell’amministrazione statunitense Donald Trump perché ciò, ritengono in molti, potrebbe incoraggiare il titolare della Casa Bianca ad adottare una linea ancora più dura contro l’Iran sulle questioni nucleari. C’è anche scarsa voglia di isolare la Russia, che è generalmente vista come un vicino difficile piuttosto che come una minaccia. Inoltre, molte imprese europee nel settore energetico e non solo, hanno parecchi interessi in Russia e accoglierebbero con favore una soluzione che eviti il rischio di ritorsioni russe. Thomas Bareiss, ministro dell’energia tedesco, durante una conferenza a Londra in queste ore, ha ribadito che il gasdotto è importante per garantire l’approvvigionamento energetico e la Russia è un fornitore sicuro e affidabile di gas per la Germania.

LO SCENARIO PIÙ PROBABILE? IL PROGETTO VA AVANTI CON ALCUNE CONCESSIONI ALL’UCRAINA

Secondo Nick Butler, visiting professor e chair del King’s Policy Institute al King’s College di Londra nonché  opinionista del Financial Times “fin d’ora, e con l’avvertimento che la situazione è fluida, mi aspetto che il progetto proceda con alcune concessioni che almeno mantengano le forniture all’Ucraina per l’immediato futuro”. Non solo. “Se Washington dovesse imporre sanzioni, ciò rappresenterebbe un fatto molto grave per le imprese con sede in Europa che svolgono operazioni consistenti negli Stati Uniti. Pertanto, le decisioni che saranno prese in Germania nelle prossime settimane avranno implicazioni che vanno ben oltre la fornitura di gas naturale. I rischi su quello che dovrebbe essere un semplice progetto commerciale sono pericolosamente elevati, e potrebbero portare ad una rottura del complesso insieme di relazioni tra Russia, Europa e Stati Uniti”.

AL VIA PARTNERSHIP TRA NORD STREAM AG E STRELKA KB

Nel frattempo l’azienda che sta gestendo la realizzazione del gasdotto, la Nord Stream 2 AG, ha annunciato una partnership con Strelka KB. Strelka KB è un’azienda leader nelle strategie di sviluppo spaziale in Russia. Su richiesta di Nord Stream 2, Strelka svilupperà un piano di gestione della riserva naturale di Kurgalsky che servirà come strumento amministrativo per l’attuazione sostenibile degli obiettivi di conservazione di quest’area protetta a medio e lungo termine.

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ccc Italia

La semplificazione fiscale targata giallo-verde comincia il suo iter

Si tratta della prima proposta congiunta di carattere tributario tra M5S e Lega: alcuni dei 33 articoli potrebbero vedere la luce nella manovra

La proposta di legge “per la semplificazione fiscale e la riduzione degli oneri a carico dei contribuenti” ha cominciato il proprio iter in commissione Finanze della Camera. Si tratta del primo testo congiunto di Lega e Movimento 5 stelle (tra i firmatari Carla Ruocco e Raffaele Trano per i pentastellati Alberto Gusmeroli e Giulio Centemero per il Carroccio): 33 articoli in tutto per una pdl che potrebbe veder “travasare” qualche misura all’interno della manovra (qui il testo).

SEMPLIFICAZIONE FISCALE: LO SPESOMETRO ASSUME CADENZA ANNUALE

Semplificazione fiscaleCon l’articolo 1 della semplificazione fiscale si provvede all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’IVA in concomitanza con l’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato. L’articolo 2 stabilisce che lo spesometro assume cadenza annuale mentre l’articolo 3 vieta all’amministrazione finanziaria di chiedere ai contribuenti, in sede di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi, dati e informazioni già in possesso della stessa, in quanto trasmessi da soggetti terzi adempiendo ad obblighi certificativi, dichiarativi, o comunicativi, come ad esempio i dati della precompilata. Lo stesso articolo porta dal 31 ottobre al 31 dicembre il termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta regionale sulle attività produttive (per i soggetti indicati nell’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322).

L’articolo 4 della semplificazione fiscale amplia l’ambito operativo del versamento unitario con le conseguenti possibilità di compensazione, estendendone l’applicazione all’imposta sulle successioni e donazioni, all’imposta di registro, all’imposta ipotecaria, all’imposta catastale, alle tasse ipotecarie, all’imposta di bollo, ai tributi speciali e ai tributi locali (comprese le tariffe per la prestazione di servizi). È prevista l’adozione dei provvedimenti dell’Agenzia delle entrate necessari all’estensione del modello di pagamentoF24 ed è confermata la possibilità di individuare con decreto ministeriale ulteriori entrate da versare mediante il modello F24. L’articolo 5 si occupa delle proroghe tacite biennali dei contratti di locazione a canone concordato con una interpretazione autentica. Con l’articolo 6 si prevede l’adozione di provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate per la semplificazione dei modelli dichiarativi, con cadenza annuale. L’articolo successivo semplifica l’autodichiarazione del rispetto del limite di franchigia da parte del percipiente, a vario titolo, di compensi, rimborsi, premi e indennità erogati da associazioni sportive dilettantistiche.

SEMPLIFICAZIONE FISCALE: IL VERSAMENTO DELL’ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF POTREBBE ESSERE EFFETTUATO DAI SOSTITUTI D’IMPOSTA

Con l’articolo 8 è introdotto un regime alternativo al rilascio delle dichiarazioni d’intento relative all’IVA, volto a semplificare gli adempimenti degli operatori. La semplificazione fiscale, inoltre, prevede che l’intento di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’imposta debba risultare da un’apposita dichiarazione trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrata anche cumulativamente per più operazioni. In una prospettiva di semplificazione, l’articolo 9 stabilisce che il versamento dell’addizionale comunale all’IRPEF sia effettuato dai sostituti d’imposta cumulativamente per tutti i comuni di riferimento. Semplificazione fiscale

LA COMPENSAZIONE FISCALE DEGLI ONERI REGOLATORI, INFORMATIVI E AMMINISTRATIVI ANCHE AGLI ATTI NORMATIVI IN MATERIA TRIBUTARIA, CREDITIZIA E DI GIOCHI PUBBLICI

L’articolo 10, per una migliore attuazione dei princìpi sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212 del 2000), ne modifica l’articolo 6 prevedendo che l’amministrazione finanziaria sia tenuta a diffondere gli applicativi informatici, i modelli, le istruzioni e in genere gli strumenti necessari ad assolvere correttamente gli adempimenti richiesti ai contribuenti con congruo anticipo. Viene inoltre richiamata l’esimente che ricorre in caso di inadempimento non imputabile al contribuente e si introduce il contraddittorio tra il contribuente e l’ufficio finanziario come fase endoprocedimentale obbligatoria in tutti i procedimenti di controllo fiscale. Si prevede poi che anche agli atti normativi in materia tributaria, creditizia e di giochi pubblici, oggi esclusi, si applichino le disposizioni riguardanti la compensazione degli oneri regolatori, informativi e amministrativi.

OBBLIGO DI STAMPA CARTACEA SOLTANTO ALL’ATTO DEL CONTROLLO E SU RICHIESTA DELL’ORGANO PROCEDENTE

L’articolo 13, come già previsto per i regolamenti e le delibere ai fini dell’IMU e della T ASI, stabilisce anche per le delibezioni in materia di TARI che l’efficacia decorra dalla pubblicazione nel sito internet del Ministero dell’economia. L’obbligo di stampa cartacea soltanto all’atto del controllo e su richiesta dell’organo procedente, viene esteso dal-l’articolo 14 a tutti i registri contabili tenuti in via meccanizzata o elettronica. L’articolo 15 mitiga il trattamento sanzionatorio nel primo anno di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica delle operazioni relative all’IVA, mentre in una prospettiva di alleggerimento della mole dei dati presenti nell’anagrafe tributaria, l’articolo 16 dispone l’eliminazione dei dati e delle informazioni che, per la vetustà, si presumono irrilevanti per le attività d’istituto. Posta la fisiologica posizione creditoria relativa all’IVA dei soggetti tenuti all’applicazione del regime della scissione dei pagamenti (split payment ),

SI INTRODUCE L’IMPOSTA SUL REDDITO PROFESSIONALE

E ancora: in alternativa al rimedio del rimborso dell’IVA in via prioritaria nell’ambito dello split payment, un meccanismo simile al plafond utilizzato dagli esportatori abituali, così da evitare l’addebito dell’IVA da parte dei fornitori, fino a concorrenza dell’importo delle operazioni attive rientranti nell’ambito di applicazione della disciplina di tale regime. Si introducono limiti alla pignorabilità delle somme e dei crediti dovuti a qualsiasi titolo per l’attività svolta dalla persona fisica nell’esercizio della propria impresa, arte o professione, uniformando la disciplina a quanto già previsto per i lavoratori dipendenti. Si introduce l’imposta sul reddito professionale, similmente a quanto previsto per l’imposta sul reddito d’impresa, al fine di incentivare il reinvestimento dei proventi nell’attività, con tassazione separata e aliquota del 24 per cento. Il successivo articolo 24 riguarda il re- gime agevolativo per lo stabilimento dei lavoratori provenienti dall’estero in Italia eliminando le barriere all’entrata, in modo tale da indurre sempre più lavoratori a trasferirsi in Italia e a godere del regime agevolativo dal primo mese di residenza anagrafica e comunque per almeno due periodi d’imposta. Con l’articolo 25, si prevede di agevolare, per un quadriennio, le nuove iniziative imprenditoriali, che devono essere sostenute proprio nel momento più difficile dell’avvio, e favorire l’ampliamento di attività esistenti: l’agevolazione è destinata a operare nei comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti.

AL 5 PER CENTO L’IVA PER I BENI E I SERVIZI ESSENZIALI ALL’ALIMENTAZIONE, ASSISTENZA E CURA DEI BAMBINI FINO A 3 ANNI, DEI DISABILI, DEGLI ANZIANI

Infine, l’articolo 30 provvede alla copertura degli oneri finanziari, determinati in 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019 mentre il capo IV, nel quadro dei livelli essenziali di assistenza è volto a ridurre al 5 per cento l’aliquota dell’IVA per i beni e i servizi essenziali all’alimentazione, assistenza e cura dei bambini fino a 3 anni, dei disabili, degli anziani e in generale delle persone non autosufficienti. Prevede, inoltre, una riduzione delle rette praticate a carico dell’utente dalle strutture di assistenza in misura corrispondente al risparmio derivante in loro favore dall’agevolazione fiscale.

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