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Rai, dibattiti all’americana per 15 leader in vista delle europee

Si sfideranno nell’ultima settimana prima del voto in prima serata. Venerdì 24 maggio tocca a Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Nicola Zingaretti. L’articolo di Gianluca Vacchio per loSpecialista.tv

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Rai, il bilancio chiude in pareggio oltre le aspettative

Sul budget Rai 2019, attualmente previsto in perdita per 15 milioni, pesa l’incognita Champions League. E il 13 maggio tutto il servizio pubblico a lezione da Salini… L’articolo di Gianluca Vacchio per loSpecialista.tv

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Rai, riforma del piano news congelato fino alle europee

L’ad Rai Fabrizio Salini aspetta un parere della commissione di Vigilanza che arriverà solo dopo il voto, quando il panorama politico sarà parecchio più chiaro. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore di Lospecialista.tv

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ccc Italia

Rai, tutte le novità nel piano editoriale presentato da Salini

Sbocciano un canale per donne, uno in lingua inglese e uno istituzionale. Appassiscono Rai Movie e Rai Premium e Rai Scuola trasloca on-line. Ecco il piano editoriale Rai presentato dall’ad Salini in Vigilanza 

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Rai, in tempo di elezioni spuntano i duelli tra leader

Il presidente della Vigilanza Rai Barachini propone “confronti elettorali dei rappresentanti nazionali di lista”. Paragone e Di Nicola lo stoppano. Ma la Lega apre a patto che siano i partiti a decidere chi mandare. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore de Lospecialista.tv

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ccc Italia

Rai, ecco il direttore generale che vorrebbe Salini

L’ad Rai, Fabrizio Salini, avrebbe scelto il braccio destro al quale affidare deleghe non editoriali. E intanto Marcello Foa tappa la bocca a Riccardo Laganà… Ecco le indiscrezioni sul cda di domani nell’articolo di Gianluca Vacchio, curatore de loSpecialista.tv

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ccc Italia

Slitta a martedì 26 l’audizione dei vertici Rai in commissione Vigilanza

Martedì prossimo alle 9.30 audizione fiume dei vertici Rai a San Macuto.  Ma la domanda sul summit con i vicepremier del 4 marzo arriverà. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore de Lospecialista.tv

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ccc Italia

Rai, a dicembre pronto il canale in lingua inglese

Il nuovo canale in inglese lo produrrà RaiCom, previste circa 1.000 ore l’anno di nuove trasmissioni e un blocco news ogni ora. Ma il consigliere Laganà è sul piede di guerra. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore de lospecialista.tv

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ccc Italia

Ecco in anticipo il piano industriale che rivoluziona la Rai

Salini svela i particolari del piano industriale 2019-21 al cda. In arrivo budget e nomine. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore de loSpecialista.tv

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ccc Fact Checking

Su Rai1 anche il prossimo anno torna la Champions

Il cda Rai ha autorizzato il rinnovo dell’accordo con Sky Italia (circa 40 milioni) per trasmettere 16 partite anche nella prossima stagione. L’articolo di Gianluca Vacchio curatore de lospecialista.tv

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ccc Italia

Agcom, crescono linee ultraveloci e Iliad conquista il 2,2% del mercato mobile

Dall’Osservatorio sulle Comunicazioni emerge che le linee ultrabroadband rappresentano oltre il 41% del totale di rete fissa. Nei primi tre mesi di attività Iliad conquista il 2,2% del mercato mobile

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ccc Italia

I timori del governo gialloverde sulla nuova Rai

Il ministro dell’Interno scommette su qualche polemica durante Sanremo contro di lui in tema di immigrazione. Quello dello Sviluppo poi non ha dubbi: anche in Rai continueranno a darci addosso. L’articolo di Gianluca Vacchio, curatore del blog Lospecialista.tv

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ccc Italia

Una nuova Rai sul modello Bbc. Parla Vacchio (Lo Specialista.tv)

Cosa pensa della Rai così com’è e qualche suggerimento su come dovrebbe essere. Parla Gianluca Vacchio, giornalista e curatore del blog Lo Specialista

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ccc Insider

Giovedì 15 novembre. Il Cda Rai decide sui direttori di rete

Probabile che Salini scopra le carte nell’audizione di oggi in commissione di Vigilanza sulla Rai. Giovedì toccherà a Teodoli.

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ccc Italia

Competenza scientifica e politica possono coesistere?

Una convivenza difficile. Almeno in Italia. Tanti gli esempi in questi ultimi giorni: da Battiston e alla commissione per il controllo dei contenuti scientifici, fino a Iss e vaccini

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ccc Italia

Chi sono e cosa faranno i nuovi vertici dei tg Rai

I graffi di Damato

Sarei umanamente e professionalmente grato a Luigi Di Maio, ma anche a Matteo Salvini, se evitassero di applicare alla Rai, dopo le nomine effettuate dal Consiglio di Amministrazione dell’era gialloverde, la stessa denominazione data all’accidentata manovra finanziaria del loro governo.

Non siamo approdati alla Rai “del popolo”, come si è detto appunto della manovra, dalla Rai  “dei partiti”, come l’azienda radiotelevisiva di Stato è stata definita, a torto o ragione, nella lunga stagione della lottizzazione. Così la chiamò all’esordio l’indimenticato e indimenticabile Alberto Ronckey. Che da “ingegnere” -come l’aveva definito con affettuosa ironia sull’Unità Fortebraccio quando ancora Alberto dirigeva La Stampa, lacerandosi ogni notte davanti agli errori che scopriva leggendone le prime copie- ad ogni sfornata di nomine  nel palazzone di viale Mazzini sapeva distinguerne il colore politico: un precursore, nel campo dell’informazione radiotelevisiva, di Massimiliano Cencelli. Il cui “manuale” fu adottato dalle correnti della Dc per distribuirsi le cariche, di partito e di governo e sottogoverno dopo ogni congresso o crisi ministeriale.

Ronckey, in verità, commentava le nomine dall’alto, in editoriali dove non faceva nomi. Ma parlandone con lui, mi resi conto che conosceva quel mondo a menadito.

Se poi Di Maio avrà trovato la disinvoltura di parlare di “Rai del popolo” dopo che avrò finito di scrivere queste righe, me ne farò una ragione. Ma il popolo non c’entra per nulla, è chiaro. Siamo rimasti alla Rai dei partiti, in una versione tuttavia peggiorata rispetto al passato, recente e non. Siamo approdati alla Rai del governo, perché accordo, spartizione e quant’altro sono stati raggiunti fra i soli partiti della maggioranza, almeno a livello dei telegiornali, perché una traccia di opposizione si trova solo alla direzione della radio, dove è stato trasferito Luca Mazzà, il direttore uscente del Tg3, l’ex lontano Telekabul di Alessandro Curzi.

Non si era mai visto, francamente, nulla di simile, forse neppure ai tempi della Rai del pur storico direttore generale Ettore Bernabei, l’uomo di fiducia di Amintore Fanfani. Sotto la cui ferma regìa  il cosiddetto pluralismo nel settore dell’informazione si esauriva nel perimetro della Dc, ma con poche -debbo aggiungere- e fortunate eccezioni professionali a sinistra dello scudo crociato, mai comunque a livello direttivo.

Le forme saranno pure state salvate, con le nomine proposte formalmente al Consiglio dall’amministratore delegato Fabrizio Salini, ma non sono state per niente salvate nelle trattative fra i due soli partiti che si sono arrogati il ruolo di “editori di riferimento” dei telegiornali. Così una volta scappò di dire con onestà a Bruno Vespa parlando del tg 1 che dirigeva e della Dc che ve lo aveva mandato premiandone, per carità, le indubbie doti e competenze professionali. Di cui egli dà ancora prova nel salotto televisivo di Porta a Porta, promosso da Giulio Andreotti a “terza Camera”, dopo quelle decisamente più affollate di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Con i tempi che corrono, e con la conoscenza che ho della Rai, non foss’altro per avervi per qualche anno collaborato, apprezzandone il personale molto più di quanto abbia mostrato anche di recente Di Maio parlandone come di una folla di “raccomandati” e “parassiti”, temo di dover rimpiangere la vecchia lottizzazione. Che ha regalato al pubblico, almeno per i miei gusti, e grazie proprio alla presenza dell’opposizione, la terza rete di Angelo Guglielmi.

D’altronde, mi è già accaduto di fronte alle convulsioni del Pd, dove il cosiddetto fuoco amico è superiore spesso a quello del nemico, di rimpiangere il “centralismo democratico” di memoria togliattiana.

Nonostante queste premesse, vorrei fare gli auguri di buon lavoro ai nuovi direttori dei telegiornali della Rai: Giuseppe Carboni al Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg 2, Giuseppina Paterniti al Tg 3 e Alessandro Casarin ai telegiornali regionali.

Pur nominati nel peggiore o più vecchio dei modi, come preferite, essi meritano il credito che impone la loro professione. Sono sicuro che una cartolina di auguri gliel’avrebbe mandata anche il mio vecchio amico e compianto Andrea Barbato.

Il loro successo dipenderà dalla misura in cui sapranno affrancarsi dal bicolore gialloverde che le circostanze, diciamo così, hanno voluto che li selezionasse. Voglio ignorare le diverse tonalità  del gialloverde con cui sono stati descritti nella cronache delle trattative politiche che hanno preceduto la loro nomina per rendere i miei auguri non di circostanza, ma autentici.

 

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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